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I sospiri del mio cuore: la poetica del compianto Yoshifumi Kondo

I sospiri del mio cuore è il primo e unico lungometraggio del compianto regista Yoshifumi Kondo. Andiamo a scoprire questa perla del catalogo Ghibli.

I sospiri del mio cuore: la poetica del compianto Yoshifumi Kondo
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Inutile negarlo, la fama dei lavori dello Studio Ghibli è sempre corsa di pari passo con quella dei suoi padri fondatori, Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Due veri giganti dell'animazione giapponese, personalità titaniche che hanno impresso il loro marchio sulla maggior parte della filmografia dello studio, mettendo in secondo piano (involontariamente o meno) il resto dello staff. Eppure, come accade in quasi tutte le produzioni di ampio respiro, la riuscita di un progetto non è mai il risultato degli sforzi di un singolo individuo, bensì dell'intero team. Sin dalla sua fondazione lo Studio Ghibli è stato una incredibile fucina di talenti, un vero e proprio miracolo aziendale che ha permesso a geni del calibro di Miyazaki e Takahata di mettere in atto le proprie visioni, con i (meravigliosi) risultati che tutti conosciamo.

Pensiamo per esempio a Hiromasa Yonebayashi. Distintosi come animatore negli apprezzatissimi La città incantata e Ponyo sulla scogliera, il giovane (all'epoca) autore è riuscito a dirigere nel 2010 uno dei lavori più deliziosi e sottovalutati dello Studio Ghibli, Arrietty, iniziando un percorso che lo ha portato a fondare nel 2015 una nuova casa di produzione, Studio Ponoc, nella quale sono confluiti numerosi animatori e artisti ex-ghibliani. Un'altra personalità molto importante della storia dello studio, venuta a mancare nel 1998, è quella di Yoshifumi Kondo, da molti ritenuto l'erede spirituale di Miyazaki e Takahata. Andiamo a scoprire la storia e la poetica di un regista di talento nel primo (e unico) lungometraggio da lui diretto, I sospiri del mio cuore, delineando il profilo di un "artista nell'ombra" che avrebbe potuto dare ancora tanto al mondo dell'animazione, se non fosse stato per il tragico evento che lo ha portato a una morte prematura.

Un autore eccezionale

Yoshifumi Kondo nasce il 31 marzo 1950 nella prefettura di Niigata, e dopo gli studi decide di trasferirsi a Tokyo per entrare nel mondo dell'animazione. Nella capitale partecipa come animatore a produzioni di grande rilievo quali Le Avventure di Lupin III (1971), la prima storica serie televisiva dedicata al celebre ladro gentiluomo, e Conan - Il ragazzo del futuro (1978), grazie alle quali riesce a farsi notare da Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Viene poi promosso a direttore delle animazioni e character designer in altre serie di successo come Anna dai capelli rossi (1979) e Il fiuto di Sherlock Holmes (1984), ma è nella seconda metà degli anni '80 che la sua carriera prende la svolta definitiva. Nel 1988 Kondo contribuisce infatti alla realizzazione di una delle produzioni più famose dello Studio Ghibli, La tomba delle lucciole per la regia di Isao Takahata, occupandosi anche qui del character design e della supervisione delle animazioni.

Da quel momento in poi, Kondo parteciperà ad altre produzioni dello studio, come Kiki consegne a domicilio, Pioggia di ricordi, Porco Rosso e Pom Poko, fino ad arrivare alla regia del suo primo lungometraggio nel 1995, I sospiri del mio cuore, opera poco conosciuta e sottovalutata che approfondiremo nella restante parte dell'articolo. Il suo ultimo lavoro è quello di supervisore delle animazioni nel capolavoro di Miyazaki Principessa Mononoke (1997), prima che un aneurisma causasse la sua morte improvvisa il 21 gennaio 1998, a soli 47 anni.

La scomparsa prematura di Yoshifumi Kondo è una ferita ancora aperta per il mondo dell'animazione giapponese. In una recente intervista Toshio Suzuki, produttore di tutti i film dello Studio Ghibli, non ha risparmiato pesanti critiche verso Isao Takahata (morto nel 2018), da lui ritenuto responsabile degli eccessivi carichi di lavoro a cui erano sottoposti Kondo e tutti i suoi collaboratori, che potrebbero aver portato al decesso del regista.

Nel 2019 Yoshifumi Kondo è stato protagonista di una mostra, organizzata nella città di Tsu (prefettura di Mie), che ripercorre tutta la sua carriera artistica, dagli anni sessanta fino ai suoi ultimi lavori. Un evento che ha permesso al pubblico giapponese e non solo di conoscere meglio le doti e la bravura di un'artista che, nell'ombra, ha fatto tanto per lo Studio Ghibli, contribuendo con i suoi disegni e le sue animazioni alla creazione dell'inconfondibile magia dei suoi film.

Sulle orme dei giganti

I sospiri del mio cuore, conosciuto anche con il titolo internazionale Whisper of the Heart, è l'unico lungometraggio dello Studio Ghibli diretto da Yoshifumi Kondo, il nono della casa di produzione (decimo, se contiamo anche Nausicaä). Uscito in Giappone il 15 luglio 1995, dove è stato campione di incassi, il film è stato proiettato per la prima volta nel nostro paese il 2 novembre 2010 al Festival del cinema di Roma in occasione di una retrospettiva dedicata allo studio, giungendo direttamente sul mercato home video l'anno successivo, grazie a Lucky Red, con adattamento, sottotitoli e doppiaggio curati da Gualtiero Cannarsi. Dal 1° aprile 2020 è disponibile anche su Netflix.

All'epoca della sua realizzazione, I sospiri del mio cuore presentava molte novità per lo standard delle produzioni dello Studio Ghibli. Oltre a essere il secondo lavoro (in ordine temporale) non diretto dai due padri fondatori, dopo Si sente il mare del 1993, il film vede Hayao Miyazaki coinvolto nella sola sceneggiatura, basata sul manga shojo Sussurri del cuore scritto e disegnato da Aoi Hiiragi nel 1989, mentre alle musiche troviamo il compositore Yuji Nomi al posto del collaboratore storico Joe Hisaishi.

La pellicola è stata inoltre la prima dello studio a far uso di tecniche digitali, particolarmente evidenti in una sequenza realizzata unendo al computer vari disegni realizzati a mano, e la prima in Giappone ad adottare lo standard audio Dolby Digital.

I sospiri del mio cuore racconta le vicende della protagonista Shizuku Tsukishima, liceale di Tokyo appassionata di libri e di lettura che, durante le vacanze estive dell'anno 1994, si reca spesso alla biblioteca di quartiere (dove lavora il padre) per prendere in prestito volumi su volumi da divorare. Un giorno si accorge che nella tessera dei prestiti di tutti i libri compare sempre un nome prima del suo, Seiji Amasawa, strana coincidenza che porta la giovane sognatrice a fantasticare su chi possa essere questo misterioso ragazzo che sembra avere gusti letterari identici ai suoi.

Un giorno, durante un viaggio in treno per la sua consueta visita alla biblioteca, Shizuku incontra un gatto e decide di seguirlo. Nel farlo, giunge casualmente in un negozio di antiquariato gestito da un proprietario anziano simpatico e un po' eccentrico, che gli mostra fra i vari tesori la statuetta di un gatto antropomorfo di nome Baron (Barone nell'adattamento italiano). Questo evento porterà Shizuku a scoprire la vera identità del ragazzo dei suoi sogni, Seiji Amasawa, e cambierà per sempre il suo futuro.

Un piccolo capolavoro

I sospiri del mio cuore è, semplicemente, una delle storie d'amore più belle dell'animazione giapponese. La narrazione sviluppa in maniera credibile e naturale, visto anche il contesto realistico, il rapporto fra Shizuku e Seiji, celebrando l'amore adolescenziale più puro e genuino che chiunque ha vissuto almeno una volta nella sua vita: oltre a quello fra i due protagonisti, abbiamo infatti il racconto delle vicende amorose di Yuko e Sugimura, due compagni di classe di Shizuku, che rinforza il tema del film senza andare a scapito dell'argomento principale.

La natura del tutto casuale dell'incontro fra la giovane lettrice e la sua anima gemella è un omaggio evidente all'imprevedibilità del destino e dei sentimenti, ma la pellicola fortunatamente non commette l'errore di presentare il classico amore a prima vista tanto abusato in storie simili, dove i due innamorati sembrano già conoscersi da una vita al loro primo incontro. Al contrario, inizialmente Shizuku odia Seiji per le sue continue prese in giro, e per il fatto di non rappresentare quel ragazzo ideale che si è immaginata nelle sue fantasie.

Con il passare del tempo però, i due protagonisti iniziano a conoscersi frequentandosi nel negozio d'antiquariato del nonno di Seiji, vero e proprio luogo galeotto di reminiscenza dantesca, venendo a conoscenza delle rispettive ambizioni e fragilità. Ed è da questo punto di vista che il film centra in pieno il bersaglio mostrando il suo vero punto di forza: quello di proporre una storia d'amore che funge da strumento di maturazione per i suoi protagonisti.

Amore e crescita

Seiji, giovane con la passione per la musica e per la liuteria, riesce a coronare il suo sogno di andare a studiare il mestiere a Cremona (città simbolo dell'arte liutaria nel mondo) facendosi forza grazie al pensiero di rivedere prima o poi la sua amata. Shizuku, dopo l'incontro con il ragazzo, realizza per la prima volta di non aver mai avuto le idee chiare sul suo futuro, e decide di mettersi alla prova nella scrittura di un romanzo avente come protagonista il Barone, la statua a forma di gatto antropomorfo posseduta dal nonno di Seiji.

La maturazione dei due protagonisti si sviluppa in numerose sequenze di grande impatto emotivo. Pensiamo a quella in cui Shizuku e Seiji si ritrovano a parlare sul tetto della loro scuola, oppure alla bellissima scena finale dove Seiji chiede alla ragazza di sposarlo, idea all'apparenza folle ma che rafforza ancora di più il legame ormai indissolubile che si è creato fra i due.

Ma il momento più emblematico del film, una sequenza entrata di diritto fra le più memorabili delle pellicole ghibliane, è quella dove i due protagonisti si ritrovano a suonare e cantare una versione adattata in giapponese (dallo stesso Miyazaki) del celebre pezzo Take me home, country roads di John Denver, qui rinominato Concrete Road, che funge da tema portante dell'intera pellicola. Un momento così tenero, naturale e potente da cui è impossibile non rimanere toccati.

In tutto questo il regista Yoshifumi Kondo, al suo esordio, dimostra di saper già padroneggiare abilmente il medium narrativo e gestisce in maniera impeccabile la sceneggiatura di Hayao Miyazaki, condendola con il tocco delle produzioni ghibliane e presentando ancora una volta, dopo l'ottimo risultato di Pioggia di ricordi e il tentativo malriuscito di Si sente il mare, quella che possiamo definire la "magia del quotidiano".

Nonostante sia ambientato a Tokyo, in un quartiere residenziale, il film sembra sospeso a metà fra la realtà e la fantasia, intriso di un incantesimo che rende speciale anche la più banale inquadratura di una casa o di un vicolo, grazie a disegni, animazioni e colori di straordinaria fattura. Non mancano infine numerosi omaggi da parte del regista ai suoi padri spirituali: per esempio, quando viene mostrato l'orologio nel negozio d'antiquariato vediamo comparire la scritta Porco Rosso, chiaro riferimento a Miyazaki e al suo capolavoro.

I sospiri del mio cuore I sospiri del mio cuore è uno dei capolavori meno conosciuti dello Studio Ghibli, una bellissima storia d’amore e maturazione adolescenziale che merita di essere riscoperta e rivalutata. Un’opera che dimostra il grandissimo talento di un regista e animatore, Yoshifumi Kondo, che avrebbe potuto dare ancora tanto al mondo dell’animazione giapponese, lasciando un’impronta indelebile al pari dei due padri fondatori Hayao Miyazaki e Isao Takahata e prendendo il loro posto come erede spirituale. Purtroppo un tragico evento ha spezzato prematuramente la vita del giovane autore, impedendo la maturazione definitiva del suo percorso. Alla luce di questo, oggi è più che mai doveroso rendere omaggio a Yoshifumi Kondo grazie alla visione del suo (splendido) testamento artistico.