Mia Ikumi e la rivoluzione di Tokyo Mew Mew

Un omaggio a Mia Ikumi, illustratrice di manga e madre delle Mew Mew, fenomeno che ha coinvolto un'intera generazione.

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La terza settimana di marzo comincia davvero con una triste notizia: Mia Ikumi, autrice e illustratrice di manga, è venuta a mancare all'età di quasi 43 anni per un'emorragia subaracnoidea. Il tragico avvenimento risale al 7 Marzo, ma la rivista Nakayoshi, con cui ella ha sempre collaborato, l'ha annunciato solo qualche giorno dopo. Una donna molto riservata di cui forse si è sempre saputo poco ma che è riuscita, nei primi anni Duemila fino ad oggi, a trasmettere la propria essenza attraverso la sua arte e il suo lavoro, e in particolare per aver creato il design di quel fenomeno chiamato Tokyo Mew Mew.

La scalata al successo di una giovane artista

Mia Ikumi comincia la sua carriera artistica trasferendosi nella grande Tokyo nel 1998. Esordisce con una serie di brevi novel: Il coniglio delle stelle, che le garantisce un premio come migliore artista emergente sulla rivista Nakayoshi, e La bella addormentata nel bosco di more.

Nella sua primissima opera troviamo già una forte componente autobiografica: la protagonista, una giovane violinista, lascia la propria casa per avventurarsi nella capitale nipponica, esattamente come Mia. Il grande successo arriva in fretta: nello stesso anno, la casa editrice Kodansha edita la sua prima opera lunga, di cui è scrittrice e illustratrice. Si tratta di Super Doll Rika-chan, una commedia fantasy in due volumi giunta in Italia qualche anno dopo, nel 2003, di cui qualcuno ricorderà sicuramente l'anime ad essa ispirato, diretto da Gisaburo Sugii e prodotto da Madhouse. Nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe accaduto pochissimi anni dopo: dalla collaborazione con la sceneggiatrice Reiko Yoshida nasce un manga che avrebbe di lì a poco esercitato una fortissima influenza sulla generazione dei millennials. Stiamo chiaramente parlando di Tokyo Mew Mew - Amiche Vincenti. Siamo esattamente nel 2000, l'inizio di un periodo tutto nuovo, dunque anche l'arte, i fumetti e l'intrattenimento in generale subiscono i primi cambiamenti dell'epoca appena cominciata.

Mia Ikumi crea le Mew Mew

Tokyo Mew Mew trova le sue radici in un'altra opera di Mia Ikumi: La gattina nera di Tokyo. Nasce come un manga autoconclusivo, sviluppato in sole cinquanta tavole. Qui ci sono molti presupposti per la storia che noi conosciamo: la protagonista possiede il DNA di un gatto ed è in grado di trasformarsi per combattere contro mostri e alieni che invadono la capitale nipponica. Questa breve fonte di ispirazione per la collaborazione con Yoshida presenta già caratteristiche ben accolte dai lettori e dalla critica: uno stile dinamico e ben definito e una piccola trama che può fungere da base per qualcosa di molto più grande e intenso.

Il primo volume di Tokyo Mew Mew è pubblicato dalla rivista Nakayoshi nell'agosto del 2000. La protagonista è Ichigo (Strawberry), una tredicenne alle prese con le prime cotte a scuola. Quando un misterioso raggio di luce colpisce la Terra, la ragazza scopre di possedere le abilità e le caratteristiche del gatto selvatico di Iriomote, tanto da essere in grado di trasformarsi. I responsabili sono Ryo (Ryan) e Keiichiro (Kyle), i quali la invitano al Cafè Mew Mew e le spiegano che ella, insieme ad altre ragazze, ha il gravoso compito di liberare il mondo da mostri e alieni, i Chimeri, che stanno invadendo la Terra. Ichigo e le sue quattro nuove amiche sono le Mew Mew, le salvatrici del pianeta.

È la prima volta in cui un fumetto per ragazze possiede una tale cura nella sua realizzazione. In quegli anni Mia Ikumi è ancora considerata un'artista emergente, eppure il suo nuovo manga accoglie pareri positivi mai assaporati prima.

Tokyo Mew Mew risente della palese influenza di Sailor Moon: protagoniste con costumi colorati e molto simili tra loro, ognuna con un potere preciso e differente. I disegni di Ikumi rinnovano quel mondo che i lettori già conoscono, donandogli un sapore tutto nuovo, più moderno, sulla scia dell'arte del nuovo millennio. Una somiglianza che per tanto tempo rappresenta un'arma a doppio taglio: se da un lato qualcuno considera questo shojo banale, dall'altro non si può negare che Mia Ikumi abbia saputo cavalcare l'onda delle Sailor per far fronte al gusto del pubblico. Ad ogni modo, infatti, la maggior parte della critica, anche internazionale, ben accoglie il suo lavoro. Un manga piacevole e divertente, con uno stile grafico armonioso e preciso.

L'arrivo in TV e le fasi successive

La fortuna delle Mew Mew raggiunge l'apice con il suo adattamento anime nel 2002 (in Italia nel 2004). La miniserie prodotta dallo studio Pierrot fa sì che l'opera originale di Mia, rielaborata da Noriyuki Abe, entri a far parte della quotidianità di ragazzi e soprattutto ragazze nel periodo in cui la televisione è il mezzo di comunicazione e di intrattenimento principale. In 52 episodi la storia originale è arricchita da intrecci e personaggi nuovi. Tuttavia la fedeltà all'opera originaria è ben presente e questo non fa altro che incuriosire ulteriormente tutti i giovani che, avvicinandosi prima all'anime, vogliono a tutti i costi recuperare il manga di Ikumi.

Il grande impatto che le Mew Mew ha per la generazione dei millennials induce la giovane mangaka a proseguire la serie: nasce così Tokyo Mew Mew à la Mode, un sequel che vede l'arrivo di un nuovo personaggio. Berry è una nuova paladina della giustizia che accompagnerà Ichigo in una nuova avventura contro nuovi nemici. Sviluppato in soli due volumi, il sequel è edito anche in Italia a cura di Play Press nel 2005. Si tratta di un seguito che, nonostante la sua ottima qualità, non ottiene il successo sperato, tant'è che non sarà mai lo spunto per un adattamento animato.

Questo, però, non basta affatto ad interrompere il successo di Ikumi. In tutto il mondo, nei primi anni Duemila, quello delle Mew Mew è ormai un fenomeno inarrestabile che va ben oltre le pagine di un manga o lo schermo di una TV. Il merchandising è ricchissimo e richiesto, il mondo videoludico sviluppa giochi per Game Boy Advance, PC e PlayStation.

Un fenomeno destinato a rivivere

Fino a poco tempo fa, pensare allo strabiliante lavoro che Ikumi ha fatto con le Mew Mew significava aggrapparsi ad un ricordo lontano, ad un velo nostalgico che ancora oggi ci avvolge se ci capita di guardare qualche episodio dell'anime o di sfogliare le pagine del manga.

Chi si è affezionato alle cinque paladine della giustizia non potrà dimenticare, nemmeno dopo quasi un ventennio, la grandiosità che un'opera del genere ha rappresentato all'epoca, quando il nuovo millennio aveva bisogno di qualcosa di nuovo, colorato, magico. È proprio per questo che, quando nel 2020 la rivista Nakayoshi pubblica due capitoli di Tokyo Mew Mew 2020 Re-Turn per celebrare il ventesimo anniversario, tutti gli appassionati, ormai adulti, non possono non rivivere quel grandissimo fenomeno che aveva caratterizzato la loro infanzia e la loro preadolescenza. Mia, ormai non più sotto i riflettori dal 2005 quando pubblica Wish - Soltanto un desiderio, fa così il suo ritorno accolta da tutti coloro che l'avevano sempre amata attraverso i suoi disegni. Anche l'attesissimo reboot di Tokyo Mew Mew, previsto per luglio 2022, sta facendo riavvicinare i fan, incuriositi dal nuovo character design e dal modernissimo stile, senza mai abbandonare le origini.

Ikumi aveva da poco finito di revisionare il nuovo adattamento e stava lavorando ad una ristampa di Tokyo Mew Mew e del suo ultimissimo sequel prima di lasciarci. È naturale, a volte, riflettere sull'assurdità del caso e pensare come l'anno del grande ritorno delle Mew Mew sia anche quello della scomparsa della loro creatrice. Sarà triste assistere alla rinascita di quest'opera sapendo che Mia non potrà godersi il ritrovato successo, né l'affetto dei fan che in questi anni non è mai andato via.

È come se la nuova vita delle sue eroine fosse scivolata via sotto il suo sguardo, e il nostro compito sarà quello di ricordare la giovane mangaka celebrando il suo lavoro, il mezzo che ha sempre amato per esprimere se stessa, a dispetto di semplici parole.