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Il castello errante di Howl: la fiaba dark fantasy di Hayao Miyazaki

Dopo il successo de La città incantata, lo Studio Ghibli portava nelle sale Il castello errante di Howl, un'ammaliante fiaba dai toni dark fantasy.

speciale Il castello errante di Howl: la fiaba dark fantasy di Hayao Miyazaki
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Nel 2001, lo straordinario successo di pubblico e critica conseguito dal Premio Oscar La città incantata aveva posto le basi per la definitiva affermazione dello Studio Ghibli a livello mondiale. Una posizione decisamente privilegiata, che consentiva al team di cimentarsi in diverse forme di sperimentazione. Tra queste ultime rientra sicuramente la peculiare campagna promozionale che precedette il ritorno nelle sale di un Hayao Miyazaki ancora una volta impegnato nel ruolo di regista: Il castello errante di Howl, adesso disponibile su Netflix tra gli ultimi 7 film della Ghibli.

Silenzio in sala: un nuovo approccio comunicativo

Nel 2004, il co-fondatore dello studio si preparava a presentare nei cinema di tutto il mondo Il castello errante di Howl, un'ammaliante fiaba dai toni steampunk e dark fantasy, frutto di un nuovo, intenso, sforzo produttivo protrattosi per oltre due anni e mezzo. Il lungometraggio, prima volta nella storia Ghibli, veniva presentato tra i film in concorso al Festival di Venezia in anteprima rispetto al suo debutto in territorio giapponese. Accolta con favore dalla critica specializzata, la pellicola ottenne il prestigioso Premio Osella, circostanza che andò ad accrescere la curiosità del pubblico nei confronti della nuova creatura di Miyazaki.

Una curiosità destinata a restare però insoddisfatta: determinato a evitare di offrire troppe anticipazioni sul contenuto della pellicola, lo staff Ghibli chiudeva pressoché completamente numerosi canali comunicativi, con lo stesso regista che cessava di concedere dichiarazioni in merito a Il castello errante di Howl. Una scommessa peculiare, che si tradusse però in una clamorosa vittoria: in soli due giorni nelle sale, l'opera Ghibli segnava la miglior apertura di sempre nella storia della cinematografia giapponese!

Premesse di fiaba

Liberamente ispirato all'omonimo romanzo opera della scrittrice britannica Diana Wynne Jones, il lungometraggio muove i propri passi all'interno del misterioso universo di Ingary, magico continente dalle tinte fantasy medievali in cui nulla è ciò che sembra. In piena continuità con la tradizione Miyazaki, al cuore della narrazione troviamo una giovane protagonista femminile.

Padre defunto e una madre assente, Sophie è la figlia maggiore di una famiglia proprietaria di una boutique di cappelli. Timida e introversa, la ragazza è preda di tutte le incertezze tipiche dell'adolescenza: convinta di non essere né particolarmente interessante né di bell'aspetto, Sophie trascorre la sua esistenza entro le mura del laboratorio sartoriale, dove dirige di fatto da sola l'intera attività di famiglia.

Tutto cambia però molto rapidamente in una mattina di apparente quotidianità, in cui le strade della città sono invase da miriadi di soldati, pronti a partire alla volta di una guerra misteriosa. Diretta dalla sorella, lungo il tragitto la ragazza viene importunata da due uomini d'arme, che si profondono in adulazioni assolutamente non richieste né gradite.

A portare un inaspettato soccorso è un giovane dall'incredibile fascino, il cui aspetto innocente crea un netto contrasto con il terribile potere magico di cui dispone: gli bastano infatti pochi gesti appena accennati per forzare i due soldati ad allontanarsi rapidamente. Pochi secondi e Sophie si ritrova in volo con il ragazzo misterioso, in compagnia del quale supera a grandi balzi i tetti della città, sino a raggiungere un rifugio sicuro. Un rapido saluto, e il biondo eroe è già svanito nel nulla.

Incerta e sognante, Sophie raggiunge infine la sorella, a cui riferisce l'inverosimile episodio. La ragazza ne è immediatamente allarmata: che si sia trattato del pericoloso stregone Howl? Del resto si dice che sia solito rubare i cuori delle giovani fanciulle! La risposta giungerà all'imbrunire, quando nel negozio di cappelli si farà strada la Strega delle Lande: ossessionata da Howl e costantemente sulle sue tracce, quest'ultima scaglierà una maledizione sulla protagonista.

Da giovane adolescente, Sophie si tramuta così in un'anziana novantenne, alla quale è proibito fare parola dell'accaduto. Alla disperata ricerca di aiuto, non le resterà altro da fare che mettersi a sua volta sulle tracce di Howl. E qui ha inizio la nostra storia.

Continuo mutamento

Le premesse della narrazione sono legate all'universo fiabesco, tra potenti incantesimi, inattese avventure e personaggi dal carismatico fascino. Su tutto questo cala però immediatamente riconoscibile la mano di Miyazaki: in Il castello errante di Howl nulla è ciò che sembra, il confine tra amico e nemico è labile e in continuo mutamento, in un equilibrio dinamico che scardina le convenzioni narrative delle fiabe tradizionali.

Il primo e principale elemento di rottura è proprio la protagonista, che affronterà la propria avventura nei panni di un'anziana signora, eroina a dir poco insolita per una piccola grande epopea fantasy. Una metamorfosi che Sophie accetterà inaspettatamente di buon grado, trovando nella sua nuova condizione una liberazione dai complessi e le incertezze dell'età della giovinezza.

Col volto segnato dalle rughe e il corpo scolpito dai decenni, la ragazza acquisirà una crescente fiducia in se stessa, sino a portare a compimento un vero e proprio percorso di maturazione guidato anche dall'accettazione delle proprie emozioni: non è certamente un caso se nei frangenti in cui esprime i propri sentimenti e punti di vista Sophie recupera in maniera intermittente il proprio aspetto originale. Un arricchimento interiore che troverà il definitivo compimento quando la maledizione sarà spezzata e la protagonista tornerà ad avere l'aspetto di una fanciulla, ma conserverà al contempo la tonalità argentea dei capelli della sua altra sé.

La medesima fluidità caratterizza pressoché ognuno dei personaggi del lungometraggio. Howl ha plurime identità, edificate per poter vivere nel continente all'insegna della libertà, lontano dagli obblighi imposti da miopi e avidi regnanti. L'adorabile Calcifer non è un semplice Demone del Fuoco, e nemmeno il buon Testa di Rapa è solamente uno spaventapasseri animato da una strana magia. L'incertezza coinvolge del resto persino lo stesso castello di Howl: un bizzarro e claudicante conglomerato di ferraglia dall'animo steampunk in grado di spostarsi liberamente tra le vallate e le regioni di Ingary. Un potente incanto ne regola inoltre il funzionamento della porta d'ingresso, che a seconda dei casi può condurre a un'imponente capitale dall'architettura marziale o ad una ridente cittadina sul mare.

La costante fluidità nel plasmare gli incerti confini tra bene e male è inoltre ben esemplificata dai personaggi della Strega delle Lande e di Suliman. La prima, introdotta nella pellicola come se dovesse rappresentarne il lato più oscuro, cesserà ben presto di rappresentare una minaccia per Sophie, che finirà persino per prendersene cura quando sarà privata di ogni suo potere. Speculare il percorso della potente Maga di corte Suliman. Ex mentore di Howl, quest'ultima è dotata di un potere incommensurabile, che tuttavia non esita a impiegare per tessere trame contorte e crudeli.

Indeterminatezza

Atmosfere surreali, non detti e finali aperti sono elementi tradizionali della filmografia Ghibli e Il castello di Howl ne offre un'esemplare incarnazione. Sono infatti molteplici gli aspetti che Miyazaki decide di lasciare alla libera interpretazione dello spettatore. Fra tutti, a risultare immediatamente evidente e a suscitare plurime riflessioni è la guerra che anima il mondo in cui Sophie e Howl imparano progressivamente a conoscersi e ad amarsi.

Dipinto con eccezionale e violenta efficacia, il conflitto armato che anima l'universo del lungometraggio è una circostanza che non viene mai approfondita dal regista. Lo spettatore termina la visione del Il castello errante di Howl senza scoprire quale sia l'esatta ragione che determina il persistere di uno stato di guerra ad Ingary. Le due fazioni sembrano quasi perpetrare una tradizione di conflitto che ormai ha perso ogni significato, che nessuno ricorda per quale ragione ha avuto inizio e dove si sperava che potesse condurre.

Un silenzio narrativo che tratteggia l'istantanea di un'umanità che si frammenta e divide senza reali motivazioni, in cui la guerra è considerata alla stregua di una consuetudine inamovibile dalla storia del genere umano.

Il castello errante di Howl Con le sue atmosfere magiche e ammalianti, Il castello errante di Howl è ancora oggi una delle pellicole Ghibli più note al grande pubblico. Candidata all'Oscar come Miglior Film d'Animazione, l'opera di Hayao Miyazaki non sarà selezionata come vincitrice.Il successo riscosso dall'avventura di Sophie sarà tuttavia determinante nel condurre all'assegnazione al regista giapponese del prestigioso Leone d'Oro alla Carriera, conferitogli in occasione del 62° Festival di Venezia. Una fiaba non convenzionale che racconta un inusuale percorso di formazione, tra personaggi divenuti rapidamente iconici, sentimenti e antimilitarismo. Il castello errante di Howl sa incantare il pubblico di ogni età con la sua potenza visiva, i suoi non detti e il suo sfavillante e suggestivo immaginario, attraverso i quali, ancora una volta, Miyazaki non esita a ribadire quanto il confine tra bene e male sia una linea di demarcazione spesso impossibile da tracciare senza ricorrere a eccessive banalizzazioni e semplificazioni.