Il sentimento del ferro: 10 serie anime mecha da non perdere

La fantascienza robotica è uno dei generi anime più antichi e amati. Simbolo di unione e speranza, il mecha non sembra destinato a passare di moda.

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Gli spadaccini chiamano sentiment du fer (il "sentimento del ferro") quel profondo legame di sensibilità e spiritualità che unisce i guerrieri alla loro arma, consentendogli di percepire sensazioni e sentimenti attraverso la lama. La spada di un samurai non è un semplice pezzo d'acciaio, ma una vera e propria estensione del suo corpo. Allo stesso modo, una profonda unione lega un mecha al suo pilota. La parola mecha, che ha dato il nome a un sottogenere di manga e anime action/sci-fi di clamoroso successo negli anni Settanta e Ottanta, deriva probabilmente dal latino tardo mechanica - che a sua volta origina dal greco mechané, che vuol dire, ovviamente, "macchina". Il genere, uno dei più antichi in assoluto per quanto riguarda il fumetto nipponico, nasce nel 1956 con Tetsujin 28-go di Mitsuteru Yokoyama ma è solo con l'opera del genio di Go Nagai che decolla definitivamente: Mazinger Z introdusse per primo la figura del pilota che controlla il mecha dall'interno condividendone il destino. Da quel giorno del 1972, in cui Mazinger Z cominciò la propria serializzazione, il genere ha conosciuto una popolarità che, pur in maniera incostante, è giunta fino ai giorni nostri, influenzando anche il cinema occidentale e i nuovi media come i videogiochi: non a caso, è di pochi giorni fa l'annuncio di un'edizione rimasterizzata di Zone of the Enders The 2nd Runner Mars, in uscita a settembre per PlayStation 4, PlayStation VR e PC Steam: si tratta del secondo capitolo di una serie prodotto, peraltro, da Hideo Kojima con i disegni realizzati dal character designer di Metal Gear Solid, e che rappresenta uno dei più fulgidi esempi di come anche l'industria videoludica abbia sfruttato sapientemente la licenza del genere mecha. Che siate videogiocatori o appassionati di animazione giapponese, vogliamo farvi conoscere (o riscoprire) alcune delle serie più famose e apprezzati, e ci perdoneranno i nostri lettori se per ragioni di spazio non ci sarà possibile nominarle tutte.

Mazinga Z

Il primo Mazinger (in originale Majinga, parola derivante da majin che in giapponese vuol dire "diavolo", "demone"), uno dei primi mecha della storia, nasce sulle pagine di un manga del grande Go Nagai, serializzato dal 1972 al 1974 su Shonen Jump e su Tv Magazine. Trasposta in un anime realizzato dalla Toei Animation, giunto in Italia con il titolo di "Mazinga Z", la serie narra di un enorme robot pilotabile realizzato in una lega immaginaria chiamata Super Lega Z e costruito dallo scienziato Juzo Kabuto per contrastare i piani del malvagio dottor Inferno, che nel corso di una spedizione sull'isola di Bardos ha scoperto un esercito di mostri meccanici con i quali intende conquistare il mondo. Alla guida del super-robot Mazinger c'è suo nipote Koji Kabuto (rinominato Ryo nella versione italiana), un ragazzo spavaldo ma di buon cuore che, grazie all'aiuto dei suoi amici Sayaka, Boss, Nuke e Mucha, anch'essi alla guida di vari mecha, tenterà di contrastare i piani del dottor Inferno e dei suoi subalterni, il Barone Ashura e il Conte Blocken. L'analogia con la spada con cui abbiamo aperto il nostro approfondimento si presta molto bene in questo caso, anche perché il kabuto da cui deriva il cognome del protagonista è l'elmo usato tradizionalmente dai samurai. Ma forse Mazinger è qualcosa di più di una semplice arma al servizio del bene. Le sue sembianze umanoidi (ma anche demoniache, in qualche modo) lo rendono l'icona, l'eroe che lotta in prima linea. Impossibile non voler bene a Mazinga e ai suoi innumerevoli figli.

Il Grande Mazinga

"Ha la mente di Tetsuya ma tutto il resto va da sé, non conosce la paura né sa il dolore che cos'è". Così cantava Douglas Meakin, ex compagno di scuola di Ringo Starr e vocalist dei Superobots nell'ormai storica sigla italiana del Grande Mazinga.

Sequel di Mazinga Z, questa nuova serie comincia dove la precedente termina, vale a dire con la sconfitta di Koji "Ryo" Kabuto e il suo salvataggio ad opera del Grande Mazinga, mecha creato da suo padre Kenzo, precedentemente creduto morto. Stavolta i nemici sono gli stessi Mikenes guidati dal Generale Nero e dal Supremo Imperatore delle Tenebre alla conquista del pianeta. Nuovi protagonisti della serie sono l'orfano Tetsuya Tsurugi, molto più timido e introverso rispetto al precedente pilota Koji, e la bella Jun Hono. Koji, comunque, non svanisce e ritorna nel corso della narrazione, generando gelosia e invidia in Tetsuya. Ma il suo aiuto sarà determinante nell'ultima feroce battaglia contro l'esercito dei Mikenes, nella quale Il Grande Mazinga e un nuovo e potenziato Mazinga Z combatteranno fianco a fianco per difendere l'umanità. Andato in onda su Fuji Tv dal 1974 al 1975, anche questo anime (come il precedente) è stato realizzato dalla Toei e origina da un manga di Go Nagai serializzato su Tv Magazine.

UFO Robot Goldrake/Atlas UFO Robot

Serie conclusiva della cosiddetta "Trilogia Mazinger", UFO Robot è la trasposizione animata, realizzata dalla Toei in 78 episodi e andata in onda fra il 1975 e il 1977, dell'omonimo manga di Go Nagai serializzato proprio in quegli anni su Tv Magazine. La terza serie vede il ritorno di Koji "Ryo" Kabuto, anche se in un ruolo leggermente defilato rispetto al vero protagonista della storia, il principe alieno Duke Fleed, fuggito sulla Terra per scampare all'invasione del suo pianeta natale, Fleed, ad opera del re Vega. Duke, cambiato nome in Actarus, combatterà i nemici a bordo del mecha Goldrake (in originale Grendizer). Nonostante le premesse, la trama di UFO Robot è molto più articolata e drammatica rispetto alle precedenti e forse fu proprio questo a decretare lo straordinario successo mondiale della serie. Nel nostro Paese, UFO Robot divenne presto sinonimo di mecha e fu posto al centro di un vero e proprio culto. Goldrake funse da innesco per un vivace dibattito che vide contrapposti parlamentari e giornalisti italiani, intenzionati a interrompere la messa in onda del cartone sui canali RAI, a vari personaggi della cultura e dell'arte di quegli anni, fra cui lo scrittore e poeta Gianni Rodari che, su Rinascita nel 1980, prese le parti dell'eroe scrivendo: «Invece di polemizzare con Goldrake cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l'affronta e la supera. Cosa c'è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?» Al grande successo dell'anime contribuì comunque anche la colonna sonora italiana, composta e eseguita dal gruppo Actarus di cui facevano parte fra gli altri Fabio Concato, Vince Tempera e Ares Tavolazzi (ex bassista degli AREA). I pezzi del disco monografico intitolato Atlas UFO Robot furono fra i più venduti dell'anno 1978.

Jeeg Robot d'acciaio

Jeeg Robot d'acciaio, altra opera del grande Go Nagai, nasce come manga nel 1975. Da esso la Toei Animation trasse un anime in 46 episodi che riscusse grande seguito nel nostro Paese e nel mondo. La storia ha inizio con il professor Shiba, scienziato che durante una spedizione archeologica si imbatte nell'antica campana di bronzo in grado di ridestare dal loro sonno millenario il popolo Yamatai.

Data la loro indole bellicosa, la loro rinascita darebbe vita a un sanguinoso conflitto con gli esseri umani: ecco perché il professore affida la suddetta campana al figlio Hiroshi, che ha contestualmente trasformato in cyborg per salvargli la vita dopo un tragico incidente di laboratorio. Grazie al proprio nuovo corpo bionico, Hiroshi sarà in grado di trasformarsi nella testa di Jeeg, un mecha di colore giallo dalle sembianze minacciose. Grazie a questo potere, lo scapestrato Hiroshi riuscirà a contrastare gli Yamatai, giungendo ad affrontare un percorso di crescita e maturazione. In Jeeg, Nagai completa il percorso di fusione uomo-macchina e definisce in maniera ancora più profonda l'etica da samurai che percorre il genere mecha fin dagli esordi e che in qualche modo non verrà mai meno, neppure in anni più recenti, i cosiddetti anni dei "real robot".

L'imbattibile Daitarn 3

A differenza di molti suoi "colleghi d'acciaio", L'imbattibile Daitarn 3 nasce direttamente come anime. La serie originale in 40 episodi fu realizzata nel 1978 dallo studio Sunrise su sceneggiature di Yoshiyuki Tomino, autore anche dei successivi Vultus V e di tutti i vari Gundam. La serie, composta da 40 episodi, è ambientata nel XXI secolo e vede l'eroe Haran Banjo a bordo del super robot Daitarn 3 opporsi ai crudeli mostri marziani Meganoidi, capeggiati da Don Zauker e intenzionati a schiavizzare l'umanità. Sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico, Daitarn 3 rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto ai suoi predecessori: il suo tono giocoso e la mimica facciale di Daitarn (che contribuisce all'ulteriore umanizzazione dei mecha), le ricche citazioni e l'approfondimento psicologico dei personaggi hanno contribuito a cementarne il mito nell'immaginario collettivo. L'imbattibile Daitarn 3 si distingue rispetto ad altri prodotti per essere un misto di generi diversi, tutti abilmente mescolati fra loro. Leggendari l'odio di Haran per i suoi nemici e la sufficienza con cui si rapporta alle macchine, a eccezione ovviamente del suo alleato meccanico. Piccola nota di colore per quanto riguarda il legame di questa serie con la musica: da esso ha tratto il proprio nome (nonché ispirazione per diverse tracce di grande successo) il gruppo ska-punk genovese dei Meganoidi. Don Zauker è inoltre il titolo di una serie a fumetti realizzata da Emiliano Pagani e Daniele Caluri.

Daltanious - Il robot del futuro

I Settanta Sono gli anni della sperimentazione, grafica e narrativa. Nel 1979 vede la luce un mecha dall'aspetto assai stravagante, ma che non mancherà di accendere la fantasia di grandi e piccini: Daltanious, il robot del futuro. Il suo nome deriva da D'Artagnan, eroico protagonista del ciclo dei Tre moschettieri di Alexandre Dumas; il suo character design unisce insieme super-robot, samurai e animale (per la precisione un maestoso leone dalla criniera dorata). Ambientata nel 1995, la serie in 47 episodi è stata realizzata nel 1979 da Sunrise e Toei insieme, e vede protagonisti un gruppo di ragazzi che - grazie all'ausilio di alcuni mecha in grado di combinarsi assieme - riusciranno a salvare la Terra dall'attacco degli alieni Akron. Il simpaticissimo Daltanious, che oggi ci appare come una creatura dalla grafica alquanto bislacca, si è conquistato negli anni l'affetto di migliaia di appassionati ed è, ad oggi, forse il mecha più immediatamente riconoscibile.

Mobile Suit Gundam

Dello stesso pool creativo di Daitarn 3 è Mobile Suit Gundam, precursore di un franchise che conta numerosi anime, manga e light novel. La trama della prima serie di Gundam, trasmessa fra il 1979 e il 1980, è estremamente articolata e si ispira al romanzo Starship Troopers di Robert A. Heinlein e in parte anche al ciclo dei robot di Isaac Asimov.

La guerra che fa da ambientazione alla storia vede contrapporsi umani contro altri umani. Tomino si allontana definitivamente dalla struttura a episodi autoconclusivi per costruire un prodotto più raffinato e di respiro più ampio, che modernizza la figura del mecha spogliandolo della sua aura divina e che mostra la guerra come una tragedia che è tale di per sé. Anche a causa della sua notevole maturità narrativa, Mobile Suit Gundam ottenne inizialmente uno scarso successo, per poi tramutarsi in seguito in un long seller i cui prodotti derivati continuano ancor oggi a mietere consensi e a generare utili. Grazie alla propria straordinaria modernità, Gundam viene oggi considerato lo spartiacque fra il genere mecha classico detto dei "super robot" e quello attuale, il cosiddetto genere "real robot". Personaggi sfaccettati, l'abbandono della classica dicotomia umano buono/alieno cattivo e il ricorso ad una fantascienza più realistica e meno giocosa sono gli elementi che rendono questa serie ancora attuale e godibile. Dopo Gundam, nulla è stato più lo stesso.

Neon Genesis Evangelion

Il mecha classico, quello dei cosiddetti "super robot", caratterizzato da una grande semplicità narrativa e da barocche sperimentazioni grafiche, è eternamente legato agli anni Settanta. Il mutato gusto del pubblico decreta nel decennio seguente il rapido declino della popolarità dei "robottoni" giapponesi. Ma questo genere fantascientifico, apparentemente pacchiano e infantile, ha ancora molto da raccontare e dopo Go Nagai e Yoshiyuki Tomino sarà il suo terzo demiurgo, Hideaki Anno a determinarne la rinascita grazie a una serie anime del 1995 intitolata Neon Genesis Evangelion.

Realizzata dallo studio Gainax, la serie è ambientata sulla Terra, una Terra ferita da una catastrofe planetaria nota come Second Impact. Il giovane Shinji Ikari viene scelto come pilota di un robot di nome Eva per combattere esseri misteriosi e apparentemente inarrestabili chiamati Angeli. Neon Genesis Evangelion è considerata oggi una delle opere d'animazione più influenti di sempre: si tratta di una serie complessa basta sul dubbio, sulla paura, sull'alienazione. L'irrealismo delle vicende, la complessità narrativa e filosofica e certe incertezze di trama che si manifestano soprattutto negli ultimi episodi (e che non sono state completamente risolte neppure dai lungometraggi successivi, Death & rebirth e The end of Evangelion) fanno da contraltare a un'attività di scavo feroce nell'animo umano che rende NGE un prodotto imperdibile nonché ancora attualissimo in maniera quasi inquietante. Con il suo misto di tecniche e linguaggi diversissimi, NGE è la serie transmoderna per eccellenza. La prova che si può usare l'acciaio per raccontare l'uomo, oggi e sempre.

Sfondamento dei cieli Gurren Lagann

Dopo il cupo e coltissimo Neon Genesis Evangelion, lo studio Gainax dà vita nel 2007 a un nuovo prodotto, ancora una volta ibrido. Sfondamento dei cieli Gurren Lagann è un rutilante e malinconico racconto di formazione ambientato in un futuro distopico in cui l'umanità si è rifugiata nel sottosuolo terrestre. Gli esseri umani, che hanno ormai rinunciato a riveder la luce del sole, sopravvivono grazie all'attività di espansione costante svolta dai cosiddetti scavatori. Il protagonista Simon è uno di loro, il più bravo di tutti. Orfano del villaggio di Jeha, Simon trascorre le proprie giornate in compagnia del vivace Kamina, una sorta di "fratello maggiore adottivo" il cui sogno è raggiungere la superficie. La loro avventura ha inizio il giorno in cui Jeha viene assaltata da un immenso robot: saranno proprio loro, assieme alla bella Yoko, a sconfiggerlo grazie all'aiuto di un altro mecha scoperto dallo stesso Simon. La guerra contro gli Uomini-bestia segnerà in maniera indelebile ognuno di loro. Gurren Lagann è una serie ingannevole, che in apparenza sembra recuperare lo spirito giocoso dei primi mecha ma che poi mostra tutta la propria profondità.

Code Geass - Lelouch of the rebellion

L'ultima opera di cui vogliamo parlarvi è una serie anime in 50 episodi realizzata nel 2006 dallo studio Sunrise, diretta da Goro Taniguchi e scritta dallo sceneggiatore Ichiro Okochi (autore anche di Eureka Seven e Guilty Crown) per il character design delle CLAMP. Code Geass è ambientato in un mondo ucronico in cui l'Inghilterra, grazie a dei mecha chiamati Knightmare ha conquistato buona parte del mondo e dato vita al Sacro Impero di Britannia. In Giappone, rinominato "Area 11", il giovane studente Lelouch Lamperouge - che è in realtà un principe di Britannia sotto mentite spoglie - si imbatte in una ragazza misteriosa di nome C.C., la quale gli conferisce un potere chiamato "Geass" con cui è in grado di controllare la volontà altrui. Grazie all'ausilio del Geass, alla propria genialità e alla propria inestinguibile sete di vendetta, il machiavellico e manipolatore Lelouch riuscirà a mettere in crisi l'Impero di Bretagna fondando l'Ordine dei Cavalieri Neri, ma sarà costretto a combattere contro una serie di nemici implacabili fra cui il suo amico d'infanzia Suzaku, giapponese intenzionato a cambiare il Sacro Impero dall'interno. Vetta recente del sottogenere real robot, felice incontro fra fantascienza action, strategia e fantasy, Code Geass ha sedotto una generazione di spettatori e il suo fascino non sembra destinato a sfumare con gli anni. Gli scontri a suon di robot giganti si sono definitivamente evoluti. Dai tempi lontani di quel Mazinger Z, che ha forgiato l'immaginario di generazioni di appassionati, un elemento è rimasto costante, inalterato e inalterabile: il mecha, arma letale in forma umana, inquietante eppure a noi così vicina, continua ancor oggi ad essere il simbolo della capacità dell'uomo di non arrendersi, di rendere possibile l'impossibile.