Netflix

In questo angolo di mondo: la guerra secondo Sunao Katabuchi

Il film anime, disponibile su Netflix, descrive la guerra in modo originale, scegliendo di donarle un tocco autoriale a cavallo tra realtà e sogno.

speciale In questo angolo di mondo: la guerra secondo Sunao Katabuchi
Articolo a cura di

Gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, tristemente noti a tutti, hanno segnato in maniera indelebile la storia del Novecento, portando di conseguenza creativi a cimentarsi con opere ambientate in questo periodo storico.
Il film d'animazione diretto da Sunao Katabuchi e prodotto dallo studio d'animazione MAPPE, adattamento dell'omonimo manga di Fumiyo Kono, va così a inserirsi in quella serie di prodotti maggiormente ancorati al realismo, lasciando completamente da parte tutti quei contenuti sopra le righe visti in una moltitudine di opere recenti (basti pensare a film come Bastardi senza gloria, Overlord o videogiochi nello stile di Wolfenstein).
Nell'anime di Katabuchi, non esiste alcun fattore sovrannaturale o fantascientifico, dato che è l'uomo a essere l'unico fautore del proprio destino, giudice e giuria di se stesso, anche se purtroppo spesso incapace di comprendere fino in fondo la crudeltà dietro le proprie azioni.

Niente di nuovo sul fronte orientale

L'opera di Sunao Katabuchi, prima di mettere in scena gli orrori della guerra, decide di focalizzarsi sulla quotidianità, andando così a descrivere la vita di Suzu Urano, la giovane protagonista della storia. Fin dai primi minuti vediamo quindi la ragazza trasferirsi nella città di Kure per sposarsi con Shusaku Hojo, un dipendente del Ministero della Giustizia a cui si lega sentimentalmente con il passare del tempo; l'autore però non ha voluto impostare le sequenze di calma relativa come un semplice incipit al racconto di guerra, dato che l'intera prima metà del film d'animazione si focalizza proprio sulle azioni quotidiane della giovane Suzu, impegnata più che mai nel cercare di essere una moglie impeccabile.
Con questo espediente lo spettatore viene trasportato attraverso gli usi e i costumi del Giappone di metà '900, grazie anche alle varie sequenze in cui vediamo la protagonista intenta a partecipare a determinate cerimonie oppure a preparare i pasti con le poche risorse a disposizione, senza preoccuparsi eccessivamente di quello che sta avvenendo nel mondo.La guerra infatti, almeno all'inizio, è recepita da tutti i personaggi come un qualcosa di tangibile ma con cui ci si può convivere; le immense (e a tratti minacciose) navi giapponesi sulla costa diventano dei grandi colossi marini da ammirare, le poche risorse alimentari possono essere comunque sfruttate per creare piatti appetitosi e le esercitazioni anti bombardamento diventano una semplice routine. La vita di Suzu, così come quella dei vari comprimari, scorre in fin dei conti tranquillamente, anche se si ha sempre l'impressione di trovarsi davanti a una polveriera pronta a scoppiare da un momento all'altro.
La giovane ragazza affronta quindi la vita con determinazione, lasciandosi di tanto in tanto trasportare anche dalla propria passione per il disegno, in grado di farle osservare il mondo da una prospettiva diversa, a tratti bizzarra ma al tempo stesso molto originale.

La poetica del fanciullino

Una delle particolarità del film d'animazione è infatti quella di mischiare, seppur per brevi momenti, la realtà con l'immaginazione, dando vita a sequenze a volte buffe, a volte poetiche o talvolta persino malinconiche.
Il taccuino posseduto dalla protagonista, su cui vengono disegnati numerosi soggetti, può essere considerato come una vera e propria estensione caratteriale della stessa, dato che in varie occasioni il parallelismo tra lei e l'oggetto è in grado di farci comprendere il suo stato d'animo (come quando, ad esempio, si ritrova a stretto contatto con un suo vecchio amico, indecisa su come comportarsi).

L'attitudine artistica di Suzu diventa quindi il metro di paragone per comprendere al meglio gli orrori della guerra; durante alcune sequenze concitate in cui si verificano i bombardamenti o succede qualcosa di grave, la giovane ragazza si lascia trasportare dall'immaginazione quasi per proteggersi da quello a cui sta assistendo.
Le esplosioni si trasformano così in fuochi d'artificio, le tragedie diventano storie in cui il finale può essere cambiato e la realtà diventa un semplice sogno da cui ci si può risvegliare in qualunque momento; Suzu affronta quindi il presente con consapevolezza ma anche con lo spirito di un bambino, particolare in grado di donare a tutte le sequenze più drammatiche un tocco anche poetico e suggestivo in grado di far riflettere chiunque sulla brutalità della guerra in modo diverso dal solito.

Un bagliore in lontananza

La seconda parte dell'anime può essere considerata fondamentalmente come l'antitesi della prima: il ritmo diventa sostenuto, il clima placido e spensierato degli eventi lascia spazio alla paura costante degli attacchi nemici e l'ingenuità dei personaggi fa posto alla perdita d'innocenza. Katabuchi sceglie di soffermarsi molto poco sui bombardamenti sulla città, cercando invece di mantenere il focus sui personaggi che popolano il suo mondo, quasi tutti civili che si ritrovano improvvisamente catapultati in un terribile scenario che a tratti non riescono neanche a comprendere a pieno.

La guerra, nonostante tutto, arriva ovunque, anche nei villaggi di montagna, distruggendo qualunque cosa incontri sul suo cammino; emblematica la sequenza dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima, che viene mostrata allo spettatore senza ricercare un tono epico o eccessivamente drammatico: tutto, infatti, avviene in un istante, senza che nessuno possa fare nulla per impedirlo e nella quasi totale indifferenza generale.Per quanto riguarda il versante tecnico, l'anime dà il meglio di sé nella rappresentazione degli ambienti (siano essi montuosi, collinari o cittadini); peccato invece per lo stile con cui sono stati realizzati tutti i personaggi umani, spesso poco caratterizzati (in alcuni punti è infatti abbastanza facile confondere i visi), soprattutto per il character design molto vicino alla tendenza tipicamente chibi di mostrare anche i ventenni con una struttura fisica simile a quella di bambini più piccoli.
In conclusione l'opera risulta comunque godibile grazie a un'impostazione narrativa originale, in grado di valorizzare tanto i momenti maggiormente concitati quanto le sequenze di tranquillità assoluta, dando vita a un anime dal sapore agrodolce in cui la guerra viene esorcizzata in tutta la sua brutalità, senza però rinunciare a lanciare anche un messaggio di speranza.