Isao Takahata e Studio Ghibli: 'l'altro' sensei dell'animazione giapponese

Ci ha lasciati all'età di 82 anni il sensei Isao Takahata: uno dei padri dell'animazione moderna e dello Studio Ghibli...

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Si è spento il 5 aprile scorso Isao Takahata, regista d'animazione giapponese e co-fondatore, insieme all'amico e collaboratore Hayao Miyazaki, dello Studio Ghibli. Takahata ha partecipato a questo magnifico sogno che ha fondato le basi dell'animazione giapponese moderna, e la sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto nei cuori di tutti coloro che si sono "formati" con capolavori del calibro di Laputa: Castello nel Cielo, Il mio vicino Totoro e soprattutto La tomba per le lucciole. Con i suoi lunghi anni di esperienza e di lavoro, il co-creatore della Ghibli ha rivoluzionato l'entertainment nipponico non solo per lo stile artistico, ma anche per il pubblico a cui si rivolgeva, rendendolo quello che noi conosciamo e che non possiamo fare a meno di ammirare.
Noi vogliamo ricordare in questo modo Isao Takahata, non solo l'uomo dietro lo Studio Ghibli, ma anche l'uomo che ha cambiato definitivamente l'animazione nipponica.

Un sogno da realizzare

Nato nel 1935 nella Prefettura di Mie, Isao Takahata sin da giovane è affascinato dalla letteratura e dalla musica. Laureato in francese, durante gli anni di studio si avvicina allo scrittore e sceneggiatore Jacques Préveret: l'ammirazione per l'autore lo sprona a studiare la storia del cinema, e in particolar modo di quello francese. Inizia intanto a maturare la passione per l'animazione: viene proiettato nei cinema nipponici il film animato Le Roi et l'Oiseau, scritto dallo stesso Préveret. Il giovane Takahata rimane impressionato dai disegni, completamente diversi da tutti gli altri film che aveva visto sinora. Subito ha un'illuminazione: vuole cambiare a tutti i costi l'animazione giapponese. Il suo amore per il cinema lo porta, nel 1959, a vincere un concorso per entrare a far parte della Toei Doga (nota ora con il nome di Toei Animation). Qui vive in prima persona ciò che c'è dietro i lungometraggi, respirandone pienamente l'ambiente e riuscendo ad imparare a disegnare. Negli studi della Toei si insinua, in Takahata, l'idea di proporre al pubblico opere il più originali possibile e di allontanarsi dagli ormai abusati canoni imposti dalla cultura americana. Il sensei vuole anime che siano diversi, più personali e con una trama più lenta, che li avvicini al reale cammino di vita dell'uomo. Dirige il suo primo film: La grande avventura del piccolo principe Valiant, noto anche con il nome de Il segreto della spada del sole. Durante la realizzazione di questa pellicola, il giovane regista fa la conoscenza dell'altro grande nome destinato a lasciare il segno in questo panorama: Hayao Miyazaki. "Un germoglio di bamboo prima che le prugne siano fiorite": per la prima volta, con Valiant, si assiste ad una vera e propria rivoluzione. Takahata introduce personaggi molto più complessi e tematiche attuali, come il collettivismo e la lotta di classe. I tempi non sono però maturi per un'opera del genere e, sebbene acclamato dalla critica, il film è un flop al botteghino. Un'amara sconfitta per il sensei, una caduta che influenzerà per sempre la sua carriera, nel bene e nel male. D'altronde si sa: i desideri non possono essere realizzati senza versare qualche goccia di sudore e senza fallimenti.

Takahata ha idee sin troppo "fantasiose" per gli animatori della Toei, per questo viene allontanato dallo studio; tuttavia, lo staff di A Production lo accoglie a braccia aperte, riconoscendo in lui un grande potenziale. Takahata e Miyazaki collaborano nuovamente per la realizzazione del film Panda! Go Panda!, di cui il Nostro è regista e Miyazaki sceneggiatore. Nel 1973, Isao si avvicina alla Nippon Animation, dove riesce a unire la sua passione per la letteratura a quella per il cinema: prende parte al progetto World Masterpiece Theater, che mira a realizzare trasposizioni animate di libri occidentali per ragazzi. Takahata dirige le serie di Heidi, Marco (ispirata al racconto Dagli Appennini alle Ande) e Anna dai capelli rossi: non sappiamo molto dell'infanzia del regista, ma questi racconti ci parlano di bambini liberi, senza cure, "il mio ideale di ciò che un bambino dovrebbe essere - qualcosa che io non ho potuto essere". Tra il 1981 e il 1982 avviene la rivoluzione, sia per Takahata che per l'animazione giapponese. Grazie ai lunghi studi effettuati sul cinema di genere e al desiderio di cambiare lo stile artistico, dirige due pellicole che sono entrate nella storia del settore: Jarinko Chie e Goshu il violoncellista. Produzioni in cui è possibile notare un elemento che ha reso lo Studio Ghibli famoso: l'analisi della vita quotidiana dei personaggi e la loro indagine introspettiva, elementi che allontanarono una volta per tutte l'animazione da elementi fantasiosi e caotici, indirizzandosi in tal modo a un pubblico più adulto. Le prugne stanno per germogliare...

Una collaborazione secolare

Sebbene, durante le riprese di Jarinko e Goshu, le strade di Takahata e Miyazaki si siano momentaneamente separate, i due rimangono comunque in buoni rapporti. Nel 1984 Takahata produce Nausicaä della Valle del Vento, diretto proprio dal maestro Miyazaki: il film è un vero e proprio successo al box office, e i due possono finalmente creare uno spazio per sviluppare le proprie idee, in totale libertà creativa. Nasce così il celebre Studio Ghibli, ad opera dei due, insieme a Toshio Suzuki e Yasuyoshi Tokuma. Il primo film a essere distribuito con il marchio Ghibli è Laputa: castello nel cielo, prodotto sempre da Takahata e diretto ancora da Miyazaki. Tra le opere che definitivamente consacrano lo Studio Ghibli nell'olimpo dell'animazione nipponica c'è La tomba per le lucciole, diretto invece dal papà di Valiant. In quest'opera vengono a galla nuovi elementi della sua personalità : non solo la tragedia della guerra (sebbene il regista stesso non l'abbia mai considerato come un tema centrale), ma anche un senso di isolamento e solitudine, forse lascito dell'esperienza alla Toei.
La tomba per le lucciole è considerato una pietra miliare dell'animazione giapponese, grazie anche alle forti tematiche affrontate; lo stesso si può dire di Pom Poko, in cui viene affrontato il rapporto tra uomo e natura, dal punto di vista della natura stessa, rappresentata dai tanuki. Forse il desiderio forte di Takahata di realizzare film con "i piedi per terra" e con tematiche mature è entrato in contrasto con gli ideali di Miyazaki, che volle proporre gli stessi argomenti ma sotto un'ottica differente, con elementi fantastici. Forse sarà stata proprio questa differenza di pensieri a portare Takahata ad essere quasi oscurato in Occidente dalla più prestigiosa figura di Miyazaki, al punto che spesso viene quasi dimenticato il fatto che si tratta di uno principali fondatori dello studio, in grado di far sognare milioni di spettatori con le sue personali creazioni.

Tuttavia, in Giappone i due sono "venerati" allo stesso modo. Isao Takahata, nella sua lunga carriera, ha realizzato delle vere e proprie opere d'arte che hanno cambiato e influenzato completamente l'animazione giapponese. Prima di lasciare un vuoto dentro di noi e nel mondo dell'animazione, il sensei ci ha consegnato un'ultima perla animata intitolata La storia della principessa splendente, con cui ha ricevuto anche una candidatura agli Oscar.
Takahata è sempre rimasto un personaggio po' in disparte, ponendosi quasi in secondo piano all'interno dello Studio Ghibli: non molte interviste, un uomo di poche parole, spesso accompagnato da un assistente che recapitasse il messaggio in sua vece. Eppure, le sue opere lasciano trasparire frammenti della personalità e della storia di un uomo che ha fatto dell'animazione la sua vita. I personaggi di Isao Takahata sono piccoli eroi di tutti i giorni, che lottano per la propria felicità: una felicità che non trovano in grandi ricchezze, fama o magia, ma nella libertà di essere se stessi, di fare ciò che amano, di correre nei prati verdi ai piedi delle montagne. Questa è stata la vita di Takahata, un germoglio di bamboo che voleva solo far sentire la sua voce nel caos di un mondo dominato dalle più grandi major occidentali, dalla Disney e dai mecha, attraverso personaggi che erano un po' lui e un po' ciò che avrebbe voluto essere: da qui il fortissimo legame con i suoi piccoli eroi, ancora più evidente dal suo viaggio in Canada 20 anni dopo la diffusione di Anna dai Capelli Rossi, per visitare ancora una volta i luoghi che erano stati la casa ideale della sua protagonista.

Takahata ha dato tanto all'animazione, e sappiamo continuerà ad influenzare anche gli animatori e i registi del futuro:"I tipi di film che ho voluto fare non sono quelli che soddisfano il pubblico nell'immediato. Sono molto felice di essere stato capace di creare lavori che fanno parlare la gente anche dopo. Mi sento molto contento e realizzato quando vedo persone, in un caffè o in altri posti, che commentano un mio film dopo averlo visto. Perché non sono solo mossi dalle emozioni del momento, ma significa che sono stati in grado di prendere dal film qualcosa che riguarda la loro vita, discutendone anche dopo, e di aver avuto molto di più di un semplice impatto".