L'Isola del Tesoro: la recensione del fumetto Disney edito da Giunti

Giunti pubblica un'opera completa che ci permette di ripercorrere le orme di Jim Hawkins alla ricerca della famosa isola del tesoro

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L'Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson è uno dei più celebri romanzi pirateschi di sempre, figlio di una tradizione ottocentesca che non è stata scalfita nemmeno un po' dal passare degli anni e dei tempi.

In grado di tracciare un immaginario e degli stereotipi dei pirati indimenticabili e che ancora oggi servono come caposaldo della narrativa arrivata fino ai giorni nostri, L'Isola del Tesoro rappresenta una commistione di generi di innegabile qualità, passando dall'avventura all'azione, finendo anche per toccare le importanti corde del romanzo di formazione, con il giovanissimo protagonista chiamato a una crescita personale di importante spessore, senza dimenticare anche la figura di maggior carisma e caratura creata da Stevenson, ossia il pirata John Long Silver.

La casa editrice Giunti, a inizio novembre, ha deciso di omaggiare l'opera di Stevenson, pubblicata nel 1883, con un volume unico in grado di raccogliere un'inedita trasposizione illustrata del romanzo e riproporre uno dei capolavori di Turconi e Radice.

L'avventura del giovane Jim

Suddiviso in sei parti per un totale di 34 capitoli, L'Isola del Tesoro racconta la storia di Jim Hawkins, un giovanissimo garzone di una taverna, nei pressi di Bristol, la città che per anni ha dato il via alle missioni piratesche del Settecento. L'incontro con il marinaio Billy Bones porta il protagonista a scoprire dell'esistenza di un tesoro nascosto su un'isola che il Capitano Flint aveva deciso di designare come suo luogo di sepoltura.

Messa in piedi una ciurma, con l'aiuto di alcuni fedelissimi aiutanti del posto, Jim parte alla volta dell'isola supportato da un equipaggio che vede tra i vari componenti anche alcuni vecchi soci di Flint, intenzionati a recuperare il tesoro: tra questi Long John Silver, arruolato come cuoco di bordo, ma in realtà pirata tra i più temuti di sempre, anche grazie al suo essere facilmente riconoscibile a causa di una gamba mozzata.

L'avventura condurrà il giovanissimo oramai ex locandiere a rapportarsi a un mondo fatto di briganti, sotterfugi, raggiri e doppiogiochisti, conducendo infine Jim a rintracciare il tesoro del Capitano Flint, pur dovendosi confrontare con l'arguto e mai domo pirata Silver, emblema dell'antagonismo Ottocentesco.

L'inedito di Tea Orsi

La scelta di Giunti è quella di andare a costruire un'opera completa, che ci permetta di apprezzare il romanzo e la sua trasposizione a fumetti sia nella versione Paperopoli che in quella Topolinia. L'Isola del Tesoro, infatti, presta il fianco a due vicende, ovviamente parallele e che giungono alla medesima risoluzione della vicenda, ma guardandole da due lati diversi. Per la prima volta, infatti, Giunti si ritrova a pubblicare la versione illustrata del romanzo di Stevenson, con i testi di Tea Orsi, uno dei nomi più riconoscibili in Italia per quanto riguarda la letteratura per bambini, e i disegni di Mike Wall: i due, facendo da contraltare a quanto poi ci verrà mostrato nelle ultime pagine del volume, con la riedizione dell'opera firmata da Turconi e Radice, ci propongono la storia di Jim Hawkins trasportandolo nei gioviali e genuini panni di Paperino. La resa è tanto immediata quanto avvincente: un modo senz'altro funzionale di raccontare, e di riassumere anche, un romanzo che oggi ai più piccoli potrebbe risultare indigesto per le modalità di scrittura e di sintassi, ma che merita di essere tramandato per la sua storia e per le sue tematiche. Di incredibile fascino, dal punto di vista visivo, la resa di alcune splash page di Wall, che con un tratto ben definito e dei colori quasi ad acquarello esalta il fascino ottocentesco dell'opera.

Inevitabile il collegamento tra John Long Silver e Pietro Gambadilegno, esaltando quella figura da antagonista che però sovente ha avuto dubbi morali sul comportamento da tenere in vita: chi meglio dell'atavico avversario di Topolino avrebbe potuto rivestire questo ruolo così moralmente ambiguo?

Non è un caso, d'altronde, se anche nella versione di Radice e Turconi si decide di reinterpretare in questo modo il temuto Silver, ma ponendo Topolino al centro dell'intera vicenda. Interessante, invece, il modo in cui i due mondi, quello dei paperi e quello dei topi, riescano a personificare Ben Gunn, il naufrago divenuto quasi del tutto folle dopo aver vissuto per tre anni da solo sull'isola: se per i testi di Tea Orsi quella figura è indubbiamente Paperoga, con Pippo invece nei panni di un bonario capitano Bones, per il duo più famoso del fumetto italiano quel disgraziato ex membro della ciurma di Flint non può che essere Pippo, reinventando Bones nei panni di Plottigat. Tra l'altro destinato a un ruolo da grande sognatore: poter un giorno scalare il Monte Bianco. Una sorte bonaria, in ambo i casi, per mascherare quella malattia che aveva colpito invece Billy nel romanzo originale.

Il ritorno di Turconi e Radice

Se il racconto a fumetti di Tea Orsi e Mike Wall scorre rapido e ci permette di avere un sunto della vicenda, da poter raccontare e trasmettere anche ai più giovani, è sicuramente sulla storia di Turconi e Radice che ha senso soffermarsi maggiormente. D'altronde la sceneggiatrice Teresa Radice e il disegnatore Stefano Turconi da anni intrattengono il pubblico dei fumetti italiani con adattamenti e trasposizioni di grandi opere letterarie in fumetti di grande valore, ma non solo: d'altronde i loro lavori al di fuori del mondo Disney sono ben noti e li configurano a tutti gli effetti come tra i fumettisti di maggior successo in Italia. Giunti propone, quindi, una riedizione della loro storia ispirata a L'Isola del Tesoro di Stevenson, già pubblicata su Topolino nel marzo del 2015 (a tal proposito, vi proponiamo un nostro recente speciale sui 70 anni di Topolino). Sfruttando quella grande passione che il duo ha da sempre nei confronti della pirateria, la storia viene raccontata in modo incalzante, permettendoci di abbracciare quell'avventura piratesca che vede Topolino lanciarsi verso un'isola sperduta.

L'intera narrazione segue un brio nei dialoghi che tiene il lettore sempre ben incollato a ciò che accade, pur lasciando qualche incertezza nella risoluzione degli snodi finali, là dove diventa necessario che Silver mostri la sua natura da voltagabbana, attirato dall'affetto dimostrato nei confronti di Jim. La conclusione riesce a toccare anche quelle corde della malinconia che devono essere tipiche dell'avventura e che soprattutto in casa Disney sono all'ordine del giorno.

La scelta, che è sicuramente figlia dell'epoca, di inserire un narratore esterno che possa fare da didascalia alla vicenda rende il tutto più solenne, ma in alcuni casi leggermente più lento. Molto evocativi, invece, i disegni di Turconi, soprattutto nella scena in cui la Brasiliera si ritrova in mare.

È indubbio che il dover rimanere entro certi limiti e paletti per omaggiare Stevenson mette in condizioni il duo di doversi trattenere e rispettare fedelmente quanto raccontato, ma lasciare a Pippo la possibilità di vestire i panni di Ben Gunn, piuttosto che a Paperoga, come fatto da Tea Orsi, lascia maggior spazio al divertimento e all'umorismo. Indovinatissimo il personaggio, invece, di Gambadilegno, che come abbiamo già avuto modo di spiegare dimostra di avere un piglio davvero affascinante nel suo essere totalmente ambiguo, ma contestualmente carismatico così come era il temutissimo cuoco dei mari.

Il volume creato da Giunti rappresenta un ottimo modo per celebrare un romanzo immortale, che negli anni ha rappresentato una fonte di ispirazione di grandissimo spessore per tutti gli autori di storie a sfondo piratesco: il personaggio di Silver, d'altronde, è stato precursore di una vasta sequela di antagonisti che hanno fatto dell'ambiguità morale il proprio perno. Va tenuto a mente, anche, il modo in cui negli anni L'Isola del Tesoro sia stato riproposto, partendo proprio da Disney, che ne realizzò un Classico ambientato nello spazio e trasponendo l'intera vicenda in un futuro molto cyberpunk. Tra numerosissimi sceneggiati per la televisione e annessi film, il capolavoro di Stevenson adesso può essere raccontato anche ai più giovani, con la versione illustrata da Mike Wall e scritta da Tea Orsi, per far sì che sin da subito le generazioni più recenti possano apprezzare i capisaldi della letteratura mondiale.