Jagan: l'evoluzione di una storia macabra e fuori di testa

Dopo aver divorato i primi cinque volumi finora pubblicati da Edizioni Star Comics, abbiamo deciso di fare il punto della situazione su Jagan.

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Ogni qual volta ci si approccia ad un nuovo manga - ma più in generale ad una nuova storia da scoprire - il cuore di ogni buon appassionato che si rispetti batte sempre a mille. L'emozione di trovarsi davanti un nuovo mondo tutto da scoprire, coi suoi personaggi, le sue vicende e tutto ciò che vi riguarda è un'emozione impagabile, che spesso e volentieri è assimilabile al più classico concetto del "colpo di fulmine". Continuando sulla falsa riga di questo discorso, è innegabile anche quanto alcune opere riescono più di altre a fare breccia nella mente del lettore, palesandosi sin dalle prime battute come un'epifania di nuove emozioni, tutte da vivere e scoprire pagina dopo pagina, volume dopo volume. La storia recente dell'industria dei manga giapponesi ha saputo portare in dote diverse nuove opere di primissimo livello, fino ad arrivare ad essere uno dei periodi più interessanti di sempre: The Promised Neverland, Dr.Stone, Demon Slayer, Edens Zero, Made in Abyss e chi più ne ha più ne metta. Oggi, però, il nostro focus si sofferma su quella sicuramente più esagerata e "fuori di testa" di tutte: Jagan, di cui avevamo già parlato nell'analizzare il primo tankobon.

Un universo perverso

L'opera del duo Muneyuki Kaneshiro e Kensuke Nishida, di cui vi avamo già parlato in fase di anteprima, dopo aver letto il primissimo volume approdato in Italia, grazie a Star Comics, nel corso dei mesi ha mantenuto un ritmo tremendo, sia per intensità sia per la natura dei contenuti, più che mai fedeli alle già ottime premesse della vigilia. Ci eravamo lasciati, con la fine del primo volume, con l'introduzione di un protagonista, Shintaro Jagasaki, a ciò che sarà la sua nuova e assolutamente folle vita, tra rane pazze, esseri umani "guasti" e individui più o meno pericolosi disseminati per tutta la città.

La normale, e se vogliamo noiosa, vita di tutti i giorni viene letteralmente asfaltata da una condizione totalmente nuova dell'esistenza stessa: gli esseri umani si stanno trasformando in creature mostruose di ogni sorta, una trasformazione che in fin dei conti fa esplodere tutta la rabbia, la perversione e ogni pensiero represso dell'animo umano. È così che si assiste alla trasformazione, per citarne alcuni, in un gigantesco coccodrillo (con tanto di lacrime), di un professore di liceo, continuamente bersagliato dai suoi studenti, che finirà col divorare uno ad uno ognuno di loro, o alla mutazione in una inquietante macchina da sesso di un giovane ragazzo, fin troppo represso e timido con le donne, fino a farla diventare una vera e propria ossessione. Ed è proprio su elementi del genere che si basa la fortuna di Jagan: portare all'eccesso le perversioni umane combinandole con la sempre gradita presenza di creature disumane da sconfiggere, portando dunque inscenando anche quella giusta dose di combattimenti e di azione quasi necessaria per ogni buon prodotto del genere che si rispetti.

Io sono... la giustizia!

Uno dei punti di forza maggiori di Jagan, al di là di tutte le ovvie ispirazioni ad opere quali Devilman, e il più recente Kiseiiju - l'ospite indesiderato, è proprio la trama di base, tanto semplice quanto complessa e, soprattutto, in alcuni punti imprevedibile e completamente fuori da ogni logica. La comparsa delle cosiddette "rane pazze", capaci di mutare sia nello spirito sia nell'animo ogni essere umano, trasformandolo inesorabilmente, ha finito col generare una situazione complessa nella normale vita di tutti i giorni, che lentamente ha iniziato a prendere coscienza di questa nuova realtà dei fatti. Così come il protagonista, anche altri individui hanno sviluppato la capacità di sfruttare la propria parziale mutazione, trasformandola un'arma di distruzione di massa o, per meglio dire, di rane.

Nel corso dei primi capitoli, infatti, grande rilevanza viene rivestita dalla cosiddetta banda dei Triple H (Heiwa Happiness Heroes), autoproclamatisi difensori della pace e cacciatori di "uomini guasti". Partendo dal fondatore del gruppo, lo studendte universitario Hakuto Misogi, si tratta di persone in grado di tenere a bada la propria mutazione in uomini guasti, sfruttando così questo potere acquisito per combattare l'orrore a cui la società umana è costretta a sottostare. In verità, comunque, non tutti i membri del gruppo posseggono gli stessi - solidi - principi morali di Misogi. Taro Kida, Moroha Imashika, Oruto Aruka e Yuma Kujo, seppur con le dovute differenzaioni, hanno deciso di unirsi alla banda per motivi fondamentalmente diversi, derivanti comunque da una vita infelice, per le più disparate ragioni. Il buon Kida, ad esempio, si sente insicuro con le donne e spera di trovare successo diventando un grande eroe, la giovane Imashika ha subito violenze in tenera età ed è cresciuta con un'irrefrenabile sete di vendetta verso il prossimo, Aruka vuole a tutti i costi salvare il suo matrimonio, mentre la bella Kujo sembra praticamente l'unica del gruppo ad essere spinta da sinceri istinti altruistici.

Ognuno di loro è in possesso di un'abilità unica, scaturita proprio dalla mutazione in "persone guaste", che mette al servizio della crociata di Misogi, desideroso di liberare il mondo intera dalla piaga delle rane pazze. Un filone narrativo alquanto stereotipato, certo, ma che non manca mai di stupire e sorprendere, a causa sia di colpi di scena e momenti inaspettati sia, e soprattutto, grazie ad un stile sempre esagerato e fuori dalle righe.

Non c'è luce senza le ombre

Un prodotto del genere potrebbe mai funzionare senza una nemesi, un nemico, il cosiddetto "villain" di turno? Chiaramente no, e non potrebbe essere altrimenti. Ebbene, seppur con motivi, fini e soprattutto raggio d'azione completamente diverso, Jagan ha il grande merito (in soli cinque capitoli) di portare sotto gli occhi della platea ben due "antagonisti", entrambi estremamente intriganti e ben incastonati nella struttura generale dell'opera. Il primo, il più "importante" se vogliamo corrisponde al nome di Chiharu Matsuyamachi.

Anch'egli, come Jagasaki e i membri del Triple H, è riuscito in qualche modo a tenere a bada la sua mutazione, che gli garantisce in verità un potere all'apparenza simisurato. Il ragazzo, però, accompagnato da quello che possiamo considerare l'equivalente del buon Dooku (il gufo parlante che accompagna Jagasaki nella sua crociata), l'aquila Naraku, ha deciso di mettere i suoi poteri al servizio del male, fomentando a piene mani la già straripante follia di massa che ha investito il mondo intero.

Chiharu si presenta al nostro Jagasaki già nelle primissime battute, per poi tornare con forza più avanti nella storia, quando si rende protagonista di una violenta battaglia contro sia Jagasaki, sia la "banda degli eroi" dei Triple H. Questi ultimi, infatti, finiscono col cadere preda di una vera e propria imboscata da parte del losco figuro, che libera una quantità impressionante di rane pazze in città costringendo i guerrieri ad una battaglia lunga ed estentuante, dalla quale non tutti riescono ad uscirne illesi.

L'obbiettivo principale di Chiharu, però, è proprio il protagonista. Il ragazzo desidera assistere alla perdita del controllo di quest'ultimo e per farlo lo costringe a scontrarsi con lo stesso Misogi, ormai anch'egli preda delle sue emozioni ed incapace di tenere a bada la sua trasformazione. Un epilogo inaspettato e drammatico, ma che riesce a regalare uno degli scontri più eccitanti finora vissuti. L'altro grande simbolo della malvagità, seppur più intima e meno indirizzata alla distruzione massiva vera e propria, è rappresentato dall'inquietante Motomu Robohata, vecchio compagno di scuola di Jagasaki.

Il ragazzo vive le sua giornate stalkerando le ragazze che incontra, arrivando addirittura ad introdursi nelle loro case per rubare indumenti intimi e addirittura piazzare telecamere, col fine ultimo di spiarle in qualsiasi momento. Ne consegue che anche la sua mutazione sia a tema, trasformandolo in un vero e proprio mostro spinto dal sesso e dalla perversione. Il suo destino finisce per incorciarsi con quello della bella e letale Moroha. I due daranno vita ad un vero e proprio scontro nello scontro, una battaglia che seppur non si svolge su larga scala come quella tra Jagasaki e Misogi riesce a replicare lo stesso epico sapore.

Esplosività sensoriale

La grande forza di Jagan non si ferma però soltanto all'ottimo comparto narrativo, ma si estende anche ad altri fattori, come la qualità visiva e artistica e la forte impronta in termini di caratterizzazione dei vari personaggi presenti. Tecnicamente parlando, infatti, Jagan si dimostra un prodotto di grandissimo livello. I disegni del maestro Nishida sono di forte impatto, sia per cura e pulizia generale sia per varietà e qualità. Ciò si evince non soltanto dalla splendida resa delle creature presenti all'interno dell'opera - tutte molto diverse e la cui "mostruistà" sembra quasi schizzare fuori dalle pagine - ma anche dalla cura con la quale i "semplici" esseri umani vengono rappresentati.

È molto difficile, infatti, imbattersi in quel fastidioso effetto copia-incolla che spesso colpisce diverse produzioni, poiché quasi ogni personaggio risulta diverso e unico nel suo stile. La grande bontà qualitativa si nota chiaramente nelle animazioni, in particolare quelle degli scontri, tutte di ottimo livello e molto naturali, che riescono a trasmettere quella sensazione adrenalinica che attraversa un po' tutta l'opera. Anche sul versante della scrittura, i personaggi creati da Muneyuki Kaneshiro riescono a convincere e sorprendere più di una volta, grazie anche una quasi totale assenza di freni inibitori di sorta, capace di spazzare via quel fastidioso perbenismo che rischia di aleggiare sempre quando si parla di elementi come il sesso, la violenza e, più in generale, di desiderio.

Seppur gli uomini siano divisi tra buoni e cattivi, Jagan ci offre uno spaccato molto realistico della vita, in cui anche il più docile degli invdivui si lascia trasportare dallo schiacciante peso delle debolezze dell'animo umano, come l'avarizia, la lussuria, l'invidia e - alla fine - l'inevitabile ira. Basti pensare al protagonista stesso, capace di togliere la vita alla propria amata, per poi pentirsene e decidere di riportarla in vita, essendo pronto a sacrificare se stesso una volta distrutte tutte le rane pazze in circolazione. Nel mentre, però, il giovane poliziotto si lascia tasportare dal desiderio e dalla lussuria, finendo per vivere una turbolenta storia d'amore con la collega Belle, da sempre innamorata di lui. Il tutto, comunque, viene raccontato in maniera "leggera", quasi ironica e ai limiti della comicità, dando alla storia quel gusto particolare che si riesce a provare soltanto poche volte nella vita. Jagan, poi, vive di un racconto dinamico e frenetico, in grado di trasportare senza freni il lettore all'interno di una vicenda macabra e inspiegabile allo stesso tempo.

Jagan I primi cinque volumi di Jagan hanno mostrato al pubblico un racconto violento e brutale, che senza freni di sorta catapulta il lettore in un mondo macabro e cruento, governato dagli istinti più primordiali dell’animo umano. L’opera imbastita dal duo Kaneshiro - Nishida lascia trasparire fin da subito quel giusto concentrato tra azione e dinamicità, aumentando il proprio tasso qualitativo pagina dopo pagina. La lunga battaglia di Jagasaki contro le temibili rane pazze è appena cominciata, ma ha già mietuto numerose - e importanti - vittime. Come andrà a finire? Non lo sappiamo ancora... Ma non vediamo l’ora di scoprirlo!