Lucca2017

Jason Aaron, colazione con il Dio dei fumetti Marvel: "Guardo sempre avanti!"

Lo scrittore di Thor: God of Thunder e Southern Bastards si racconta ai giornalisti, tra una carriera in casa Marvel e progetti personali incredibili.

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È un degno figlio del Sud, Jason Aaron, anche se nelle sue storie ci tiene fortemente a specificare la sua distanza dalle ideologie secessioniste e quel neanche tanto velato razzismo che domina nei territori "bassi" d'America. Ha una folta barba a coprirgli il volto, tatuaggi sparsi un po' ovunque per le braccia e un'aura un po' austera, almeno al primo impatto, eppure i suoi occhi sono profondi e ci si può quasi guardare dentro. Il fumettista americano è il papà di quel gioiello comics che è Scalped, ma per l'intero arco della sua carriera ventennale ha praticamente trascorso la vita in casa Marvel, soprattutto scrivendo di Thor. Ma di progetti in attivo ne ha una marea, come il meraviglioso Southern Bastards, il nuovo corso di Doctor Strange e l'ultimo The Goddamned, appena uscito proprio per Lucca Comics & Games 2017. Abbiamo avuto modo quindi di incontrare questo vichingo del fumetto americano, uno dei più famosi e apprezzati Dei scrivani del comics d'oltreoceano, giunto in Toscana per raccontare il suo straordinario lavoro.

Ispirazioni

L'edizione annuale del Lucca Comics è stata dedicata agli eroi, nell'accezione generale del termine, all'interno della quale rientrano anche i lettori in quanto sostenitori del mondo fumettistico. Ma Aaron di eroi ne ha altri: "Personalmente ho sempre idealizzato i creatori di supereroi, fin da bambino, tanto che ho sempre sognato di fare anche io questo lavoro per vivere. E adesso ci sono riuscito, ma ci ho messo 30 anni per arrivare dove sono". E in una carriera così lunga e proficua, allo scrittore viene chiesto quale sia la sua opera preferita, quella alla quale è sinceramente più affezionato: "Guardate, sarebbe come chiedermi quale dei miei due figli io preferisca. Amo tutto il mio lavoro, ma generalmente diciamo che amo sempre di più la nuova opera alla quale sto lavorando, quello che viene dopo insomma".E invece per quanto riguarda i personaggi?: "Come disse Alan Moore, 'non esistono personaggi brutti, ma solo storie orrende'. Puoi raccontare storie di qualità con qualsiasi personaggio, quindi non credo ci siano protagonisti belli o brutti. Ad esempio con Thor sentivo fosse la cosa giusta da fare e tutto si è incastrato alla perfezione, ma non andavo in giro con una valigetta piena di disegni sul personaggio, pregando per scrivere una storia su di lui. Di una run sono però particolarmente orgoglioso: quella su Jane Foster come Thor, perché è sempre stata secondaria nella testata e con lei ho potuto esplorare la malattia e il concetto di divinità più a fondo. Non mi era mai capitato che dopo un incontro la gente uscisse piangendo comossa, eppure con la run su Jane sì, anche molte volte". Sappiamo poi che ogni autore ha ispirazioni personali, e Aaron, ad esempio, ne ha molte nel cinema italiano: "Sì, soprattutto nel western, tra Sergio Leone e Sergio Corbucci. Specie nell'estetica, Scalped prende molto dai loro film, ma anche The Goddamend per dire. E dal fumetto italiano ho appreso molto dal lavoro di Milo Manara".

Dei, Bastardi e Indiani

La TV è arrivata un po' tardi su Aaron, ma sembrerebbe ormai in procinto di puntare molto sull'autore. Scalped, ad esempio, era stata opzionata per un pilot da WGN, anche se lo scrittore rivela che al momento non vedrà la luce: "No, niente serie per ora. Forse un giorno. Non ero coinvolto molto nel progetto, ma ero stato sul set e ho conosciuto gli attori. Il pilot era davvero impressionante. Al momento, comunque, sono in sviluppo altre cose per la TV legate a Southern Bastards e altri progetti". Soprattutto per Scalped, Aaron prova un visibile orgoglio: "È stata la mia prima grade opera, con la quale ho imparato una cosa fondamentale: non importa a cosa io stia lavorando, l'importante è che io scriva qualcosa che mi piaccia, che vorrei leggere. E con Scalped cercavo anche qualcosa di nuovo e innovativo, mai visto nel genere crime. Qualcosa che potesse emergere". E a proposito di emersioni, cosa ne pensa Aaron del fenomeno cinecomic, specie dell'ultimo Thor: Ragnarok?: "Sinceramente non ho avuto modo di vederlo causa Lucca, ma appena tornato ci porterò i miei figli. Il trailer mi sembrava molto divertente e mostrava un Thor diverso, anche dal mio, più scanzonato ma con azione muscolare. Ma in generale sono proprio i cinecomic a divertirmi, anche se non influenzano affatto il mio lavoro. Nei fumetti non abbiamo poi limitazioni di budget a frenare le nostre visioni o ambizioni, ed è un vantaggio importantissimo. Penso comunque non ci sia bisogno di inseguire i film nel fumetto, piuttosto il contrario". Continuando su Thor, l'autore parla ancora della sua re-immaginazione del personaggio: "Sono sempre stato legato al concetto di Thor come Dio, lo stesso che lo rende differente dagli altri super. Ed è proprio qui che mi differenzio nel mio piccolo dai cinecomic, dove tutti sembrano degli dei. Ho iniziato a far agire il personaggio proprio come una divinità, in risposta a delle preghiere e come entità al di fuori del tempo. Mi interessava anche il concetto dell'essere degno: da ateo, volevo parlare di un Dio che mi piacerebbe ipoteticamente adorare". E per concludere, sorridente, Aaron si sofferma sull'eredità lasciata dai grandi della Marvel: "La mia sfida più grande è scrivere e onorare quel lascito e inventare situazioni nuove, momenti mai visti. La Marvel è una grande scatola di giocattoli con la quale costruire qualcosa di innovativo, ma per me resta un grande onore camminare sulle spalle di giganti come Kirby o Lee".

Qual è stata l'opera fumettistica di Jason Aaron che più vi ha colpito? Diteci la vostra, ricordando che l'autore sarà protagonista anche del nuovissimo rilancio editoriale Marvel intitolato "Legacy", che debutterà in Italia nel corso del 2018 dopo il maxi evento invernale di Secret Empire.