Ken Il Guerriero La Leggenda di Hokuto: come reinterpretare un mito

Dalla TV al cinema: la saga di Hokuto no Ken rivisitata da un film che modifica e aggiunge nuovi elementi alla mitologia originale.

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Hokuto No Ken non è mai stato un manga incentrato sulla violenza. La scia di morte, di dolore e di brutalità che accompagna le avventure post apocalittiche di Kenshiro è solo il mezzo tramite il quale narrare una storia di speranza e redenzione. L'opera magna di Buronson e Tetsuo Hara in realtà, ed in netta controtendenza con la sua messa in scena intrisa di sangue, si nutre d'amore, in tutte le sue sfaccettature, sia esso sentimentale, carnale, familiare. Ed è proprio su questa dimensione fortemente emotiva che si concentra Ken il Guerriero: La Leggenda di Hokuto, primo capitolo di una pentalogia che riassume, amplifica e modifica gli eventi salienti dell'anime, focalizzandosi di volta in volta su un diverso personaggio, al fine di comporre un mosaico cinematografico che si affianca al capolavoro originale, arricchendolo senza snaturalo.
Il passaggio dal medium televisivo, con il suoi ritmi, i suoi tempi e le sue fisiologiche dilatazioni narrative, ha indotto gli sceneggiatori del film a condensare in circa 100 minuti di visione non tanto una "saga" già ampiamente apprezzata tra le pagine del manga o negli episodi della serie animata, quanto un "concetto", un'idea, un messaggio: quello dell'amore come veicolo di salvezza. Pur restando sufficientemente fedele al materiale di partenza, La Leggenda di Hokuto - uscito nel 2006 ed in procinto di tornare nelle sale rimasterizzato in HD per un evento speciale il 25 ed il 26 settembre - si prende alcune necessarie libertà stilistiche per inscenare un racconto che, con uno spiccato dono per la sintesi, racchiude in sé l'anima di uno shonen entrato ormai nel mito.

Attenzione: l'articolo contiene spoiler sulla trama del film e della serie.

Le conseguenze dell'amore

Verrebbe da chiedersi come mai scegliere di iniziare una pentalogia "riassuntiva" raccontando una vicenda che, nel manga e nell'anime, avviene in una fase molto avanzata della trama. Il motivo si annida nell'importanza narrativa dell'arco dedicato al Sacro Imperatore Souther (o Sauzer, come scritto nella versione italiana della serie). Ken Il Guerriero: La Leggenda di Hokuto comprime abilmente in un'unica soluzione ben dieci episodi, dal 58 al 68, ossia quelli che vedono gli eredi della divina arte di Hokuto (Ken, Raoul e Toki) opporsi alle mire di dominio del dittatore appartenente alla Sacra Scuola di Nanto. Lo stesso dojo in cui è stato allevato anche Shin, il primo grande rivale di Ken. Ma all'ombra delle ali della Fenice di Nanto è cresciuto Shu, uomo di immensa tempra morale, protetto dalla Stella della Benevolenza, che lo induce a sacrificare la sua vista pur di salvare la vita ad un Kenshiro ancora giovane ed inesperto. Anni dopo, l'erede di Hokuto incontra nuovamente il suo salvatore, ora divenuto il leader di una comunità che tenta con tutti i mezzi di fronteggiare le atrocità di Souther. Se su questo fronte il film non prende le distanze dall'opera di partenza, in alcuni momenti dello svolgimento La Leggenda di Hokuto va per la sua strada, imbastendo una storia che, proprio al pari dell'anime, ha come perno principale la potenza dell'amore.

La presenza di un eroe puro come Shu, che fa da contraltare alla meschinità dell'Imperatore, nonché il ruolo svolto da Raoul (combattuto tra furia e sentimento) e Toki (figura sempre più messianica) sono elementi fondamentali per comprendere il motivo che ha spinto gli autori a concentrarsi su questa saga come punto di partenza per il quintetto filmico. Più che in altri archi, è con Souther che Ken il Guerriero mette apertamente in mostra lo spirito compassionevole e triste che contraddistingue la sua narrazione, un cammino che poi culminerà nella trasmigrazione attraverso Satori, durante lo scontro tra Raoul ed il suo amato/odiato fratellastro.

Che l'amore sia il fulcro della storyline è evidente sin dal titolo: in giapponese, infatti, La Leggenda di Hokuto si intitola "Raoh Den Jun-ai no Sho, traducibile con "La leggenda di Raoul: martiri dell'amore". Senza avvertire il peso di dover ripresentare le basi della mitologia di Hara e Buronson, il film sceglie saggiamente di pennellare in modo rapido, efficace e conciso le personalità dei protagonisti, così che i fan della serie si sentano immediatamente a loro agio, mentre i nuovi spettatori prendano subito familiarità con il contesto narrativo. La denominazione nipponica, inoltre, mette in evidenza un altro, importantissimo dettaglio: è Raoul, e non Ken, l'attore su cui sono puntati i riflettori di questa reinterpretazione. E la ragione risiede nel brillante sorriso di Reina.

Un Re e la sua Regina

Totalmente assente nel manga e nell'anime, il personaggio della bellissima Reina fa la sua comparsa solo nella rivisitazione cinematografica. Generale della guardia privata di Raoul, il Re di Hokuto, la fanciulla dai capelli del colore del tramonto è tanto splendida da ammirare quanto imbattibile in duello. Lei ed il fratello Souga, entrambi - come Raoul - provenienti dalla terra di Shura, hanno scelto di servire il loro amico di infanzia, vedendo in lui la sola speranza per ristabilire l'ordine mondiale. Col tempo, Reina (che in spagnolo, non a caso, significa "regina") ha sviluppato un profondo sentimento nei confronti del suo Re. L'inserimento di una simile eroina, forte, combattiva e determinata proprio come Mamiya, Lynn e - in parte - anche Julia, non è un semplice vezzo di autorialità da parte degli sceneggiatori, quanto un'aggiunta intelligente e ponderata volta a dare a Raoul una dimensione più umana. Il Re di Hokuto vede in lei le fondamenta su cui erigere la sua sicurezza, sia militare che emotiva. Quando Reina scende in campo, Raoul possiede una solidità ancora più granitica: sa di potersi fidare ciecamente del suo generale, che in battaglia non conosce eguali, ed al contempo è consapevole di poter condividere con lei i turbamenti di un cuore in pena. Molto lontano dall'amore ossessivo e distruttivo provato per Julia, il sentimento che traspare dal rapporto tra il Re e la sua Regina (sottinteso e mai esplicito, almeno non in questo film) possiede una natura molto più profonda, intensa, salvifica.

La stessa Reina, nel corso della visione, stando a contatto con Toki e Lynn, muterà in parte la sua indole, lasciando intravedere uno spiraglio di umanità che - nei minuti iniziali - sembrava ottenebrato da un velo di sangue. Così facendo, Raoul e Reina si influenzeranno vicendevolmente, e riscopriranno un'anima che credevano sepolta da cumuli di cadaveri.

Il cuore di Shu e l'orgoglio di Souther

"Martiri dell'amore" è un sottotitolo emblematico. I protagonisti del film cercando, d'altronde, di sacrificarsi in nome di qualcun altro. E le loro gesta, come le tessere di un domino, finiranno per ispirare le azioni di altri eroi. Così è per Shu, "il generale cieco", il maestro dello Stile dell'Airone Bianco, il quale sceglie di immolare la sua vita per la salvezza dei bambini tenuti in ostaggio da Souther.

La trama di La Leggenda di Hokuto, in questo punto della storia, è identica a quella del manga: schiacciato sotto l'ultima pietra della piramide dell'Imperatore, Shu rivolge a Kenshiro le sue parole finali, colme di serenità. È qui che l'erede della divina scuola comincia la sua furibonda lotta contro il demoniaco avversario, ardente di rabbia per la morte dell'amico. E se la tenzone si svolge in maniera pressoché identica a quanto ammirato negli episodi della serie, la conclusione assume una piega parzialmente inaspettata, che coinvolge proprio la caratterizzazione di Souther. Per abbattere il nemico, Kenshiro usa una tecnica di Toki: La compassionevole fine del feroce volo di Hokuto, un colpo mortale che - tuttavia - non arreca dolore al bersaglio, e gli permette di morire in pace. Sembra quasi un controsenso: un guerriero pieno d'ira per la scomparsa di Shu che sceglie di non punire con la sofferenza un mostro come Souther. È il frutto dell'amore trasmesso, dopo la sua morte, dal nobile lottatore di Nanto, la cui Stella della Benevolenza ora veglia anche su Kenshiro. A questo punto, assistiamo ad un cambiamento quasi radicale. Nel manga e nell'anime, Souther, poco prima del trapasso, vede il suo animo purificato dall'alone di malvagità che lo aveva avvolto: dinanzi all'immagine del suo maestro Ogai, la sola persona che lo aveva amato, il dittatore torna alla purezza di un bambino, desiderando soltanto di assaporare le carezze dell'infanzia. Ed ecco che, su Souther, cala il sipario della pietà. In La Leggenda di Hokuto, invece, alla compassione si sostituisce l'orgoglio.

Senza pentirsi in alcun modo, l'Imperatore, una volta incassato il pugno di Ken, sceglie di trafiggersi il petto, per darsi la morte da solo, impedendo così che una tecnica di Hokuto annienti l'ultimo esponente della scuola di Nanto. È alquanto straniante notare come in un film che fa leva sulla forza purificatrice dell'amore, la redenzione di Souther sia stata del tutto rimossa. In realtà, a ben vedere, anche in questo caso ci troviamo dinanzi ad una precisa scelta imposta dall'economia narrativa: l'aggiunta di Reina e lo spotlight puntato su Raoul (in funzione dei successivi episodi della pentalogia) hanno sottratto ovviamente spazio al passato di Souther ed al suo legame con il maestro Ogai.

In questo modo, l'erede di Nanto viene inquadrato come l'immutabile contrappunto speculare alla bontà di Shu e Ken, incarnando la manifestazione del male assoluto. Nella ricostruzione della mitologia operata da questa serie di film, è una scelta comprensibile che, solo negli ultimi istanti, permette a Souther di svelare quella verità che permea tutta la saga di Hokuto no Ken: "Le persone soffrono a causa dell'amore". Ed è proprio questa sofferenza, questa imperitura tristezza, la fonte da cui l'Hokuto Shinken distilla la sua potenza. E da cui il mondo di Kenshiro trae la speranza per un domani migliore.