Kids with guns: dinosauri e pistoleri, tra Mad Max e ONE PIECE

Analizziamo i primi due volumi dell'opera principale di Capitan Artiglio, attualmente al lavoro sul terzo e conclusivo volume della trilogia.

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Capitan Artiglio, prolifico illustratore e autore di fumetti, è attualmente al lavoro sul terzo volume della trilogia Kids with guns, opera di genere fantastico che mischia al suo interno numerose influenze stilistiche. I primi due numeri finora disponibili, pubblicati da BAO Publishing in albi cartonati a colori di circa 200 pagine l'uno, narrano le vicende di tre fratelli e di una bambina senza nome. Di seguito proveremo ad analizzare i punti di forza e di debolezza dell'opera in questione, in attesa dell'albo conclusivo della trilogia.

Bambini e dinosauri

Kids with guns ci porta in uno strano mondo popolato da individui molto particolari (per non dire folli) che non esitano a usare la forza per risolvere qualunque tipo di situazione. I protagonisti delle vicende sono tre fratelli, dotati ognuno di alcuni artefatti speciali - i teschi di Moloch - capaci di conferire a chi li possiede dei poteri fuori scala in grado di sovvertire le leggi del mondo.

Uno di loro è seguito da una giovane bambina, all'apparenza muta, che si ritrova in breve a dover sopravvivere per far fronte ai numerosi pericoli che si trova davanti.
A colpire fin da subito è l'enorme numero di riferimenti pop usati dall'autore per costruire il suo mondo visionario, capace di risultare originale nonostante l'uso di alcune situazioni o temi ricorrenti visti in molte altre opere di genere simile.

Dalle lande desolate di Mad Max e Ken il guerriero, al concetto di "pericolo pubblico" fulcro di Trigun, fino ad arrivare alla struttura corale di opere come One Piece, Capitan Artiglio è riuscito nel compito non semplice di amalgamare un sacco di elementi diversi dando all'opera un preciso taglio stilistico riconoscibile.
L'intero progetto, che pecca forse di uno sviluppo narrativo a tratti semplicistico e un po' confusionario, riesce comunque a risultare interessante e a colpire lo spettatore grazie a disegni dal notevole impatto visivo, su cui andremo a focalizzarci in seguito.

A fronte quindi dell'ottimo lavoro svolto dall'autore per quanto riguarda il worldbuilding, a mancare maggiormente di incisività è proprio la trama generale, incapace di donare il giusto spazio a tutti i personaggi coinvolti.

In più di un'occasione, infatti, si ha come l'impressione di trovarsi di fronte a una moltitudine di eventi che si susseguono in modo abbastanza frammentato, in cui sia le vicende dei fratelli che della Bambina senza nome non riescono in realtà a risultare del tutto incisive, soprattutto nel secondo albo.
L'opera sembra quindi rifarsi a un concetto narrativo legato più alla rappresentazione di una situazione fine a sé stessa (come nel caso di piccoli capolavori come Mesmo Delivery e Shaolin Cowboy), senza però puntare mai davvero su un aspetto parecchio importante per opere di questo tipo: l'azione pura.
Nonostante l'autore sia riuscito a imbastire un'elaborata mitologia riguardo il suo personalissimo e stravagante mondo, a lasciare un senso di leggera insoddisfazione è probabilmente il lato maggiormente "ludico" del racconto.
Gli stessi dinosauri cavalcati da alcuni personaggi, capaci di ammantare l'opera di un taglio esagerato, sopra le righe e d'impatto, non vengano mai sfruttati al massimo del loro potenziale, così come le abilità dei vari protagonisti.
Per quanto, infatti, in tutti e due i volumi si faccia molto spesso riferimento alle numerose implicazioni dei poteri dei personaggi in campo, gli scontri non riescono mai a risultare realmente appaganti, per via di scene action spesso solo accennate ma mai sviluppate in maniera organica e soddisfacente.

Nuvole e pistole

I personaggi che animano il racconto riescono a risultare abbastanza iconici soprattutto per via del loro look particolare, in grado di avvicinarsi a numerosi elementi tipici del western, del cyberpunk e del fantasy.
La Bambina senza nome è senza ombra di dubbio il personaggio che rimane più impresso nella mente del lettore, soprattutto per via della sua capigliatura sopra le righe che cozza inevitabilmente con il suo carattere estremamente schivo e riservato.

Il tratto di Capitan Artiglio, sicuramente originale, può forse essere considerato come un amalgama di stili diversi che spaziano dal manga all'underground.
Il taglio morbido con cui vengono delineati i visi dei personaggi collide con l'impostazione a tratti sgraziata dei loro corpi, particolare che denota l'intenzione dell'autore di voler puntare anche sulla sperimentazione.
A colpire maggiormente sono però le creature mostruose (dinosauri e umanoidi) disegnate con una dovizia di particolari davvero notevole.

L'autore è poi riuscito a unire molto bene alcune influenze stilistiche tipiche del disegno cartoonesco con altre più vicine all'underground, donando agli stessi dinosauri un'aura a tratti fanciullesca senza comunque rinunciare a un lato maggiormente feroce e bestiale.

Notevole anche la meticolosità con cui Capitan Artiglio ha realizzato gli ambienti, soprattutto quelli cittadini; nella splash page è infatti possibile ammirare tutto l'estro creativo dell'autore, in cui ancora una volta la mescolanza di stili diversi riesce a donare a ogni tavola un'impronta originale e d'impatto.
Ben ricreati gli effetti di pioggia e fumo, con una nota di merito per la rappresentazione delle nuvole, disegnate spesso in gran quantità con uno stile pastoso capace di donare all'intera storia un tono ancora più surreale e a tratti favolistico.
Non resta che attendere quindi l'ultimo volume della trilogia per scoprire se l'intero intreccio narrativo riuscirà infine ad arrivare a un punto di svolta in grado di chiudere nel migliore dei modi la trilogia visionaria di Capitan Artiglio.