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Kiki, Consegne a Domicilio: una streghetta specchio di una generazione

Kiki - Consegne a domicilio è ora disponibile su Netflix: magia e vita quotidiana si fondono per raccontare un incantevole viaggio di formazione.

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Kiki - Consegne a Domicilio nasce in un contesto molto particolare nella storia dello Studio Ghibli. Grazie ad un grade sforzo produttivo, nel 1988, entrambi i co-fondatori dello studio d'animazione erano approdati nei cinema giapponesi con una nuova pellicola. Isao Takahata aveva presentato al pubblico il commovente e toccante La tomba delle lucciole, mentre Hayao Miyazaki aveva proposto quello che, ancora oggi, è uno dei più teneri lungometraggi della produzione Ghibli: Il mio vicino Totoro.

Pur ottimi ed apprezzati dalla critica, i due lungometraggi animati non avevano riscosso un grande successo commerciale, circostanza che aveva reso incerto il futuro dello Studio Ghibli. In questa condizione di generale dubbio ed instabilità, il regista Hayao Miyazaki si poneva alle redini di un nuovo progetto; Kiki- Consegne a domicilio, destinato ad approdare nelle sale cinematografiche giapponesi nell'estate del 1989.

La nascita della streghetta: le ispirazioni di Miyazaki

La streghetta di casa Ghibli non nasce come personaggio del grande schermo, ma come protagonista di un'avventura cartacea. L'ispirazione per il lungometraggio nasce infatti da un omonimo libro per ragazzi, firmato dalla scrittrice giapponese Eiko Kadono. La pellicola, tuttavia, non ne rappresenta una fedele riproposizione, ma piuttosto un libero adattamento. Miyazaki si prese infatti diverse libertà nel trasporre le vicende della giovanissima Kiki su schermo, dando di fatto vita ad una produzione piuttosto autonoma.

A spingere il regista a modificare alcuni aspetti della trama fu principalmente la volontà dell'autore di dar vita ad un'opera che potesse rispecchiare le incertezze presenti nella società giapponese dell'epoca. Sempre attento ai cambiamenti politici e sociali del mondo circostante, Miyazaki sentiva il bisogno di raccontare le difficoltà riscontrate dai giovani adulti nel rendersi completamente autonomi ed avviare un proprio percorso di vita.

"Un tempo, - raccontava il regista in merito al lavoro svolto su Kiki - Consegne a domicilio - i protagonisti delle storie per ragazzi guadagnavano l'indipendenza economica, che corrispondeva allora anche all'indipendenza spirituale, dopo aver superato diverse difficoltà. Nella società di oggi, tuttavia, in cui tutti possono guadagnare denaro passando da un lavoro temporaneo all'altro, non c'è corrispondenza tra indipendenza finanziaria e interiore".

La percezione delle difficoltà vissute dalle nuove generazioni giapponesi nel trovare il proprio posto nel mondo era ben nota a Miyazaki, in virtù delle sue relazioni con i professionisti che avevano nel tempo collaborato alla realizzazione dei lungometraggi Ghibli. Un'influenza da lui considerata essenziale nel dare forma a quella che sarebbe diventata la quinta pellicola a portare la sua firma come regista. In un'intervista datata 2011, l'autore ribadiva di essere stato ispirato dalla lotta dei giovani disegnatori nel trovare lavoro. "Non si tratta semplicemente di guadagnarsi da vivere, tutti possono farlo. - proseguiva Miyazaki in quell'occasione - Si tratta del vivere la propria vita: come si afferma la propria individualità in questo mondo? Penso che questo fosse ciò che ci preoccupava tutti quando realizzammo quel film. E ritengo che se realizzassimo quel lungometraggio oggi, finirebbe per essere differente".

Sulla base di queste riflessioni, essenziali per contestualizzare la nascita della pellicola Ghibli, l'autore sceglieva di raccontare il passaggio dalla giovinezza all'età adulta, incarnando nel personaggio della piccola Kiki i sentimenti di un'intera generazione. Una volontà che spinse Miyazaki a modificare in maniera piuttosto significativa i toni della narrazione dipinta da Eiko Kadono nel proprio romanzo, accentuando le difficoltà affrontate dalla streghetta tredicenne.

Un viaggio di formazione: come si diventa adulti?

Il viaggio di Kiki ha inizio all'improvviso: ottimista e fiduciosa, la giovane è ansiosa di partire per il proprio anno di apprendistato. Un rito di passaggio tradizionale, che ogni strega ha dovuto compiere per poter essere riconosciuta come pari dal resto della propria comunità. Dopo aver compiuto i tredici anni di età, trascorrere un anno lontano da casa per dimostrarsi indipendente è ciò che segna l'inizio della vita di una vera esperta nell'arte della magia.

Sdraiata pensierosa su un grande prato nei pressi della casa di famiglia, Kiki sta ascoltando una radio portatile: le previsioni del tempo indicano luna piena e tempo sereno per le prossime nottate. L'occasione è imperdibile e, nel giro di poche ore, la ragazza ha già fatto i bagagli e salutato l'intera famiglia per librarsi in volo a cavallo della propria scopa in direzione di un'avventura che, ne è certa, sarà luminosa ed entusiasmante.

Accompagnata dal suo fidato gatto nero Jiji, Kiki avvista in breve tempo la bellissima città di Koriko. Un po' San Francisco, un po' capitale europea, quest'ultima è un luogo incantevole: tra i palazzi dalle tonalità pastello si snoda un intricato dedalo di viuzze e stradine, sulle quali vigila una grande torre dell'orologio. Ai piedi della città, la vastità rasserenante di un mare spazzato da dolci onde. Per la streghetta è amore a prima vista: sarà questa la sua destinazione!

Tuttavia, Kiki capirà rapidamente che trasferirsi in una grande città in cui nulla e nessuno le è familiare non sarà un'impresa facile. Destreggiarsi in maniera imprudente con la scopa per le strade trafficate di Koriko è una prima fonte di guai: le spericolate acrobazie aeree della streghetta attireranno infatti le attenzioni di un solerte vigile urbano, determinato a multare la ragazza.

Inoltre, gli abitanti della città non sembrano essere affabili quanto i membri della comunità in cui è cresciuta. Ben presto, le luminose speranze di Kiki si trasformano subdolamente in dubbi oscuri: sarà davvero in grado di cavarsela da sola, lontana da casa per un intero anno?Trovata accoglienza presso la gentile signora Osono, proprietaria di una panetteria, Kiki conclude la prima giornata a Koriko addormentandosi in una stanza buia, spoglia ed impolverata, interrogandosi sul proprio futuro. Il nuovo giorno porta un altrettanto nuova determinazione: la magia non le offre grandi vantaggi, se non la capacità di saper volare in sella alla sua scopa. La ragazza decide dunque di fare di quest'ultima il suo marchio di fabbrica, avviando un'attività di consegne a domicilio, che potrà portare rapidamente a termine proprio grazie al suo fidato mezzo di trasporto. Hanno così inizio una serie di avventure più o meno quotidiane. Come già in Il mio vicino Totoro, la storia raccontata da Miyazaki non ha bisogno di villain od oscure minacce: il vero ostacolo per l'affermazione della giovane saranno invece i normali timori ed incertezze che accompagnano l'adolescenza e l'inizio di una nuova vita in un luogo lontano da casa.

Kiki riesce pian piano a farsi una clientela ed alcuni amici, in particolare il giovane Tombo, ragazzo di Koriko appassionato, in piena tradizione Miyazaki, al volo e ad ogni varietà di aeromobile. Ad un certo punto, tuttavia, la sfiducia ed il senso di solitudine avranno la meglio. Le incertezze e i dubbi le faranno perdere la fiducia in se stessa, portando ad una conseguenza imprevedibile: la perdita dei poteri magici!

A fronte delle origini della pellicola è difficile non riscontrare in questo particolare evento un parallelismo con la vita reale, in cui le difficoltà nell'affermazione personale possono spingere gli individui a credere di non possedere alcun talento, rinnegando le proprie abilità anche quando queste sono palesi ed evidenti...proprio come la capacità di volare di Kiki.

In soccorso della giovane giungeranno fortunatamente gli abitanti di Koriko con cui, quasi senza accorgersene, la ragazza aveva legato nei primi tempi successivi al trasloco nella città. Tra questi spicca la pittrice Ursula, che l'aiuterà ad aprire gli occhi sul vero significato del suo anno di apprendistato, necessario a conoscere meglio se stessa, i propri talenti, sogni e desideri.

La spinta finale per ritrovare il desiderio di guardare al futuro con coraggio sarà il giovane Tombo: a bordo di un dirigibile in volo sui cieli della città marittima, quest'ultimo si ritroverà improvvisamente in pericolo di vita quando il gigantesco velivolo sarà colpito da un'avaria. Per soccorrere il ragazzo, Kiki riuscirà a liberarsi del peso di quelle paure prima così sconosciute e tornare infine a volare: ritrovati i poteri magici e compresa l'importanza di aprirsi ad un universo di nuove amicizie, le avventure deella piccola streghetta si concludono con un lieto fine che conduce al proseguimento del suo apprendistato con rinnovato impegno ed entusiasmo.

Kiki Consegne a Domicilio In una sorta di perfetta chiusura di un ciclo, viste le tematiche che ne avevano ispirato la realizzazione, Kiki - Consegne a Domicilio darà il via ad una vera e propria rivoluzione in casa Ghibli. La pellicola si trasformò in un grande successo commerciale ed il suo debutto nelle sale giapponesi fu trionfale, portando il lungometraggio a diventare il film più popolare dell'anno nel Paese del Sol Levante. L'affermazione definitiva dello Studio Ghibli in patria gli garantiva una nuova solidità economica, spianando così la strada ad una riflessione su quello che sarebbe stato il futuro del team. Dietro grande insistenza da parte di Miyazaki, la dirigenza decise di operare una profonda ristrutturazione interna, volta a stabilizzare il personale. Ai professionisti dell'animazione Ghibli, in controtendenza rispetto a quella che era l'industria di settore del Giappone dell'epoca, venivano garantiti un posto fisso ed uno stipendio adeguato all'impegno richiesto e all'altissima qualità del lavoro svolto. Guardando al futuro con rinnovato ottimismo, si decideva inoltre di istituire un piano di assunzioni regolari di nuovi talenti, da formare internamente. Con questo nuovo assetto, lo Studio Ghibli si preparava a lavorare alla realizzazione di Porco Rosso. Una svolta che forse, allora, parve ai due co-fondatori una vera e propria magia.

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