La Lega degli Straordinari Gentleman: analisi del secondo volume

È ora disponibile la ristampa del secondo volume de La Lega degli Straordinari Gentleman a opera di BAO Publishing: analizziamolo insieme.

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La casa editrice BAO Publishing continua nel riproporre le avventure de La Lega degli Straordinari Gentleman, opera creata da Alan Moore e disegnata da Kevin O'Neill a partire dal 1999 di cui abbiamo recentemente analizzato il primo volume.
In questa nuova versione riveduta e corretta, i nostri strambi (anti?) eroi si ritrovano a far fronte nientemeno che a un'invasione aliena.
Andiamo a scoprire insieme gli aspetti salienti di questa seconda avventura, sicuramente ben congegnata ma comunque non in grado di raggiungere le vette qualitative viste in precedenza.

Mondi in guerra

La trama prende il via mostrandoci fin dalle prime pagine la nuova minaccia che i protagonisti dovranno affrontare in questa nuova avventura: gli alieni.
Mina Murray, Allan Quatermain, il Capitano Nemo, Griffin (l'uomo invisibile) e Mister Hyde sono quindi chiamati ancora una volta a salvare l'Inghilterra - e il mondo intero - da una vera e propria invasione marziana, rimando esplicito a La guerra dei mondi, il famoso romanzo di H. G. Wells, riadattato più volte nel corso del tempo, partendo dallo spettacolo radiofonico di Orson Welles per arrivare al film del 2005 diretto da Steven Spielberg.
Questo secondo volume risulta estremamente godibile soprattutto nella prima metà; il pericolo dettato dalla minaccia aliena riesce infatti a donare all'intera storia un'aura di apocalisse imminente che non può essere sventata in nessun modo.
Da subito gli alieni risultano ostili e spietati, intenzionati più che mai a eliminare tutto ciò che si muove, particolare che porta lo stesso governo a prendere subito delle contromisure per far fronte alla terribile minaccia.

Mina Murray e Allan Quatermain vengono così inviati a cercare uno strano individuo che potrebbe possedere la chiave per far vincere la guerra ai terrestri, seppur anche lui nasconda in realtà un inquietante segreto.
Nella seconda metà dell'albo si avverte però un lieve calo del ritmo narrativo per via di un dilatamento eccessivo dei tempi dato che da un certo punto in poi l'invasione aliena sembra quasi passare in secondo piano, incapace di risultare davvero incisiva.

Il blocco centrale del volume è probabilmente quello meno riuscito, per via di una parentesi contenutistica che in realtà risulta a tratti superflua e, in linea generale, non così ben amalgamata rispetto a tutto il resto.
Alan Moore è comunque riuscito a gestire tutti i numerosi personaggi presenti in maniera soddisfacente, puntando sulla maturazione caratteriale di ognuno di loro senza però stravolgerne l'essenza.

Lo stesso rapporto sentimentale tra Mina Murray e Allan Quatermain dona ai personaggi un grado di profondità ancora maggiore rispetto a quanto visto nel numero precedente, giocando soprattutto sulla fragilità dell'animo umano e sulla profonda solitudine esistenziale che li caratterizza.
Solitudine che diventa il vero e proprio tema portante di questo secondo volume, in cui gli stessi personaggi protagonisti tendono via via a cooperare sempre meno arrivando addirittura a tradirsi nei momenti chiave.

Tutti gli elementi introspettivi (in alcuni casi solo accennati) presenti nel numero precedente trovano qui il loro punto di svolta, capaci di far comprendere al lettore la vera natura di ogni singolo personaggio.
Lo stesso Hyde in questa nuova avventura, pur rimanendo di fatto un pazzo violento e sadico, viene anche ammantanto da un'aura tragica capace di farlo apparire in alcuni brevi momenti come una semplice vittima di un potere più grande, un vero e proprio mostro in catene condannato alla solitudine eterna.
Notevole anche l'evoluzione legata al personaggio di Griffin, che proprio in quest'avventura dimostra la sua vera indole; peccato invece per il Capitano Nemo, lasciato eccessivamente in disparte durante lo svolgersi degli eventi.

Isole, mostri, alieni

Seppur quindi confermando quanto di buono visto in precedenza, soprattutto riguardo l'ottima caratterizzazione dei personaggi, questo secondo volume risulta però probabilmente meno impattante (soprattutto a livello contenutistico) rispetto a quello precedente. L'invasione aliena non viene infatti sfruttata in realtà al massimo delle potenzialità che poteva offrire, lasciando se vogliamo un po' di amaro in bocca soprattutto sul finale, visto l'epilogo a tratti semplicistico a fronte di una lunga (forse troppo) parte centrale atta a caricare di eccessive aspettative il lettore.

Più di qualcuno potrebbe infatti trovare l'albo leggermente fuori focus in più di un'occasione, specialmente se rapportato al primo volume, dato che non sempre tutti i vari pezzi del puzzle riescono a combaciare in maniera armonica, anche per quanto riguarda le citazioni e i riferimenti alle opere classiche della fantascienza a cui Moore si è voluto ispirare, rendendo il tutto più simile a un mero esercizio stilistico fine a se stesso, per quanto ben riuscito.

La stessa mancanza di un vero e proprio villain si fa sentire, dato che - salvo rari casi - tutti i problemi che i protagonisti si ritrovano ad affrontare nel corso della storia riescono ad essere risolti in maniera abbastanza semplice.
Il tratto di Kevin O'Neill risulta ancora una volta soddisfacente, capace di valorizzare al massimo tutti i personaggi presenti anche per merito della grande espressività che è riuscito a donare ai visi dei protagonisti.
Ben realizzati anche gli alieni, che grazie al loro look mostruoso - e a tratti inquietante - riescono a instillare nel lettore un vero e proprio senso di pericolo e insicurezza incentivato anche dai Tripodi, gli iconici macchinari di cui si servono per portare morte e distruzione ovunque.

La Lega degli Straordinari Gentleman Il secondo volume de La Lega degli Straordinari Gentleman, pur risultano di fatto un'opera godibile capace anche di far evolvere caratterialmente i vari protagonisti, non riesce però a raggiungere le vette stilistiche e contenutistiche del primo numero, soprattutto per via di una gestione del ritmo non ottimale, riscontrata specialmente nella parte centrale dell'albo. Ricordiamo, in ogni caso, che il libro rientra canonicamente nell'opera madre, e che risulta imprescindibile per vivere appieno l'opera cult di Alan Moore: l'acquisto della nuova edizione, insomma, è consigliato a tutti gli appassionati nonostante il ritmo meno serrato rispetto al Volume 1.

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