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La Storia della Principessa Splendente: il capolavoro Ghibli di Takahata

La Storia della Principessa Splendente, ultimo film dello Studio Ghibli diretto da Isao Takahata, approda su Netflix: riscopriamo questo capolavoro.

La Storia della Principessa Splendente: il capolavoro Ghibli di Takahata
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La Storia della Principessa Splendente è molte cose. Una favola magica ed avvolgente, un racconto struggente, un inno alla vita, un monito a non sprecare la propria esistenza, una riflessione sul reale significato della felicità, un viaggio introspettivo nel cuore di una donna che si ritrova imprigionata in un mondo che non solo non accetta il suo desiderio di libertà, ma che non sembra neppure comprenderlo o poterlo contemplare e, infine, un colossale testamento artistico. Questo toccante lungometraggio è ognuna di queste cose, che fuse in un irripetibile amalgama hanno dato forma a uno dei più importanti capolavori della storia dello Studio Ghibli.

L'ultima figlia di Isao Takahata

A plasmarne la nascita è stato Isao Takahata, co-fondatore dell'iconica casa di produzione, già autore de La Tomba delle Lucciole, ritratto struggente di una guerra fatta non di false mitologie o eroi, ma di cruda realtà e sofferenza.

La Storia della Principessa Splendente doveva in origine arrivare nelle sale in concomitanza con Si Alza il Vento, ultimo lavoro di Hayao Miyazaki: una scelta simbolica, volta ad evidenziare, per l'ultima volta, l'indissolubile legame tra le due personalità che avevano dato origine allo Studio Ghibli. Alcuni ritardi nella produzione hanno in seguito reso questa via impraticabile, ma ciò non ha potuto modificare il fatto che oggi entrambe le opere, esordite nelle sale nel 2013, occupino un ruolo speciale nella filmografia dello studio.

Tanto Si Alza il Vento quanto La Storia della Principessa Splendente rappresentano infatti la summa definitiva del percorso umano e artistico dei rispettivi registi. Esemplificative, in tal senso, le parole pronunciate da Takahata nel corso di una delle sue ultime interviste: "Lo percepisco in entrambi i nostri film, abbiamo potuto realizzarli perché siamo maturati, siamo invecchiati. È quello che sento nei confronti della fine di Si Alza il Vento. E penso lo stesso per La Storia della Principessa Splendente".

Uno stile irrinunciabile

Contrariamente a quanto si fa spesso, per parlare de La Storia della Principessa Splendente è necessario iniziare la propria riflessione non dal contenuto messo in scena dall'opera, ma dallo stile artistico scelto per infonderle vita. Ancor prima di aver definito il soggetto di quello che sarebbe stato il suo ultimo film, Takahata aveva infatti già stabilito i dettami estetici che lo avrebbero guidato nella creazione del lungometraggio. Proseguendo lungo la medesima strada intrapresa con I Vicini Yamada, il regista rifiuta ancora una volta una messinscena sontuosa, per immortalare istantanee di vita dipinte con linee essenziali, quasi eteree.

Una scelta formale che è al contempo profondamente sostanziale, come avrà più volte modo di ricordare lui stesso nel corso di una delle rare interviste concesse negli anni alla stampa internazionale: "Dico spesso che con questo tipo di stile di disegno, fatto di schizzi tratteggiati in maniera libera o grezza, lasciando alcuni spazi completamente vuoti, si consente alle persone di usare la propria immaginazione, di far fluire i propri ricordi mentre stanno guardando il film. Ma penso che conti anche il fatto che riesce a trasmettere l'entusiasmo che l'artista ha percepito nel tracciare uno schizzo molto rapido ed immediato. Così quel tipo di vitalità e vivacità traspaiono all'interno del film".

Ed è esattamente questo ciò che fa La Storia della Principessa Splendente, con il suo incedere pacato, con i suoi frammenti di quotidianità: offre spazi di riflessione che lo spettatore si ritrova a riempire senza nemmeno rendersene conto. Uno stile che al primo impatto può lasciare spaesati, ma che ben presto immerge ed avvolge, catturando completamente lo sguardo e l'animo di chi osserva.

Impossibile, in questo frangente non nominare fin da subito anche la colonna sonora. A darle forma è Joe Hisaishi, compositore responsabile di pressoché la totalità delle musiche presenti nei lungometraggi Ghibli. L'autore qui supera infatti se stesso, quasi avesse voluto dare fondo ad ogni fibra della propria arte per offrire un memorabile accompagnamento alle ultime opere dello studio. La Storia della Principessa Splendente include infatti alcuni dei brani più intensi dell'autore, in grado di rivaleggiare, per iconicità e spessore, con quelli da lui donati a Si Alza il Vento.

Una gemma di bambù destinata a essere Principessa

L'ultima opera di Takahata rielabora in chiave personale una delle fiabe e leggende più note ed antiche della tradizione popolare giapponese: Il Racconto di un Tagliabambù. Al centro della vicenda troviamo una coppia residente in un'area rurale di un Sol Levante antico e senza tempo, benedetta all'improvviso da un dono inatteso.

Sulle colline, il marito è solito dedicarsi al taglio delle canne di bambù, sino a che un giorno, recidendo una di queste, non si trova di fronte una principessa in miniatura ammantata di una luce fatata. Incantato ed intenerito dall'apparizione, proteggendola delicatamente tra le mani, la porta a casa con sé per mostrarla alla moglie. È a questo punto che la piccola si tramuta in una neonata: è l'inizio di una nuova vita per la coppia, che riverserà tutto il suo amore su questa figlia miracolosa, ribattezzata Principessa.

La bambina cresce con incredibile rapidità, maturando ma conservando al contempo la spensieratezza e la gioia spontanea tipiche della prima fanciullezza. Col passare del tempo, si affeziona sempre più alla piccola comunità che risiede sulle colline attorno la sua dimora, in particolare a un gruppo di bambini e al loro mentore, il giovane Sutemaru. Quasi senza rendersene conto, Principessa diventa un'adolescente, sempre più vicina in età al ragazzo che non ai piccoli dell'area, dei quali prende a occuparsi come una sorella maggiore.

Tutto cambia quando il padre adottivo prende una drastica decisione: la bellezza e la vitalità della ragazza sono sprecate in un luogo sperduto come le povere colline in cui abitano. L'uomo sogna per lei un futuro lucente, in cui possa diventare una vera e propria principessa, come nella sua prima apparizione all'interno di quella magica canna di bambù. Senza che la giovane abbia la possibilità di opporsi o, almeno, di salutare Sutemaru e i suoi amici, l'intera famiglia si trasferisce nella capitale per iniziare una nuova vita in un lussuoso palazzo.

I ritmi delle giornate di Principessa sono ora scanditi non più dalle corse e dai giochi all'aria aperta, ma da lezioni di calligrafia, arte e musica, che mirano a fare di lei un'autentica "madamigella". Ormai divenuta una giovane adulta dall'inaudita bellezza, inizierà ad essere oggetto delle attenzioni di numerosi principi, nobili nel titolo ma non nell'animo, che cercheranno di averla in sposa.

Da qui, la storia evolve in un crescendo di emozioni, trascinando lo spettatore sino a uno struggente finale che rivela tutta la potenza del messaggio di Takahata, in una parabola esistenziale che è parte di un universo magico e surreale, ma al contempo terribilmente vero e contemporaneo.

Amore, libertà, rimorso

In La Storia delle Principessa Splendente, il regista racconta l'Amore, in ogni sua forma e declinazione, dalla più pura alla più cieca. Vi è l'amore di un padre che cerca di donare alla figlia la più grande delle felicità. Una felicità che è però inflessibile, incontestabile, inamovibile: pur amando, l'uomo non è in grado di andare oltre le convenzioni e le tradizioni della sua epoca, finendo per costringere Principessa a una vita di rinunce, sacrificio e autosegregazione. E vi è l'amore di una giovane per la propria famiglia, che nonostante tutto continua a volere accanto. Vi è l'amore romantico, tra un'anima nata per essere libera e un semplice ragazzo di campagna, un amore che Principessa e Sutemaru non potranno però mai vivere, se non in uno stupendo sogno a occhi aperti.

Ma la pellicola di Takahata è anche un inno, potentissimo, alla libertà di scelta. Di fronte alle richieste di matrimonio di uomini che non sono in cerca di una compagna di vita, ma di un oggetto con cui adornare le loro vuote esistenze, Principessa sarà impietosa. Nemmeno le attenzioni dell'Imperatore in persona potranno nulla contro la forza interiore della ragazza, disposta a rinunciare a tutto, ma non alla possibilità di essere amata in maniera sincera e incondizionata.

La violenta insistenza dell'uomo, che ha dalla sua l'influenza, il potere e il denaro per poterla costringere a seguirlo, causerà il ridestarsi delle memorie sopite della fanciulla. Originaria della Luna e parte di una civiltà divina che ha rinnegato le emozioni degli esseri umani, Principessa aveva per tutta la vita osservato la Terra da lontano, sognando di poterne un giorno fare parte. Un desiderio così profondo che l'aveva però portata, alla fine, a vivere una vita di prigionia, lontano da quei sentimenti che aveva così tanto invidiato nella sua precedente esistenza.

Distrutta, arriverà persino a desiderare di fare ritorno sulla Luna, per poter dimenticare tutto e cessare di soffrire. Una preghiera che non resterà inascoltata, ma che Principessa rimpiangerà disperatamente. E l'intera sequenza finale della pellicola è così struggente proprio perché mette in scena un rimorso profondo e reale: quello di una giovane che vorrebbe non aver mai desiderato quella che di fatto è la sua morte, ma anche quello di genitori che capiscono di aver tradito la fiducia della figlia, e, infine, quello di un uomo che ha preso la propria strada senza provare a combattere per colei che davvero amava.

La Storia della Principessa Splendente La Storia della Principessa Splendente è un'opera imperdibile e indimenticabile, che avvolge con il suo stile inconfondibile ed il suo universale messaggio. Un inno a vivere sulla Terra quella vita che Principessa sognava dallo spazio, a inseguire l'Amore, a combattere per la propria libertà, ad avere il coraggio di guardare dentro se stessi anche quando è difficile e doloroso, a imparare ad entrare nello sguardo degli altri per non doversi pentire delle proprie azioni proprio quando ormai la Luna e vicina e non si può far altro che chiudere gli occhi. E scordare ogni cosa. L'ultimo lascito di Takahata, scomparso nel 2018, non è solo un capolavoro dell'animazione, ma un immortale testamento morale ed artistico di incommensurabile valore.