Le avventure di Lupin III: cosa rende la prima serie un cult

La prima serie su Lupin III è disponibile su Prime Video. Ecco perché non lasciarsi sfuggire l'occasione di vedere o rivedere questo cult dell'animazione.

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Sono trascorsi più di 50 anni da quando le pagine di Weekly Manga Action ospitarono per la prima volta in assoluto le avventure del più celebre personaggio nato dalla fantasia di Monkey Punch, Lupin III. Il celebre mangaka, contaminando la allora più giovane tradizione del fumetto giapponese con suggestioni della cultura pop occidentale, diede vita ad un'opera destinata a valicare i confini fisici geografici del suolo nipponico come pure quelli culturali del medium di appartenenza.

I motivi di un simile successo sono molteplici e spaziano dal carisma dei personaggi e alla replicabilità della formula delle loro avventure sino al carattere archetipico dell'opera, interpretabile a ben vedere come una sorta di sublimazione del contrasto tra estrema libertà e legge, ordine e caos che si sostanzia nell'infinito gioco a guardia e ladri condotto tra Lupin e Zenigata, con il quale è possibile tracciare un parallelismo con il rapporto particolarmente ambiguo che lega il ladro con la provocante Fujiko.

Gran parte della popolarità del personaggio risulta imputabile, più che al manga, alle varie trasposizioni animate dell'opera, in ognuna delle quali il ladro gentiluomo sfoggia una giacca di colore differente, quasi a voler rimarcare le differenze di tono e personalità che è possibile riscontare dal passaggio da una serie e l'altra. Benché tra queste la seconda sia probabilmente è quella che più di tutte ha contribuito ad imprimere il personaggio di Lupin nell'immaginario collettivo, la serie precedente occupa comunque un posto speciale sia nel cuore dei fan di vecchia data del ladro gentiluomo, sia in quello di tutti coloro che l'abbiano rivalutata o scoperta a posteriori, trasformandola in quello che oggi più essere definito come un vero e proprio cult dell'animazione. Approfittando dell'aggiunta dell'anime al catalogo di Amazon Prime Video abbiamo deciso di interrogarci sul valore e sulle peculiarità de "Le avventure di Lupin III" .

L'altra faccia del ladro gentiluomo

È oramai piuttosto risaputo, non soltanto tra i lettori del manga, che la prima serie di Lupin sia, tra le diverse trasposizioni animate succedutesi nel corso del tempo, la più fedele per stile, tematiche, tono alla visione originale con la quale Monkey punch diede vita alla versione cartacea del discendente di Arsenio Lupin. Entrando più nel dettaglio e confrontando le caratteristiche del manga, della serie del 1971 e di quelle successive è possibile notare che l'anime trasmesso per la prima volta in Italia nel 1979 sia l'unico a mantenere il carattere più adulto proprio della versione cartacea dell'opera, mostrando interazioni più credibili tra i personaggi e situazioni meno macchiettistiche o parodistiche, oltre che una certa dose di violenza seppure non particolarmente esasperata come viceversa appare nella trilogia diretta da Koike.

Queste caratteristiche, riferibili in realtà perlopiù soltanto ad i primi episodi dell'anime come si avrà modo di precisare in seguito, non rendono comunque l'opera seriosa grazie alla presenza di una certa leggerezza di fondo e di una dose di umorismo non pronunciata come nelle serie successive, ma comunque rilevante e perlopiù perfettamente integrata nella narrazione, controbilanciandone gli aspetti più seriosi senza fagocitarli.

Un simile bilanciamento si riscontra tra il realismo in complesso più marcato rispetto alle serie successive e alcuni elementi fantascientifici, sovrannaturali o sopra le righe. Non bisogna inoltre dimenticare che la prima, tra le tre serie storiche, è probabilmente l'unica a recuperare, seppure in maniera più sfumata, l'alone di erotismo che circonda il personaggio di Fujiko Mine.

Direttamente connessa ai toni e allo stile che contraddistingue la prima serie risulta inoltre la caratterizzazione riservata al personaggio di Lupin III seppure questa, cosi come i diversi elementi sin ora analizzati, non mantengano le medesime caratteristiche in tutte le 23 puntate dell'anime. In ogni caso la personalità del Lupin in giacca verde, o almeno di quello protagonista di alcune puntate, tende a discostarsi dalle incarnazioni successive del ladro gentiluomo, che a ben vedere in alcune circostanze non può propriamente definirsi tale.


Il protagonista della serie del 1971 si mostra spesso cinico, spavaldo, talvolta vendicativo e con ben pochi scrupoli, oltre che costantemente desideroso di superare i propri limiti e dotato di astuzia e arguzia fuori dal comune. Caratteristiche che compaiono anche nelle serie successive, accompagnate però da un generale ingentilimento che - pur preservando la personalità complessa e sfaccettata del protagonista - rende Arsenio più vicino ad un classico eroe dell'animazione nipponica.

Soprattutto nelle prime puntate Lupin è viceversa più simile, oltre che alla sua controparte cartacea, ad un vero e proprio antieroe, contribuendo ad alimentare il fascino che ne ammanta la figura e disegnando un'interessante rappresentazione, forse persino più realistica e di quel concetto di libertà senza barriere che a ben vedere il personaggio di Lupin ha incarnato e continua, nelle diverse reinterpretazioni, a incarnare.

Dentro il mito

Ad elevare l'anime allo status di cult contribuiscono non soltanto che le caratteristiche finora descritte, invero più relative a gusti soggettivi del pubblico, ma anche l'oggettiva constatazione della qualità mediamente elevata che contraddistingue l'opera. Benché la prima serie sia infatti tutt'altro che perfetta e talvolta possa restituire l'impressione di un prodotto a tratti grezzo, con qualche problema di ritmo e coesione generale e con ulteriori difetti che risaltano maggiormente all'occhio contemporaneo, l'anime risulta più che godibile ancora oggi anche grazie al buon livello delle animazioni, se rapportato al periodo di produzione, e all'ottima colonna sonora, che nella versione italiana vede l'aggiunta come opening del singolo Planet O.

Diverse sarebbero le puntate meritevoli di specifica menzione, come quelle che introducono due antagonisti alquanto peculiari come Kyosuke Mamo e Pycal, ai quali sono stati dedicati due speciali che figurano tra la lista dei lungometraggi e mediometraggi su Lupin III resi disponibili da Amazon Prime Video in concomitanza con la pubblicazione della prima serie.

In questa occasione ci limiteremo però a citare in maniera leggermente più approfondita l'episodio 4, diretta trasposizione del secondo capitolo del primo volume del manga, che riesce probabilmente nell'impresa di migliorare il materiale originale, mostrando non un mirabolante colpo a base di travestimenti e scene d'azione ma una puntata in cui Lupin trascorre gran parte del tempo dietro le sbarre, apparentemente inerme e rassegnato all'amaro destino di morte che lo attende.

Senza addentrarci troppo nei dettagli per lasciarvi il piacere di scoprire il seguito della storia, anche se dubitiamo che non vi sia mai capitato di imbattervi nel suddetto episodio, ci limitiamo in questa sede a sottolineare che la puntata si configura, oltre che come una delle più riuscite, come una sorta di compendio dei caratteri dei personaggi di Lupin III, incluso il protagonista, riuscendo in poco più di 20 minuti a tracciarne un ritratto abbastanza dettagliato dal quale emergono la fiducia incondizionata di Jigen in Lupin III, il sentimento di Fujiko che si riaccende proprio quando pare sul punto di perdere la persona verso cui questo e rivolto, l'ambivalenza e l'ossessione di Zenigata nei confronti di Lupin e l'astuzia, lo sprezzo del pericolo ma anche l'ego di quest'ultimo.

Un'opera dai molti volti

L'ultima caratteristica si configura come un'importante pagina di storia dell'animazione giapponese e potrebbe, sotto un certo punto di vista, addirittura essere considerata come un difetto. Parliamo del cambiamento delle caratteristiche non soltanto di Lupin terzo, ma del tono dell'intera serie, che abbandona da un certo punto in poi le sfumature pulp e per certi versi l'originalità che ne aveva segnato il debutto.

Tale mancanza di coesione è dovuta all'avvicendamento dei responsabili della regia degli episodi, resosi probabilmente necessario a causa di un numero di ascolti al di sotto delle aspettative, probabilmente causate dalla natura rivoluzionaria dell'anime, in anticipo sui tempi per diverse caratteristiche e alquanto divergente dalla coeva produzione animata giapponese.

Il motivo per il quale una simile situazione non ha inficiato la qualità della serie, e anzi ha forse contribuito ad aumentarne il fascino, è racchiuso nei nomi della coppia di registi che sostituirono e affiancarono il pur ottimo Maasaki Osumi: Hayao Miyazaki e Isao Takahata. I due maestri dell'animazione, prima di fondare il celebre Studio Ghibli e raggiungere l'attuale popolarità, si sono dedicati a diversi progetti tra i quali figura anche la regia di alcuni episodi della prima serie di Lupin, di sicuro interesse non soltanto a fini antologici, ma anche per la qualità generale degli puntate certamente non inferiore rispetto a quella di Osumi.

Tuttavia, le atmosfere di questo secondo blocco risultano abbastanza differenti non soltanto per toni e caratterizzazione dei personaggi ma anche in termini di trama, più focalizzata sui furti del ladro gentiluomo che sul confronto con nemici. Peraltro il rapporto tra Miyazaki e il franchising di Lupin continuerà con la regia di alcune puntate della seconda, fino a culminare con il primo leggendario lungometraggio diretto dal maestro, quel Castello di Cagliostro che rappresenta ancoa oggi una delle maggiori vette artistiche toccate da Lupin III.