Lupin III: l'evoluzione del ladro gentiluomo nelle serie anime

Con l'arrivo su Prime Video della prima iconica serie di Lupin, scopriamo come cambiano negli anni le varie trasposizioni animate televisive.

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Chi non conosce il ladro gentiluomo? Sono passati oltre 50 anni dal debutto sulla rivista settimanale della Futabasha, Weekly Manga Action, del manga Lupin III (nome originale Rupan Sansei). Nato dalla mente del fumettista Monkey Punch, pseudonimo di Kazuhiko Kato, il manga doveva durare solamente tre mesi di pubblicazione, ma vista la sua popolarità l'autore decise di continuare per quasi 10 anni, riscuotendo successo sia in Giappone sia in America, non comprendendo appieno perché il pubblico americano amasse così tanto l'universo narrativo, ma soprattutto le personalità che egli aveva creato.


Sono indubbiamente i protagonisti, unici ed iconici, ad aver colpito maggiormente il pubblico. Ma quindi chi è il protagonista principale, chi è Lupin? Una giacca che viene riempita da ideologie folli ma geniali e da innumerevoli abilità da ladro, vestita da un fanatico ammaliato dal famoso ladro francese Arsène Lupin, tanto da imitarlo, oppure il suo vero nipote che decide di seguire le impronte del nonno?

Le avventure di Lupin III

La storia de Le avventure di Lupin III e sul perché è un anime cult ve l'abbiamo già raccontata. Inizialmente anche lo stesso Lupin era più simile alla sua controparte cartacea, cioè cinico, spavaldo, talvolta vendicativo tanto da ricordare un anti-eroe. Con la serie TV del 1971, invece, smette di guidare la famosa Mercedes-Benz SSK, macchina all'epoca che rappresentava la destra politica, per scegliere la Fiat 500, simbolo del proletariato. Questo solo per capire quanto Miyazaki e Takahata (che subentrarono alla produzione del progetto, com'è noto) avessero cambiato l'anime: non soltanto per toni e caratterizzazione dei personaggi, sicuramente più dolci e sgrezzati, ma anche per una trama più calma e positiva.

Nasce l'immaginario più da gentiluomo del ladro con la giacca, definito da molti, tra cui anche il famoso mangaka Naoki Urasawa, come il "vero Lupin", approfondito in seguito da Miyazaki specialmente nel capolavoro "Lupin III - Il castello di Cagliostro" del 1979. Nonostante Monkey Punch fosse in totale disaccordo con le idee di Hayao, il mangaka definì la prima produzione animata come il miglior adattamento di Lupin III, in particolar modo facendo riferimento ai primi episodi, per l'ottima regia e la fedeltà visiva all'opera.

Le nuove avventure di Lupin III

Dopo la giacca verde segue la giacca rossa, la seconda serie. Uno tra gli adattamenti più apprezzati e ricordati dai fan, che conta 155 episodi trasmessi tra il ‘77 e l'80, considerato universalmente come una via di mezzo tra le due visioni principali di Lupin. Con frequenti rimandi alla cultura pop, si differenzia alla precedente per l'uso di episodi autoconclusivi e per il cambiamento di atmosfera, meno tesa e violenta, più spensierata, giocosa supportata da un comparto tecnico d'avanguardia. Purtroppo i difetti più importanti sono comportati sicuramente dalla mole enorme di episodi e i vari cambi di regia a causa dei numerosi registi che si sono susseguiti, tra cui ancora Miyazaki, reduce dal successo del suo lungometraggio basato sul ladro.

Questa serie si avvicina ancor più a temi legati all'ideologia e alla indole del co-fondatore Ghibli, tra cui l'antimilitarismo e il rispetto per l'ambiente. Uno degli elementi di maggior impatto è sicuramente la colonna sonora curata interamente dal maestro Yuji Ohno, che è riuscito ad incarnare perfettamente l'atmosfera jazz crime dell'anime.

Lupin, l'incorreggibile Lupin

Nel 1984, dopo il fallimento di un progetto chiamato "Lupin VIII", che aveva Rintaro alla regia e al character design di Shingo Araki, torna in tv Lupin in giacca rosa per la terza serie, una versione anarchica e demenziale.

Si nota fin da subito come il design voglia richiamare quello dell'opera originale, seppur la natura molto grezza dello stile di Monkey Punch mal si adattava alla fluidità che gli animatori della serie TV avevano concepito per il prodotto. Anche qui gli episodi sono autoconclusivi, pur seguendo una trama lineare. Rimangono comunque i personaggi la colonna portante del prodotto, sorretta anche da musiche come sempre eccezionali, nuovamente composte dal perfetto Ohno.

Lupin the Third - La donna chiamata Fujiko Mine

Successivamente alla terza ci furono quasi 28 anni di assenza seriale del personaggio, fino al 2012: arrivò "Lupin the Third - La donna chiamata Fujiko Mine", una serie televisiva spin-off . Composta da soli tredici episodi, è stata diretta da Sayo Yamamoto, prima donna alla regia del franchise, a cui è stato affidato il pieno controllo creativo della produzione: l'artista poté quindi formare uno staff di persone con cui la aveva già lavorato in passato, tra i quali Shinichiro Watanabe (autore di Cowboy Bebop, tra le cui influenze c'è da sempre proprio Lupin III).

Secondo la stessa regista, l'intenzione era quella di proporre temi più degli adulti come l'erotismo, discostandosi così dalle serie precedenti e avvicinandosi prima versione prodotta da Osumi. In più, il comparto tecnico della serie propone uno stile che richiama perfettamente quello del manga, evidenziando così sfumature più cupe. L'arduo compito del character design fu affidato alle sapienti mani di Takeshi Koike. Lo stesso Koike ha sentito molto nelle sue corde questo universo narrativo, tanto dal voler continuare questo spin-off in una sequenza di lungometraggi, dalle storie pulp e cinematografiche ed uno stile grafico tecnicamente eccezionale, ovvero "Lupin III - La lapide di Jigen Daisuke", "Lupin III - Uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa" e "Lupin III - La bugia di Fujiko Mine".

Lupin III - L'avventura italiana

Nel 2015 debutta la quarta serie di Lupin, composta da 26 episodi, supervisionata da Kazuhide Tomonaga e chiamata "L'avventura italiana" ovviamente perchè l'ambientazione scelta per questa nuova avventura è il Bel Paese, insieme a San Marino e alla Francia. Qui Tomonaga ha cercato di rendere il protagonista più maturo ma anche più contraddittorio, facendogli vestire per la prima volta una giacca blu: il risultato è un anti-eroe sempre allegro ma anche cinico e calcolatore, una caratterizzazione che cerca quasi di rendere tributo a tutti gli aspetti della psiche di Lupin. Tributo, peraltro, che si può notare anche in uno stile grafico più vintage e classico.

Questa avventura quindi si presenta con una formula di episodi autoconclusivi che si concentrano su personaggi specifici, omaggi all'universo narrativo originale e alcune puntate che si collegano tra loro per formare una sorta di trama orizzontale. Una celebrazione sicuramente ben riuscita, apprezzata sia dai fan di lunga data e sia dai neofiti, tra citazionismi vari e un'Italia da cartolina come sfondo.

Lupin III - Ritorno alle origini

Nata per festeggiarne il 50º anniversario, nel 2018 esce la quinta e ultima serie televisiva finora trasmessa. Ambientata nella Francia transalpina, la trama si divide in quattro archi narrativi spezzati da vari episodi squisitamente commemorativi. Inoltre, sono vari i temi che vengono trattati nel corso della storia, tra cui l'uso pervasivo della tecnologia e soprattutto il rapporto di fiducia tra Lupin e il resto della sua banda.

La caratterizzazione dei personaggi, vecchi e nuovi, e i rapporti tra di loro sono sempre più dettagliati e minuziosi; ottimo anche il comparto tecnico, con una grafica in un suggestivo stile acquerello ed un Lupin sempre più profondo, ma anche più limpido. Un profilo che fa capire al pubblico che ogni personaggio, compreso Lupin stesso, lo vede in maniera diversa, come se portasse sempre una maschera diversa che ne cela la vera identità.