Marvel Legacy Parte 1: tutto ciò che occorre sapere sul restart

Facciamo un primo punto della situazione su alcune delle testate Marvel principali in seguito al riassetto editoriale noto come 'Legacy'.

speciale Marvel Legacy Parte 1: tutto ciò che occorre sapere sul restart
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Marvel Legacy, l'ennesimo restart della Casa delle Idee (il quarto in sei anni), è entrato ormai nel vivo del suo lancio anche in Italia, dopo il debutto negli USA durante lo scorso anno.
L'iniziativa, volta a recuperare l'identità storica del marchio americano e i personaggi originali che l'hanno reso grande gli anni Sessanta, ha ormai toccato tutte le testate, le quali hanno recuperato la loro numerazione storica e, sotto la guida artistica del nuovo editor in chief C.B. Cebulski e del super autore dell'Alabama Jason Aaron, promette grandi cambiamenti e ritorni di fiamma. Dopo oltre 56 anni di continuity, stravolgimenti, grandi eventi e crossover, morti importanti e mirabolanti resurrezioni, questo ennesimo restart, oltre a rinnovare l'interesse verso alcuni personaggi storici che avevano subito cali notevoli (arrivando addirittura a cancellare certe serie, come ad esempio i Fantastici Quattro), serve per introdurre i nuovi lettori nell'universo Marvel, creando un ideale starting point adatto a tutti. Anche perché, restando semplicemente negli ultimi 2 anni di storie, tra Civil War II, Secret Empire, Marvel Champions eccetera, ne sono successe davvero di tutti i colori.
Facciamo quindi assieme il punto della situazione, per illustrarvi il mondo che state per conoscere e per capire in maniera un po' più approfondita i retroscena di alcuni avvenimenti e il percorso di alcuni personaggi chiave che stanno per tornare.

Capitan America

Dopo la fine dell'evento Secret Empire bisogna ricostruire di nuovo il mito di Steve Rogers. Dopo quell'incredibile "Hail Hydra", pronunciato dal capitano più famoso del mondo e la riscrittura della realtà operata da Kobik, il cubo cosmico, è tempo di ridonare onore ad un personaggio che è anche un simbolo della Casa Delle Idee. A partire dal numero 97 ci pensano Chris Samnee e Mark Waid a riportare Steve Rogers sulla strada a bordo della sua moto, in un lungo viaggio alla riscoperta del vero cuore dell'America e, quindi, della sua identità. D'altra parte il Cap "malvagio" che ha comandato l'Hydra su Secret Empire non è morto o scomparso; è semplicemente rinchiuso in una prigione di massima sicurezza, in attesa di fare con buona probabilità il suo ruggente rientro in scena. Naturale, quindi, che l'originale Cap si senta quantomeno confuso e spaesato.
Se le prime storie narrate serviranno semplicemente a ricordarci quanto il Capitano sia coraggioso, leale e puro di spirito, il colpo di scena che ci attende sulle pagine del numero 98 apre scenari decisamente interessanti. Un'organizzazione criminale chiamata Rampart, con un attacco a sorpresa, dopo un'avventura nella giungla contro Kraven il Cacciatore, riesce a congelare Steve e a rapirlo. Quando riaprirà gli occhi il mondo che ci si presenta di fronte è distopico e corrotto. Un futuro in cui l'organizzazione di cui sopra ha assunto il controllo delle autorità politiche ed economiche, dove la repressione è dura indiscriminata e dove le poche sacche di resistenza sono rappresentate da singoli ragazzi e uomini che operano più che altro azioni di guerriglia urbana.

Immaginate lo stupore di Capitan America, appena riemerso da una realtà in cui lui (o meglio, una sua versione alternativa) ha soggiogato il mondo sotto il martello dell'Hydra, che ora si ritrova in un'altra dittatura in cui valori come la giustizia, l'uguaglianza e la pace sono soffocate. Si ritroverà come tanti anni fa, nuovamente "fuori dal tempo".
Cap si unirà ovviamente alla resistenza, anche perché la sua fuga dalla prigione di ghiaccio non passerà certo inosservata ai vertici di Rampart, che gli scateneranno contro tutta la loro controffensiva. Dopo un inizio sonnecchioso, piuttosto lontano dai ritmi classici di Mark Waid (ma che in realtà serve da preambolo per ritornare ai valori originali del personaggio), il colpo di scena ci sveglia improvvisamente e ci catapulta in una dimensione pochi anni in là nel futuro in cui Capitan America da il meglio di sé: un'egemonia di stampo dittatoriale da distruggere perché contraria ai principi incarnati da lui e dalla Bandiera, meglio se con l'aiuto di un gruppo di giovani ragazz coraggiosi, pronti a tutto pur di riconquistare la libertà. Insomma, che si chiamino nazisti, agenti dell'Hydra o del Rampart, restano pane per i denti di Capitan America. Bentornato Steve.
Nel frattempo, c'è un signore non molto alto di statura, muscolosissimo e particolarmente arcigno che sta chiedendo di Steve in giro per gli States...dicono che beva molta birra, fumi grossi sigari e sia canadese...

L'incredibile Hulk

Diciamocelo. Negli ultimi tempi Amadeus Cho, ovvero il Fichissimo Hulk se l'è cavata più che bene. Il nuovo intelligentissimo Gigante di Giada, sia con i Champions che in solitaria, si è distinto per personalità e attitudine, regalando una nuova prospettiva su un concetto che recentemente era fin troppo stantio. Non a caso, il povero Bruce Banner ha fatto una brutta fine durante l'evento Civil War II per mano di Clint Barton, aka Occhio di Falco.

Il grande progetto del ritorno di Hulk parte da Greg Pak, l'uomo che ha creato Planet Hulk e World War Hulk, due delle saghe più apprezzate degli ultimi 20 anni sullo Sfregio Verde. E, con "Ritorno a Planet Hulk", Greg decide di ripercorrere la strada già intrapresa a suo tempo, trasportando il giovane Amadeus proprio su Sakaar, il mondo dell'originale saga. Non c'è più il Re Rosso, e l'esplosione (nucleare) causata dalla navicella con la quale Bruce era stato esiliato ha provocato dei cataclismi imponenti che hanno reso Sakaar un mondo post-bomba, à la Mad Max.

Bande di predoni si contendono i territori e le risorse, con tanto di costumi e mezzi in stile Hokuto No Ken e la dittatura del grande Warlord , sembra inattaccabile. Il ritorno di Hulk sarà accolto come un segno miracoloso dal popolo oppresso (che non distingue la differenza con l'originale liberatore) e Amadeus finirà involontariamente dentro ad un'arena a combattere ripetutamente per la libertà del popolo che lo acclama e lo venera, in un tripudio di combattimenti, esplosioni, armi, mezzi meccanici che sembra uscito direttamente dalla testa di George Miller. Tutta la vicenda sarà legata al dilemma di chi possiede la maledizione di Hulk: cedere alla furia e lasciare all'essere verde il controllo o mantenere la propria umanità? Hulk può spezzare chiunque, qualsiasi cosa: ma siamo sicuri che questa sia una soluzione?
In piena aria di citazionismo, Greg Pak recupera anche quanto visto al cinema in Thor Ragnarok e ad un certo punto mette in scena un altro importante personaggio in aria di ritorno: il figlio di Odino. L'asgardiano, precipitato sul pianeta quasi per caso (scoprirete perché), mediante l'ausilio di un apparecchio che ricorda molto i bulloni costrittivi per droidi di Star Wars, sarà obbligato a combattere contro Amadeus fino al climax finale.
In una storia fortemente auto-citazionista, ma sicuramente divertente, riusciamo a conoscere qualcosa di più di un personaggio che si è fatto amare e che si è posto subito in aperto confronto con Bruce Banner. Amadeus è il nuovo che avanza e, per molti versi, è tutto ciò che Banner non è mai riuscito ad essere a causa del costante senso di sconfitta e di incompiutezza. Piace e diverte questa nuova mini saga, che spiana la strada per la nuova World War Hulk e al successivo ritorno di Bruce Banner che, come abbiamo già visto nelle uscite americane, ora si chiama L'Immortale Hulk.

L'invincibile Iron Man

Dopo la conclusione di Civil War II, la Casa delle Idee ha messo ai box uno dei suoi simboli: Tony Stark, provato dopo l'ennesimo scontro nel quale non voleva certo finire ma che inevitabilmente lo ha coinvolto. Tony è finito in coma, senza motivi clinici plausibili se non auto-indotti a scopi scientifici, copiando la propria coscienza e memoria su una intelligenza artificiale che ha avuto un ruolo fondamentale nella saga di Secret Empire. Ma l'armatura e il ruolo sono finiti nella mani di due personaggi estremamente distanti tra loro. Da una parte c'è Riri Williams, aka Ironheart, giovane e geniale studentessa del MIT, già membro dei Champions. Dall'altra c'è uno dei villain storici più importanti di sempre, Victor Von Doom, con la sua armatura bianca nei panni del Famigerato Iron Man, in cerca di redenzione e riscatto dalla sua vita di malefatte, in una spiazzante (per noi) lotta al crimine.
Ed ecco il colpo di scena: improvvisamente Tony sembra riacquisire coscienza, per poi fuggire dal laboratorio in New Jersey nel quale era tenuto sotto osservazione. Lo troveremo irriconoscibile, senza nemmeno un capello, dolorante, in piena crisi, mentre cercherà di indossare una vecchia armatura, forse addirittura per rimanere in vita.
In mezzo a tutto questo, le Stark Industries stanno subendo un colpo di mano al vertice per allontanare Amanda (la vera madre di Tony), Mary Jane Watson e la stessa Riri dai ruoli di controllo, proprio a causa della prolungata assenza di Tony, ormai considerato irrecuperabile. Solo che la presa di posizione non sarà una cosa da "colletti bianchi e uffici" e avrà dei risvolti decisamente più action, con il coinvolgimento di mutanti e combattimenti in strada.

Vedremo anche il nipote preferito di Zia Petunia, Ben Grimm dei Fantastici Quattro, confrontarsi con un irriconoscibile Doom e questa sarà una delle parti meglio realizzate dell'intero spillato. Prepariamoci, quindi: Tony Stark sta per tornare per mano di Brian Micheal Bendis (che nel frattempo è già migrato a Burbank in DC Comics), con gli ottimi disegni di Stefano Caselli e Alex Maleev . Se, da un lato, Marvel Legacy ha come obiettivo quello di recuperare i personaggi tradizionali con i loro tratti più conosciuti e amati, dall'altro lato un'esperienza traumatica come quella che sta subendo Tony potrebbe cambiarlo anche per sempre.

Doctor Strange

Stephen Strange, che avete imparato ad amare nel ciclo di Jason Aaron coi disegni di Chris Bachalo, sta affrontando una crisi decisamente senza pari: non è più lo Stregone Supremo della Terra.
Facciamocene una ragione, anche se quello che se la dovrebbe fare è proprio il Mago in prima persona. Già, perché il suo nuovo ruolo di veterinario (pur senza alcun titolo per esercitare la professione, dato che il buon Stephen non è più nell'albo medico da molti anni) sembra non andargli per niente a genio. Se poi consideriamo che, attualmente, il ruolo di Stregone Supremo, la cappa di levitazione, il Sancta Sanctorum e persino Zelma, la giovane ed abile ex assistente di Strange, sono "in mano" ad una nostra vecchia e poco raccomandabile conoscenza, la cosa deve apparire ancora più indigesta.
Parliamo del Dio degli Inganni, Loki, il quale afferma di essere intenzionato a proteggere la Terra dalle insidie occulte ma in realtà sembra ambire a ben altro, cercando l'appoggio e l'aiuto della società magica e di conquistare il cuore della bella ex assistente di Strange.
Inizio davvero col botto, quello di Donny Cates con lo strabiliante Gabriel Hernandez Walta ai disegni, che ci presenta un personaggio tutto da ricostruire ma fieramente ancorato alle sue origini e al suo carattere spesso altezzoso e imperscrutabile. Come già avvenuto in passato con Visione, Walta riesce a trasmettere tutti i tratti caratteristici sia della sit-com che del drama, enfatizzando il triangolo sentimentale di gelosia, orchestrato da Cates, tra uno Strange "disoccupato" e un furfante conclamato in cerca di chissà quale diavoleria, con la bella di turno in mezzo. Divertente, irriverente ma non privo di spessore, ci si aspetta grandi cose da questo nuovo Dr. Strange, specie dopo aver visto lo stupefacente finale con il ritorno di uno dei personaggi più potenti che l'universo Marvel abbia mai conosciuto! Ne vedremo delle belle, garantito.

La potente Thor

La direzione di questa testata la delinea il titolo stesso del numero 228: La morte di Jane Foster. Jason Aaron, il supervisore di tutto il rilancio di Marvel Legacy, per anni ha condotto egregiamente questa lunga run che ha visto Jane Foster raccogliere il potente Mjolnir , divenendo il nuovo Thor e rendendo il figlio di Odino indegno e confuso (vedi Civil War II), raccontando una grande storia, fatta di struggente dolore e immenso coraggio. Perché quello che si appresta essere l'epilogo della prode Jane Foster passa attraverso un terribile cancro che sta consumando la nostra dottoressa. Ogni volta che si trasforma in Thor , la chemioterapia svanisce come i suoi effetti, avvicinandola sempre di più alla morte.
Ma questo non l'ha mai fermata, nemmeno una volta. Nemmeno di fronte all'ostilità degli stessi asgardiani che la considerano un impostore, o in mezzo ai sottili e diabolici piani di Malekith per distruggere i Dieci Regni, o ancora quando She Hulk, ora preda della furia dopo quanto accaduto durante la seconda guerra civile dei superumani, si scatena in città.
Siamo alla resa dei conti. Voltstagg, il vecchio compagno di Thor, Balder e Sif, si è trasformato nel Thor della Guerra, il Dio della Tempesta di Sangue, e al momento è l'unico (instabile) muro che si para contro l'attacco del temibile Mangog, un essere nato dall'odio e dall'essenza di un'intera razza sterminata da Odino millenni nel passato e ora strumentalizzato da Malekith, sovrano degli elfi oscuri. Mangog non si fermerà fino a che la sua vendetta non sarà compiuta. Nel numero 228 (che poi è il 700, secondo il conteggio globale di tutte le varie ri-numerazioni) il figlio di Odino ricorderà tutta la sua lunga epopea, dalla gioventù alle diverse incarnazioni, in un commosso abbraccio che tanti grandi artisti, legati indissolubilmente alla sua storia editoriale, hanno voluto dare (da Walter Simonson a Daniel Acuna, da Chris Burnham a Olivier Coipel e Jill Thompson, ci sono davvero tutti). Segno, questo, che il suo ritorno nel ruolo di Thor il Degno è ormai vicinissimo.

Nel numero 229, a stento si trattiene l'emozione quando vedrete Volstagg cadere sotto i colpi di Mangog e quando le fondamenta stesse di ciò che resta di Asgard inizieranno a crollare. Ma, ancora di più, quando sarete testimoni del momento in cui Thor, in un antico passato, divenne finalmente degno di brandire Mjolnir, dando inizio alla leggenda che tutti conosciamo. A passi decisi, ci stiamo avvicinando alla fine della coraggiosa dottoressa Jane Foster e l'evento sarà così struggente e doloroso che il Figlio di Odino non potrà rimanere indifferente. Così come in passato l'amore è stata la chiave per sollevare Mjolnir, siamo certi che il percorso di redenzione per il Dio del Tuono passi necessariamente ancora per il più importante dei sentimenti. Questo ciclo è forse il più bello nel nuovo inizio per Marvel. Un restart che sa di nuovo mito e che pone Jason Aaron tra i migliori autori Marvel degli ultimi venti anni.
Che la tempesta si scateni, che il fulmine colpisca! Il Dio del Tuono sta arrivando!