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Mirai: su Netflix il surreale racconto di formazione di Mamoru Hosoda

Mirai arriva in streaming su Netflix. Scopriamo le peculiarità dell'atipico e surreale racconto di formazione del regista Mamoru Hosoda.

Mirai: su Netflix il surreale racconto di formazione di Mamoru Hosoda
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Tra le uscite anime su Netflix di maggio 2021 una delle più interessanti è sicuramente Mirai. Si tratta del lavoro più recente di Mamoru Hosoda, in attesa della sua ultima fatica Belle in uscita nei cinema giapponesi il prossimo 16 luglio. Il quinto lungometraggio originale del regista, giunto nel nostro paese nel 2018 grazie a Dynit, ha ottenuto un ottimo riscontro di critica e pubblico conquistando persino una nomination ai Golden Globe e ai Premi Oscar l'anno seguente.

In occasione del suo arrivo su Netflix, dove è disponibile a partire dal 15 maggio, riscopriamo i punti di forza di un atipico e surreale racconto di formazione che chiude una sorta di trittico "familiare" iniziato quasi 10 anni fa con Wolf Children (2012) e proseguito con The Boy and the Beast (2015). Vi ricordiamo di leggere anche la nostra recensione di Mirai.

Il futuro per capire il presente

Prodotto dallo Studio Chizu, Mirai - titolo originale Mirai no Mirai, lett. "Mirai del futuro" - ha come protagonista il piccolo Kun, un bambino di quattro anni coccolato e viziato dai suoi genitori, un architetto e una donna in carriera. Per questo motivo, come ogni figlio unico, Kun vive le sue giornate credendosi il re della casa, ma la sua esistenza è destinata a essere sconvolta dalla nascita della sorella minore Mirai.

Dopo un'iniziale curiosità, infatti, Kun inizia a nutrire una forte gelosia nei confronti della nuova arrivata in famiglia, rea di avergli rubato tutte le attenzioni dei genitori e degli altri parenti, ovviamente per motivi non dipendenti dalla sua volontà.

Un giorno, dopo essere stato sgridato, Kun scappa nel giardino di casa dove, all'improvviso, incontra un misterioso uomo che si fa chiamare "il Principe", che si rivela essere il loro cane Yukko tramutatosi in forma umana. Successivamente, in un'altra occasione simile, si ritrova di fronte alla versione adolescente della sorella Mirai, proveniente dal futuro.

Durante questi eventi - voli della fantasia del protagonista o inspiegabili viaggi spazio-temporali, non ci è dato saperlo - il piccolo Kun va incontro a un processo di crescita e maturazione che gli farà capire l'importanza dei legami familiari e del rapporto con la sorella, e che gli permetterà di accettare con piena consapevolezza il suo ruolo di fratello maggiore. Un percorso che lo porterà anche a rivivere i momenti chiave del passato di alcuni suoi parenti, come la madre e il bisnonno.

La summa artistica di Hosoda

Mamoru Hosoda, uno dei registi più famosi e riconoscibili dell'attuale panorama dell'animazione giapponese contemporanea (assieme al collega Makoto Shinkai), ha sempre incentrato ogni suo lungometraggio su un argomento ben preciso. Nel caso dei due film precedenti a Mirai, questo era il rapporto figlio-genitore, nello specifico quello con la madre nel bellissimo Wolf Children - Ame e Yuki i bambini lupo, e quello con il padre nel meno riuscito ma comunque convincente The Boy and the Beast. Con Mirai, Hosoda chiude una sorta di trilogia tematica concentrandosi questa volta sul rapporto fratello-sorella. Emblematica, a tal proposito, la scelta di non rivelare mai il nome dei genitori di Kun e Mirai, che per tutta la durata del film (persino nei titoli di coda) ci vengono presentati semplicemente come "mamma" e "papà". A dispetto di quanto si possa pensare, il vero e unico protagonista del film è proprio il piccolo Kun, mentre la versione futura della sorella - "mirai" significa infatti proprio "futuro" in giapponese, riferimento che si perde nell'adattamento italiano del titolo originale - appare solo in poche ma significative sequenze.

Tutta la pellicola è narrata tramite il suo punto di vista, e la sua caratterizzazione viene sviluppata attraverso un racconto semplice e lineare (in confronto agli altri lavori di Hosoda), solidamente ancorato nella realtà rappresentata dalla casa del protagonista - dove, a conti fatti, si svolge la maggior parte degli eventi del film - ma con incursioni nel fantastico e nel bizzarro come da tradizione del regista.

Mirai è infatti un racconto di formazione atipico e surreale, che, pur non brillando in una prima metà forse non così incisiva per via di alcune ingenuità, ma necessaria per porre le basi della storia, rappresenta una sorta di sintesi della poetica del regista fino a questo momento.

Attraverso il tenero viaggio nella mente di un bambino di quattro anni, tra gelosie, incertezze, paure e stupore per tutto ciò che è fuori dall'ordinario, ritroviamo non solo la già menzionata tematica dei rapporti familiari, qui sviluppati a tutto tondo per la rilevanza assunta anche dalle figure materna e paterna, ma anche altri marchi di fabbrica di Hosoda come la compresenza di tradizione e modernità.

Al design indubbiamente peculiare (tanto da essere oggetto di una battuta molto divertente all'inizio del film) della casa di Kun e di Mirai si contrappongono infatti elementi più classici come l'albero nel giardino, unico angolo di verde in un ambiente che richiama l'urbanizzazione del Giappone contemporaneo, o le bambole Hina, esposte in occasione dell'Hinamatsuri (la festa in cui si prega per la salute e per la bellezza delle proprie figlie), protagoniste di uno dei momenti più spassosi della pellicola.

Infine, è quasi impossibile non pensare a una delle sequenze più riuscite del film, quella in cui Kun incontra il suo bisnonno ai tempi della guerra, come a un omaggio del regista nei confronti del suo padre spirituale Hayao Miyazaki, colui che più di tutti ha celebrato la magia del volo nelle proprie creazioni.

Il capolavoro dello Studio Chizu

Trattandosi dei momenti chiave nell'economia della trama e nel processo di crescita e maturazione del giovane protagonista, le sequenze di stampo fantasy-onirico non avrebbero avuto la medesima efficacia senza un comparto grafico all'altezza. Fortunatamente, lo staff dello Studio Chizu, fondato dallo stesso Hosoda nel 2011 quando era dipendente presso Madhouse, confeziona ancora una volta un prodotto di qualità notevole, che integra perfettamente 2D e 3D e che replica, anzi supera, le vette raggiunte nelle due pellicole precedenti del regista, con disegni e animazioni che lasciano il segno e, in generale, una direzione artistica di primissimo livello (al netto di un character design poco incisivo).

La parte finale ambientata nella stazione rappresenta senza alcun dubbio la più memorabile del lungometraggio e si piazza ai vertici della filmografia del regista. Una sequenza talmente surreale e virtuosa da trasformare Mirai quasi in un altro film, eppure naturale, coerente e, soprattutto, convincente, in misura tale che è impossibile rimanere indifferenti durante la visione. La degna conclusione di un racconto mai così onesto e sincero sull'importanza dei legami affettivi, della storia familiare e della comprensione del prossimo.

Mirai arriva su Netflix con il doppiaggio originale giapponese e con quello italiano, realizzato da Dynit in occasione della proiezione del film nei cinema italiani come evento speciale. Un doppiaggio che, come da tradizione dell'editore, si dimostra curato sotto ogni suo aspetto e tranquillamente all'altezza di quello dei colleghi oltreoceano. Convincente, in particolare, la prova di Tatiana Dessi nei panni del piccolo Kun, un compito non semplice visto il suo carattere viziato e piagnucolone (e, per questo motivo, potenzialmente fastidioso), svolto tuttavia in modo impeccabile.

Mirai no Mirai Mirai è il film più coraggioso e personale di Mamoru Hosoda, che prosegue e (forse) conclude lo sviluppo del tema dei rapporti familiari a lui tanto caro. L’ultima fatica del regista è un’opera imperfetta ma piena di cuore che mescola realtà e fantasia, tradizione e modernità, passato e futuro rendendo lo spettatore partecipe del viaggio nella mente di un bambino di quattro anni che deve accettare il suo ruolo di fratello maggiore. In attesa di scoprire quali altre magie ci regalerà Hosoda nel suo prossimo film, Belle, vi consigliamo caldamente di recuperare Mirai su Netflix e, qualora vi piacesse, anche i suoi lavori precedenti. Scoprirete così il talento e l’evoluzione di uno dei nomi di spicco dell’animazione giapponese contemporanea.