My Hero Academia 4, questione di 'curve': il fanservice è sempre un male?

Continuano le polemiche sulle ragazze di My Hero Academia, che per alcuni fan sono 'poco curvy' rispetto al manga.

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Appena qualche settimana fa, in occasione del debutto di My Hero Academia 4, una nuova polemica relativa al fanservice ha attaccato l'ultima fatica di Studio Bones ed è relativa alle forme delle ragazze, più curvy nel manga di My Hero Academia che nella serie. Nonostante l'ardua attesa di oltre un anno che ha separato la quarta stagione dalla precedente serie, non sono mancate alcune perplessità in merito ad alcune scene adottate dalla compagnia celebre per aver contribuito alla trasposizione televisiva di di Mob Psycho 100. Ma andiamo dritto al sodo: è sempre un male il fanservice?

Le ragazze insicure di Horikoshi

La domanda che fa da apertura a questo titolo, per ovvi motivi, non scenderà a fondo di un fenomeno che colpisce duramente moltissimi prodotti di animazione, ma ne approfitteremo per andare a chiarire l'importanza che questa "scelta" nasconde al suo interno. La polemica che ha, ancora una volta, sconvolto il mitico franchise di Kohei Horikoshi riprende un polverone già innalzato qualche mese fa, quando alcuni utenti cominciarono a dibattere su Twitter circa il character design dei personaggi femminili.

Allora venne profondamente criticata la scelta di Bones di ridurre sensibilmente le forme delle ragazze, favorendo quei caratteri stereotipati dell'eroina che non solo troneggia con un fisico statuario, ma pavoneggia le proprie curve con la superbia di chi è sempre apro agio con il proprio corpo. Sappiamo tutti, e benissimo se seguite l'opera con costanza, che i personaggi femminili imagginati dal sensei sono ben lontani dalla tipica ragazza sicura di sé e priva di complessi d'inferiorità.

Colei che sicuramente si erge a beneficio di questa atipicità non convenzionale, per quelli che sono anche oggigiorno gli standard dell'animazione nipponica, è Yaoyorozu, l'aspirante eroina che più di una volta ha dimostrato di possedere più insicurezze di chiunque altro, al netto del suo aspetto che la rende una delle studentesse più affascinanti del liceo Yuei.

Persino Uraraka e Tsuyu soffrono di una timidezza non indifferente, ma mai l'argomento viene trattato con quella delicatezza che invece affligge la titubante Momo. Yaomomo, infatti, è molto diversa da come la dipinge l'anime, anzi, spesso quell'ambivalenza della sua personalità si scontra duramente con l'adattamento televisivo che, più di una volta, alterna con pochi scrupoli insicurezza e sicurezza, due temi che necessitano e meritano maggiori attenzioni.

Lo stesso Horikoshi ha voluto inserire nella sua opera un aspetto meno stereotipato per le sue eroine, preoccupandosi poco o nulla, com'è giusto che sia, dell'aspetto fisico. Le curve, quelle forme leggermente più pienotte anche tipiche dell'adolescenza, diventano un marchio di fabbrica della sua matita, tentando con convinzione di realizzare i propri personaggi per quello che sono, e non per come devono apparire per soddisfare i gusti dei lettori. Ed è proprio questo modo eccezionale di raffiguare il mondo femminile che anche il pubblico di tal genere è riuscito a rispecchiarsi con più fedeltà nei propri personaggi preferiti.

Dal manga all'anime

Studio Bones, invece, ha seguito una linea decisamente diversa da quella adottata dal maestro, servendosi anche di quelle che, purtroppo, appaiono più come scusanti che come reali motivazioni. Umakoshi, celebre animatore capo delle prime due stagioni e character design di tutte e quattro le serie, giustificò tale scelta come la propria incapacità di disegnare i personaggi femminili, in particolare riferendosi a Momo, rispetto al tratto di Horikoshi, pur lodando l'immaginazione del sensei lontana da alcuni canoni odierni.

Ma se la reale motivazione fosse questa, per quale motivo mascherare la timidezza nel mostrare il proprio corpo con un'apparente sicurezza che, in realtà, non c'è?
Lasciamo a voi il beneficio del dubbio, lungi dal soffermarci sulla veridicità o meno delle parole del team, ma quanto premesso fino ad ora ci aiuta a comprendere meglio un argomento delicatissimo come il fanservice.

Questa scelta, infatti, comporta molti lati negativi dal punto di vista dei fan meno inclini alla sessualizzazione estrema, ma anche alcuni benefici sul versante mediatico (e quindi, di rimando, anche economico). Ma prima di scendere su quest'ultimo punto, è doveroso "spezzare una lancia" a favore della trasposizione animata di Bones.

I cambiamenti all'aspetto fisico, infatti, non hanno di certo riguardato solo l'eroine di My Hero Academia, ma anche alcuni aspiranti eroi, come dimostra la recente questione sul character design di Mirio. Il membro dei Big Three, nonché una dell'élite della U.A. Academy, ha ricevuto un tipo di rimodulazione analogo alle fattezze del volto. Nonostante il fisico temprato resti identico, indice di un allenamento estenuante, il viso appare nell'anime molto più squadrato rispetto al tondeggiante stile del manga.

Probabilmente, e ce lo auguriamo in buona fede, la scelta è meramente narrativa, con l'ideale di proporre un personaggio - fondamentale ai fini della trama - con fattezze più mature, con l'obiettivo ultimo di farsi portatore di quella responsabilità che la sua figura vuole trasmettere. E in realtà, una scelta che può anch'essa essere discutibile trova riscontro con l'intento di descrivere con più consapevolezza quell'entrata di diritto nel mondo dell'età adulta. Studio Bones, dunque, non riduce tutte queste determinate modifiche fisiche al mero scopo del fanservice, ma tenta di proporre una vista leggermente diversa e più sofisticata a un prodotto che non è solo un racconto d'azione, ma anche una storia di crescita e maturità.

A conti fatti, resta giustificabile la scelta di modificare l'aspetto dei personaggi femminili con lo scopo ultimo di soddisfare quel tipo di pubblico più inlcine al merchandinsing? A nostro avviso, nonostante la risposta sia soprattutto soggettiva, no. Per il semplice motivo che alterare le personalità di personaggi appositamente immaginati per essere anticonvenzionali è ben più grave del solo "alleggerimento" della forma fisica, per quanto di per sé resti una scelta che desti non poche perplessità.

Tuttavia, nell'industria dell'animazione dove neanche alcuni prodotti celebri in patria riescono a racimolare quel tanto che basta per entrare in pari con le spese, qualche accorgimento è necessario per sopravvivere in questo panorama dove vendere è fondamentale. Incentivare il pubblico all'acquisto di determinati prodotti è una pratica che vediamo in decine di formati differenti, e di certo non soltanto nel settore dell'animazione. Oggi gli stessi appassionati tendono a fare più attenzione ai soldi che spendono, senza contare che la fioritura del mercato streaming sta velocemente schiacciando la nicchia dell'home video.

Per questo motivo, scendere a compromessi come rendere più prosperosi i seni o rendere le curve più statuarie può ancora essere giustificato se messo in correlazione con la crisi del settore, pur tradendo lo spirito originale del prodotto stesso (cioè una storia di crescita e auto-accettazione, anche fisica). Ciò che ribadiamo essere decisamente meno giustificabile, senza alcun dubbio, è invece alterare la caratterizzazione dei personaggi originali, permettendo che indossino una maschera di vanità lontana da quei canoni che tanto li rendono simili a noi. E ciò si unisce a un problema ben più grave, poiché il rischio di mostrare un'eroina per quello che che non è, prima o poi, si scontra con le esigenze di trama dove l'autore, volutamente e ai fini della caratterizzazione, manifesta la vera indole del personaggio. Pensate se Hinata, nell'adattamento anime di Naruto, avesse sfoggiato indumenti più aderenti che le mettessero in risalto le sue forme abbondanti che il suo carattere profondamente insicuro la spinge a nascondere.

E a questo punto, nessuno può biasimare le centinaia di critiche mosse all'azienda per tale motivo, con la polemica che è rimbalzata in tutti i portali della community. Ma per lo stesso motivo, in un'industria che permette esagerazioni al limite dello sfinimento, possiamo tollerare la stessa scelta da parte di una compagnia che ha dimostrato nel corso degli anni di tenere alla qualità? Lasciamo la risposta a questa domanda direttamente a voi, poiché ciò che è accettabile o meno resta pur sempre personale, ma bisogna anche saper distinguere la bontà di quei team che, nonostante le fatiche economiche, tentano in tutti i modi di proporre il miglior adattamento possibile, pur abbracciando qualche compromesso per riscuotere quel minimo di incasso in più che oggi fa decisamente la differenza.