My Hero Academia e le polemiche su Horikoshi: giuste o sbagliate?

Le ultime settimane non sono state felici per My Hero Academia e il suo creatore Kohei Horikoshi. Vediamo di fare il punto della situazione.

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Se siete fan di My Hero Academia, saprete quasi sicuramente che le ultime settimane non sono state proprio felici per il manga di Kohei Horikoshi. Alcune scelte dell'autore negli ultimi capitoli sono state infatti protagoniste di numerose controversie in rete, generando rumorosi dibattiti e polemiche che hanno portato Weekly Shonen Jump e il mangaka stesso a intervenire. Contrasti che non si sono ancora sgonfiati del tutto e che portano nuovamente alla ribalta il tema del rapporto fra arte e politicamente corretto, quanto mai attuale nell'odierno mondo dell'intrattenimento. Facciamo il punto della situazione e analizziamo quanto accaduto.

Un nome controverso

Tutto è cominciato con la pubblicazione del capitolo 259 di My Hero Academia su rivista e, in Occidente, sul sito di scan ufficiale Manga Plus. Un capitolo che per molti si è rivelato privo di particolare rilievo, per altri si è trattato di un vero e proprio affronto a causa di una scelta artistica di Horikoshi ritenuta infelice e fuori luogo. All'interno del capitolo viene infatti rivelata l'identità del Dr. Ujiko, la mente malefica che si cela dietro all'origine dei Nomu e ai terribili esprimenti sui corpi umani. Il suo vero nome risulta essere "Shiga Maruta", e se a molti non dirà assolutamente nulla, per altri si è trattato di un chiaro riferimento a un terribile evento andato in scena nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Ci riferiamo al progetto speciale noto con il nome in codice "Maruta", avviato dall'Unità 731, una squadra speciale dell'esercito giapponese attiva nel periodo compreso fra il 1936 e il 1945 in Manciuria e nella Cina nordorientale. Gli scopi reali dell'unità si nascondevano dietro al falso obiettivo di purificazione dell'acqua, quando invece fu incaricata di studiare e testare armi chimiche e biologiche, in palese violazione del protocollo di Ginevra firmato dal Giappone nel 1925.

L'unità fu responsabile di alcuni dei più gravi crimini di guerra commessi dai militari giapponesi: migliaia di prigionieri mongoli, coreani, inglesi, americani e soprattutto cinesi furono catturati e usati come cavie in diversi esperimenti, volti a sperimentare armi batteriologiche da usare contro i nemici di guerra e collaudare delle nuove tecniche terapeutiche che avrebbero permesso una maggiore efficacia sui soldati giapponesi feriti o degenti. Come se non bastasse, il termine Maruta veniva utilizzato con accezione dispregiativa dal personale nei confronti dei prigionieri, ovvero "pezzi di legno".

Alcuni fan dell'opera hanno criticato la scelta dell'autore di utilizzare questo nome per un personaggio di finzione, sostenendo che ciò rappresenta una mancanza di rispetto per un tragico evento del passato che ha avuto una risonanza e un'esposizione nettamente inferiori al genocidio nazista, ma comunque molto sentito in Cina e Corea, o addirittura una celebrazione del suddetto.

Il caso My Hero Academia ha raggiunto la Cina: alcune piattaforme e siti hanno preso la decisione di bandire del tutto l'opera, sia nella versione manga che anime, mentre gli utenti hanno preso d'assalto ogni sito di recensioni per abbassare a ogni costo la media voto del titolo giapponese.

Tutto questo ha costretto Weekly Shonen Jump e Horikoshi a scusarsi ufficialmente e a prendere i dovuti provvedimenti onde placare la controversia in atto. L'autore si è detto dispiaciuto per aver ferito i lettori e si è giustificato affermando come la scelta del nome Shiga Maruta fosse legata al legame del personaggio con All for One e al suo aspetto grasso e paffuto. L'analogia con il tragico evento Maruta sembra essere stata dunque del tutto casuale e non voluta. A maggior ragione se si pensa che Horikoshi associa al legno l'assenza di Quirk, come confermato dal traduttore dell'edizione americana di My Hero Academia.

Ecco quindi che il famigerato dottore Shiga Maruta cambia nome e diventa Kyudai Garaki, un appellativo che rispecchia comunque le intenzioni originali di Horikoshi, visto che anche qui abbiamo riferimenti alla rotondità del personaggio e ai suoi legami con All for One. Questo cambiamento è bastato per spegnere le polemiche? Non proprio.

Anche stavolta alcuni fan hanno fatto notare come la pronuncia del nome "Kyudai" corrisponda all'abbreviazione comunemente usata per Kyushu Daigaku, l'università del Kyushu localizzata nella città di Fukuoka, conosciuta per alcuni episodi di dissezione dal vivo nel 1945 di 8 americani catturati dall'aviazione imperiale. Né Horikoshi né Shueisha hanno commentato questa ulteriore polemica, per il momento.

Le date di nascita e il supporto all'autore

Non finisce qui. Recentemente il manga è diventato bersaglio di ulteriori attacchi in rete a causa delle date di nascita di alcuni personaggi di My Hero Academia, che corrispondono a quelle di elementi o figure di rilievo del mondo nazista e delle potenze dell'Asse della Seconda Guerra Mondiale. È difficile che Horikoshi abbia scelto queste date appositamente, appare piuttosto come l'ennesima sfortunata coincidenza, ma nonostante questo alcuni utenti sembrano non voler fargliela passare liscia.

In risposta a questa ondata di polemiche sopraggiunte nelle ultime settimane, in tanti hanno utilizzato sui social l'hashtag #WeSupportYouHorikoshi. Segno di protesta nei confronti di tutti gli utenti che hanno creato polemiche sterili su elementi di poco conto del manga, l'hashtag ha spopolato su Twitter negli ultimi giorni e testimonia il pieno supporto dei sostenitori dell'autore. In passato Horikoshi aveva avuto già dei problemi con la sua opera, legati allo sviluppo del personaggio di Endeavor e alle reazioni dei lettori scontenti, a seguito dei quali era entrato in uno stato depressivo. Possiamo solo augurarci che queste nuove polemiche non compromettano la serializzazione, portando My Hero Academia a una conclusione prematura.

Arte, politicamente corretto e l'influenza dei fan

Se la prima ondata di controversie legate al nome di Maruta Shiga ha quanto meno una sua giustificazione per via dei rimandi a uno degli episodi più tragici e dolorosi della Seconda Guerra Mondiale, una ferita ancora aperta tra il Giappone e i suoi paesi confinanti (Cina e Corea), difficilmente si può dire lo stesso per le polemiche successive. Come abbiamo già scritto, le analogie fra le date di nascita dei personaggi sembrano solo delle sfortunate coincidenze, così come i rimandi del nuovo nome del Dr. Ujiko, Kyudai Garaki, alla Kyushu University, e difficilmente rappresentano scelte di cattivo gusto da parte dell'autore o addirittura un'apologia del pensiero nazifascista. In attesa di conoscere un'eventuale nuova risposta da parte di Shonen Jump o di Horikoshi stesso, stiamo assistendo di nuovo alla "presa di potere" di una minoranza rumorosa di utenti sui social disposta a tutto pur di criticare le opere più in voga del momento e guadagnarsi visibilità.

Nonostante ciò, le polemiche riaccendono ancora una volta il dibattito sul rapporto fra l'arte e il politicamente corretto, e sull'influenza che quest'ultimo sta avendo in (quasi) ogni aspetto della moderna società, in particolare nel mondo dell'intrattenimento. Torniamo al discorso del nome Maruta Shiga. Per quanto il ricordo delle atrocità dei giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale sia ancora vivo nella memoria collettiva, la scelta artistica di Horikoshi meritava di essere criticata in maniera così aspra?

Ed è stato davvero necessario che Weekly Shonen Jump e l'autore siano arrivati a scusarsi e a modificare l'opera pur di placare le polemiche, a maggior ragione dopo le spiegazioni di Horikoshi sulla genesi del nome? Ci teniamo a sottolineare che il confine fra politicamente corretto e censura può essere davvero molto labile. L'arte e la cultura hanno bisogno di libertà per potersi esprimere ai massimi livelli, e mettere a repentaglio questo fondamentale diritto per presunta correttezza politica rischia di appiattire, o addirittura compromettere, la visione artistica degli autori (siano essi mangaka, musicisti, registi e così via).

Un altro rischio che si corre in questi casi è quello di creare pericolosi precedenti nel rapporto fra il pubblico e gli artisti, o in generale i professionisti del settore. Anche questo è un tema attuale e molto discusso in tempi recenti: pensiamo a Paramount e alla sua scelta di cambiare il look di Sonic nell'omonimo film dopo le critiche ricevute, o alla decisione di Netflix di rimuovere il doppiaggio italiano di Neon Genenis Evangelion dopo il bombardamento di polemiche e dissensi sui social network. In entrambi i casi i fan hanno accolto positivamente questo passo indietro da parte dei relativi produttori, ma si trattava davvero della decisione giusta?È corretto che un mangaka si confronti costantemente coi lettori ricevendo feedback utili al miglioramento dei propri lavori, dopotutto è grazie a loro che può continuare a fare il suo mestiere. Ma quando la barriera che separa l'artista e il pubblico viene abbattuta, con quest'ultimo che inizia ad acquisire un peso sempre maggiore nel processo creativo di un'opera, ecco che ricadiamo in quanto detto prima. A maggior ragione se le influenze negative provengono dalle minoranze rumorose del web, che spesso sbagliano i toni e l'approccio con i quali esprimere il proprio dissenso.