Nadia: Il mistero della pietra azzurra, il capolavoro di Hideaki Anno

Un omaggio a Nadia - il mistero della pietra azzurra, un capolavoro assoluto dell'animazione nipponica che oggi compie 30 anni.

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Molte volte si tende erroneamente a scollegare la cultura orientale da quella occidentale, quasi come se le creazioni di origine nipponica non potessero in qualche modo inserirsi in un immaginario più grande da quello nazionale. Nonostante ci siano alcune opere create appositamente per il pubblico del Sol Levante, allo stesso modo non possiamo fare il mastodontico errore di fare di tutta l'erba un fascio. Già da ben prima degli anni '70, il mercato dell'animazione si era scontrato con il pubblico e la storia occidentale, creando una serie di precedenti che culmineranno nella produzione di Nadia - Il mistero della Pietra Azzurra.

Un'idea vincente

Il capolavoro di Hideaki Anno è tra i titoli più emblematici e complessi dell'intera storia dell'animazione (Nadia compie oggi 30 anni). Non solo perché è l'embrione di Neon Genesis Evangelion, un racconto che non ha alcun timore nel prendere in prestito il culto dell'esoterismo, ma persino per la storia della produzione stessa. Ad ogni modo, la nascita dell'opera pone le sue origini nel nome di un altro regista internazionalmente conosciuto, quello di Hayao Miyazaki. Negli anni '70, infatti, l'uomo destinato a entrare nella leggenda di massa era alle prese con un nuovo soggetto originale, fortemente ispirato a uno dei romanzi di Jules Verne, 20.000 leghe sotto i mari. Proposto all'emittente pubblica NHK, il soggetto venne inizialmente rifiutato e Miyazaki decise di inserie alcune di quelle caratteristiche all'interno di "Conan, il Ragazzo del Futuro" e "Laputa, il Castello nel Cielo", quest'ultimo, tra l'altro, recentemente approdato su Netflix.

A una seconda valutazione, NHK qualche anno più avanti decise di mettere effettivamente in produzione il progetto, tuttavia tra le mani dello Studio Gainax, compagnia che in quel tempo aveva avuto modo di farsi conoscere come covo di otaku talentuosi, sotto la direzione di Yoshiyuki Sadamoto. Non avevamo detto, poco fa, che il regista era Hideaki Anno?

La genesi della produzione di Nadia dovette fare fronte a un budget messo a disposizione davvero ristretto, talmente risicato che Sadamoto, terrorizzato dal carico di lavoro mastodontico con pochi spiccioli a disposizione, decise di occuparsi soltanto del character design, affidando il lavoro sporco della regia ad Anno. Inutile dire che tale scelta risulterà a conti fatti vincente quanto perdente, in un'ambiguità talmente pericolosa da far collassare persino lo stesso regista.

Il debutto della serie fu un vero e proprio successo, un trionfo, al punto tale che NHK impose a Gainax di produrre ulteriori episodi rispetto ai 30 originariamente previsti, fino a raggiungere quota 39. Costringere uno studio a realizzare un elevato numero di nuove puntate in corso d'opera, con la trasmissione già iniziata e un soggetto già ultimato, poteva riassumersi in una parola: "disastro". Quella che era una produzione già fortemente compromessa collassò su sé stessa, mandando all'esuarimento nervoso il suo stesso regista che ben presto si ritrovò addirittura in ospedale.

La produzione venne divisa in due: mentre lo studio si occupava di proseguire l'adattamento del soggetto utilizzando la gran parte del budget rimanente e delle risorse disponibili, per il nuovo e originale arco narrativo vennero consegnate soltanto le briciole al direttore Shinji Iguchi, amico e collaboratore di Anno di vecchia data, che dovette affidare la produzione della saga sull'Isola Misteriosa -anche questo fortemente ispirato a un romanzo di Verne - a uno studio di animazione coreano. Come se ciò non bastasse, il team interno a Gainax finì per trovarsi invischiato in un ennesimo problema, ma questa volta di caratura legale.

Questione di imprevisti

Nonostante il Giappone sia un Paese fortemente indebitato, la stabilità economica è garantita dal peso del debito tra le mani dei suoi cittadini e non a fonti esterne alla nazione. Alla notizia che Gainax avrebbe speso i soldi dell'emittente pubblica NHK -e dunque degli stessi cittadini- in un Paese al di fuori del Giappone scoppiò in una polemica che finì persino in Parlamento. Ad ogni modo, tutti i rischi vennero salvaguardati dal grande risparmio economico nell'affidare la produzione di alcune puntate a studi esterni, in quel fenomeno che chiamiamo comunemente "outsourcing", pratica che tuttora colma la carenza di manodopera.

Risparmiare quei pochi soldi in un mare di debiti per tenere a galla la produzione fu solo una boccata d'aria fresca per Gainax, che dovette ritrovarsi a fronteggiare un conto sempre più in rosso e un calo qualitativo non indifferente per la saga dell'Isola Misteriosa. Di tutte e 39 le puntate, quella resta la parentesi più negativa e controversa dell'intera opera, un brusco taglio alla qualità tecnica e narrativa dell'anime, con una sceneggiatura parzialmente abbozzata e animazioni riciclate costantemente, fino all'apice dell'episodio 34 tra brani musicali e scene interamente ricopiate e incollate.

In questo mare di polemiche, la saga riuscì comunque a sviluppare il complesso carattere di Nadia, eroina così fortemente vegeteriana da risultare spesso insopportabile, soprattutto se messa a confronto con Jean, personaggio che vive nella corrente del positivismo che, al contrario della ragazza che ama, si affida alle capacità dell'uomo come individuo nell'affrontare le difficoltà. Questo dualismo è necessario per affrontare il futuro capolavoro di Hideaki Anno, Neon Genesis Evangelion, che condivide con Fushigi no umi no Nadia moltissime caratteristiche. E questo non riguarda solo il design di Nadia e Shinji, praticamente identici come rivelato dallo stesso Sadamoto, ma anche alcune caratteristiche della personalità dei personaggi poi riaddatati in un modo del tutto nuovo.

Evangelion e Nadia: due opere, un cuore

Nadia si comporta, in un modo e nel'altro, come Rei e Asuka insieme, agendo da specchio della personalità stessa di Anno, a volte così tanto intensamente da avvicinarlo lentamente alla depressione, disturbo che lo accompagnerà in tutti i suoi lavori futuri. Emblematico, se non addirittura straordinario, è il personaggio di Grandis (o Rebecca per Finivest) che da nemico diventa uno dei più stretti alleati dei protagonisti, comportandosi da adulta e, tra una risata e l'altra, sfornando consigli alla piccola Nadia, ancora ignara dei danni dell'amore che prova inconsapevolmente per Jean. Il suo è il ruolo che assumerà Misato in Evangelion, seppur il Maggiore della Nerv non riuscirà mai a portarlo a compimento, fallendo miseramente.

Ogni personaggio in Nadia - il mistero della pietra azzurra è dotato di una carisma tutto proprio, di una caratterizzazione minuziosa, a iniziare dal comandante del Nautilus, Nemo, fino all'assoluto antagonista, Gargoyle. Grazie a questi personaggi, e a un'immaginario clamoroso, l'ultima parte dell'anime, quando Anno ritorna alla regia, è a dir poco epocale. La mitologia si inserisce nella sfida millenaria tra uomo e dio creando una contrapposizione che lascia lo spettatore per tutte le ultime puntate con il fiato sospeso, soprattutto quando trapela con forza, dai sentimenti di uno dei Comandanti pìù iconici della storia dell'animazione nipponica, il tema portante dell'opera e di stampo puramente eraclitiano: il bene supremo dell'umanità, come fonte di speranza in quanto essere e divenire.

Il buco di 80 milioni di yen al bilancio al termine della trasmissione, che avvicinò come mai prima d'ora Gainax alla bancarotta, vennero in parte controllati dal merchandising inerente al franchise, tra giochi e produzioni a tema che mantennero a galla la baracca finché Hideaki Anno, ancora una volta, non tornò alla macchina da presa con Evangelion, gallina delle uova d'oro che riuscì a risollevare i problemi di liquidità della compagnia. Il resto è storia, come vi raccontiamo nel nostro speciale sulla genesi di Neon Genesis Evangelion.

Ne vorremo approfittare, inoltre, per spendere due parole in merito alla riedizione curata da Yamato Video che, nel 2003, realizzò un nuov adattamento dell'anime che sopperì alle travagliate censure di Mediaset (allora Finivest), riproponendo la serie cult con un nuovo adattamento e un doppiaggio più fedele all'originale. Tutte queste caratteristiche, dunque, si uniscono per fare di Nadia una vera e propria pietra miliare dell'animazione giapponese, tale è il simbolo che fa da titolo alla versione occidentale dell'anime "The Secret of Blue Water". Serie che, inevitabilmente, ha condizionato anche indirettamente alcune delle opere più famose al mondo, come il film "Atlantis: l'impero perduto" della Disney o persino un'arma di Star Trek.

Nadia: Il mistero della pietra azzurra In definitiva, ci troviamo di fronte a un capolavoro di assoluto spessore, un anime straordinario che non deve essere trattato unicamente come embrione sperimentale di Evangelion, ma come vera e propria forma rivoluzionaria di un'industria che si stava affidando al genere "mecha" sempre più insistentemente. Un titolo ambizioso, coraggioso quanto sfortunato nel suo corso. Ogni scossone dell'opera, come anche il "film che non esiste" di Nadia, sono soltanto sfumature che, nel complesso, arricchiscono questa serie di fascino e meraviglia, ma di una di quelle indelebili che lo spettatore non potrà mai dimenticare. Buon compleanno, Nadia!