Naruto su Prime Video: il doppiaggio italiano è ancora valido?

Le prime due stagioni di Naruto sono disponibili in streaming su Amazon Prime Video. Analizziamo lo storico doppiaggio italiano.

Naruto su Prime Video: il doppiaggio italiano è ancora valido?
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Il momento tanto atteso è finalmente giunto. A partire dal 1° maggio 2022, le prime due stagioni di Naruto sono disponibili su Prime Video doppiate in italiano grazie a Yamato Video. Si tratta di un altro grande recupero da parte dell'editore milanese, che potenzia ulteriormente l'offerta del suo catalogo streaming e in particolare della piattaforma Anime Generation, e di un'occasione ghiotta sia per i fan storici, che possono così riassaporare le avventure del mitico ninja del Villaggio della Foglia, sia per chi non si è mai approcciato a un anime che ha segnato un'intera generazione di appassionati della cultura pop nipponica. Le prime due stagioni arrivano alla conclusione dell'arco dell'esame chunin e comprendono la spettacolare saga di Zabuza e Haku, una delle migliori dell'intera serie.

Il doppiaggio italiano proposto da Yamato Video corrisponde a quello storico realizzato in occasione della trasmissione dell'anime su Italia 1 dal 2006 al 2008, nella sua versione integrale e senza censure. Scopriamo assieme, perciò, se questo doppiaggio mantiene ancora la sua validità dopo tutto questo tempo o se risulta troppo figlio del suo periodo.

Un quartetto d'eccezione

Trasmessa originariamente in patria dal 2002 al 2007, la prima serie di Naruto approda nel nostro paese il 5 settembre 2006, nella fascia pomeridiana di Italia 1.

Tutti e 220 gli episodi di questa parte vengono trasmessi sulla rete televisiva italiana nel corso dei due anni successivi. Per l'occasione viene realizzato un doppiaggio curato da Pino Pirovano e Gabriele Calindri presso lo studio Logos, con i dialoghi di Anna Grisoni, Francesca Bielli, Gabriella Fantini e Dominique Evoli. Tale doppiaggio è proprio quello che troviamo negli 83 episodi delle prime due stagioni caricate su Prime Video, attualmente come unica opzione linguistica disponibile, anche se Yamato Video ha assicurato l'arrivo delle voci giapponesi con sottotitoli in un momento futuro. Si tratta della versione integrale che non presenta i tagli della trasmissione originale sulle reti Mediaset, modifiche che all'epoca hanno lasciato scontenti numerosi fan abituati al trattamento più fedele e rispettoso di altre emittenti (pensiamo all'Anime Night di MTV), ma inevitabili vista la fascia oraria e soprattutto il pubblico a cui si rivolgeva. È assente invece la sigla italiana Io credo in me cantata da Giorgio Vanni, probabilmente per questioni di diritti.

Il doppiaggio italiano di Naruto vede nei panni del quartetto principale - il protagonista, Sakura, Sasuke e Kakashi - nomi molto noti del panorama nostrano. Per dare la voce al ragazzo portatore dello spirito della Volpe a Nove Code è stato scelto Leonardo Graziano, all'epoca poco più che trentenne e non ancora cimentatosi nel ruolo che gli avrebbe regalato la fama, quello dell'indimenticabile Sheldon Cooper (Jim Parsons) nella sitcom The Big Bang Theory.

A nostro parere, la sua performance è tuttora validissima. Pur non potendo competere con la voce originale di Junko Takeuchi (specializzata in protagonisti shonen) in quanto a intensità ed esuberanza, il timbro di Graziano è adattissimo al carattere del giovane ninja del Villaggio della Foglia e riesce a donargli la giusta dose di carisma e vitalità, senza eccessi che risulterebbero fuori luogo nel contesto nostrano.

Nei panni del compagno di team (e al tempo stesso amico e rivale) Sasuke Uchiha troviamo invece Alessandro Rigotti, doppiatore noto per aver prestato la voce a Leon Kennedy nella maggior parte dei prodotti del franchise Resident Evil, tra cui il recente Resident Evil: Infinite Darnkess. Il timbro di Rigotti si rivela in linea con il carattere calmo e taciturno, ma anche deciso e combattivo, dell'erede del clan Uchiha, mascherando benissimo l'evidente differenza d'età con il personaggio.

Non hanno bisogno di presentazioni, infine, i doppiatori dei due restanti membri del Team 7. Ci riferiamo ovviamente a Emanuela Pacotto, volto storico del doppiaggio italiano degli anime, che qui presta la voce alla premurosa Sakura Haruno, e a Claudio Moneta, nel ruolo di Kakashi Hatake.

La prima conferma la sua bravura e conferma il suo timbro ormai riconoscibile per i suoi fan storici anche dopo tutti questi anni, e verso il secondo è praticamente impossibile muovere critiche. Il talento di Moneta rende alla perfezione il carattere apparentemente serio e affidabile, ma in realtà molto più complesso di quanto sembra in superficie, del mitico maestro ninja, rivelandosi così una delle scelte più azzeccate dell'intero cast.

Alti e bassi

Se per quanto riguarda i personaggi principali il doppiaggio italiano si rivela ancora molto valido, nel caso di quelli secondari invece si riscontrano luci e ombre, già evidenti all'epoca della prima trasmissione e accentuate dal tempo trascorso.

Tra le performance migliori menzioniamo senza dubbio Mario Scarabelli nei panni del Terzo Hokage e Federica Valenti in quelli di Hinata Hyuuga. Il primo è semplicemente perfetto nella resa di uno dei personaggi più carismatici della serie (nonché il più anziano), mentre la seconda non fa rimpiangere la voce originale di Nana Mizuki replicando in modo impeccabile la sua dolcezza. Promosso anche Lorenzo Scattorin nel ruolo di Umino Iruka, il primo maestro di Naruto (non a caso il suo timbro è molto simile a quello di Claudio Moneta), così come inaspettatamente adatta si rivela la scelta di un veterano del settore quale Ivo De Palma per dare la voce a Maito Gai, uno dei personaggi più simpatici e spassosi dello show, se non il più esilarante in assoluto. Ottima anche la prestazione di Diego Sabre in quello che è tuttora uno dei villain più carismatici dell'intero franchise, il potente e minaccioso Zabuza Momochi, ma sfortunatamente non va altrettanto bene per gli altri due antagonisti principali di questa prima parte, ovvero Orochimaru e Gaara.

Nel primo caso, la voce di Gabriele Calindri, seppur adatta al personaggio, non riesce a renderne nel modo migliore il carisma e la mentalità contorta, cosa che invece si può trovare nell'originale grazie al doppiaggio di Kujira, nome d'arte della doppiatrice Wakako Matsumoto (il fatto che si tratti di una donna è un dettaglio non di poco conto). Allo stesso modo, anche Luigi Rosa delude le aspettative nel ruolo del ragazzo portatore del Demone Tasso, un personaggio complesso e tormentato doppiato meravigliosamente in giapponese da Akira Ishida.

Un discorso analogo vale per Massimiliano Lotti, che qui presta la sua voce al ninja pervertito Jiraya. Competere con una vera e propria leggenda del doppiaggio nipponico come Hochu Otsuka non era per niente semplice, ma era lecito aspettarsi una performance più incisiva per quello che è uno dei personaggi più popolari e simpatici del franchise, anche se in questo caso è più la scelta del doppiatore a non averci convinto.

Andando però oltre i singoli casi, un altro problema che affligge il doppiaggio italiano di Naruto risiede nel suo adattamento, che pur riproposto senza tagli risente ovviamente di tutte le scelte figlie del periodo e soprattutto del target originale. Ecco quindi che i dialoghi italiani presentano numerose edulcorazioni per rendere l'opera più adatta a un pubblico di bambini e adolescenti, in particolare per quanto riguarda i termini più violenti, così come lo stravolgimento (parziale o totale) di un numero considerevole di battute senza che ve ne fosse una reale esigenza.

Da segnalare, infine, la pronuncia italianizzata di alcuni nomi propri come quello di Sasuke, che in originale si legge Saskè, mentre nulla da dire sulla scelta di tradurre tutte le tecniche ninja eseguite dai vari personaggi, condivisibile se non sacrosanta.

In definitiva, il doppiaggio storico di Naruto è ancora valido e godibile a più di 15 anni di distanza dalla sua prima trasmissione sulla TV italiana, grazie anche all'assenza dei tagli e delle altre censure visive, ma risente di alcune problematiche, legate principalmente all'epoca e alla piattaforma per cui è stato concepito, che potrebbero farlo apparire inadeguato alla luce degli standard più recenti, sicuramente più elevati.