Naruto e la Saga di Zabuza su Crunchyroll: un inizio incredibile

Recentemente sulla piattaforma streaming Crunchyroll è tornato il ninja biondo di Konoha. Facciamo un bel recap

Naruto e la Saga di Zabuza su Crunchyroll: un inizio incredibile
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La piattaforma americana dedicata agli anime più famosa di tutte ha pubblicato il primo arco narrativo di Naruto, quello incentrato sulla scoperta del protagonista, dei suoi comprimari, ovvero il freddo Sasuke, la dolce Sakura Haruno e lo stoico Kakashi Hatake, ma soprattutto del grande e complesso mondo nato dalla mente e dalla mano di Masashi Kishimoto. Riscopriamo quindi le origini di una saga leggendaria attraverso la prima saga dell'anime nato negli studi di Pierrot nell'ormai lontano 2002: un cult oggi imprescindibile per gli amanti dello shonen ed una storia incredibile: quella del demone Zabuza e del suo "prezioso strumento", un bambino innocente divenuto una macchina letale, il piccolo Haku. Qui trovate tutte le info sulla prima stagione di Naruto disponibile su Crunchyroll.

La forza delle lacrime

Sin dal primo episodio capiamo quando l'autore voglia allontanarsi dal canone classico dell'eroe, presentato dai manga per ragazzi incentrati sul combattimento. Nonostante si ispiri ad essi per caratterizzare i propri personaggi, se ne distacca per quanto riguarda il comportamento.
In questo manga i personaggi non sono bidimensionali, ma provano emozioni contrastanti e profonde che contribuiscono a renderli più umani e vicini al lettore.

Le lacrime diventano il mezzo perfetto non solo per comunicare quest'intenzione, ma anche per permettere ai suoi personaggi una comprensione reciproca. Il primo episodio vuole insegnarci proprio questo: è attraverso le lacrime che Iruka e Naruto riescono finalmente a comprendersi, poiché hanno avuto entrambi un'infanzia tragica e vissuta in solitudine.

Persino il suo antagonista Zabuza, dipinto come una persona fredda, spietata e, addirittura, paragonata ad un vero e proprio demone, piange alla vista del corpo esanime del suo compagno Haku, ragazzino salvato tempo prima dallo stesso ninja spadaccino da una vita di stenti e miseria. Kishimoto, in maniera magistrale, è riuscito a rivalutare la stessa figura del villain, donandogli sfumature più ampie e una personalità molto più complessa, rendendolo iconico per noi lettori e formativo per il protagonista.

Il mondo dei grandi

Un elemento che Kishimoto ha saputo ben gestire è il confronto tra il mondo esterno e la giovinezza dei propri protagonisti. L'arco narrativo incentrato nel Paese delle Onde mette di fronte agli occhi di Naruto, Sasuke e Sakura un panorama spietato, crudele ma soprattutto disilluso. Essendo la loro prima missione al di fuori delle mura di Konoha, rimangono sconcertati da come gli adulti, che nella teoria dovrebbero essere un punto di riferimento per le nuove generazioni, siano personaggi egoisti e senza scrupoli.

Gato, il malvagio uomo d'affari che vuole impedire la costruzione del ponte per i suoi interessi, incarna perfettamente questo concetto, che nel racconto iniziale di Naruto viene portato ovviamente all'estremo. Per i due co-protagonisti maschili della Squadra 7 il percorso introspettivo e formativo è duplice. La missione li mette nelle condizioni di decentralizzare sé stessi e fargli comprendere che non solo loro sanno cosa sia la solitudine e la sofferenza.

Il personaggio di Inari svolge proprio questa funzione, tanto che Naruto vuole aiutarlo di nuovo a credere negli eroi. Il credo ninja di Uzumaki, quello di non rimangiarsi mai la parola data, nasce proprio dall'incontro con il piccolo figlio di Kaiza, poiché all'inizio il piccolo protagonista voleva solo essere un eroe per essere accettato e riconosciuto dal villaggio, ottenendo la carica di Hokage.

Uno sguardo più tecnico

Se fino ad ora abbiamo analizzato quali sono stati i temi fondanti di questo primo arco narrativo, è giusto dedicare del tempo a quello che è stato il comparto tecnico per capire se, a distanza di quasi vent'anni, riesce ancora a dare la stessa potenza emotiva della prima visione.

È indubbio che l'anime sia visibilmente invecchiato, con la sua visuale in 4:3 e con valori produttivi altalenanti nel corso delle puntate: nella fattispecie, si evince nella prima saga che le matite di Pierrot non hanno mantenuto lo stesso livello di dettaglio nel corso dei primi 26 episodi. Un trend che, andando a memoria, verrà notevolmente migliorato nelle saghe successive. Anche le animazioni, abbastanza impeccabili per gli standard dell'epoca, oggi evidenziano l'assenza del supporto digitale che già nelle fasi finali dello stesso adattamento hanno fatto la differenza nella trasposizione di alcuni combattimenti. Tuttavia, lo studio di animazione ha compiuto un lavoro egregio sul piano soprattutto emozionale, che ancora riesce a trasmettere quei valori e sensazioni che si provano leggendo il manga.

Da pelle d'oca quando Iruka, nel primo episodio, afferma che Naruto non è la Volpe a Nove Code ma un rispettabile Ninja di Konoha, incalzato dalla OST classica ed evocativa e dal primo piano di Naruto con il volto rigato dalle lacrime. Così come resta memorabile l'ultimo gesto di Zabuza prima di morire: dolcemente, il ninja assassino accarezza il volto del suo adorato Haku mentre la neve, uno scenario in cui si erano conosciuti e in cui lo shinobi della Nebbia aveva dato al bambino una nuova vita, si posa sui loro corpi, avvolgendoli anche nella morte. Di fronte a certe sequenze, non possiamo far altro che promuovere il lavoro realizzato dagli autori di un anime che non potremo mai dimenticare.