Netflix

Nel segno di Bleach: cinecomic o live-action, questo è il dilemma

Il recente successo del live-action di Bleach, disponibile sula piattaforma streaming Netflix, ci spinge ad alcune riflessioni sul genere.

speciale Nel segno di Bleach: cinecomic o live-action, questo è il dilemma
Articolo a cura di

Nel linguaggio comune utilizziamo spesso le locuzioni cinecomic e live-action come se fossero intercambiabili, e in effetti non si può negare che si tratti di termini con un significato analogo. Entrambi infatti si riferiscono a un adattamento cinematografico di un fumetto o di un prodotto di animazione. Anche se probabilmente l'espressione cinecomic si riferiva, in origine, agli adattamenti con attori in carne e ossa dei "comics", cioè dei fumetti supereroici made in USA, essa oggi è utilizzata nel linguaggio comune anche per indicare prodotti che con l'America e gli eroi in calzamaglia hanno ben poco a che fare. Capolavori della settima arte come Old Boy di Park Chan-wook, vincitore del Gran Prix Speciale della giuria del Festival di Cannes del 2004 e tratto dal manga omonimo di Garon Tsuchiya e Nobuaki Minegishi; La vera storia di Jack Lo Squartatore, adattamento del meraviglioso From Hell dell'inglese Alan Moore; Snowpiercer di Bong Joon-ho, tratto invece da una serie a fumetti francese. E non sono in molti a sapere che anche film di caratura autoriale come La vita di Adele o Era mio padre o ancora A history of violence sono tratti da fumetti, il che li rende in pratica dei cinecomic nonostante sia in termini di genere sia in termini di immaginario visivo non abbiano assolutamente nulla a che fare con prodotti come Suicide Squad e simili. Pur trattandosi fattualmente di sinonimi, le espressioni cinecomic e live-action sono spesso utilizzate con sfumature leggermente diverse: l'etichetta di cinecomic è attribuita più spesso a film ad alto budget che adattano una vicenda fumettistica in maniera libera, spesso limitandosi a riprendere in modo vago personaggi e situazioni per costruire un prodotto che sia fruibile anche da chi non conosce il materiale originario (fino a giungere all'estremo del MCU, che ha creato un vero e proprio universo parallelo dotato di regole proprie rispetto alla controparte cartacea) mentre si preferisce utilizzare live-action per quanto riguarda pellicole che adattano fumetti, soprattutto orientali come Death Note - Il quaderno della morte, L'Attacco dei giganti e così via, caratterizzati da un basso investimento di risorse e da un maggiore grado di fedeltà rispetto alle vicende raccontate nei manga e quindi rivolte perlopiù agli appassionati delle serie originali. In questo senso pellicole come Ichi the Killer e As the Gods Will di Takashi Miike andrebbero quindi inclusi nel novero dei cosiddetti live-action, anche se per la maggior parte dei cultori del cinema orientale essi sono semplicemente... film di Takashi Miike. La confusione regna sovrana e non saremo noi a dissiparla.

Un manga chiamato con un altro nome non avrebbe forse lo stesso profumo?

Asciugando al massimo il discorso possiamo situare i cinecomic su un diagramma cartesiano avente per ascissa la fedeltà al materiale di base (narrativa, visiva, concettuale) e sulle ordinate l'investimento (materiale o artistico-intellettuale) alla base del progetto. Seguendo la critica professionale e i commenti dei semplici appassionati è assolutamente evidente come siano questi elementi i due poli magnetici alla base della maggior parte dei giudizi che derivano dalla visione dei cinecomic. Alcuni di voi saranno sicuramente abbastanza vecchi da ricordare l'estenuante dibattito sorto intorno al primo Spider-Man di Sam Raimi e in particolare a proposito di un (secondo il parere di chi vi scrive) trascurabilissimo dettaglio di trama: la scelta degli sceneggiatori di bypassare la realizzazione da parte di Peter Parker degli iconici spararagnatele in favore di ragnatele organiche che il Peter interpretato da Tobey Maguire lancia flettendo i polsi. Un film che, al netto dei suoi difetti, era fin troppo moderno e curato rispetto agli standard di allora (a eccezione forse solo dei due Batman di Tim Burton che giocano in una categoria a parte) e che ha rappresentato l'antecedente più nobile del cinecomic supereroico come lo intendiamo oggi, viene ancora ricordato per una scelta esteticamente infelice che i fan duri e puri bollarono e bollano tuttora come "irrispettosa". Un altro esempio è il già citato Old Boy di Park Chan-wook il quale in corso di stesura della sceneggiatura decise di modificare radicalmente il finale immaginato da Tsuchiya, scelta che quasi tutti gli spettatori hanno apprezzato per la scarsa resa del finale originario e per la fattura impeccabile di una delle pellicole più visivamente citate degli ultimi anni.

Se As the gods will di Takashi Miike ha una delle sequenze d'apertura più belle del suo cinema recente, il suo difetto primario consiste nell'eccessiva fedeltà al materiale originario, quel manga omonimo che nel mondo è divenuto un best seller. Parlando di live-action non completamente riusciti è d'obbligo citare l'adattamento di Attack on Titan diretto da Shinji Higuchi, che risulta ottimo da un punto di vista visivo (Higuchi è anche un grandissimo curatore di effetti speciali) ma risulta purtroppo penalizzato da una scrittura edulcorata e una recitazione da commedia studentesca. Per non parlare di prodotti universalmente deplorati come Dragon Ball Evolution, che niente ha a che fare con l'iconica opera originaria, e il Death Note di Adam Wingard, due prodotti che possiamo assumere come esempi supremi di come non realizzare un cinecomic/live-action. James Wong IV, regista che aveva al suo attivo diversi episodi di X Files, Millennium e The Others, e lo sceneggiatore Ben Ramsey, che anni dopo si è pubblicamente scusato per aver lavorato "pensando solo ai soldi" senza alcun riguardo per gli appassionati dell'opera originale, condividono in parti uguali la responsabilità della creazione di Dragon Ball Evolution, considerato non solo uno dei cinecomic più deludenti di sempre ma anche uno dei peggiori adattamenti in generale. D'altra parte il lavoro di Wingard - anche lui con un passato da regista di film horror a bassissimo budget - ovvero il film originale Netflix tratto dal manga best-seller realizzato da Tsugumi Oba e Takeshi Obata, ha generato sdegno e raccapriccio nei fan per la assoluta infedeltà e inconsistenza della trama e per la sciattezza della resa scenica: il tutto è sfociato, purtroppo, con tanto di minacce di morte e tutto ciò di orribile che il web riesce a veicolare quando si tocca uno dei punti fermi del nerdismo conservatore. La scelta compiuta da Wingard, e dai ben tre sceneggiatori coinvolti in Death Note - Il quaderno della morte, di stravolgere il senso generale dell'opera tramutando i protagonisti in stereotipi da commedia americana non è una scelta autoriale come può esserlo il finale di Old Boy, ma il risultato di un misto d'incompetenza e pigrizia con l'aggiunta dell'implicita considerazione che sia necessario "instupidire" un prodotto per proporlo ai ragazzini occidentali. Non è comunque la fedeltà all'opera originale a decretare se un film si regge o meno sulle proprie gambe: pur con un altro titolo, Old Boy resterebbe uno dei grandi capolavori del cinema mentre il Death Note di Wingard resterebbe un esempio di damnatio memoriae non certo meritevole di un sequel, già programmato e che pare godrà della scrittura di Greg Russo.

Fragilità, il tuo nome è Kubo

Tutto quanto abbiamo detto finora, sulle differenze comunemente riconosciute tra cinecomic e live-action, sembra essere destinato a essere sfatato. Recentemente abbiamo avuto modo di assistere a un live-action che, in qualche modo, rende giustizia al genere: stiamo parlando di Bleach, meglio noto come Bleach: The Soul Reaper Agent Arc, adattamento del primo arco narrativo del celebre battle shonen di Noriaki Kubo, meglio noto con il nome d'arte di Tite Kubo. L'opera, il cui titolo si ispira al primo album dei Nirvana, racconta le gesta di un manipolo di individui dotati di incredibili poteri fra cui il protagonista Ichigo Kurosaki, giovane dotato di forza fuori dal comune e della capacità di vedere gli spiriti che una notte si imbatte nella shinigami Rukia Kuchiki. Il compito degli Shinigami, come gli spiega lei stessa, consiste nel difendere l'equilibrio delicatissimo fra il piano fisico e quello spirituale, purificando (e reindirizzando verso la propria destinazione originaria) gli spiriti che per qualche ragione sono mutati divenendo Hollow, aggressive creature che si nutrono di anime. Ferita da un Hollow apparentemente fortissimo, per mantenersi in vita e aiutarlo a salvare la propria famiglia, Rukia decide di dividere il proprio potere di shinigami con lo stesso Ichigo: in questo modo si risveglierà la sua forza sopita e avrà inizio un'avventura che vedrà la shingami e il suo sostituto temporaneo scoprire sempre più cose l'uno dell'altra e collaborare per la salvaguardia degli innocenti. Ma l'atto commesso da Rukia è visto come un crimine alla Soul Society, il mondo spirituale da cui proviene. Ed è così che avranno inizio i guai più seri per i nostri eroi, costretti fra un esercito di creature fameliche senza cervello e i rigori di una società antica e condannata all'immobilismo sociale e culturale in cui non si fa fatica a intravvedere una allegoria del Giappone stesso.

Dopo un paio di saghe di grande interesse, quello che lo youtuber Cavernadiplatone definì "un Dragon Ball con le spade" attraversò negli anni una forte crisi dovuta in parte ai problemi di salute del suo autore e in parte alla sua debolezza nei confronti delle pretese di editor e lettori. Alternando power up a caso, errori di continuity e colpi di scena insensati, il tutto impiantato su una struttura eternamente ricorsiva, Bleach si concluse nel 2016 dopo un'ultima saga che ha raccolto critiche pressoché unanimi. Per un po' tutto tace, almeno fino a quest'anno, nel corso del quale i fan della serie hanno ricevuto l'annuncio di uno spin-off dedicato al personaggio di Mayuri Kurotsuchi, unprogetto intitolato "Bleach Endless Memories" e un manga one-shot intitolato Burn the witch che risulta essere ambientato nel medesimo universo narrativo. Il 20 luglio del 2018 viene inoltre rilasciato nei cinema giapponesi un adattamento live-action, prodotto dalla divisione giapponese della Warner Bros, diretto da Shinsuke Sato (Gantz, Inuyashiki, Death Note: Light Up the New World) e avente per protagonisti Sota Fukushi (As the gods will, Blade of the immortal) e l'attrice e doppiatrice Hana Sugisaki. Rilasciato su Netflix il 14 settembre scorso, il live-action di Bleach ha raccolto grandi consensi fra i fan dell'opera, anche o soprattutto per la straordinaria aderenza all'opera cartacea.

Il resto è live-action

Cominciamo subito col dire che Bleach, in termini di adattamento, è un lavoro eccellente. La sceneggiatura è molto fedele all'originale, forse anche troppo (ne parleremo più avanti) e gli attori, pur avendo scarsa attinenza fisica con le loro controparti manga, svolgono il proprio compito egregiamente, pur nell'inevitabile caratterizzazione esagerata che contraddistingue i "drama" nipponici, ricca di versi, gesti magniloquenti e smorfie buffe. Nonostante sia chiaro il tentativo da parte della produzione di risparmiare il più possibile - come si può notare da costumi e armi, realizzati in maniera non proprio impeccabile - la CGI si armonizza piuttosto bene con il resto e in termini puramente visivi il film semplicemente funziona, anche grazie ad acrobazie e combattimenti molto ben realizzati e a un design che risulta ancora molto accattivante nonostante il passaggio dalla carta alla pellicola. Vedere trasposte nel mondo reale scene che abbiamo apprezzato nel manga o nell'anime rende il tutto più "plastico" e slapstick, tuttavia anche da un punto di vista prettamente scenico il film procede discretamente anche in virtù della piacevole vitalità e leggerezza che gli attori hanno saputo infondere in un'opera che, fin dall'inizio, ha avuto il difetto di prendersi eccessivamente sul serio. Il punto in cui tuttavia il film perde terreno rispetto ad altri adattamenti più interessanti, fra quelli che abbiamo citato, è proprio la sceneggiatura. Si diceva poc'anzi che il film è fedele, forse troppo al materiale originale: difatti la narrazione imbastita da Tite Kubo mostrava fin dall'inizio, ben prima di entrare nella mirabolante fase delle improvvisazioni sgangherate cui l'autore ha mestamente abituato i suoi lettori, contraddizioni e dettagli non proprio calibrati al millimetro misti a colpi di scena di scarso senso.

A poco è valso il tentativo di modificare le contraddizioni più evidenti per venire incontro alla debolezza di sceneggiatura del materiale originario: la scrittura di Bleach: The Soul Reaper Agent Arc ha come proprio limite primario uno svolgimento "rushato" per riuscire a far entrare tutto nel ridotto spazio a disposizione, con tutto quel che ne consegue - un senso costante di spiazzamento rispetto alla rapidità con cui si svolgono i fatti, rapporti fra i personaggi velocizzati all'ennesima potenza, l'impressione che si racconti "troppo" in troppo poco tempo. L'aderenza all'opera di Kubo non si limita comunque alla sezione narrativa, dal momento che Shinsuke Sato ha saggiamente ripreso inquadrature e scene in maniera pedissequa, tanto che in vari momenti il film sembra più un remake frame-to-frame che un adattamento. The Soul Reaper Agent Arc è insomma un vero e proprio atto d'amore nei confronti del lavoro di Kubo e in questo momento tutto il mondo nerd si sta domandando se questo buon lavoro di adattamento farà, sul lungo termine, del bene al mercato dei live-action, portando il genere su più elevati standard qualitativi. In nessun momento il live-action di Bleach può essere confuso con un blockbuster hollywoodiano. Gli manca un budget adeguato e un pool di sceneggiatori capaci di modificare gli eventi senza andare a tradire il senso e lo spirito della serie. Gli manca quindi l'autorialità, lo sguardo brillante di un genio della regia, la scrittura di un professionista del cinema. Ma, da fan del prodotto originale, non possiamo non provare affetto e commozione nel vedere finalmente trasposte le appassionanti vicende di Ichigo e dei suoi amici in una forma che rende giustizia a un'opera dalla qualità altalenante, ma che ancora oggi ha un cuore che batte. La nostra speranza è che, nei prossimi anni, anche grazie a prodotti di buona fattura come The Soul Reaper Agent Arc, il divario fra cinecomic e live-action vada ad assottigliarsi fino a svanire.

Bleach - Manga Il buon risultato raggiunto da Shinsuke Sato con il suo Bleach: The Soul Reaper Agent Arc, nonostante le parrucche sgargianti e le spade di plastica tradiscano il solito progetto a basso budget realizzato appositamente per gratificare i fan "duri e puri", ci fa sperare che il genere live-action stia in qualche maniera evolvendo per giungere a camminare sulle proprie gambe e raggiungere standard qualitativi superiori. Il live-action di Sato non è un lavoro particolarmente raffinato e soffre dell'intenzione di inserire il maggior quantitativo di materiale originario nel minor spazio scenico possibile, ma interpreti d'esperienza e una regia di buona fattura nobilitano il progetto. Cinecomic e live-action, in futuro, potrebbero anche diventare sinonimi.