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Neon Genesis Evangelion: com'è il nuovo doppiaggio senza Cannarsi?

Neon Genesis Evangelion e il casino mediatico del ridoppiaggio: la storia ha finalmente raggiunto un lieto fine?

speciale Neon Genesis Evangelion: com'è il nuovo doppiaggio senza Cannarsi?
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Circa un anno fa, più precisamente nel giugno 2019, la community italiana esplose d'ira nei riguardi del colosso streaming statunitense, Netflix, per aver affidato l'incarico della composizione dei dialoghi in italiano di Neon Genesis Evangelion a Gualtiero Cannarsi, una delle personalità più discusse nell'intero panorama dell'animazione giapponese nel Bel Paese. Il fenomeno "Evaflix", così è stato soprannominato il debutto del capolavoro di Hideaki Anno nel portale di streaming on-demand, è stato segnato da una delle controversie più polverose della storia del distributore americano sul suolo italiano. Ma andiamo per ordine, cos'ha scatenato un'indignazione di tale portata?

Evaflix: le origini della polemica

Il ritorno di Neon Genesis Evangelion sul piccolo schermo è stato uno degli eventi più attesi nella community nostrana, in quanto si tratta di un'opera immortale ed emblematica nei riguardi di un'industria che ha solidificato le radici del genere mecha e dello psicologico proprio grazie alla serie diretta da Hideaki Anno. Eppure, l'entusiasmo collettivo fu destinato a durare appena qualche giorno, poiché iniziarono presto a circolare in rete diverse voci di corridoio in merito a un presunto ridoppiaggio della serie. È doveroso anche aggiungere, proprio in virtù della popolarità dell'anime, come parte degli appassionati del franchise siano fortemente legati all'edizione curata da Dynamic Italia negli anni '90, motivo che li ha spinti ad affezionarsi alle iconiche voci e ad alcuni dei termini considerati oggi simbolici nel contesto dell'intera opera.

La scelta messa in campo da Netflix di ridoppiare interamente l'anime, forse per vincoli contrattuali con il precedente doppiaggio o per questioni di tempistiche, fu dunque un vero e proprio azzardo. E così, già dai primi minuti dell'episodio 1, fu evidente la volontà di Gualtiero Cannarsi di ricostruire l'intero adattamento secondo un'ottica - a detta sua - più conforme all'opera originale, come non era stato possibile eseguire ai tempi della Dynamic. A tal proposito, vi suggeriamo di recuperare la nostra intervista a Cannarsi per comprendere al meglio le motivazioni dietro il suo peculiare modo di operare.

Gli "Angeli" divennero "Apostoli", il fenomeno di "berserk" uno "stato di furia", il tutto coronato da un linguaggio aulico e complesso, soprattutto se relazionato all'età dei personaggi e al parlato contemporaneo, requisito necessario per un buon doppiaggio. Alla fine della fiera, giudicando nel complesso i 26 episodi della serie televisiva, il risultato fu clamorosamente disastroso, al punto tale che Netflix dovette intervenire per rimuovere l'adattamento nostrano e sottoporlo a un'attenta revisione.

Un "ritorno silenzioso" molto rumoroso

Da allora, le informazioni in merito cominciarono a scarseggiare, finché lo scorso gennaio sia i doppiatori che l'ex direttore del doppiaggio Fabrizio Mazzotta confermarono l'inizio dei lavori per apportare le opportune modifiche all'adattamento italiano. Incaricati della revisione, dunque, furono al ruolo di dialoghista e di nuovo direttore rispettivamente Laura Cosenza (Scrubs, L'Alienista) e Roberto Stocchi (The Cleveland Show). Un direttore è tale poiché si assume le responsabilità del prodotto fatto e finito e, pertanto, nonostante l'esperienza di Mazzotta nei riguardi del franchise, in cui tra l'altro partecipò nello stesso ruolo anche nell'adattamento storico degli anni '90, appare ovvia la scelta di Netflix di affidare l'incarico a un altro esperto del settore.

Ad ogni modo, il ritorno di Neon Genesis Evangelion arriva questa volta silenziosamente, senza alcun comunicato da parte dei canali social del colosso americano, ma rintracciato quasi per caso dai fan dell'anime. Solo nel corso della mattinata, il cast e lo staff hanno confermato tramite i propri account social l'approdo della serie completa di revisione nel catalogo. Tuttavia, quasi come a stuzzicare l'avvio di una nuova telenovela, l'ennesimo ridoppiaggio è stato vicino a innescare un'altra polveriera.

Forse per un errore o per questioni di caricamento, Netflix ha inizialmente distribuito solo una metà corretta e riveduta, fino all'episodio 18 compreso, mentre le restanti puntate contenevano ancora i dialoghi adattati da Gualtiero Cannarsi. Potete comunque riporre le armi sotto il materasso, poiché l'editore ha già provveduto a sistemare gli episodi in questione nel primo pomeriggio, ponendo di fatto fine a una delle controversie più importanti della storia dell'animazione giapponese in Italia. Ebbene sì, il ridoppiaggio di Neon Genesis Evangelion è stato finalmente completato, pertanto è il momento di tirare le somme sulle modifiche apportate.

Quando un nome fa la differenza

Ci teniamo a specificare come non tratteremo in questa sede il lavoro svolto dal cast, nonostante non possiamo esimerci dal ribadire l'ottima interpretazione dei doppiatori, soprattutto in alcuni ruoli specifici, ma preferiamo lasciare a voi il piacere di trarre le conclusioni delle prestazioni attoriali senza più alcun vincolo linguistico. Detto ciò, i cambiamenti ci sono stati e, come preannunciato poc'anzi, sono tangibili già dal primo episodio.

Non possiamo negarvi, in realtà, di essere andati alla ricerca di quelle scene divenute virali in tutto il mondo a causa della complessità formale espressa dai dialoghi, proprio per verificare la bontà del ridoppiaggio a un anno di distanza. Possiamo confermarvi, dunque, che stavolta il lavoro svolto è soddisfacente. Oltre alle modifiche in merito alla terminologia, dove l'Unità prima è tornata ad essere l'Eva 01 (e così via per gli altri modelli) e lo "stato di furia" l'agognata "modalità berserk", i cambiamenti più sensibili hanno toccato come prevedibile la stesura dei dialoghi, in cui l'intero processo di riadattamento è stato definito da Laura Cosenza come "la sua più grande fatica".

Niente più frasi articolate o termini militari desueti (ad esempio "recalcitranza"), ma espressioni scorrevoli e adeguatamente proposte per favorire nel modo più assoluto la comprensione della scena. Inoltre, sono stati rimossi i suffissi e le regole nipponiche, in modo tale da occidentalizzare i nomi di persona attraverso la lettura cristallina delle vocali. Ad esempio, il pilota dell'unità Eva 02 non verrà più pronunciata come "Aska", con l'eliminazione della "u" quando seguita da una "s" come consuetudine del Paese del Sol Levante, bensì semplicemente "Asuka".

"Quanto a quello che non potevamo fare che noi", giusto per restare in tema, alla fine Netflix ha mantenuto le promesse come ci auguravamo, rilasciando finalmente un prodotto che adesso suona davvero come compiuto e pronto alla visione. Pertanto, se l'anno scorso l'intera polemica ha aggirato la vostra volontà di dare una possibilità a una delle serie più iconiche di un'intera cultura, sappiate che ora non avete più alcuna giustificazione per lasciarvi scappare una degli anime più importanti dell'animazione giapponese.

Per chi invece ha già avuto modo di conoscere il capolavoro di Hideaki Anno nella sua edizione passata, allora troverà in questo adattamento un forte senso di nostalgia, ma allo stesso tempo una storia indimenticabile pronta per essere riscoperta dal punto di vista di un nuovo e ottimo cast.