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Neon Genesis Evangelion: pro e contro del nuovo doppiaggio italiano

Il web è insorto contro il nuovo adattamento di Evangelion, distribuito da Netflix: ma è davvero così disastroso?

speciale Neon Genesis Evangelion: pro e contro del nuovo doppiaggio italiano
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Netflix ha caricato finalmente Neon Genesis Evangelion (insieme ai due lunghi episodi conclusivi) nel catalogo anime della piattaforma streaming e, da alcune ore a questa parte, non si parla d'altro, almeno in Italia. La questione dell'adattamento/doppiaggio di un'opera straniera, soprattutto giapponese, è assai delicata e forse andrebbe analizzata con degli spunti assai più critici rispetto alla mera (e pericolosa) bolla dei social network. D'altronde basta semplicemente leggere il nome dell'adattatore del nuovo doppiaggio per essere assaliti da un'onda di pregiudizio: Gualtiero Cannarsi è un nome piuttosto noto agli appassionati di animazione nipponica soprattutto a causa del lavoro svolto sulle edizioni italiani dei film prodotti dalla Ghibli, caratterizzati da traduzioni e adattamenti di dialoghi infarciti di locuzioni e termini aulici, indiscriminatamente rispetto al contesto sociale o all'età dei personaggi. Un'onta, per molti, che sembra aver investito anche la nuova versione di Neon Genesi Evangelion. Facciamo allora un po' di chiarezza: in queste ore abbiamo visionato un po' di episodi in lingua italiana e vogliamo spendere qualche parola sul nuovo adattamento.

Guardiamo nella giusta direzione

Bastano, in effetti, pochissimi minuti di ascolto durante l'incipit del primo episodio di Evangelion per rendersi conto che il nuovo doppiaggio (forte, peraltro, di un cast totalmente rinnovato rispetto a quello proposto da Dynit) è totalmente diverso da quello a cui siamo abituati da sempre. E, prima di continuare, è doveroso sottolineare che non è la prima volta che accade: già Yamato Video, quando tradusse I Cavalieri dello Zodiaco: Lost Canvas, ebbe il coraggio di rimescolare le carte in tavola, proponendo un adattamento italiano più vicino alle nomenclature originali giapponesi.

Il risultato fu che, anche in italiano, molti nomi, titoli e tecniche non suonavano familiari rispetto all'edizione italiana della serie classica di Saint Seiya, un prodotto che tutt'oggi viene elogiato da una nutrita fanbase proprio per la rielaborazione dei testi in chiave più aulica. Si badi bene: anche noi, sulle nostre pagine, abbiamo esposto la faccenda nella Recensione de I Cavalieri dello Zodiaco: Lost Canvas, sottolineando però come operazioni di questo tipo sacrifichino il favore di un pubblico abituato diversamente di fronte a una maggiore fedeltà nei confronti dei testi originali.

E francamente penso che, allo stesso modo in cui la matematica è tutto fuorché opinione, una traduzione seria, attenta, veritiera e rispettosa del testo primo meriti un elogio in più rispetto a una mera operazione di fanservice. D'altronde, se per ogni prodotto fosse possibile accontentare sia i puristi che le masse come nella doppia versione di Dragon Ball Super: Broly saremmo certamente più contenti. In assenza di ciò, invece, impariamo a distinguere la serietà professionale da ciò che vorremmo ascoltare.

Cosa c'entra tutto ciò con il capolavoro di Hideaki Anno? Bene, torniamo ad Evangelion, perché le differenze con l'adattamento originario non sono poche: d'improvviso, gli Angeli sono diventati Apostoli, i mecha come Eva-01 diventano Unità Prima. Lo staff che ha lavorato al nuovo doppiaggio - che, in larga parte, dovrebbe essere lo stesso che ha operato le traduzioni effettuate sulla prima edizione italiana - porta poi gli imprescindibili virtuosismi linguistici di Cannarsi, che tanto hanno fatto discutere i fan della Ghibli nel nostro Paese. Dialoghi anche molto semplici, quindi, vengono infarciti di terminologie ricercate o di linguaggi particolarmente elaborati: linee di testo che, peraltro, stridono fortemente con i sottotitoli proposti dalla piattaforma streaming, che invece snelliscono e semplificano enormemente il linguaggio rispetto alle parti audio.

Posta, quindi, una certa discrepanza tra "sub" e i "dub", ritengo che l'ostentazione linguistica non fosse la scelta più adatta per un prodotto come Neon Genesis Evangelion. Un'opera sopraffina dal punto di vista artistico e della scrittura, certo, ma non di meno un prodotto pop che, in quanto tale, meriterebbe di rendersi fruibile a un pubblico quanto più vasto possibile. La scelta finale di Cannarsi, a mio parere, si pone quindi in aperto contrasto con l'intenzione prima di Netflix: portare un capolavoro di tal poetica e stile (finora reperibile soltanto illegalmente o tramite home video sempre più introvabili) a portata di click di una massa sconfinata di utenti. È questa la pecca principale - anzi, forse l'unica, ma ci torniamo più avanti - dell'adattamento targato Netflix di Evangelion: l'eccessivo sfoggio dialettico e cavalleresco, che persino nelle buone intenzioni finisce col combinare più di qualche pasticcio.

Angeli o Apostoli? Why not both?

Apprezzo, per esempio, la volontà di rimanere estremamente fedeli alla fonetica giapponeseÀska la pronuncia corretta, non Asùka, per esempio), ma è pur vero che anche in questa direzione Cannarsi e soci hanno optato per una precisione che, di primo acchito, potrebbe apparire un po' troppo meticolosa. L'idea di lasciare che i cognomi vengano pronunciati prima dei nomi (un'usanza tutta giapponese, che dovreste conoscere bene se masticate i sub ita) poteva forse essere accantonata, dal momento che potrebbe creare confusione nei confronti di un pubblico meno informato o competente.

Attenzione, però: il fatto che poteva essere accantonata sarebbe una mera e innocente licenza occidentale, ma non significa che sia un errore da condannare. Anzi. Se pretendessimo che tutto debba venire "occidentalizzato" (soltanto nelle situazioni più formali noi tendiamo a premettere il nostro cognome), perché allora sosteniamo altrettanto strenuamente che anche un manga in italiano debba essere letto da destra verso sinistra? Perché redarguiamo Cannarsi per aver mantenuto un'usanza tutta nipponica se, subito dopo, riempiamo di insulti la casella di posta di Planet Manga per averci propinato l'impaginazione di Akira e Berserk in senso occidentale?

Chiudo questo sfogo con un'ultima riflessione, la più importante: l'adattamento di alcuni termini cruciali per la mitologia di Neon Genesis Evangelion. Siamo stati abituati in tutte le lingue, sin dalla fine degli anni Novanta, a identificare le creature scaturite dal Second Impact come Angeli e non Apostoli. In tutte le lingue, sì, tranne in quella più importante: il giapponese. Basta anche solo ascoltare il nuovo doppiaggio (Evangelion è stato ridoppiato in tutti gli idiomi, persino quello nipponico) per renderci conto che le creature non vengono chiamate "Tenshi", ovvero "Angelo". Vengono invece chiamate "Shito". Che, tradotto in italiano dal giapponese, vuol dire... "Apostolo". Ebbene sì: l'adattamento in "Angelo" deriva semplicemente dai cartelli che Hideaki Anno ha posizionato all'interno del prodotto. Sì, lo so: i testi della sigla, le scritte su schermo, persino la simbologia e il background degli Shito (che, peraltro, è un termine nipponico piuttosto arcaico ed ambiguo) rimandano tutti alla dimensione degli Angeli e in effetti sembra proprio questa la direzione concettuale che l'autore volle dare al suo immaginario. Non fatico a credere che l'obiettivo di Anno fosse proprio quello di mantenersi nel territorio dell'ambiguità biblica e linguistica, confondendo volutamente il suo pubblico e chi ha tentato di interpretarne la mitologia.

Leggiamo "Angel" sugli schermi un po' dappertutto, questo è vero, ma la terminologia esatta con cui i protagonisti chiamano le creature è tutt'altra. Incuriosito, ho quindi deciso di ascoltare i primi minuti di Neon Genesis Evangelion anche in lingua inglese: se il ridoppiaggio globale di Evangelion ha quindi attraversato un più meticoloso processo di adattamento, mi sono chiesto, allora anche sul versante americano ascolterò "Apostle" anziché "Angel". E invece no. L'adattamento inglese ha deciso di mantenere "Angel". Sono stati più bravi loro? No. Siamo stati più letterali noi.

Se non vi piace, modificate le opzioni sonore con l'audio in giapponese e i sottotitoli in italiano o, al massimo, acquistate i bellissimi cofanetti DVD di Dynit. Il vecchio doppiaggio è ugualmente valido per gli stessi fan che hanno potuto accettare che Seiya diventasse Pegasus o che Piccolo diventasse Junior. Perché, in fondo, Pegasus è l'eroe della costellazione di Pegaso e Junior è comunque il figlio del Grande Mago Piccolo, un demone che in italiano si chiama Al Satan: un nome che, in ogni caso, rimanda all'idea di demonio. Il che è lecito. Gli altri, invece, dovrebbero lamentarsi un po' meno.