Neon Genesis Evangelion: il rapporto padre figlio tra realtà e arte

Nel rapporto tra Shinji e Gendo Ikari si riflette l'infanzia di Hideaki Anno: ripercorriamo il tema padre-figlio tra Evangelion e realtà.

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Fermarci, anche solo per un momento, ad analizzare quell'introspezione psicologica che ha caratterizzato il rapporto padre-figlio più burrascoso e conflittuale della storia dell'animazione non è di certo una cosa semplice. Tuttavia, anche in virtù delle parole di Hideaki Anno riemerse recentemente dal lontano 1999, ci siamo chiesti quanto effettivamente la sua vita abbia influenzato la realtà quotidiana di Shinji Ikari, il protagonista del suo capolavoro Neon Genesis Evangelion. Pertanto, proveremo in questo articolo ad analizzare la correlazione tra i due fenomeni, tentando di ritrovare nella serie originale del 1995 il riflesso del regista, partendo proprio dalla situazione familiare che ha coinvolto la sua infanzia.

Crescere

Crescere è un processo continuo, a volte scosceso, ma in costante mutamento, frutto del rapporto con le persone e dell'educazione imposta dal genitore al figlio. Nella travagliata corsa verso la maturità siamo costantemente influenzati dalla realtà che ci circonda, dagli eventi che caratterizzano la propria infanzia all'evoluzione della società. Ogni cosa che accade, persino nel suo piccolo, cambia in misura diametralmente diversa la crescita personale, caratterizzando a conti fatti la personalità del singolo indivuo fino all'età adultà.

Le persone, come le situazioni, cambiano insieme a coloro con cui vengono a contatto, determinado quel flusso di mutamento che genera le barriere e le differenze tra gli uni e gli altri, quello che Hideaki Anno chiama A.T. Field. E non è un caso se il regista di Neon Genesis Evangelion conia proprio questo termine, utilizzando esplicitamente la parola "terrore" per manifestare quella paura per avvinarsi al prossimo e instaurare un legame necessario alla sopravvivenza dell'"io" come individuo tra gli altri.

Il director è consapevole di questo fenomeno di "Absolute Terror", soprattutto tra lui e il padre, distante anni luce dal concetto di famiglia desiderato durante l'infanzia e sfasciatosi in seguito, come ci rivela lui stesso, durante l'età adulta. Questo sentimento si mostra sin dal primo episodio di Evangelion, in quel rapporto conflittuale tra ciò che è e ciò che poteva essere. Guarda caso, la lettera che il padre spedisce a Shinji per invitarlo alla sede della Nerv cela due importanti dettagli: la carta decisamente rovinata, strappata, rimessa insieme pezzo dopo pezzo e legata da frammenti di adesivo e, infine, quella criptica parola che pare non lasciare spazio ai sentimenti, un freddo "Vieni!".

Se nella prima parte è evidente il rifiuto del ragazzo al padre che lo ha abbandonato, con un successivo ripensamento a quella che a conti fatti è "un'occasione" di legame con l'uomo che più di tutti vorrebbe capire, dall'altra Gendo Ikari mostra di non sapere come approcciarsi al figlio che non vede da anni.

Quella semplice lettera, ancor prima del fatidico incontro tra i due, è il primo segno di un legame che c'è ed è sempre esistito, ma logorato da una vita familiare che ha compresso i sentimenti in una bolla che pare indistruttibile. Messa così, ci sembra già di ritrovare nelle parole di Anno del '99 uno specchio cristallino, eppure, il regista va molto più a fondo all'interno della serie, percorrendo con i due personaggi un viaggio alla scoperta di quel rapporto che non possono negare entrambi, presente indisolubilmente nella loro anima.

Non devo fuggire!

È nel loro primo incontro, dopo tanti anni, che un giovane Shinji si ritrova davanti a un padre freddo, distaccato, proprio come ricordava e temeva. Una figura che si erge innanzi a tutti, poiché il suo obiettivo è al di sopra di quello che desiederano gli altri. E, senza incespicare in parole di bevenuto, invita con presunzione il proprio figlio a salire a bordo di un enorme robot per fronteggiare l'imminente minaccia del Terzo Angelo. Ed è in questo momento che scopriamo il punto più basso al quale Gendo è disposto ad arrivare, mettendo in gioco persino la vita di Rei per coinvolgere uno scettico e spaventato bambino a salire a bordo dell'unità Evangelion 01.

Si apre così la frase che riassume il loro rapporto, con Shinji che si ripeterà più di una volta durante il corso della serie: "Non devo fuggire!".
Quello che sembra un monito per farsi coraggio, è anche la prova a cui il third children è costretto a sottostare nel lungo e tortuoso tragitto verso la maturità, mettendo da parte le proprie paure per far fronte alle responsabilità a cui è chiamato ma a cui è libero di rispondere.

Ed è a questa chiamata che il Pilota dello 01 per la prima volta risponde, affrontando le paure nel modo più ingenuo possibile, fronteggiando un essere mostruoso che lo costringe al ricovero in ospedale, luogo dove nemmeno il padre va a fargli visita. Quel "soffitto sconosciuto" che ritroverà in diversi posti, rappresenta un duplice significato: il punto fin dove è in grado di spingersi inconsciamente e, infine, la necessità di avere un luogo da chiamare casa.

Sei stato bravo, Shinji

Ma cos'è una casa senza una famiglia? Almeno, per un attimo, questa domanda rimpie la nostra immagine durante la visione della serie, sotto le cure di Misato che tenta di essere la figura materna che non può essere, scappata per troppo tempo al richiamo dell'essere donna. Ma dove non riesce ad arrivare la sua nuova tutrice, Shinji rivede nelle amicizie e nei suoi colleghi children l'ancora di salvezza verso questo mondo distopico. Perché la distopia si erge a ciò che per il ragazzo è indesiderabile, un luogo che non sente suo tra persone che non hanno bisogno della sua presenza, una paura di relazionarsi con il prossimo, la sindrome del porcospino che permea l'intero progetto realizzato da Hideaki Anno. Ma niente dura per sempre, così come il tanto bramato elogio del padre.

Quel "Sei stato bravo, Shinji" di Gendo risuona nel third children come il suo primo vero traguardo, la soddisfazione di essere ammirato dalla persona che più di tutti, in quel momento, vorresti ti notasse. Ed è proprio quando il ragazzo si sente più in forma, sicuro di sé, che cade letteralmente nell'oblio dell'oscurità, schiacciato da un'arroganza che non gli appartiene e una sicurezza illusoria. Non è un caso se il regista sceglie proprio Leliel per far cadere Shinji nel mare di Dirac, riportando la psiche del children in uno stato confusionario.

Ma il castello di carta costruito dal giovane si distrugge all'improvviso, nel momento in cui il comandante della Nerv, nonché suo padre, ed è doveroso ribadirlo un'ultima volta, costringe il proprio figlio a compiere l'atto più crudele possibile e immaginabile, utilizzando forzatamente le sue stesse mani per distruggiere l'unità Evangelion 03, su cui risiede l'Angelo Bardiel ma anche l'amico Suzuhara. Il tentato omicido di Toji, necessario per distruggere la minaccia, è la goccia che fa traboccare il vaso, la miccia che trasforma Shinji in un uomo.

Il parallelismo tra il primo episodio e la 19esima puntata è qualcosa di straordinario, ripercorrendo lo stesso schema narrativo con una maturità che il children non ha mai manifestato prima ad ora. Il coraggio di guardare negli occhi il comandante, garante del tentato omicidio di Toji, è il sintomo che il figlio non ha più nulla a che fare con il padre. Il volto colmo di determinazione, non più di insicurezza, ma fermo nella propria convinzione di non voler far parte della vita di una persona che adesso disprezza, ma che non riesce comunque a odiare. Dimettendosi dal suo incarico, Zeruel fa strage di un'Asuka ormai prossima al collasso e una Rei disperata, il mondo è ormai in balia di sé stesso, complice anche l'arroganza di Gendo che nonostante il rifiuto del Dummy System nell'unità 01, come a simboleggiare il rimprovero di Yui nei riguardi di un padre lontano dal figlio, non intende indietreggiare.

Essere un padre

Ed è proprio qui, che entra in scena uno dei momenti più alti di Neon Genesis Evangelion, ma anche la vera figura che il third children può realmente sentire come un padre. Kaji non è solo l'uomo doppiogiochista, spia del gioverno e in combutta con Ikari, ma la figura che vuole conoscere i segreti dietro i misteriosi piani della Nerv e della Seele.

La sua maturità, il suo essere realmente adulto, spicca su tutti i personaggi, come colui che non solo è responsabile delle proprie decisioni, ma invita a coloro che ha accanto a fare altrettanto. Il discorso che fa a a Shinji, nel campo dove coltiva cocomeri in quella che pare essere la fine del mondo, è esemplificativo della valenza che essere uomo include anche farsi carico del peso degli altri, di comportarsi non per forza secondo il proprio volere, compiacendo chi sta accanto, ma agendo per il bene di chi lo circonda.

Il pilota dello 01 è l'unico in grado di poter fare qualcosa e, pertanto, ha la responsabilità di non fuggire, il dovere di adempiere al ruolo a cui è stato chiamato. Shinji torna alla Nerv, con un nuovo e incredibile sguardo che rivolge al padre, determinato, finalmente consapevole che c'è qualcosa che solo lui può fare. Davanti a Gendo, che resta lì a guardare intensamente il figlio che mette in gioco tutto per salvare il mondo, e indirettamente i suoi obiettivi, il ragazzo divenuto uomo fa quello per cui è chiamato, allontanando la minaccia dalla sede della Nerv e, infine, annientandola.

Il ritorno del ragazzo, la verità dietro i segreti dell'agenzia di suo padre, danno il via pochi episodi più avanti al Perfezionamento dell'Uomo. Poco prima di sparire nel flusso di LCL, rifiutato ancora una volta da Rei che ha scelto suo figlio a cui affidare il destino del mondo, Gendo incontra la sua amata Yui. Colei che ama più di ogni cosa, la sua salvezza da una vita monotona e spenta da qualsiasi colore, la donna per cui ha dato inizio a tutto. Ritornare da lei è più importante del destino dell'umanità e, in ciò, la visione della madre di Shinji rivela qualcosa di inaspettato.

Il terrore di Gendo nei confronti del figlio, un padre spaventanto dal proprio stesso sangue, un uomo macchiato dalle sue colpe che rispecchia, ancora di più, lo stesso sentimento che coinvolge Hideaki Anno e la sua famiglia. Come Shinji, feriti entrambi dalla figura da cui più di tutti volevano farsi rispettare, si sono inesorabilmente allontanati dalle mani di un'educazione spaventata. Due figure che non hanno mai abbandonato il padre fino in fondo, ma che non sono riusciti a cambiare realmente il proprio rapporto con la figura paterna. Questa simbiosi che il regista di Neon Genesis Evangelion ci racconta è proprio, in larga parte, la sua storia, i suoi sentimenti di amore e odio, un'alternanza di affetto e rifiuto, vittima della sindrome del porcospino che non riesce a superare le barriere dell'A.T. Field. Ma gli esseri umani sono in grado di oltrepassare questo limite, di modellarlo, di plasmarlo ai propri sentimenti, di colpirlo per tentativi ed errori, in qualsiasi modo esso sia doloroso. Perché il dolore dell'animo è ciò che ci rende realmente vivi, "meritevoli di affezione", come ripete Kaworu, perché sono le nostre differenze a renderci in grado di provare sentimenti.