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Netflix: I migliori anime di fantascienza presenti sulla piattaforma streaming

Abbiamo selezionato per voi 4 tra gli anime fantascientifici disponibili nel vasto catalogo Netflix che vi faranno vivere il futuro in prima persona...

speciale Netflix: I migliori anime di fantascienza presenti sulla piattaforma streaming
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Alla domanda "cosa è la fantascienza?", si potrebbe rispondere che è uno dei generi più variegati che, prestandosi a numerose interpretazioni, immagina come potrebbe essere il futuro e quali cambiamenti apporterebbe. È abbastanza difficile parlare di fantascienza, perché se ci si sofferma solo sugli elementi futuristici, che ne sono comunque alla base, si rischia di semplificare troppo il concetto. Il filone va ben oltre questi aspetti basilari. Infatti, dietro a realtà ucroniche, a robot che si ribellano all'uomo, a viaggi al centro della terra, nello spazio, tra le linee temporali, e a minacce aliene, c'è sempre qualcosa di più profondo: un'analisi della psiche umana, il relazionarsi dell'uomo a qualcosa di ignoto e sconosciuto, e l'inevitabile paura che da un lato lo frena, ma dall'altro lo sprona a proseguire e a indagare più a fondo ciò che teme. Molte opere fantascientifiche sono state anche fonti d'ispirazione per una moltitudine di scienziati e di inventori che, spronati dal desiderio di raggiungere un futuro che sembrava essere troppo lontano, sono riusciti a migliorare notevolmente la vita dell'uomo, con straordinarie scoperte: esempi lampanti possono essere le forti influenze che hanno avuto Star Wars, Star Trek, 2001: Odissea nello Spazio e molti altri capisaldi, su prodotti che usiamo quotidianamente e di cui non possiamo fare più a meno, portando, in un certo qual modo, alla creazione di tablet, telefonini, videochiamate, e PC - si vocifera che in America qualcuno abbia brevettato l'hoverboard di Ritorno al futuro. Il genere fantascientifico può essere ritenuto un precursore del presente in cui viviamo: autori del calibro di George Orwell, Philip K. Dick, e vari avevano immaginato un futuro utopico, a volte anche distopico, che alla fine si è avverato; rimane tuttora un mistero se questi scrittori abbiano predetto il futuro, o se sia stata la società ad adeguarsi al loro immaginario. Questo indubbiamente può inquietare e spaventare, ma fa sorgere un quesito: quanto è sottile la linea di confine tra finzione e realtà?
I media giapponesi si sono buttati a capofitto nella fantascienza, anche perché il paese del Sol Levante è considerato da molto tempo uno dei più avanzati nel campo della tecnologia, riuscendo a creare dei veri e propri capolavori del genere. Queste opere sono entrate oramai nell'immaginario collettivo e alcuni riescono a intrattenere lo spettatore, che non può fare a meno di rimanere meravigliato, anche a distanza di anni. Alla stregua dei numerosi creatori di storie di fantascienza, i nipponici sono riusciti a prevedere un futuro non del tutto irraggiungibile. Oggi proponiamo alcuni degli anime del genere presenti nella vasta libreria di Netflix. Perché il futuro ha inizio.

Knights of Sidonia

Tsutomu Nihei è forse uno dei mangaka sci-fi più apprezzati degli ultimi anni. I suoi lavori possono essere eguagliati a opere d'arte: i disegni disturbanti riescono a rispecchiare perfettamente gli stati d'animo dei personaggi e travolgono completamente il lettore. I suoi studi d'architettura lo hanno spinto a realizzare città che si allontano dall'immaginario comune, generalmente strutturate in livelli, con case ammassate l'una sull'altra, creando una sorta di caos-ordine. Nel 2009 Nihei pubblica Knights of Sidonia, riscuotendo sin da subito successo, tanto che nel 2014 lo studio Polygon Pictures (Ajin: Demi-Human e Godzilla: Planet of the Monsters) ne realizza una trasposizione animata, distribuita da Netflix, nei paesi dove è disponibile.
In un lontano futuro, la Terra e l'intera galassia sono state distrutte da mostruose creature dalle dimensioni di un pianeta, chiamate Gauna. Fortunatamente, prima che la catastrofe si abbattesse, una serie di navi-seme vennero lanciate nello spazio, con l'obiettivo di assicurare la sopravvivenza dell'umanità. Mille anni dopo, sulla Sidonia, una di queste navi, sorge una maestosa città costruita su due livelli. Il livello superiore sembra una vera e propria metropoli terrestre: sono presenti un profondo oceano con animali acquatici, interamente esplorabile grazie ad appositi sottomarini, una gran varietà di mercati, ristoranti, e altre numerose attività. Invece, nel livello inferiore, chiamato "Sottosuolo", vivono poche persone che, non avendo avuto la fortuna di ritrovarsi nella città, sono abbandonate a loro stesse nei lugubri e poco illuminati labirinti fatti di tubi, scale, e passaggi nascosti, spesso costretti a patire la fame, perché non possono sfruttare la fotosintesi. Qui vive Tanikaze Nagate, assieme a suo nonno, che lo addestra quotidianamente in un simulatore di battaglia mecha, per temprare il corpo e lo spirito e per prepararlo ad affrontare eventuali minacce. Un giorno Nagate, rimasto oramai solo e colpito dai morsi della fame, decide di addentrarsi nella megalopoli di Sidonia, nonostante gli sia stato vietato; raggiunge un deposito di riso e cerca di rubare dei sacchi per potersi nutrire, ma viene individuato da alcune guardie, che lo arrestano. In città subito circola la voce del ladro che ha tentato di trafugare le scorte di cibo e Nagate conosce Kobayashi, capitano dell'astronave, che lo inserisce subito nella comunità, invitandolo a diventare un pilota di Difensori (Morito nella versione giapponese). In quanto pilota, deve frequentare un'accademia per studiare meglio i Gauna, i loro punti deboli, come sconfiggerli, la storia della Sidonia, e gli eventi accaduti anni prima, per poi imbarcarsi nelle prime missioni spaziali.

La trama di Knights of Sidonia può apparire, a una fugace occhiata, molto confusionaria, complessa, e a tratti anche lenta e statica, ma in realtà è abilmente gestita in modo tale che tutto s'incastri alla perfezione, come le tessere di un mosaico, mostrando solo il giusto indispensabile per continuare la visione. L'anime tratta la delicata tematica, seppur appena percepibile, dell'integrazione e della difficoltà di adattamento di chi è diverso, che spesso viene emarginato dalla società. L'opera è arricchita dalla scelta degli autori di utilizzare la CGI, mantenendo un tratto sobrio e maturo che si avvicina il più possibile al lavoro originale, e che va a impreziosire la meravigliosa città, tanto bella, quanto caotica, di Sidonia. I fans di Tsutomu Nihei, inoltre, potranno guardare sulla piattaforma streaming anche il film d'animazione Blame!, prodotto sempre dalla Polygon Pictures, tratto dall'omonimo manga.

Kuromukuro

Nel 2016 il regista Tensai Okamura, noto per aver diretto The Seven Deadly Sins, con il supporto dello studio P.A. Works - celebre per l'anime di Another - ha diretto Kuromukuro, una serie sui mecha che cerca di percorrere la strada tracciata dai big del genere.
Nel giorno in cui la giovane studentessa Shirahane Yukine fa visita alla madre alla sede dell'ONU, nella diga di Kurobe, una misteriosa pioggia di meteoriti si abbatte nella zona. Quei meteoriti in realtà sono creature meccaniche venute dallo spazio, chiamate Ogre (Oni nel doppiaggio originale). In quel frangente, Yukine si trova nei pressi di un cubo nero, rinvenuto 60 anni prima, che sembra essersi improvvisamente attivato. La ragazza lo tocca incuriosita e il misterioso oggetto si apre, espellendo un uomo dai lunghi capelli e ricoperto da vistose cicatrici: questi afferma di chiamarsi Ouma Kennosuke Tokisada e di essere un samurai che nell'era Sengoku ha affrontato la minaccia degli Ogre. Kennosuke confonde Yukine per la principessa che avrebbe dovuto proteggere, ma che è stata portata via dalle creature. Contemporaneamente un alieno irrompe nella stanza e il samurai, armato di una spada ibernata con lui per tutto il tempo, riesce a salvare la ragazza; purtroppo viene catturato subito dopo dalle guardie e rinchiuso nelle prigioni. Nel frattempo, un generale degli Ogre riemerge dalle acque e avanza verso la città, dirigendosi proprio verso la base delle Nazioni Unite. Kennosuke evade e rapisce Yukine, ancora convinto che sia la principessa che non è riuscito a difendere. I due in fuga sono raggiunti dal misterioso cubo che si trasforma in un'automobile volante, vi salgono e vengono portati nelle profondità della diga dove è custodito un enorme robot, ritrovato assieme al cubo. La vettura, mutata in cabina di comando, si inserisce all'interno del macchina da guerra, così da riattivarla dopo anni di letargo. Il nome del mecha è Kuromukuro, usato in passato da Kennosuke per fermare gli Ogre, senza riuscire però nell'impresa. L'obiettivo di Kennosuke è quello di fermare gli Ogre che minacciano la Terra e di uccidere colui che ha portato via la principessa, ma per farlo ha bisogno della collaborazione di Yukine, perciò è disposto a vivere con lei e a frequentare la stessa scuola, per esserle costantemente vicino.

Kuromukuro è un omaggio che Tensai Okamura ha voluto rendere agli anime sui mecha, opere che hanno segnato la storia dell'animazione giapponese e mondiale. I personaggi, probabilmente, non sono molto rimarchevoli, ma facilmente dimenticabili e stereotipati; tuttavia riescono a farsi apprezzare, grazie agli intermezzi comici che li vedono coinvolti, basati soprattutto sul tentativo di adattamento del samurai ai giorni nostri e alla tecnologia, nonostante piloti abilmente un robot scientificamente avanzato e di origini ignote.

ID-0

ID-0 è ambientato in un futuro distante, in cui l'utilizzo di un raro minerale ha permesso all'umanità di espandersi oltre il sistema solare: tale minerale è l'Orichalt. Le sue origini sono del tutto ignote, ma si sa che è utile per manipolare il tempo e lo spazio. Per questo è considerato pericoloso, ma non se ne può fare a meno, perché oramai è fondamentale per lo sviluppo del genere umano. Grazie all'utilizzo di questo materiale, sono state create delle macchine che ne facilitano l'estrazione: tali strumenti sono le I-Machines. La coscienza umana viene legata a questi automi, utilizzando una piccola quantità di Orichalt, così che si possa lavorare sul campo, senza correre il rischio di perdere la vita, perché la coscienza ritornerebbe nel corpo, qualora la macchina venisse definitivamente distrutta.
Maya Mikuri, studentessa di cosmo-geologia dell'Accademia dell'Alleanza dei Pianeti, sta prelevando il minerale presente in gran quantità su un meteorite assieme ai suoi professori di facoltà, con l'ausilio delle I-Machines. Qualcosa però va storto: il minerale è altamente instabile e, nel trivellare la superficie del giacimento, viene provocata un'esplosione di onde elettromagnetiche, che mettono in pericolo i ricercatori. Le I-Machines dei due insegnanti sono distrutte, così le loro coscienze rientrano nei loro corpi e riescono a fuggire dalla zona, senza farsi degli scrupoli ad abbandonare l'impaurita studentessa al proprio destino di vagare nella vasta e sconfinata galassia. Per sua fortuna, nei pressi, vi è un gruppo di I-Machines che la trae in salvo e, dopo aver recuperato l'Orichalt abbandonato, la porta su una nave. Qui Maya si rende conto che tutti i membri sono delle I-Machines, eccezion fatta per la figlia del capitano. In realtà questa compagnia è una banda di pirati, o di minatori abusivi, che sfruttano i giacimenti minerari abbandonati, per recuperare ciò che ne è rimasto, oppure lavorano per conto di altre società di trivellazione. Il comandante invita la giovane studentessa a collaborare con loro, per guadagnarsi la libertà, e la ragazza accetta senza pensarci due volte. Maya scoprirà in breve tempo che in realtà i pirati sono degli Evertrancer: persone che hanno rinunciato definitivamente al proprio corpo, per una vita apparentemente immortale all'interno delle I-Machines.

I primi episodi della serie servono a presentare gli interessanti personaggi e ad approfondire meglio l'intero universo alternativo, le leggi della fisica che lo governano, e l'ordinamento spaziale. Quando improvvisamente tutto cambia: quella che sembra essere una trama lineare, va oltre ciò che viene mostrato nelle prime battute, catturando l'attenzione, soprattutto quando si viene messi dinanzi a un sorprendente e spiazzante colpo di scena, che cambia totalmente le carte in tavola.

L'imbattibile Daitarn 3

Era il lontano 1980, quando, per la prima volta, approdò sulle reti televisive italiane L'imbattibile Daitarn 3, anime creato da Yoshiyuki Tomino, famoso soprattutto per aver ideato Zambot 3 e il successivo Mobile Suit Gundam, e da Hajime Yatate, nome fittizio dietro cui si cela lo staff creativo dello studio Sunrise, nonché produttore della serie. Ora Daitarn 3 è disponibile anche su Netflix, per la gioia dei più nostalgici.
Il bello, ricco, spavaldo, elegante, e dai caratteristici capelli blu Haran Banjo sa che la vera minaccia per l'umanità sono i Meganoidi, cyborg con sembianze umane venuti dallo spazio, che vogliono schiavizzare l'intera razza umana e trasformare i più dotati in loro simili. Haran Banjo certo non può permettere che ciò accada, e per questo decide di affrontarli uno a uno, persino a mani nude, con l'obiettivo di uccidere il maggior numero di Meganoidi. Il ragazzo, nella sua eterna lotta contro il male, è affiancato dalla sexy assistente bionda Beautiful Tachibana, dall'ex agente dell'Interpol Reika Sanjo, dal suo più che fedele maggiordomo Garrison Tokida - che, a discapito, di un età avanzata è molto atletico - e infine del piccolo Totta "Toppy" Toda. I Meganoidi, purtroppo, sono dei veri e propri ossi duri e non possono essere sempre sconfitti con mosse di kung fu, perciò Banjo è ben attrezzato con i migliori gadget tecnologici, che farebbero invidia a James Bond: tra la sua attrezzatura da difensore della Terra c'è il Mech Patrol, un'automobile in grado di cambiare forma a seconda delle circostanze. I Comandanti Meganoidi, purtroppo, possono trasformarsi in colossali e minacciosi robot battaglieri, nominati Megaborg. Haran Banjo non si lascia intimidire tanto facilmente, perché ha un asso nella manica che può fermarli definitivamente: il magnifico e imbattibile Daitarn 3, un ciclopico mecha armato fino ai denti con le più svariate armi. Prima di poter utilizzare il Daitarn, l'eroe deve collegare la Mech Patrol nell'hangar all'interno del robot: solo allora lo scontro potrà avere inizio. Le battaglie contro i Megaborg sono molto avvincenti, tanto da lasciare con il fiato sospeso, almeno fino a quando il Daitarn 3 non immobilizza l'avversario e lo finisce con il micidiale Attacco Solare.

L'imbattibile Daitarn 3 non può vantare una trama molto elaborata, concentrandosi sulla perpetua lotta di Haran Banjo contro i Meganoidi, che lo avvicina sempre più al loro capo, Don Zauker. In realtà il punto di forza di questo evergreen è l'aria scanzonata che si respira guardando la serie: vuole essere una parodia dei grandi del genere, che erano circondati da un alone cupo e tetro. L'opera di Yoshiyuki Tomino cerca di scimmiottarli , riuscendoci alla perfezione: per esempio il mecha stesso ha delle vere e proprie espressioni facciali, come se fosse vivente, ironizzando sulla serietà degli altri "colleghi". In realtà, ci vorrebbero pagine e pagine per poter descrivere cosa si prova guardando le avventure del Daitarn 3: la sua apparizione è una pura emozione, vederlo in azione è un vero e proprio tuffo al cuore, che riporta alla memoria bellissimi ricordi di quando si accendeva la TV ed era inevitabile cantarne la sigla, dimenticandosi di tutto e tutti.