ONE PIECE: l'evoluzione grafica dell'anime, dalle origini fino ad oggi

Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario dell'anime di ONE PIECE: analizziamo come si è evoluto, anche in vista dell'uscita di Stampede.

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Era il 20 ottobre 1999 quando presero vita le avventure di un pirata scalmanato che vuole trovare il più grande tesoro al mondo e diventare il Re dei Pirati: quel fatidico giorno debuttò sulle emittenti televisive nipponiche ONE PIECE. I lettori più accaniti dell'opera di Eiichiro Oda all'epoca furono colti dall'emozione nel vedere i propri eroi muoversi sul piccolo schermo; i non conoscitori non hanno potuto fare a meno di rimanere ammaliati dal prodotto che avevano davanti. Da quel giorno, l'anime di ONE PIECE venne acclamato sia dal pubblico che dalla critica, tanto che nell'arco di qualche anno sbarcò anche oltreoceano, conquistando il cuore di milioni di persone in tutto il mondo. Da lì in poi inizia l'impero di ONE PIECE.

Nel 2019 ricorre il ventennale dell'anime tratto dal capolavoro di Oda, e proprio per celebrare questo importante obiettivo la Toei Animation ha annunciato un nuovo film, supervisionato da Oda in persona: ONE PIECE: STAMPEDE, che verrà distribuito nei cinema giapponesi a partire dal 9 agosto. Nella quattordicesima pellicola ritroveremo la nostra amata ciurma a partecipare al Pirate Festival Expo, un evento a cui sono invitati tutti i pirati del mondo per una caccia ad un tesoro perduto, organizzato da Buena Festa. Durante la loro sosta, i nostri eroi affronteranno una nuova nemesi (creata per l'occorrenza da Oda in persona): Douglas Bullet, detto Demon Hair, un ex membro della ciurma di Gol D. Roger.
Per festeggiare sia lo spegnimento di queste 20 candeline, che l'arrivo di un nuovo entusiasmante film, abbiamo deciso di ripercorrere l'evoluzione grafica della serie, sin dagli albori, per cercare di capire come mai siano sorte delle polemiche riguardo le incarnazioni più recenti delle avventure dei Mugiwara.

L'inizio del viaggio

Quando nel lontano 1999 i Mugiwara hanno preso vita, il tratto utilizzato, per l'epoca, è ben apprezzabile, ma non molto elaborato. È innegabile come quello stile visivo sia ancora in fase di sperimentazione e debba ancora prendere una forma ben precisa. Infatti, sin dai primi momenti si può notare come, benché sia curato sotto vari aspetti, il tratto tradisca occasionali imperfezioni, risultando molto basilare, e con una scarsa cura nei dettagli.

Nonostante lo stile mostri tutte le sue capacità nei primi piani, il character design iniziale è acerbo, con una colorazione più cupa, ma comunque variegato. In particolare, possiamo notare un diverso trattamento dei Mugiwara rispetto ad altri personaggi, soprattutto antagonisti. Infatti, mentre questi ultimi risultano abbastanza lineari nella descrizione grafica e non presentano particolari variazioni (eccezion fatta per le esagerazioni a scopo comico), Rufy & Co offrono una resa stilistica che si adatta alle varie situazioni, sembrando solo dei ragazzi nei momenti più ilari e rilassati (ricordiamo che all'inizio della serie Rufy ha solo 17 anni, Zoro e Sanji 19, Nami 18), e apparendo più adulti e maturi quando la narrazione attraversa attimi di maggiore tensione, come in combattimento e in occasione di dialoghi di maggiore spessore emotivo.

Nonostante questo elemento particolarmente interessante, come detto in precedenza il tratto è ancora grezzo: i protagonisti sono molto snelli, forse troppo se pensiamo ai combattimenti, e risentono di linee molto squadrate. Inoltre, l'opera è affetta da proporzioni fuori scala: le mani più grandi rispetto al resto del corpo; o figure più piccole di quanto dovrebbero essere effettivamente. D'altro canto, le ambientazioni sono ben più rifinite.

Agli albori della serie, manca quell'elemento di "elasticità" che contraddistingue la produzione: ONE PIECE è celebre per la costante presenza di comicità, risaltata da accentuate deformazioni facciali, ma agli inizi si nota una certa rigidità nel tratto, che rende il tutto innaturale. Un simile discorso può essere affrontato per la resa di Rufy, che non sembra essere di gomma: quando mette in mostra i suoi poteri, si ha l'impressione che il suo corpo opponga resistenza e manchi di fluidità, come se fosse una versione nipponica animata del celebre giocattolo Mr Muscolo. Nonostante questi impercettibili difetti, ONE PIECE, sin dalle prime fasi, può sfoggiare quelle suggestive inquadrature che l'avrebbero reso celebre in tutto il mondo, e che sarebbero migliorate nel corso degli anni.

Il viaggio continua

Sarebbe un'impresa a dir poco ardua riuscire ad analizzare sotto ogni aspetto la costante evoluzione del tratto di ONE PIECE, così come è difficile decretare esattamente dove si verificano i cambiamenti, perché si tratta di un'opera mastodontica e ancora in fase di produzione. Nonostante ciò, è possibile notare una prima variazione nel corso della saga di Arlong Park: i disegni risentono ancora di errori di simmetria, ma le forme iniziano ad essere leggermente più tondeggianti e rifinite; difatti vengono accentuati elementi come la muscolatura dei personaggi, e si cerca di eliminare quasi del tutto quello stile poco adulto che li caratterizzava in precedenza.

Con il progredire degli episodi, il tratto subisce un'evoluzione, forse persino più rimarchevole della precedente: è sempre più deciso e sicuro, riducendo gli errori iniziali; inoltre si nota una cura maggiore anche nei dettagli. Similmente le linee diventano più elastiche, partendo da Rufy, il cui essere di gomma inizia ad essere più percepibile, fino a giungere alle espressioni facciali esagerate, meno macchinose, che mettono meglio in risalto la comicità di alcune situazioni.
Andando avanti con le puntate, il tratto migliora sempre di più, ma sostanzialmente lo stile grafico rimane inalterato per lungo tempo.

Un nuovo cambiamento lo si nota a cavallo tra la saga di Alabasta e quella dell'Isola nel cielo. Infatti lo stile migliora sotto vari aspetti e già s'inizia a percepire quello che sarebbe diventato in futuro; certo risente ancora di imperfezioni, ma di volta in volta il disegno si va ad assestare sempre di più, diventando più complesso ed elaborato, rendendo più affascinanti e unici gli scontri coi nemici.

Già nel corso della saga di Skypiea è possibile notare come vengano messe più in risalto le rotondità di Nami e Nico Robin; forme che nel corso delle puntate tenderanno ad aumentare poco alla volta, su corpi, però, sin troppo sottili.
Ovviamente, questa non è altro che una piccola tappa, perché ONE PIECE è ancora in grado di sorprendere sul livello tecnico.

La deviazione della rotta

A seguito del grande successo riscosso sia dal manga che dall'anime, sono stati prodotti ben 13 film. Ognuno di questi, ovviamente, è realizzato con lo stile della serie, ma con qualità tecniche più elevate, adeguandosi all'evoluzione dei tempi. Tra le numerose pellicole, però, vogliamo menzionarne una che vanta un tratto "innovativo": ONE PIECE: L'isola segreta del barone Omatsuri.

Realizzato nel 2005, è diretto da un nome noto nell'animazione giapponese: Mamoru Hosoda, regista di film come The Boy and the Beast, Wolf Children, e il più recente Mirai. Ne L'isola segreta del barone Omatsuri spicca lo stile tipico di molte opere di Hosoda: interamente manuale, con una sporadica CGI, donando al prodotto fluidità, che rende gli scontri più spettacolari e concitati; questo tratto inusuale si lascia andare a gradevoli distorsioni nelle situazioni più esilaranti. Per questo stile ricercato, il film di Hosoda è ancora oggi uno dei più interessanti per il suo lato tecnico.

Salto temporale

Terminata la saga dell'Isola del Cielo, e poco prima di Water Seven ed Enies Lobby, la produzione ha deciso di passare all'alta definizione: lo si nota non solo grazie ad un'immagine più nitida e ad un tratto più dettagliato. S'iniziano, però, a notare le prime imperfezioni nei campi larghi, quando in una sola ripresa si cerca di catturare più personaggi contemporaneamente, sacrificando la qualità tecnica.

Da questo momento in poi i Mugiwara affrontano nemici più ostici e sfoggiano tecniche nuove. Salta subito all'occhio una cura maggiore per i dettagli, e con un tratteggio meno spigoloso, ma più tondeggiante e malleabile, rendendo i personaggi più rifiniti, e riuscendo a trasmettere meglio l'elasticità del corpo di Rufy, soprattutto quando deforma la sua fisicità per attivare il Gear Second o il il Gear Third. Allo stesso modo anche i disegni degli altri comprimari si adattano al loro stile di combattimento: si passa da quello più aggressivo, con una muscolatura che spicca notevolmente, di Zoro, a quello più agile e snello di Sanji.

Il tratto più pulito riesce a mettere al centro della scena anche la Going Merry e la Thousand Sunny: si ammira quanta cura sia stata riposta nella realizzazione, al punto da renderle dei personaggi non parlanti. L'estro artistico dell'intero staff confluisce, infatti, nell'addio alla Going Merry, quando le linee nitide enfatizzano la drammaticità della situazione.
Questo stile viene ulteriormente migliorato nel corso delle stagioni, adeguandosi all'evoluzione dei tempi, divenendo più preciso, e adattandosi alle ambientazioni, come nel caso della cupa Thriller Bark, con un character design che diventa sempre più variegato ed appariscente.

Spesso i disegnatori osano, cercando di introdurre nuovi elementi. Uno degli esempi più lampanti lo si ha nella saga dell'Arcipelago Sabaody, più precisamente l'attimo in cui Rufy colpisce un Drago Celeste: certo, in questo frangente i disegni non sono minuziosi, ma si percepisce la sensazione che sia stato usato un tratto più manuale (con conseguenti animazioni più fluide), ma che desse comunque solennità al momento; quando il futuro re dei pirati colpisce il Drago Celeste, la fotografia si colora di bianco e nero, e si percepisce con quanta rabbia quel pugno sia stato sferrato, accostandosi di molto al manga originale e sottolineando come quel gesto cambierà la vita dei protagonisti.

Lo stile visivo continua a migliorare, nonostante le impercettibili imperfezioni, dando nuovo spessore alla produzione, come la commovente morte di Ace. L'attimo in cui il pirata sta per esalare l'ultimo respiro, poggiato sulla spalla del fratello, ha un'impressionante resa visiva, senza sbavature.
Con il time skip si assiste ad un nuovo cambiamento. Gli animatori sono riusciti a superare un ostacolo che poteva essere insormontabile: rendere i Mugiwara maturi.

Dopo i due anni d'allenamento, infatti, la ciurma è cambiata: non solo è diventata più forte, ma anche più adulta, e lo si può notare benissimo anche nelle tavole del manga. Lo staff della Toei Animation è riuscito a riproporre questo concetto con un disegno ancora più dettagliato, che non solo mette in evidenza i singoli particolari, come la muscolatura dei personaggi maschili come prova di un aumento delle loro abilità fisiche, ma anche i sostanziali cambiamenti strutturali, abbandonando definitivamente il tratto quasi fanciullesco che ha caratterizzato l'anime per un lungo periodo.

Questo stile più contemporaneo e certosino è l'ideale per la resa di molti particolari, adeguandosi anche alla complessità dei disegni raggiunta da Oda: sarebbe infatti strano vedere il Gear Fourth senza quella maniacale attenzione riposta nei muscoli; oppure scontri più mastodontici come quello tra Zoro e Pica; oppure vedere il minaccioso Kaido in tutta la sua grandezza e pericolosità, di cui si nota ogni dettaglio. In definitiva il tratto che viene utilizzato negli ultimi tempi è più attento nei particolari, e potrebbe rendere le situazioni uniche nel loro genere. Purtroppo, però, come spesso accade in produzioni più recenti, al netto di una cura più minuziosa nelle riprese più ravvicinate, i disegni dei personaggi che si muovono sullo sfondo (persino i protagonisti) risultano essere rovinati ed approssimativi.

Questo inevitabilmente ha spinto i fan che hanno seguito i Mugiwara sin dalla loro prima apparizione a ricordare quello stile che, sebbene non così dettagliato, era più attento, con sporadiche approssimazioni. ONE PIECE, come detto, è un'opera imponente non ancora conclusa, e per questo in costante evoluzione, almeno fino a quando Rufy, Zoro, Nami, Usopp, Sanji, Chopper, Nico Robin, Franky, e Brook non avranno raggiunto il famigerato tesoro di Gol D. Roger.