ONE PIECE: da Sabaody a Egghead, il capolavoro di Oda

Le due saghe appaiono senza dubbio speculari, proprio perché entrano in una relazione reciproca dal punto di vista iconografico, semantico e ideologico.

ONE PIECE: da Sabaody a Egghead, il capolavoro di Oda
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Per sondare in profondità gli ingranaggi narrativi di One Piece, occorre prima di tutto partire dalle origini, dal cuore drammaturgico dell'opera, e osservare come Eiichiro Oda risolve gli intrecci, ostinandosi a seguire delle strategie ben precise e ampiamente codificate: che hanno a che fare, come in tutte le grandi epopee, con gli archetipi.

Ciò che consente, a tutti gli effetti, al manga di entrare nell'immaginario collettivo, e di giocare con il portato di aspettative (e di sentimenti) della platea di lettori ogni qualvolta la narrazione approda ad un nuovo arco narrativo, è la capacità del suo autore di usare sistematicamente tropi e strutture formulari, per poi ripeterle. È solo attraverso la reiterazione di formule e canoni (estetici, drammaturgici e, come vedremo, anche iconografici) che il mangaka può stabilire una coesione interna all'opera, soprattutto quando la storia si suddivide secondo schemi paratattici - quindi le saghe - fino a stilare con il pubblico una connessione viscerale, priva di sovrastrutture o barriere di alcun tipo, proprio perché si fonda su una semplice, e al tempo stesso necessaria, idea: il senso di familiarità.

Da questa prospettiva, l'elemento che permette a chi guarda dall'esterno (quindi i lettori) di decodificare tutti i "segreti" e gli approcci narrativi di Egghead, è da individuare nelle sue connessioni con il passato, e in particolare nei filoni che la legano con quella saga che potremmo, a ragion di logica, definire "speculare": vale a dire Sabaody. È solo mettendo sullo stesso piano i due archi narrativi, per poi osservarne le strategie di fondo, che diventa possibile eviscerare la reale natura del loro contenuto, e le valenze simboliche di cui si caricano nel contesto più ampio di One Piece. Fattori, che come vedremo, ci permettono di indicare questi cicli di capitoli come i più eminentemente "politici" di tutto il racconto.

Sabaody ed Egghead, incipit e dissoluzione dell'ordine mondiale

C'è una scena, nel cuore dell'arco narrativo dell'Arcipelago Sabaody, che nel corso del tempo ha accentrato su di sé tutti i discorsi popolari - e anche analitici - sulla saga in questione, sintetizzandone tanto le istanze comunicative quanto la radicalità con cui è entrata nell'immaginario dei lettori: si sta parlando, come logico che sia, della tavola in cui Rufy colpisce in pieno volto un Drago Celeste.

Se ci pensiamo, questa singola immagine non solo ha messo in moto gli intrecci su cui si sarebbe poi strutturato tutto il prosieguo della saga - quindi l'avvento di Kizaru e Kuma e la dispersione successiva dei Mugiwara - ma ha permesso alla narrazione di aprire un varco nell'universo socio-politico della storia, delineando al tempo stesso il percorso di "liberazione" dalle ingiustizie collettive a cui Cappello di Paglia voterà tutta la propria traiettoria anarchica. È in questo preciso momento che il sistema autarchico su cui si è fondato il mondo di One Piece fa il suo reale debutto nel racconto; ed è sempre qui che ha inizio la delineazione di un'opposizione antigovernativa percepita sempre più come necessaria, proprio perché il sovvertimento dello status quo, da cui passeranno tutti gli obiettivi del protagonista, dischiude agli occhi del pirata una grande verità: da ritrovare nell'impossibilità di coesistere con un sistema distopico che nega ogni fantasia, idea o espressione libertaria da parte del cittadino libero. E per questo è meritevole di una dissoluzione sistematica: iniziata, guarda caso, proprio su Egghead.

Se Sabaody ha intrecciato i destini dei Mugiwara - e per estensione, del mondo della pirateria - al sistema di prevaricazioni politiche delle istituzioni governative, sull'Isola del Futuro, invece, si assiste alla prosecuzione di queste istanze, finalizzate adesso ad attivare una progressiva dissoluzione di quel grande e distopico mosaico chiamato "ordine mondiale", compromesso proprio a partire dalle conseguenze che le rivelazioni di Vegapunk genereranno sul mondo di One Piece.

In questo senso l'entrata in gioco di Saturn (e del gruppo istituzionale di cui riflette l'immagine, cioè i Gorosei) ha segnato per il manga l'approdo nella sua fase finale, proprio perché il suo arrivo sull'isola è da percepire da un lato come la continuazione naturale di quel gesto "politico" con cui Rufy su Sabaody ha abbattuto (fisicamente, e soprattutto idealmente) l'immagine classista su cui i Draghi Celesti hanno costruito il proprio regno di terrore; e dall'altro quale una legittimazione assoluta di Cappello di Paglia nelle vesti di "anarchico", di figura socialmente incollocabile, la cui sola esistenza promette di esautorare, chi gli si oppone, delle sue ideologie, e in particolare delle funzioni politiche che ne contraddistingue il posizionamento nel mondo.

Ecco allora che il rovesciamento di Saint Charloss, arrivato (guarda caso) nel momento stesso in cui il Reale stava schiavizzando un subalterno, funge proprio da anticipazione di quell'immagine del Guerriero della Liberazione con cui Rufy sta neutralizzando l'Astro, e in nome del quale promette di cancellare in futuro lo stigma della schiavitù che sta affossando nel terrore i popoli (non più) liberi.

Il viaggio di Kuma e Bonney verso la liberazione dalle crisi passate

È chiaro che qualsiasi confronto, paragone o tentativo di sovrapposizione narrativo-semantica tra gli scenari di Sabaody e quelli di Egghead, non può che partire dall'osservazione dei percorsi delle due figure-simbolo dell'ultima saga: Kuma e la figlia Bonney.

Come abbiamo già visto nella nostra lunga analisi del flashback sul bucaniere - e che ha permesso ad Oda di delineare Orso come il personaggio rivelazione di One Piece - l'ex Shichibukai è stato il protagonista di una digressione tanto lancinante quanto simbolica, sia perché attraverso la sua storia l'autore ha codificato, come mai aveva fatto in precedenza, tutte le strategie mitopoietiche che contraddistinguono il suo manga; ma anche per ciò che le rivelazioni sul rivoluzionario hanno determinato sul sistema socio-politico istituito dal Governo Mondiale. In questo senso, la lacerazione del rapporto paterno-filiale causata dalle macchinazioni di Saturn (di cui su Sabaody vediamo il risultato) e il successivo ricongiungimento (fisico, emotivo) tra un padre ed una figlia su Egghead, ha portato le due saghe a sovrapporre destini e intrecci tra loro interagenti, e sulla cui reale natura è stata gettata luce solo grazie agli sviluppi dell'arco corrente dell'opera.

Da questo punto di vista, non appena il capitolo 1102 di One Piece ha rivelato le ragioni per cui Kuma salvò i Mugiwara su Sabaody, il racconto ha attivato non solo una connessione metaforica tra i due cicli narrativi, ma ha individuato in quegli stessi personaggi che il manga aveva introdotto ai tempi di Sabaody (quindi Kuma e Bonney) lo strumento con cui delineare una specularità comunicativa tra le saghe, e dal quale sarebbero nati i prodromi per organizzare il "futuro" della storia.

E non è un caso che nel campionario di nemici entrati in azione durante l'assedio di Egghead, ad ottenere una risonanza assoluta sia stato proprio Kizaru, ovvero lo stesso Ammiraglio che su Sabaody, insieme all'amico (poi divenuto avversario) Sentomaru, aveva reso materico un pericolo istituzionale fino a quel momento rimasto fuori campo. E se nella precedente saga questo intreccio di richiami e vissuti simbolici poteva essere solo immaginato, una volta presentato su Egghead non ha potuto che entrare, con forza, nel reame della realtà/quotidianità: da cui si sarebbero ramificati tutti gli intrecci a venire dei Mugiwara. A testimonianza di quanto Oda senta il bisogno di rivolgere lo sguardo al passato, ai linguaggi che ne hanno cadenzato le storie, per poter legittimare le (stesse) strategie del futuro.

Egghead e Sabaody come soglie fisiche verso un (nuovo) mondo-in-divenire

Esiste un legame tra Sabaody ed Egghead che va oltre il sistema di personaggi o la natura sovversiva delle storie che ospitano: e lo ritroviamo nella concezione iconografica delle due isole, e in particolare nella declinazione simbolica degli spazi che le attraversano.

A differenza della stragrande maggioranza dei territori di riferimento del manga che fondano le proprie costruzioni scenografiche su un'idea di piattezza e di orizzontalità, sia l'arcipelago che l'isola del Futuro sono costruite, invece, attorno ad un'immagine di verticalità. Tutte le scenografie delle due ambientazioni si estendono verso l'alto, quasi ad indicare simbolicamente, per i viaggiatori che arrivano sulle loro soglie, la fine di un percorso e - una volta superate tali sponde - l'inizio di una nuova traiettoria, destinata a catapultare i personaggi in orizzonti inediti: non solo fisici, ma soprattutto ideologici e semantici.

Se ci pensiamo, Sabaody è il bastione che separa le due metà del manga, connettendo gli intrecci dell'epoca pre-time-skip agli sviluppi della cornice post-salto temporale. Da questa prospettiva, le scenografie verticali su cui si costruisce la spazialità dell'arcipelago permettono, a chi le oltrepassa, di approdare nel Nuovo Mondo, determinando per i pirati l'avvento di logiche e fenomeni inediti, dalla natura sempre più radicale e nefasta.

È così che il racconto (diegetico) dei Mugiwara e le grammatiche (extra-diegetiche) del manga entrano in un orizzonte senza reali precedenti, dove la posta in palio si alza drammaticamente, e dove è messo in gioco il futuro (narrativo) dei protagonisti e (linguistico) dell'opera che ne racconta le gesta. Un approccio che viene reiterato - guarda caso - nell'unica altra isola "verticale" della narrazione, a cui Oda ha destinato il compito di traghettare la narrazione verso il suo segmento finale: appunto, Egghead. Intesa qui, alla pari di Sabaody, come soglia da cui transitare per poter immergersi negli orizzonti di un mondo in trasformazione. Solo che se nel primo caso "l'evoluzione" di cui ci stava parlando Oda è il passaggio dalle logiche (e dai mari) antecedenti al time-skip al sistema di relazioni (e gli spazi) del Nuovo Mondo, per quanto riguarda l'approdo sull'isola del Futuro, ad essere messa in questione è la preservazione stessa dello status quo: rivoluzionato da un "incidente" che ridefinirà le configurazioni future di un ordine mondiale sempre più in crisi.