ONE PIECE: STAMPEDE e il coinvolgimento di Oda: la chiave del successo?

Di tutti i film di ONE PIECE, il nuovo arrivato è quello che ha giovato maggiormente del coinvolgimento di Eiichiro Oda e del suo estroso genio creativo.

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Approdato nelle sale cinematografiche di tutta Italia lo scorso 24 ottobre, ONE PIECE: STAMPEDE è il quattordicesimo lungometraggio ispirato all'epopea piratesca ideata dal sempre geniale Eiichiro Oda, nonché un prodotto chiamato principalmente a celebrare il ventesimo anniversario della serie televisiva tratta dal manga di ONE PIECE (Leggi qui la nostra recensione di One Piece: STAMPEDE il Film). Per festeggiare come si conviene un traguardo così importante e invidiabile, Toei Animation ha ben pensato di coinvolgere il sensei Oda in maniera più attiva, confermandogli non solo il ruolo di produttore esecutivo che appunto detiene ormai dai tempi di STRONG WORLD, ma anche la totale supervisione dei comparti prettamente artistici e narrativi. Come risultato, dal punto di vista visivo STAMPEDE è senza dubbio il miglior ONE PIECE di sempre, ma proviamo a capire e individuare dove e come il contributo di Oda abbia influenzato la riuscita della spassosissima pellicola.

Tutti in mare!

Trattandosi di un lungometraggio commemorativo, ONE PIECE: STAMPEDE doveva essere strepitoso ed esagerato, nonché la scusa perfetta per riportare in scena l'immenso circo di personaggi che popolano l'immaginario del sensei. Introducendo un compagno di Gol D. Roger dotato di un potere paragonabile a quello di una leggenda come Silvers Rayleigh, il mangaka ha infatti escogitato un valido espediente narrativo per chiamare a raccolta tutti i bucanieri della Peggiore Generazione, seguiti a ruota libera da una vasta selezione di illustri ospiti, fra cui hanno trovato spazio i più amati antagonisti storici, come ad esempio Rob Lucci ed il perfido Crocodile.

Una menzione d'onore va fatta all'onnipresente capitano Bagy (non caso il villain preferito di Oda), il cui carisma e l'inesauribile vena comica ci hanno tenuto compagnia per tutta la durata del film, alleggerendo con efficaci siparietti esilaranti persino i momenti più drammatici. Chi più chi meno, tutti hanno quindi giocato la propria parte in una storia capace di scuotere le fondamenta stesse di ONE PIECE con informazioni inedite e sorprendenti che soltanto il sensei poteva permettersi di divulgare, come ad esempio la precisa traslitterazione dell'isola di Laugh Tale, che per ben due decenni abbiamo invece chiamato col nome di Raftel.

Come prevedibile la seconda parte della pellicola è afflitta da quello che potremmo considerare "l'effetto Dressrosa", ossia la difficoltà di Oda nel gestire e conferire il giusto spazio a ognuno degli attori presenti sul palcoscenico (che troppo spesso cadono invece in un temporaneo e improvviso dimenticatoio o si limitano a miseri camei quasi "irrispettosi"), ma nel complesso è impossibile non riconoscere all'autore il merito di aver imbastito un racconto adrenalinico e coinvolgente come pochi.

Non a caso, è innanzitutto il tessuto narrativo del prodotto ad aver giovato del tocco estroso del mangaka, che anche stavolta ha colto la palla al balzo per inserire in ogni dove simbolismi e riferimenti agli eventi principali della propria opera, finendo addirittura per autocitarsi in più occasioni. Determinate scene, come il fondamentale incoraggiamento di Usopp nei confronti di Luffy o una singolare battuta del rivoluzionario Sabo, potevano invero lasciare l'amaro sapore dei riciclo in bocca in fan, ma al contrario in sala si percepisce la palpabile sensazione che persino questi tocchi nostalgici, uniti a tanti altri dettagli inconfondibili (come la presenza della storica sigla "We Are" in un delicato frangente del combattimento finale) vogliano ricollegarsi e chiudere simbolicamente il cerchio con oltre vent'anni di storie. Per quanto la pellicola possa non essere canonica (chiunque stia leggendo la saga di Wa no Kuni troverà infatti delle incongruenze inconciliabili coi recenti capitoli del manga), il nostro sospetto è che Oda abbia dunque concepito STAMPEDE come una sorta di esplosivo finale per quanto compiuto sino ad oggi, rendendolo al tempo stesso un succulento antipasto per qualcosa di ancora più grande e mastodontico che deve ancora iniziare, come ad esempio la sempre più vicina guerra contro gli Imperatori del Nuovo Mondo.

Fra un omaggio e l'altro, insomma, non è escluso che il sensei non possa aver nascosto (come suo solito) degli enigmatici indizi che, una volta dissotterrati, spianino la rotta verso le prossime avventure della ciurma di Cappello di Paglia, anticipando quelle che diverranno le dinamiche di ONE PIECE da questo preciso momento in poi.

Best Piece Ever

Se finora pensavamo che il superbo ONE PIECE FILM: GOLD (altra pellicola supervisionata dallo stesso Oda) fosse, visivamente parlando, il picco più alto mai raggiunto da un prodotto d'animazione legato al franchise di ONE PIECE, bisogna invece riconoscere quanto il suddetto sbiadisca al cospetto di STAMPEDE. Un po' come avvenuto per Dragon Ball Super: Broly e i suoi predecessori, il quattordicesimo film di ONE PIECE ha alzato non poco l'asticella, soprattutto per quanto concerne la qualità delle animazioni.

Sulla scia del già menzionato Broly, STAMPEDE vanta infatti un tratto più "artigianale" di quello adoperato fino ad oggi dalla ventennale serie televisiva, che di conseguenza ne ha elevato il livello di dettaglio e la resa visiva. Il magistrale utilizzo dei chiaroscuri, ad esempio, di cui Oda è un indiscusso maestro, ha consentito la realizzazione di primi piani pregevoli e particolari, nonché paragonabili, per qualità e dettagli, alle migliori illustrazioni realizzate dal sensei.

Tra effetti speciali legati ai colpi dei pirati e incantevoli giochi di luce come quelli utilizzati nello scontro fra le Ambizioni del Re Conquistatore di Monkey D. Luffy e Douglas Bullet, ONE PIECE: STAMPEDE ci ha insomma ammaliati con animazioni sorprendenti e inattaccabili, anche grazie alla sempre straordinaria cura che lo staff ha dedicato alle proporzioni dei personaggi ( uno dei principali difetti storici imputabili alla serie tv di Toei Animation). Addirittura la temuta CG, che piano piano si sta facendo largo persino nelle produzioni di stampo più classico, è stata in questo caso contenuta, salvo esplodere nell'esagerata (e altrimenti irrealizzabile?) trasformazione dell'antagonista principale.

Rispetto agli altri film di ONE PIECE cui Oda aveva contribuito non poco, STAMPEDE ci ha colpiti per la presenza di fondali straripanti di personaggi e informazioni. Nella prima parte del film in particolare, ambientata all'interno di un vero e proprio festival, è impossibile non rimanere ammaliati dalle vivaci bancarelle e dal continuo susseguirsi di attori secondari e a malapena riconoscibili, come Hack o l'immancabile Pandaman, spesso nascosti in angoli dello schermo e visibili solo per qualche secondo.

Tra simboli e incisioni (come la dicitura Water Seven sul treno marino) che richiamano i luoghi visitati in precedenza da Luffy, la coinvolgente aria di festa che caratterizza il paesaggio trascende addirittura lo schermo, trasmettendo allo spettatore una piacevole carica nostalgica che si traduce nel desiderio di fermare più volte il nastro per scorgere e ammirare il benché minimo elemento proiettato sul telo, un po' come faremmo con una qualsiasi tavola del manga. Del resto, una delle principali caratteristiche di Eiichiro Oda è quella di non lasciare nulla al caso, arricchendo il più possibile i suoi scenari con simbolismi, indizi ed elementi estremamente comici. In tal senso, ONE PIECE: STAMPEDE può quindi essere interpretato come la summa dello "stile Oda", che coi suoi sensazionali colpi di testa ha guidato per due decenni intere generazioni di fan in un poema epico ormai entrato di diritto nella leggenda e di cui non riusciamo ancora a scorgere la destinazione finale. Chissà che proprio questo non sia il messaggio nascosto nella tardiva traslitterazione ufficiale di Laugh Tale: un viaggio ridanciano, tra gioie, disgrazie, scoperta e crescita interiore, che tutti siamo chiamati a compiere a partire dalla nostra nascita, paragonato in questo caso al più inestimabile tesoro al mondo.