Platinum End: il manga nel segno di Death Note

Platinum End è giunto a un punto di svolta e, per l'occasione, abbiamo deciso di offrirvi un recap degli eventi accaduti fino ad ora.

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Takeshi Obata e Tsugumi Ohba, ormai lo sappiamo bene, sono due marpioni. Ogni qualvolta decidono di mettersi al lavoro su un nuovo progetto, lo fanno sempre con grandissima cura e attenzione a ogni singolo dettaglio, seppur senza mai rinunciare al loro inconfondibile stile, ben chiaro e riconoscibile, al netto di tutte le differenze tematiche e strutturali. Quando Platinum End fu annunciato, l'attesa dei fan dei due maestri e delle loro opere passate - Death Note e Bakuman - non poteva che essere alle stelle. Inutile dirvi che, anche stavolta, ci troviamo di fronte a un'opera imponente, che trasuda stile da ogni poro (specialmente sotto il profilo artistico).

A differenza di Bakuman, il secondo lavoro dei due artisti che si distanziava nettamente dal suo precedessore (Death Note) per tematiche e ideologia, Platinum End compie un piccolo passo indietro, riprendendo con forza tutti quei richiami teologici e solenni di Death Note, ma con le dovute differenze. Giunti a un punto di snodo fondamentale nel racconto (il manga è edito nel nostro Paese da Planet Manga), ci è sembrato doveroso fare il punto della situazione a cui finora abbiamo avuto modo di assistere, in vista del nuovo arco narrativo, che si preannuncia davvero scoppiettante. Siete pronti a "volare"?

Chi vuole essere Dio?

Come vi avevamo già accennato nella recensione del primo volume del manga, la trama di Platinum End parte subito forte. Ci troviamo di fronte a un mondo corrotto e fin troppo attaccato ai beni materiali, in cui la gente ha quasi totalmente smarrito la fede e, soprattutto, vive solo per se stessa. In questo malsano contesto, vive il protagonista della storia, Mirai Kakehashi, un giovane ragazzo orfano, che vive con gli zii, che nutre ormai ben poche speranze nei confronti della vita e del prossimo, tanto da pensare più volte al suicidio. Proprio la decisione di togliersi la vita fa da apripista a tutto il racconto, che prende - letteralmente - il volo proprio da quel preciso momento.

La rovinosa caduta verso una morte inevitabile, infatti, viene arrestata dall'arrivo di un angelo, Nasse, che salva Mirai e gli apre la mente a una concezione completamente diversa dell'universo: gli angeli esistono, Dio esiste e, anzi, sta cercando qualcuno che possa rimpiazzarlo nello scottante compito. Così come Mirai, anche altre persone, per la precisione altre undici, sono state "selezionate" da Dio in persona come potenziali candidati a cui passare il testimone.

A ognuno di loro, poi, è stato affidato un vero e proprio angelo custode. Dodici eletti con dodici angeli annessi, con lo scopo finale di rimanere in vita per ultimi per poter così diventare il Dio di un nuovo mondo (Death Note, is that you?). Va di per sé che per trionfare in quest'impresa si rende necessario "sfoltire" i ranghi dei selezionati e alcuni di essi appaiono nettamente più inclini rispetto ad altri. Mirai, ad esempio, è assolutamente restio al solo pensiero di far male a qualunque essere vivente e, per questo motivo, appare uno dei più deboli candidati in gioco.

Segretamente innamorato della bella Saki, il giovane scopre poco dopo che anche lei possiede poteri divini, e i due finiscono rapidamente con l'unire le forze per far fronte a una terribile minaccia: Metropoliman. Quest'ultimo, anch'egli uno dei candidati, si dimostra spietato e senza il benché minimo rimorso per le azioni compiute. In questa sua "malvagia crociata" è supportato pienamente dal suo angelo, Meiza, pronto a qualsiasi cosa pur di trionfare.

Nel momento in cui fa la sua comparsa ufficiale, facendosi riprendere dalle telecamere di tutto il mondo, uccide senza pietà diversi candidati, annunciando senza mezzi termini di essere intenzionato a scovare e uccidere tutti gli altri concorrenti per poter diventare il Dio di cui il mondo ha bisogno. La lotta contro Metropoliman - ricco, pieno di risorse e soprattutto di alleati, appare impari e con ben pochi spiragli di successo.

Vuoi anche per la natura pacifica sia di Mirai sia di Saki, le possibilità di spodestare questo moderno despota appaiono ben poche. Questo fino all'arrivo di un nuovo, fondamentale, personaggio: il detective Mukaido. Il nuovo arrivato, spinto da un grandissimo senso della giustizia e da una malattia incurabile che lentamente lo sta uccidendo, è deciso più che mai a liberarsi di Metropoliman, per garantire un futuro migliore alla sua famiglia (ha una moglie incinta e una bambina piccola) e al mondo in generale. Si scopre, poco dopo, che anch'egli è un candidato al ruolo di Dio e vuole sfruttare le risorse in suo possesso per trionfare nell'imminente - classica - lotta tra il bene e il male. I vari candidati a Dio, quindi, cominciano a morire per mano di Metropoliman e della sua temibile freccia bianca. Tale strumento è uno di quelli assegnati da parte del proprio angelo, e varia a seconda del grado di potenza dell'angelo in questione. Gli angeli di classe speciale possono offrire al proprio protetto sia le ali sia la freccia bianca, mentre quelli di classe inferiore devono accontentarsi della freccia rossa. Quest'ultima, a differenza della prima, può essere usata esclusivamente per plagiare la mente altrui, ma ha una scadenza: 33 giorni. Questi strumenti sono ereditabili: se un candidato muore per mano di un altro, quest'ultimo ha la possibilità di appropriarsi dei suoi poteri, aumentando così il numero di frecce al proprio arco. Una volta avvicinati Mirai e Saki, Mukaido spiega ai due ragazzi la situazione e chiede loro se sono disposti a sfidare apertamente Metropoliman e i suoi temibili alleati.

Bene e male

Una volta usciti definitivamente allo scoperto, lo scontro diventa inevitabile: Metropoliman ottiene la fedeltà di altri tre candidati, che si schierano dalla sua parte, un po' per timore e un po' perché mossi dalle stesse intenzioni poco "gentili" del loro capo. Dall'altro lato c'è il trio apparentemente più debole composto da Mirai, Saki e Mukaido. Quest'ultimo ha donato ai suoi alleati degli importanti strumenti top secret, dei prototipi di suit da combattimento pensati per scopi militari. La battaglia decisiva, però, viene bruscamente anticipata da una mossa tanto inaspettata quanto meschina di Hajime, uno degli alleati più spaventosi di Metropoliman.

L'uomo, da sempre desideroso di attenzione e di qualcuno che lo ami, nonostante il suo terribile aspetto fisico, rapisce - sotto direttiva del suo capo - la moglie e la figlia di Mukaido, costringendo così i tre ragazzi a uscire allo scoperto. Una volta escogitato un piano per portare al sicuro la sua famiglia, lo scontro vero e proprio inizia, con Mirai e Saki impegnati a difendersi dagli attacchi di una spietata donna, che fa del veleno la sua arma. Ella minaccia di rilasciare un virus letale in caso di rivalsa da parte dei "buoni" e solo grazie all'intelletto sopraffino di Mirai finisce sconfitta. A rivestire un ruolo fondamentale e inaspettato, però, è ancora una volta lo stesso Hajime. Il ragazzo, colpito dalla freccia rossa di Saki, finisce con l'innamorarsi perdutamente di lei e si ribella così a Metropoliman. Viene ucciso dallo stesso Metropoliman, non prima di aver rivestito un importante ruolo nel far girare le sorti dello scontro. L'ultimo alleato rimasto al novello despota rimane misteriosamente fuori dai giochi e, anzi, si allontana inspiegabilmente dallo scontro. Con Mukaido ormai prossimo alla morte, Mirai decide di sfidare in un duello onesto Metropoliman, in modo da concludere lo scontro con la dipartita di uno dei due, senza ulteriori vittime. Sorretto dal suo gigantesco ego, questi accetta la sfida, che culmina in una battaglia estenuante e che, alla fine, vede il trionfo di Mirai e della "giustizia". Metropoliman perde la vita per mano di Mukaido che, prima di passare a miglior vita, decide di mettere fine, una volta e per tutte, al regno di terrore tanto agognato dal giovane.

La morte è soltanto l'inizio... o è la fine?

Come dicevamo anche in apertura, la vena particolare e l'estro creativo dei due maestri è chiaramente riconoscibile sin dalle primissime righe. Le similitudini con le precedenti opere, in particolare con Death Note, sono veramente tante e non soltanto a livello stilistico e nella rappresentazione estetica dei vari personaggi. A ritornare con forza, ad esempio, è il concetto della morte e della religione.

Se in Death Note a fregiarsi del nome di Dio era una persona folle, cui i poteri assegnati avevano fatto perdere completamente ogni forma di umanità e pietà, in Platinum End è lo stesso Dio che incarica gli esseri umani di uccidersi a vicenda per poter prendere il suo posto. Bene e male sono quindi - ancora una volta - separati da un confine sottile e fragile più che mai.

Ancora una volta viene rimarcata la facilità con cui un essere umano, investito di un potere al di là della sua immaginazione, finisce col perdere completamente il controllo. Del resto, Kanade (Metropoliman) inizia la sua crociata perché mosso dal desiderio di resuscitare la sua sorellina deceduta, una volta diventato Dio, ma finisce col diventare nient'altro che un tiranno, un po' come capitava anche a Light, il protagonista di Death Note.

Le similitudini proseguono senza sosta, seppur sotto forma di antitesi. Laddove in Death Note il protagonista era un personaggio crudele, senza pietà, in Platinum End è l'esatto opposto: Mirai non vuole far male nemmeno a una mosca, e si rivela restio anche a eliminare lo stesso Metropoliman, al netto di tutte le brutte azioni da questi commesse.

Ancora: se in Death Note erano presenti gli dei della morte, qui fanno la loro comparsa gli angeli, nonostante il loro ruolo risulti più che mai simile. Anche loro dovrebbero essere indifferenti e non interferire più di tanto con la vita degli umani (vedi Ryuk di Death Note) ma alcuni di essi finiscono col farsi coinvolgere attivamente dai loro protetti (vedi Rem con Misa): Rubel, ad esempio, per amore di Saki cercherà in tutti i modi di aumentare il suo rango, per far sì che la ragazza possa ottenere anche le ali, insieme alla freccia rossa; Balta, l'angelo di Hajime si allea con un altro candidato, agendo così alle spalle del proprio protetto, e così via.

E non è casuale, probabilmente, la scelta dei numeri: tre sono i buoni così come erano tre i detective a caccia di Kira in Death Note, ed anche il numero dei candidati non sembra casuale: dapprima dodici, diventano sei. Entrambi i numeri sono infatti legati in modo forte alla simbologia religiosa: il tre è il numero associato a Dio, mentre il sei è quello associato al Diavolo. Non sembra casuale, così come in Death Note, neanche la scelta del nome del protagonista, che sembra essere in forte contrasto con la sua personalità (Mirai vuol dire "futuro", Light invece vuol dire "luce"), né il fatto che proprio un suicida sia uno dei prescelti per aspirare al posto di Dio: il suicidio, infatti, nella religione cattolica è considerato un peccato mortale e nessun morto suicida ha accesso al Paradiso.

Risulta quindi quasi un paradosso che proprio un peccatore mortale abbia la possibilità di diventare Dio, un modo per voler capovolgere ulteriormente quella che è la concezione classica del divino, del bene e del male. Il fatto poi che gli angeli forniscano ai loro candidati un modo per soggiogare e uno per uccidere (quando il loro rango glielo permette, altra cosa particolare: un angelo "migliore" può contare su una freccia che toglie la vita), è un altro chiaro segno della volontà dei due autori di fare riferimenti religiosi, stravolgendo però quella che è la moralità. Così come in Death Note, poi, avviene lo stesso netto taglio narrativo: la morte di un personaggio chiave che, di fatto, divide a metà la storia. La dipartita di Metropoliman, infatti, segna l'inizio di un nuovo arco narrativo, con annessi nuovi avversari e nuove verità da svelare.

Un nuovo inizio

Le ultime pagine dell'ottavo volume spalancano le porte a quello che si preannuncia, appunto, il nuovo arco narrativo del manga. Sul finale, si vede uno degli alleati di Metropoliman, un ragazzino che indossa una strana maschera da adulto, gioire dinnanzi alla dipartita di quel che sembrava il suo capo. Il ragazzo, una volta tolta la maschera, svela la sua identità: si tratta di Susumu Yuito, un orfano, anch'egli selezionato come possibile Dio del nuovo mondo. Il ragazzino, al netto della sua giovane età, si dimostra più sveglio del previsto: in segreto ha colpito Kanade con la freccia rossa, costringendolo a scontrarsi - col rischio di rimanere ucciso - a viso aperto con Mirai e gli altri. In tal modo, il giovane ha debellato una grandissima quantità di rivali, compreso Metropoliman, il più pericoloso tra quelli finora apparsi, e le sue intenzioni sembrerebbero molto losche. Quel che stupisce è il fatto che il Susumu sembra nutrire una profonda ammirazione per Mirai, al punto di esclamare che lo vorrebbe come prossimo Dio. L'ultima scena, però, è tanto enigmatica quanto affascinante: gli angeli si radunano, ora che i candidati sono dimezzati nel numero, per dare vita alla seconda fase del misterioso progetto. Di cosa si tratterà? Non ci resta che attendere il mese di aprile per scoprirlo, quando il nono tankobon dell'opera giunge

Platinum End Nonostante non si presenti come un prodotto pensato propriamente per tutti (e non è una novità per Ohba e Obata), Platinum End è ricco di dettagli, narrativamente importante e stracolmo di colpi di scena. La qualità finora messa in mostra, sia sotto il profilo della trama sia sotto quello artistico, è di alto livello, pur senza esimersi da difetti di sorta. Alcuni passaggi appaiono un tantino lenti e confusionari, ma la sostanza dei fatti, alla fine, fa sempre sì che il tutto combaci alla perfezione. La conclusione dell’arco narrativo dedicato alla battaglia contro Metropoliman si è conclusa degnamente e non vediamo l’ora di scoprire come proseguirà la storia d’ora in avanti. Tante sembrano le forze ancora in gioco, e la strada per conoscere chi sarà il Dio del nuovo mondo è ancora lunga e ricca di sorprese. Il mese di aprile non è mai stato così lontano!