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Pom Poko: i tanuki di Isao Takahata e Hayao Miyazaki

Riscopriamo insieme uno dei lungometraggi forse meno conosciuti dello Studio Ghibli, ma non per questo meno avvincente.

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Quando si parla dello Studio Ghibli, quasi sempre il primo nome che viene in mente è quello di Hayao Miyazaki. Seppur negli ultimi anni anche il co-fondatore dello studio Isao Takahata sia riuscito a incontrare il favore del grande pubblico (soprattutto con La tomba delle lucciole), per molti anni l'autore è rimasto maggiormente in ombra rispetto al suo illustre collega.
Di seguito proveremo a concentrarci su Pom Poko, il lungometraggio d'animazione con protagonisti i tanuki (particolari creature appartenenti al folklore giapponese) scritto e diretto da Isao Takahata su soggetto di Kenji Miyazawa e Hayao Miyazaki.

Una guerriglia particolare

La storia ci trasporta nella cornice del Giappone degli anni '90, dove fin dai primi minuti assistiamo al disboscamento di alcune zone rurali nelle vicinanze della città metropolitana di Tokyo. La matriarca Oroku decide così di spronare numerosi tanuki a ribellarsi alla situazione, cercando con ogni mezzo a propria disposizione di fermare il sempre crescente sviluppo urbano perpetrato dagli umani ai danni di tutti gli animali delle zone limitrofe. L'incedere narrativo presenta un ritmo cadenzato, supportato a più riprese da una voce narrante che ci fa partecipi della situazione. L'opera, che potrebbe in un primo momento essere associata a tematiche solari e per certi versi scanzonate - soprattutto per via del look bonario dei vari animaletti - in realtà fa riflettere in maniera approfondita lo spettatore, soprattutto riguardo le azioni effettuate dai vari personaggi principali verso gli umani.

C'è una scena che più di ogni altra è forse in grado di farci comprendere appieno l'anima stessa del lungometraggio d'animazione: quella legata al minuto di silenzio verso le persone colpite direttamente dalle tattiche di guerriglia.

I protagonisti, infatti, costretti dalle circostanze a difendere il loro territorio con tutte le forze, si ritrovano a pianificare delle vere e proprie operazioni di sabotaggio, che però portano alla morte di alcuni umani. Gli animaletti, una volta compreso il danno arrecato, decidono di dedicare alle vittime un minuto di silenzio, salvo poi divertirsi danzando in allegria per il successo ottenuto grazie ai loro piani di difesa.

Il confronto tra uomo e natura, da sempre uno dei marchi di fabbrica dello Studio Ghibli, ritorna quindi anche in Pom Poko, mostrandoci i tanuki intenzionati più che mai ad affrontare le avversità facendo affidamento su qualsiasi tipo di tattica (anche la più sleale) per raggiungere la vittoria. Lo spettatore si ritroverà così in breve tempo a non capire perfettamente da che parte schierarsi, per via della condotta sicuramente non impeccabile sia degli umani che degli stessi animaletti.

L'opera, di natura corale, tenta in più occasioni di toccare numerosi macrotemi mettendo a confronto due schieramenti contrapposti, propendendo a valorizzare i pregi e i difetti dei due gruppi in guerra piuttosto che concentrarsi sullo sviluppo introspettivo di un singolo personaggio. Molto ben gestita comunque la società stessa dei tanuki, descritta in un primo momento come un gruppo compatto incapace però di rimanere saldo fino alla fine; il vedere come i vari membri delle diverse fazioni interne decidono di reagire al conflitto denota la grande cura risposta dagli autori nel creare un racconto stratificato e difficilmente prevedibile, in cui non diventa così semplice capire dove la storia andrà infine a parare.

Animali trasformisti

Un altro aspetto meritevole di attenzioni è la grande enfasi che è stata data all'abilità speciale dei personaggi principali, cioè quella di modificare anche radicalmente il proprio aspetto.Durante l'opera vediamo infatti i vari animaletti (solo quelli però predisposti a tale tecnica) eseguire le più disparate trasformazioni, capaci in alcuni casi di rimandare anche ad alcune tradizioni tipiche del folklore giapponese.

L'opera, seppur ambientata nel corso degli anni '90, è profondamente interconnessa al mondo delle leggende folkloristiche orientali, visto che i rimandi (più o meno velati) a esseri sovrannaturali - come ad esempio i kitsune - acquisiscono via via sempre più importanza anche a fini narrativi. L'abilità di trasformarsi dei protagonisti, usata sia come arma offensiva che difensiva a seconda della situazione, diviene così il vero punto cardine dell'opera, capace di rappresentare appieno la stessa natura duale dei numerosi personaggi principali.

L'importanza del compromesso diventa così una delle tematiche fondative del lungometraggio, che proprio attraverso la parte finale trova la sua massima espressione sia stilistica che concettuale.
Numerosi comunque i punti focali dell'opera, tra cui l'amicizia e il rispetto dell'ambiente, seppur declinati attraverso un contesto maturo e per certi versi poco incline nel rivolgersi al pubblico dei giovanissimi (distanziandosi da opere come Totoro per avvicinarsi di più a pellicole come Principessa Mononoke).
Il comparto grafico risulta estremamente curato, sia per quanto riguarda la realizzazione degli ambienti sia per quanto riguarda il character design dei personaggi.

Di grande impatto scenico anche la stessa realizzazione dei tanuki, ritratti sia attraverso uno stile realistico che mediante uno stile maggiormente cartoonesco o addirittura super deformed.

Pom Poko Seppur Pom Poko non sia uno dei lungometraggi più famosi dello Studio Ghibli, l'opera si dimostra capace di intrattenere molto bene riuscendo a far riflettere su numerose tematiche oggi più che mai attuali, come quelle legate all'ambientalismo. Un'opera densa e ricca di contenuti, legata anche alle tradizioni del folklore giapponese.