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Porco Rosso: la politica e l'Italia secondo Hayao Miyazaki

In Porco Rosso, Hayao Miyazaki omaggia il Belpaese e offre per la prima volta in un suo film una visione politica.

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Se siete fan dell'animazione giapponese, e delle opere dello Studio Ghibli in particolare, è molto probabile che abbiate visto Porco Rosso, e che questo figuri nella lista dei vostri film preferiti. La pellicola di Hayao Miyazaki, che narra le bizzarre avventure di Marco Pagot, fuoriclasse dell'aviazione italiana durante l'epoca fascista misteriosamente trasformatosi in un maiale, è un capolavoro nonché (assieme a Si Alza il Vento) probabilmente il film più personale del maestro dell'animazione nipponica. E soprattutto uno dei più profondi e densi di significato: in una sola ora e mezza di durata, Miyazaki condensa avventura, romanticismo, ironia e divertimento, ma anche simbolismi, omaggi, metafore, il tutto con il solito "tocco magico" dei lavori dello studio. Per maggiori dettagli sul perché si tratti di un'opera imprescindibile, vi rimandiamo alla recensione di Porco Rosso.

Il successo

Porco Rosso ebbe un successo strepitoso quando uscì, nell'ormai lontano 1992. Oltre a essere diventato il film con il maggiore incasso di quell'anno in patria, è stato subito esportato in numerosi paesi occidentali (Francia e USA in particolare), dove ha ottenuto un riscontro estremamente positivo di critica e pubblico. Eppure, in maniera alquanto paradossale vista l'ambientazione del film, in Italia è rimasto purtroppo inedito per un lungo periodo di tempo.

Fu Buena Vista, nel 2003, ad andare molto vicino a colmare questa lacuna, realizzando addirittura il primo doppiaggio in lingua italiana e annunciando l'uscita del film per il mercato home video, ma l'iniziativa non venne portata a termine a causa di numerosi ritardi e della perdita dei diritti. Solo nel 2010, grazie a Lucky Red, Porco Rosso è stato finalmente distribuito anche in Italia prima al cinema, con una release limitata, e poi in home video l'anno successivo.

Eppure quello realizzato dal regista di Tokyo è forse uno degli omaggi più esemplari e più belli dell'animazione giapponese alla storia del nostro Paese. Un amore che traspare in ogni inquadratura, in ogni singolo fotogramma e in ogni dettaglio del film, e che dovrebbe rendere fiero qualunque italiano. Ma non è tutto. Porco Rosso è un lavoro assai peculiare nella filmografia di Miyazaki anche per un altro motivo: è l'unico film dove traspare una visione politica, un tema mai affrontato in maniera così evidente in tutte le altre opere dell'autore. In questo approfondiremo questi due aspetti, l'Italia e la politica, che insieme a tutti gli altri rendono Porco Rosso una pietra miliare dell'animazione giapponese.

Un Belpaese quasi "idealizzato"

Porco Rosso è ambientato nell'Italia degli anni '20, in pieno periodo fascista, fra l'Istria e Milano. Il rifugio del protagonista, lontano dalle scorribande dei pirati dell'aria, è un isolotto sperduto nel Mar Adriatico vicino alla costa croata, uno scenario che si può desumere abbastanza facilmente dalla narrazione stessa e da una cartina, impugnata ad un certo punto da Marco Pagot, dove figurano nomi di isole e città della zona realmente esistenti.

Una location ricorrente del film è l'Hotel Adriano, un albergo posto su un isolotto frequentato da Porco, da molti suoi "colleghi" aviatori e dalla bella Gina, cantante di cabaret e interesse amoroso del protagonista: nonostante l'assenza di riferimenti espliciti, è possibile identificare l'Isolino di San Giovanni nel Lago Maggiore come fonte di ispirazione primaria per questa ambientazione.

Per quanto riguarda la tappa milanese, nonostante l'officina presso cui Marco Pagot porta a riparare il suo idrovolante (Piccolo S.p.A.) sia un nome del tutto inventato, è impossibile non cogliere il riferimento agli stabilimenti della Caproni, all'epoca la più famosa e avanzata industria aeronautica del paese, fondata proprio da quel Gianni Caproni che appare anche in Si Alza il Vento. È nota infatti la grandissima passione di Miyazaki per gli aerei (il volo è una presenza ricorrente in molti suoi film), dovuta principalmente al mestiere del padre, direttore della Miyazaki Airplane, azienda che produceva componenti aeronautici.

Ed è probabilmente questa passione ad aver portato il regista a immaginarsi i Navigli milanesi, presenti nel film, come ampi canali dove gli idrovolanti potevano planare e decollare a piacimento: in realtà, a causa della loro limitata larghezza, questo non è proprio possibile (all'epoca come adesso), e solo un fiume vero e proprio lo consentirebbe. Ecco quindi che questa licenza poetica del regista, ampiamente giustificata visto il risultato finale, ci porta all'Italia "idealizzata" menzionata in precedenza.

In generale, quello alla maestria dell'aviazione italiana del periodo è forse l'omaggio più evidente di Miyazaki al Belpaese, e lo si può notare anche nella rappresentazione accuratissima e dettagliata di tutti gli aerei presenti nel film, molti dei quali corrispondenti a modelli realmente esistiti. Così come realmente esistiti sono anche alcuni personaggi: Arturo Ferrarin, una vecchia conoscenza di Porco, e due piloti che appaiono a inizio film, Francesco Baracca e Adriano Visconti.

Il nome del protagonista, Marco Pagot, è un altro chiaro omaggio del regista ai fratelli Nino e Toni Pagot, famosi fumettisti e animatori italiani, creatori del personaggio di Calimero. Forse non tutti sanno che i loro figli Marco e Gina Pagot hanno collaborato con Miyazaki stesso alla creazione della serie animata Il Fiuto di Sherlock Holmes.

Questi sono sono alcuni esempi degli innumerevoli omaggi e riferimenti alla storia e alla cultura italiana del periodo presenti nel film. Richiami che, come succede spesso in casi del genere, data anche la limitata diffusione delle informazioni all'epoca della realizzazione, presentano inevitabilmente qualche errore. Oltre a quello già menzionato sui Navigli milanesi, ce n'è uno legato al nome dell'officina Piccolo S.p.A.: in quegli anni, la società per azioni era conosciuta come "Società Anonima", dunque il nome corretto dell'azienda avrebbe dovuto essere Piccolo S.A. O ancora, le Poste Italiane, che compaiono come scritta su un aereo, erano denominate "Regie Poste" prima dell'avvento della Repubblica. Vi sono infine piccoli errori ortografici su numerose scritte visibili nel corso del film, alcuni dei quali piuttosto divertenti: per esempio "Mamma aiuto" (il nome di una delle bande di pirati) trascritta come "Mamma aito" sulla prima pagina di un giornale, o il cartello "Non si fo credito" alle spalle del titolare della Piccolo S.p.A.

Meglio porco che fascista

È in questa espressione, pronunciata dal protagonista nel buio di una sala cinematografica al suo amico di vecchia data Arturo Ferrarin, durante una sequenza oramai diventata cult, che si può riassumere tutta la visione politica di Hayao Miyazaki in Porco Rosso. È con queste parole infatti che Marco Pagot, di fronte alla proposta del suo ex collega di tornare nell'Aeronautica per sfuggire alla persecuzione fascista, esprime tutto il suo disprezzo nei confronti del regime di Mussolini, l'adesione al quale lo costringerebbe a rinunciare definitivamente alla sua libertà e ai suoi sogni.

Il regista ha sempre affrontato temi importanti nei suoi film. Si pensi all'ambientalismo, evidente in Nausicaa della Valle del Vento, La Città Incantata e Ponyo sulla Scogliera. Oppure al femminismo: le donne dei film di Miyazaki sono indipendenti, tenaci e combattive, al pari o anche più degli uomini. Eppure, nel corso della sua carriera artistica, il maestro, che pare fosse vicino al pensiero marxista in gioventù, non aveva mai espresso alcuna ideologia specifica.

Neppure in Si Alza il Vento, uscito molti anni più tardi (2013) e considerato il testamento filmico del regista, che con Porco Rosso condivide il tema dell'aviazione e (a grandi linee) il periodo storico, si può trovare un giudizio negativo verso la politica militare ed espansionistica del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

In Porco Rosso abbiamo invece una vera e propria presa di posizione nei confronti di un regime, sostenuta anche dalla descrizione accurata di alcune delle conseguenze sociali della politica fascista, come per esempio le donne costrette a lavorare nella fabbrica Piccolo S.p.A. poiché i loro mariti si trovano lontano da casa per necessità. Questa denuncia non viene tuttavia trasformata in ideologia, in quanto non viene formulato un modello alternativo all'oggetto della critica. Semplicemente, l'avversione del protagonista (qui alter ego del regista) nei confronti del fascismo è legata alla sua idea di libertà, alla sua voglia di volare, senza alcun vincolo e senza dover sottostare agli obblighi di un regime che vorrebbe uniformarlo alla massa.

La visione politica presente in Porco Rosso è dunque "de-ideologizzata", e se si pensa che il film è stato realizzato nei primi anni '90, un'epoca piena di grandi cambiamenti storici e di profonda crisi per molte correnti politiche, ecco che la scelta di Miyazaki ci appare coerente e giustificata, piuttosto che una mancanza di coraggio. Una visione che si concretizza pienamente nel finale dell'opera, che non racconta in maniera esplicita il destino di Marco Pagot dopo gli eventi narrati, ma che lascia presupporre che il protagonista abbia lasciato il Belpaese.

Porco Rosso Se Porco Rosso è dunque un lavoro particolare e innovativo nella filmografia di Hayao Miyazaki e dello Studio Ghibli, lo si deve anche agli aspetti descritti nella nostra analisi. Da un lato, la visione quasi “idealizzata” dell’Italia durante l’epoca fascista, il periodo in cui è ambientato il film, piena di riferimenti e omaggi al nostro Paese. Dall’altro, la presenza del tema politico per la prima (e unica) volta in un lavoro del regista, qui trattato in maniera “de-ideologizzata” e utilizzato solo come strumento per affermare la libertà del protagonista. Ci auguriamo di avervi fatto scoprire, o approfondire, due lati di un film davvero speciale, un’opera unica e (forse) irripetibile che ha fatto la storia dell’animazione giapponese.