Ricordando Keiichiro Kimura, il "papà" dell'Uomo Tigre

Si è spento all'età di 80 anni Keiichiro Kimura. Con il suo stile "rock" ha dato un contributo fondamentale alla nascita dell'età dell'oro degli anime.

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Come spesso accade ai pionieri in ogni campo dello scibile umano, la vita di Keiichiro Kimura è legata ai primi, esaltanti anni dell'animazione nipponica. Kimura, che in seguito sarebbe divenuto noto come "il papà dell'Uomo Tigre", nacque nel 1938 nella Prefettura di Gunma, una regione dell'entroterra del Kanto celebre per la coltivazione del konjac e per la recente realizzazione di melody road, strade musicali che grazie a numerose scanalature nel manto stradale producono una melodia al passare delle automobili (la Prefettura ne ospita ben dieci, di cui quella di Nakanojo ad esempio produce Itsumo Nando Demo, canzone di coda de La città incantata). Nel 1938 il Giappone non era ancora entrato in guerra contro il mondo ma era già entrato in quello dell'animazione grazie a pionieri come Seitaro Kitayama, Oten Shimokawa e Junichi Kochi che lavoravano praticamente in casa, senza alcuna preparazione tecnica, improvvisando e sperimentando. I primi "proto-anime" sono lavori di pochi minuti composti in buona parte di tavole riciclate, tratto che diverrà poi distintivo dell'animazione nipponica. Mentre in America l'animazione aveva già raggiunto un livello tale da poter essere integrata nel complesso meccanismo di propaganda politica, in Giappone - con l'eccezione del mediometraggio Momotaro no Umiwashi - bisognerà attendere la fine della Guerra e gli ultimi anni della conseguente occupazione Alleata per vedere la nascita della Toei Animation, tuttora il più grande studio di animazione del Paese.

Talento naturale

È il 1948. Nel corso del Secondo Conflitto Mondiale hanno trovato la morte circa due milioni di giapponesi e la successiva occupazione ha portato a stupri e maltrattamenti che avranno fine solo dopo la firma del Trattato di San Francisco del 1952. Taiji Yabushita, Kenzo Masaoka e Sanae Yamamoto fondano la Nihon Dogasha, che sarebbe poi divenuta Toei Doga e in seguito Toei Animation. È proprio Yabushita a dirigere il primo lungometraggio animato a colori della storia dell'Asia, La leggenda del serpente bianco. Ispirato a una celebre leggenda cinese, il film viene distribuito in tutto il Paese venendo anche esportato in occidente. Nel frattempo, un giovane Keiichiro Kimura ha conseguito il diploma ed è in cerca della propria strada. Kimura è un ragazzone grande e grosso. Fin da piccolo aveva una grande passione per le discipline sportive, era irruento e tendeva a comportamenti da bullo. Il suo amore per lo sport era superato solo dalla sua passione più grande, quella per il disegno. Il primo posto a un concorso artistico, indetto dal giornale Mainichi Shinbun, lo convince che la sua strada sia proprio quella. Si iscrive a un istituto d'arte, ma non riesce a superare gli esami. Tramite un annuncio su un magazine viene a sapere che la Toei Doga è alla ricerca di personale disposto a lavorare nel campo dell'animazione e contatta un suo vecchio senpai, Daikichiro Kusube, che lavora proprio alla Toei e tra e altre cose ha collaborato a La leggenda del serpente bianco e ai tre lungometraggi successivi di Yabushita, Shonen Sarutobi Sasuke, Le 13 fatiche di Ercolino (basato su Boku no Son Goku di Osamu Tezuka) e Robin e i 2 moschettieri e ½.

Sono anni floridi per lo studio, anche per la relativa mancanza di concorrenza. Almeno fino a due eventi che scossero le fragili fondamenta della neonata animazione nipponica e condizionarono indirettamente la vita di Kimura: l'avvento della televisione e la fondazione della Mushi Productions, con cui il leggendario Osamu Tezuka scendeva direttamente in campo. In ogni caso, grazie all'interessamento di Kusube, il grande e grosso Keiichiro Kimura riesce ad accedere al mondo dei film animati come disegnatore. Kusube riconosce il suo talento e fa per lui le veci dell'accademia d'arte, affidandolo anche agli insegnamenti di Yasuo Otsuka, che fa da maestro fra gli altri anche a due coetanei di Kimura, due ragazzi di nome Isao Takahata e Hayao Miyazaki...

Dal grande al piccolo schermo

Il 1 gennaio del 1963, tratto dal celebre (e omonimo) story manga di Tezuka, va in onda su Fuji TV il primo episodio di Tetsuwan Atom, meglio noto in occidente come Astro Boy. È l'inizio del boom dell'animazione televisiva seriale, medium che noi oggi conosciamo più che bene. L'anno seguente Kimura mette a frutto i suoi anni di studio con Kusube e Otsuka ed esordisce finalmente sul grande schermo come intercalatore (colui che realizza i fotogrammi mediani tra l'inizio e la fine di una singola animazione). Soddisfatti dal suo lavoro, i suoi senpai gli affidano un nuovo incarico. È già chiaro che il futuro dell'animazione passerà per le serie televisive. Le reti private e la NHK aumentano sempre più la propria richiesta di anime. Kimura si ritrova a lavorare a una serie intitolata Shonen ninja kaze no Fujimaru (conosciuta anche come Kid Samurai) in compagnia, fra gli altri, di Hayao Miyazaki. Intanto, nel 1965, la Mushi Productions sforna un altro prodotto di successo planetario, stavolta a colori: Kimba il leone bianco. La competizione è al massimo.

Produrre anime televisivi è un business di sempre maggiore successo. Alla Toei decidono di affidare al sempre più autonomo Keiichiro Kimura il ruolo di character designer e direttore dell'animazione, un incarico che gli frutta la collaborazione con il primo super sentai animato, Rainbow Sentai Robin, e nel 1966 ancora una volta assieme al collega Miyazaki al primo majokko: Sally la maga, serie in 109 episodi realizzata contemporaneamente all'omonimo manga di Mituteru Yokoyama. Sono anni pionieristici. Trasmessa su Asahi Tv a colori, tranne i primi 17 episodi, Sally la maga è considerabile un capostipite del maho shojo e ha senz'altro contribuito in maniera determinante al successo di questo genere. Due anni dopo è il turno di un nuovo grande successo: Cyborg 009.

Tratto dall'omonimo manga ideato da Shotaro Ishinomori e pubblicato a puntate su Shonen Magazine, Cyborg 009 gode di una grafica estremamente curata e di un character design intrigante, che ancora oggi non ha perso il proprio impatto visivo. Il 1969 è l'anno di una ulteriore svolta con Mimì e la nazionale di pallavolo, precursore di tanti spokon destinati alle ragazze, ma soprattutto è l'anno di Tiger Mask, meglio noto nel nostro paese come L'Uomo Tigre.

Harder, faster, bigger

Di tutti gli anime giunti in Italia nei primi anni ‘80, probabilmente L'Uomo Tigre è uno dei più celebri e amati. La storia di Naoto Date, orfano cresciuto nel pieno dell'occupazione americana che decide di diventare "forte come una tigre" per aiutare gli sfortunati come lui, è già leggenda. Tratto da un manga scritto da Ikki Kajiwara e illustrato da Naoki Tsuji, l'anime di Tiger Mask viene realizzato nel ‘69 dalla Toei per la regia di Takeshi Tamiya e sceneggiature di Masaki Tsuji. Keiichiro Kimura, che grazie a questa serie raggiungerà una fama più che meritata, vi si dedica nel doppio ruolo di character designer e di direttore dell'animazione e compie il miracolo. Accantona per un attimo il disegno morbido che caratterizzava buona parte dei lavori di quel periodo, indurisce e rende più spigolosi i tratti fisici dei protagonisti, che appaiono più adulti e spaventosi rispetto all'originale cartaceo. Ogni gesto di Date e dei suoi avversari trasuda potenza e una fluidità letale. Tutto è esagerato, maestoso, epico. Storica la raccomandazione che Kimura fece ai suoi animatori: essi dovevano "immaginare il ring grande quanto un campo da calcio", in modo tale da rendere ancora più esagerate ed epiche le corse e fughe e gli inseguimenti sul ring, prima che i lottatori sferrassero i loro colpi.

Un monito che, come sa chiunque abbia seguito l'animazione nipponica, ha fatto scuola. L'Uomo Tigre non è solo la storica sigla cantata dai mitici Cavalieri del Re, che ogni italiano conosce (tra l'altro, Kimura si occupò anche del montaggio della suddetta sigla). L'Uomo Tigre è una storia che parla di giustizia, di coraggio e di riscatto, che con il suo tratto squadrato ma al tempo stesso fluido ha segnato un solco profondo che ha condizionato moltissimo di ciò che è venuto dopo. Disse in seguito lo stesso Kimura: "Ho creato la versione animata del rock". E aveva ragione.

Senza fermarsi mai

La carriera di Kimura non si esaurisce con Tiger Mask, ovviamente. Nei decenni seguenti collabora come direttore delle animazioni a progetti di grande qualità e successo come Sam Ragazzo del West, Pyun Pyun Maru, Akado Suzunosuke, Karate Baka Ichidai, Trider G-7 e M.S. Gundam Seed, mentre lavora nel ruolo di key animator a diverse serie di Lupin III e all'Ispettore Gadget. Nel 2012 torna brevemente sul grande schermo contribuendo ai primi due lungometraggi della trilogia dedicata a Berserk di Kentaro Miura. Non è esagerato definirlo uno dei fondatori dell'anime d'azione, grazie al dinamismo della sua opera e alla forza che trasuda dai suoi lavori. La sua ultima opera si intitola Go! Samurai ed è un cortometraggio animato del 2015 realizzato in una tecnica particolare: ogni fotogramma corrisponde a uno sketch realizzato a matita e si tratta di un lavoro assolutamente incredibile.

L'Uomo Tigre Keiichiro Kimura, il ragazzone grande e grosso che si comportava un po' da bullo, si è spento all'età di ottant'anni in seguito a un infarto miocardico. Kimura ha attraversato con leggerezza e discrezione la fase più pionieristica, eccitante e sperimentale dell'animazione nipponica, collaborando con artisti del calibro di Yasuo Otsuka, che ne fu maestro e ne ingentilì il tratto, Isao Takahata e Hayao Miyazaki. Con la sua professionalità, il suo senso degli spazi e dell'epica, ha contribuito a forgiare l'industria degli anime continuando a sperimentare, a evolvere, senza fermarsi mai. Anche se, per tutti noi sarà sempre il "papà" di Tiger Man, il coraggioso Uomo Tigre che lottò e vinse contro il male.