Nel segno della Kamehameha: le migliori tecniche dei battle shonen

La Kamehameha è sicuramente la tecnica più apprezzata ed iconica dei battle shonen, ma non è l'unica: scopriamo quali altre hanno lasciato il segno.

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La Kamehameha (o Onda Energetica nell'adattamento italiano dell'anime) è la tecnica per eccellenza, simbolo indiscusso di Dragon Ball e dei battle shonen. Quel momento ha segnato la storia degli shonen. La Kamehameha ci ha accompagnato nei momenti più iconici dell'opera di Akira Toriyama: durante lo scontro con Piccolo nel corso del Torneo Tenkaichi, per non cadere fuori dal ring, Goku la lancia con i piedi, usandola come propulsore, ma inventa anche la versione "curvante", che è possibile direzionare a piacimento. Infine, non possiamo dimenticare quella più rimarchevole, che ha fatto venire la pelle d'oca a tutti i fan: nelle fasi finali del torneo di Cell, un giovane Gohan è stanco e malconcio, con un braccio inutilizzabile dopo aver lottato strenuamente l'androide, lancia la storica Kamehameha Padre-Figlio.

Insomma, parliamo di una delle tecniche più amate e riconoscibili dei battle shonen. Ma è anche stata fonte d'ispirazione per molti mangaka, che l'hanno rielaborata, per adattarla alle loro opere. Negli anni il genere di riferimento ci ha regalato varie tecniche che, col tempo, hanno conquistato il pubblico, e noi abbiamo selezionato alcune delle più importanti. Dedichiamo questo speciale a tutti coloro che ancora gridano senza vergogna: Ka-Me-Ha-Me-HA!

Hokuto Hyakuretsu Ken

Iniziamo questa rassegna con un manga antecedente a Dragon Ball: Hokuto no Ken o Ken il guerriero nella versione italiana. Il capolavoro di Buronson e Tetsuo Hara è diventato celebre anche per l'estrema violenza dei combattimenti, con corpi che esplodono premendo i giusti punti di pressione. La Divina Scuola di Hokuto insegna ai suoi studenti ad individuare e a premere i Punti di Pressione sia per curare, che per uccidere.

Sin dal primo numero del manga e dal primo episodio dell'anime abbiamo una dimostrazione della celebre forza e violenza di uno dei pupilli della scuola: Kenshiro, con la Hokuto Hyakuretsu Ken.

Conosciamo già l'aspro mondo di Hokuto no Ken: la Terra è stata distrutta a seguito di una guerra nucleare. Kenshiro raggiunge una piccola città in cerca di acqua, ma viene rinchiuso nelle prigioni. Qui fa la conoscenza di Bart e Rin. In città irrompe un gruppo di banditi capitanato da Zed, che vuole depredarla, e per farlo rapiscono Rin. Liberatosi dalla sua prigionia, Kenshiro non può certo restare con le mani in mano: avanza verso il capobanda, eliminando i suoi sgherri senza difficoltà.

Zed è una montagna di muscoli contro cui nessuno vorrebbe mettersi, e potrebbe uccidere facilmente l'ostaggio con una lieve pressione sul collo. I pugni di Kenshiro si muovono tanto velocemente che Zed non riesce a vederli; il nemico incassa i colpi come un sacco da boxe.

L'allievo di Hokuto emette un anomalo ahtatatata, che sembra quasi voler schernire il criminale. La forza dei pugni è tale da sollevare in aria il predone. All'apparenza sembra che la raffica non abbia sortito alcun effetto: Zed si rialza incolume, pronto a combattere. Improvvisamente si blocca, il corpo si contorce, la testa si gonfia in maniera anomala, ed esplode dall'interno in una fontana di sangue e viscere. Senza rendersene conto, Zed era già morto.

Questa è la micidiale Hokuto Hyakuretsu Ken o Il sacro colpo dei cento pugni devastanti di Hokuto. Coloro che sono cresciuti con l'anime di Hokuto no Ken sono rimasti impressionati sia dall'inaspettata violenza, sia dall'ahtatata.

Pegasus Ryuseiken

Il Cosmo è la forza interiore di ogni Saint ed è legato alla costellazione di cui porta il nome. Grazie a questa forza il Saint può indossare l'armatura che gli spetta ed eseguire attacchi speciali. In base al controllo del Cosmo si determina anche la forza: per questo motivo i Cavalieri di Bronzo, in genere, sono di basso rango. I Bronzo, però, devono ancora addestrarsi per poter raggiungere il Settimo Senso: avere il pieno controllo del Cosmo, per espanderlo oltre i limiti, così da potenziare notevolmente gli attacchi.

Nonostante il Cosmo sia un potere immenso, non ha un utilizzo illimitato, in quanto, mano a mano che si usa senza sosta, il corpo viene sottoposto ad un eccessivo stress fisico, e quando si estingue può sopraggiungere la morte.

Tra le varie mosse che consumano una minima quantità di energia vi è la Pegasus Ryuseiken (letteralmente Pugno delle meteore di Pegasus). Durante la lotta, Seiya assume una posa insolita: porta le mani tra il busto ed il viso, ed inizia a muoverle in aria, in modo ipnotico, distraendo l'avversario. Le movenze, però, non sono casuali: Seiya disegna nell'aria le 13 stelle della costellazione di Pegasus. Quando il Cosmo divampa, è pronto a sferrare l'attacco: Pegasus Ryuseiken!

All'apparenza sembra che a colpire l'avversario sia una pioggia di meteoriti; in realtà è una sequela di rapidi pugni che dà quell'impressione. In breve tempo l'avversario vittima delle "meteore" cade a terra in fin di vita. L'attacco di Seiya è la punta di diamante della saga di Saint Seiya, in quanto viene usato in ogni combattimento, persino contro avversari di un rango superiore, anche se non è sempre efficace.

Rasengan

Quando Naruto vede per la prima volta il Rasengan per mano di Jiraiya, ne rimane estasiato, e vorrebbe utilizzarlo a sua volta. L'allenamento per padroneggiare questa tecnica si divide in tre fasi: come primo passo il giovane ninja della foglia deve far ruotare il chakra all'interno di un palloncino pieno d'acqua, fino a farlo esplodere; in seguito, deve riuscire a controllare la forza, aumentando il volume del chakra, e solo quando riuscirà a rompere un pallone di plastica, il ninja potrà passare alla fase successiva, la più difficile.

Naruto deve sfruttare gli insegnamenti per concentrare il chakra e contenere la forza all'interno di un un palloncino, senza distruggerlo; solo quando riuscirà a portare a termine le tre prove sarà pronto ad usare il Rasengan.

Purtroppo, il nostro ninja non è in grado di padroneggiare appieno la sfera di chakra: per questo motivo, almeno nei primi periodi, ha bisogno dell'aiuto di un clone per formarla e scagliarla contro il nemico. Come ogni tecnica in Naruto, anche il Rasengan consuma chakra, ovverosia l'energia interiore di ogni essere umano, con cui non solo è possibile lanciare jutsu, ma si può anche camminare sull'acqua e correre sugli alberi; ad ogni utilizzo, si consuma e quando si esaurisce si rischia di morire, se non si aspetta il tempo necessario per recuperarlo.

La prima volta che Naruto sfoggia il Rasengan è contro Kabuto: il ninja del villaggio della foglia ormai stremato non vuole certo arrendersi.

Kabuto gli trafigge la mano con un kunai, ma non sa di essere caduto in una trappola: Naruto usa l'apparente vantaggio dell'avversario a suo favore, bloccandogli ogni movimento per evitare che possa scappare; crea un suo doppio e prepara un Rasengan, anche se imperfetto, e colpisce Kabuto.
Il Rasengan è forse la mossa più importante dell'intera saga di Naruto.

Naruto accetta di allenarsi intensamente per tre anni con Jiraiya, anche per riuscire a controllare meglio l'abilità, convinto che possa aiutarlo a ritrovare l'amico Sasuke. Dopo l'addestramento, il ninja è migliorato notevolmente, ma ha ancora bisogno di cloni per formare il jutsu, ma non basta: sa che deve ancora crescere, e deve fare sua la tecnica di Jiraiya, se vuole salvare l'amico.

Sono varie le dimensioni e gli utilizzi del Rasengan nel corso delle missioni: la forma più originale è il gigantesco Rasenshuriken. Eppure la tecnica chiave di Naruto non è solo appariscente, ma cela un significato più profondo: la "purezza" del Rasengan si contrappone all'oscurità del Chidori (Mille Falchi) di Sasuke. Potremmo dire che le due tecniche sono il riflesso dell'anima dei due utilizzatori. Non è affatto un caso, quindi, che i due amici si separano e si riuniscono proprio con due jutsu così differenti tra loro.

Delaware Smash


Lo ammettiamo: se si parla di My Hero Academia è difficile identificare una sola tecnica, in quanto si segue molto il parere personale. Ciononostante, forse la più significativa è il Detroit Smash di All Might: il supereroe N1 concentra la forza in una mano, e sferra un pugno diretto contro l'avversario, ma quello che va a segno è l'improvviso e forte spostamento d'aria provocato. Tuttavia, preferiamo menzionare il Delaware Smash, sebbene siamo consapevoli che non è tra le mosse più riconosciute dei battle shonen.

La motivazione di questa scelta è che il Delaware Smash è la prima tecnica di Izuku "Deku" Midoriya, dopo aver replicato il Detroit Smash.

Izuku non riesce ad imbrigliare la forza dello One for All, il quirk donatogli da All Might; le poche settimane a disposizione non sono state sufficienti a scolpire bene il suo corpo, ancora troppo gracile per un potere del genere. La più grande mancanza di Izuku è di non aver avuto il tempo per imparare a contenere la forza: ogni volta che sferra un pugno usa sempre il 100% del suo quirk, frantumandosi così le ossa delle braccia.

Può solo seguire il consiglio di All Might di avere ben fissa nella mente l'immagine di un uovo che non deve esplodere. Nonostante Izuku abbia provato a dosare la potenza, il risultato migliore che è riuscito ad ottenere è di rompersi solo un dito, dopo aver eseguito il Delaware Smash.

Il funzionamento del Delaware Smash è molto basilare: Deku concentra la potenza in un dito e lo fa scattare con il pollice, provocando un impetuoso e distruttivo spostamento d'aria. Durante il Festival Sportivo della Yuei, Izuku dimostra di essere in grado di usare la sua mossa con tutte le dita, ma a caro prezzo.
Dopo l'incontro con il mentore di All Might, Izuku riesce a padroneggiare lo One for All, anche se non completamente, riducendo lo stress fisico a cui sottopone le ossa, ma a volte libera involontariamente il 100%. L'utilizzo del Delaware Smash diminuisce, ma non scompare del tutto: durante lo scontro con Muscular lo unisce al Detroit Smash per una combo dalla potenza senza pari.

Reigan

Nel corso degli anni il battle shonen Yu degli spettri, creato da Yoshihiro Togashi (autore di HunterxHunter), è stato un po' dimenticato, a causa dell'incalzante successo di titoli come Naruto, One Piece e Dragon Ball, ma è riuscito comunque a regalarci una delle tecniche più interessanti: il Reigan.
Per comprendere meglio come viene utilizzata e quali sono le limitazioni che ne conseguono, dobbiamo spiegare cosa è il Reiki. È un'energia spirituale che pervade il corpo umano, e che varia da persona a persona.

Questa energia permette di creare armi astrali, aumentare la forza, e persino curare il corpo da ferite. Senza il giusto allenamento, il Reiki si consuma velocemente dopo un solo attacco e bisogna aspettare del tempo per rigenerarlo; quindi è sconsigliato usare attacchi potenti, soprattutto in lunghe battaglie.

Il Reigan è una delle tecniche che sfrutta l'energia interiore: Yusuke Urameshi convoglia il Reiki sulla punta dell'indice e lo spara come fosse un proiettile di luce, ironicamente formando una pistola con la mano. Essendo ancora poco pratico con la sua abilità, Yusuke può sparare un piccolo colpo di luce solo una volta al giorno, sentendosi subito sfinito.

Gli insegnamenti di Genkai sono estenuanti, basti pensare che ha imposto al suo allievo di sorreggere l'intero peso del corpo per 12 ore solo con la punta dell'indice e con l'aiuto del Reiki; al termine dell'addestramento il detective degli inferi riesce a potenziare l'attacco e ad aumentare il numero di utilizzi, comunque ancora limitati.

Sfera Genkidama

Non potevamo non concludere la nostra rassegna senza tornare alla fonte d'ispirazione, citando una delle tecniche più rappresentative dei battle shonen, forse seconda solo alla Kamehameha stessa: la Sfera Genkidama.
Goku, dopo essere morto nello scontro con Raditz, decide di allenarsi nel regno dei morti da Re Kaioh del Nord, per sconfiggere i Saiyan che stanno per invadere la Terra. Durante l'addestramento il maestro gli insegna la Sfera Genkidama.

L'utilizzattore distende le braccia sopra la testa, con i palmi rivolti verso l'alto, e assorbe il ki da tutti gli esseri viventi, non solo umani, ma anche pianeti e stelle, e l'accumula in una sfera che diventa sempre più grande a seconda della quantità di energia raccolta; quando il globo di luce ha raggiunto una dimensione ideale, può essere lanciato contro l'avversario.

La Genkidama è dunque un attacco estremamente potente, la cui forza è direttamente proporzionale alla quantità di ki assorbito, e proprio per il suo potere ha delle limitazioni: può essere utilizzata solo da chi ha un cuore puro, per questo un Super Saiyan non può adoperarla, e bisogna mantenere la stessa posizione, finché non è pronta, il che lascia scoperti ad eventuali attacchi. Proprio per quest'ultimo motivo, Goku viene aiutato dai suoi compagni, che distraggono il nemico di turno.

Certo, potremmo citarvi quella piccola che avrebbe dovuto essere utilizzata per sconfiggere Vegeta, o quella scagliata contro Freezer, ma inefficace. Noi preferiamo menzionare uno dei momenti con il più alto pathos dell'intera epopea di Goku, anche se ormai è quasi diventato inflazionato: la fine della battaglia con Bu.

Il Saiyan è ormai esausto e ricoperto di ferite, ma il piccolo demone rosa sembra essere inarrestabile. Goku sa che deve giocare il tutto per tutto: la Sfera Genkidama. Assume quindi la posizione, ed inizia ad assorbire l'energia dei suoi compagni, anche quelli sulla Terra, e del pianeta dei Kaiohshin, ma non è sufficiente: la sfera è troppo piccola per sconfiggere Majin Bu. Sembra ormai che non ci sia più alcuna speranza.

Satan prende in mano la situazione e prega gli esseri umani affinché alzino le mani al cielo e cedano il loro ki; i terrestri, incoraggiati dal loro eroe, donano l'energia. Il principe dei Saiyan, nel frattempo, distrae Bu.

La sfera diventa sempre più grande, fino ad assumere le dimensioni di un pianeta: Goku la scaglia contro Majin Bu. Sebbene sia il nostro eroe a sferrare il colpo di grazia, dopo essersi trasformato in Super Saiyan ed aver "potenziato" la sfera, ci piace pensare che Bu sia stato sconfitto dalla forza di volontà non solo di Goku, dei Guerrieri Z, o dei suoi amici più cari, ma anche di tutti i terrestri.
E voi, quando Goku e Satan hanno chiesto il vostro aiuto, avete alzato le mani al cielo?