Shonen, seinen, shojo: alla scoperta dei principali generi Anime e Manga

Shonen, seinen, shojo: termini ormai quotidiani per chiunque sia appassionato di manga e anime. Ma di cosa si tratta esattamente?

speciale Shonen, seinen, shojo: alla scoperta dei principali generi Anime e Manga
Articolo a cura di

Shonen, shojo, seinen: che confusione! Il legame ultra-decennale che il nostro Paese ha con l'entertainment nipponico ha fatto sì che determinate parole, come quelle che abbiamo elencato qualche riga su, siano oramai entrate a far parte del nostro linguaggio. Ma che cosa significano esattamente questi termini? A differenza di quanto si ritiene comunemente queste espressioni non si riferiscono a dei generi precisi. Ricordiamo infatti che un genere è una forma codificata di espressione narrativa (o grafica) utilizzata per facilitarne la classificazione e l'analisi critica. Esempi nell'ambito del fumetto nipponico sono lo spokon, termine con cui si intende una serie ambientata nel mondo dello sport e che ha per protagonisti degli atleti (citiamo almeno il celeberrimo Capitan Tsubasa, alias Holly e Benji) , il mecha che indica quelle opere fantascientifiche in cui sono centrali robot di grandi dimensioni e i loro piloti (Il Grande Mazinger), lo yaoi che riguarda situazioni erotiche o sentimentali omosessuali maschili raccontate quasi sempre da donne, il bara anch'esso basato su relazioni omosessuali maschili ma viste da autori uomini gay o il battle shonen, manga action basato sui combattimenti, su giovani guerrieri che si allenano per diventare sempre più forti e affrontare nemici sempre più potenti e agguerriti (un esempio per tutti, l'amato Dragon Ball, "padre" del battle shonen moderno). Pur con tutte le differenze del caso, uno spokon tenderà ad avere caratteristiche di base che lo avvicineranno, in termini di linguaggio narrativo, ad ogni altro spokon, esattamente come un horror per poter essere definito tale dovrà essere costruito su una serie di elementi di base irrinunciabili. Shonen, seinen e così via non rappresentano però dei generi, non hanno nulla a che fare con l'argomento o lo stile di una narrazione ma indicano invece per convenzione i target demografici di riferimento delle riviste di manga pubblicate in Giappone: la loro importanza è cruciale, essendo il sistema fumettistico nipponico basato su di esse. L'equivoco nasce proprio da questo: una serie incentrata su scontri fisici è in teoria rivolta a un pubblico di ragazzi e una commedia romantica è vista come un qualcosa di più "femminile", ma la divisione non è per nulla rigida, anzi come vedremo si fa sempre più sfumata di anno in anno.

Shonen

Shonen in giapponese si può tradurre con "ragazzo" e, come gli altri termini che citeremo d'ora in avanti, non si riferisce a un genere bensì a un target demografico: prima di essere raccolte in volumi chiamati tankobon ,le serie shonen come Boruto, The Promised Neverland, ONE PIECE e così via sono pubblicate su riviste dedicate come Weekly Shonen Magazine, Weekly Shonen Sunday, Shonen Club (di cui esisteva anche la versione per ragazze chiamata Shojo Club), Shonen Sekai o la popolarissima Weekly Shonen Jump, tutte rivolte a un bacino di utenza composto da maschi di età compresa tra gli undici e i quindici anni di età. Queste riviste, nate fra la fine degli anni Cinquanta e la metà del decennio seguente, (Shonen Sekai e Shonen Club risalgono addirittura agli inizi del Novecento) sono fra le più antiche in assoluto dedicate ai manga, il che è logico dal momento che il termine manga - introdotto nel diciottesimo secolo da artisti come Santo Kyoden e Aikawa Minwa e poi ripreso dal grande autore Hokusai nel 1800 - vuol dire più o meno "immagini disimpegnate" e fu utilizzato a partire dalla seconda metà del XX secolo per indicare quella forma di narrazione per immagini destinata ad un pubblico di fanciulli, quindi semplice sia da un punto di vista grafico che da quello narrativo. Convenzionalmente, queste caratteristiche vengono fatte risalire all'attività di Osamu Tezuka, il dio dei manga che tanta parte ha avuto nel plasmare l'immaginario fumettistico nipponico e mondiale (noto è infatti il debito artistico che la Disney ha nei suoi confronti). In un certo senso, si può dunque affermare che lo shonen sia stata la prima tipologia di manga e non sorprende quindi che, dopo tanti anni, siano così numerosi i sottogeneri che ricadono in questa etichetta come i già citati spokon, battle e mecha, a cui dobbiamo aggiungere almeno il suriraa (che corrisponde più o meno al nostro genere thriller), il meitantei (una specie di poliziesco), la fantascienza e il fantasy.

In genere si ritiene che i manga shonen siano basati su protagonisti di sesso maschile che inseguono un obiettivo e che affrontano diverse sfide per migliorarsi; se a questo aggiungiamo una trama lineare suddivisa in saghe e l'assenza di tematiche di tipo amoroso, ecco che avremo raccolto assieme tutti i luoghi comuni sullo shonen. Il già citato Dragon Ball, One Piece, Saint Seiya, Naruto, Hunter X Hunter, Capitan Tsubasa, Slam Dunk, Touch, Video Girl Ai, sono tutti esempi di shonen di sucesso. Tuttavia i temi affrontati, i livelli di lettura e la struttura narrativa non rappresentano più un buon indicatore, e negli ultimi anni le riviste destinate ai ragazzi sono finite con l'ospitare sulle proprie pagine serie cruente come Re/member, complesse come L'attacco dei giganti, basate su dinamiche sentimentali come Toradora o su tematiche delicate come il bullismo e la disabilità (com'è il caso di A silent voice di Yoshitoki Oima) o addirittura aventi una ragazza per protagonista come accade in The Promised Neverland. I tempi cambiano, per fortuna.

Shojo

Shojo significa "ragazza". La parola bishojo indica una ragazza giovane e bella, dai diciotto anni in giù, dotata di aspetto e personalità idealizzati, mentre i bishonen sono giovani ragazzi femminei nei modi e nei lineamenti. Ritroviamo entrambi questi modelli in molte opere, e in particolare in quelle destinate alle ragazze, tipicamente ricche di soluzioni grafiche simboliche caratteristiche, come ad esempio le celebri decorazioni floreali.

È il concetto di shojo, al pari dello shonen e forse anche di più, da tempo immemorabile fonte di equivoci: nel mondo, specialmente nel nostro Paese, grande consumatore di prodotti di intrattenimento nipponici, si tende a identificare con il termine shojo qualsiasi serie che abbia in sé importanti tematiche sentimentali, laddove si ritiene erroneamente che i manga destinati a un pubblico di maschietti ne siano privi. In realtà ribadiamo ancora una volta che la parola shojo si riferisce al target, il pubblico di riferimento per il quale sono pensate riviste come Shukan Margaret, Ciao, Princess e Seventeen, e anche in questo caso, sotto l'etichetta di shojo possiamo ritrovare opere appartenenti a un sottobosco variegato come le commedie sentimentali, i maho shojo anche detti majokko, basati su ragazzine dotate di poteri magici che combattono mostri o altro (citiamo almeno Ransie la strega e Pretty Guardian Sailor Moon) o il genere storico che ritroviamo in opere come Le rose di Versailles, meglio conosciuta nel nostro Paese come Lady Oscar, o ancora i manga sportivi come Jenny la tennista e il grande Attacker you, che in Italia è conosciuto come Mila e Shiro due cuori nella pallavolo. Come abbiamo già notato parlando di shonen, anche le opere etichettate come shojo sono andate incontro a importanti modifiche negli ultimi anni e hanno gradualmente perduto quelle caratteristiche narrative e grafiche che le identificavano, per tentare di andare incontro ai mutamenti e alle contraddizioni della società contemporanea. My love story!! di Kazune Kawahara, ad esempio, ha per protagonista un ragazzo enorme e di aspetto truce che ha ben poco di bishonen. Stanno inoltre gradualmente svanendo i tratti idealizzati e le decorazioni simboliche. Anche se è presto per affermarlo con certezza, è possibile che in questi ultimi anni lo shojo si sia gradualmente avvicinato al suo corrispondente adulto, il josei.

Kodomo

La parola kodomomuke (solitamente abbreviata in "kodomo") significa letteralmente "destinato ai bambini" e identifica le opere manga e anime pensate appunto per i bambini fino agli undici anni di età. Questo fa sì che le serie kodomo siano caratterizzate da essenzialità (e ripetitività) narrativa, una grafica estremamente infantile e un'altra caratteristica vistosa: l'utilizzo di caratteri chiamati furigana che vengono affiancati agli ideogrammi per agevolarne la lettura da parte dei più piccoli. Serie kodomo di notevole successo sono Doraemon serializzato sulla rivista per piccoli CoroCoro Comic e Pururun! Shizuku-chan. Naturalmente mancano nel kodomo riferimenti espliciti ad argomenti delicati come sesso e morte.

Seinen/josei

Per comprendere appieno l'essenza del seinen ("giovane uomo", "maggiorenne") e del suo corrispondente femminile detto josei ("donna") dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e precisamente negli anni Sessanta. Lo scenario è quello del miracolo economico Giapponese, l'occupazione americana è ufficialmente terminata e il manga è oramai divenuta, grazie all'attività di straordinari artisti del calibro di Osamu Tezuka, una florida industria nonché un vero e proprio fenomeno di costume. Ma non tutti i fumettisti di quegli anni amavano che il termine manga, pensato per forme di narrazione disimpegnate, si adattasse al proprio lavoro. In questo meccanismo di rifiuto giocava la rivalità fra le città di Tokyo, dove venivano prodotte la maggior parte delle riviste "mainstream", e Osaka, città in cui erano tollerate forme di narrativa meno convenzionali e "controllate". Fu proprio un autore di Osaka, Yoshihiro Tatsumi, a coniare la parola gekiga ("immagini drammatiche") da opporre al manga, visto come un prodotto infantile e commerciale. Nacquero così le prime graphic novel giapponesi. Fra gli anni Sessanta e i primi anni Settanta raggiunse la maggior età la prima generazione di ragazzi cresciuta leggendo manga, la cosiddetta manga generation, i cui appartenenti presero a fruire e a produrre opere più mature e complesse. La popolarità di questi primi prodotti "per adulti" portò grandi cambiamenti nel mercato fumettistico nipponico. Autori come Takao Saito (noto per la serie seinen noir Golgo 13) e Kazuo Koike (autore di Lady Snowblood e Crying Freeman) incontrarono il favore di un vasto pubblico e anche lo stesso Tezuka ne fu influenzato, come si nota nelle sue opere tarde come La cronaca degli insetti umani o La storia dei tre Adolf. Lo "spirito" gekiga fluisce ancor oggi nel fumetto nipponico e non sono poche le riviste, come Weekly Joung Jump, dedicate a un pubblico più maturo. Non esistono generi specificatamente seinen e forse sarebbe più corretto parlare di influenze, visto che la complessità intrinsecamente legata ai manga per adulti si accompagna a una naturale tendenza ad uscire fuori dagli schemi.

Si va dalla sci-fi disturbante di Gantz al genere storico di Vinland Saga passando per l'action di Black Lagoon, il thriller fantasy di Erased e Kokkoku, la commedia sentimentale di Come dopo la pioggia, la commedia erotica di Prison School e la fantascienza drammatica di Ikigami, ma è un dato di fatto che buona parte dei prodotti seinen rifugga una classificazione semplice. Le opere seinen tendono ad essere caratterizzate da una violenza molto meno mediata rispetto a quelle pensate per ragazzi e ragazze, da una sessualità più o meno esplicita spesso c'è spazio anche per l'erotismo, pur senza arrivare agli eccessi dell'hentai che tende ad essere considerato qualcosa di autonomo), risvolti di trama più disturbanti o al contrario più quotidiani, e c'è spazio anche per tematiche delicate come il suicidio, la disabilità, la depressione e la dipendenza. In Come dopo la pioggia, la narrazione si interrompe per affrontare una interessante discussione sulla "letteratura pura" da contrapporre a quella popolare. In Erased , invece, si parla di abusi sui minori. Prodotti che non sono pensati per una nicchia di appassionati di questo o quel genere, ma concepiti per essere apprezzati da un ampio bacino di utenza, gli eredi di quella manga generation che non sono disposti a smettere di leggere fumetti solo perché si sentono "troppo cresciuti" per i manga d'intrattenimento puro. Tuttavia, è da notarsi come il divario fra opere per ragazzi e per giovani adulti si stia pian piano annullando. L'etichetta di shonen va stretta a opere come L'attacco dei giganti, Promised Neverland e A silent voice, che non hanno nulla da invidiare al seinen classico e il loro grande successo commerciale, dentro e fuori il loro target di riferimento, ci fa intuire come la sensibilità degli autori e del pubblico stia lentamente mutando. Tempi complessi richiedono narrazioni complesse, una sfida che la terra del Sol levante ha tutti i numeri per vincere.