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Si alza il vento: il falso, meraviglioso addio di Hayao Miyazaki

Nel 2013 approdava nelle sale cinematografiche Si alza il vento, l'ultimo, colossale, lungometraggio d'animazione diretto da Hayao Miyazaki.

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Si alza il vento è un'opera trascinante. Con un incidere pacato ma avvolgente, fatto di frequenti silenzi e di una costante commistione tra realtà, sogno e visione, il lungometraggio datato 2013 e firmato da Hayao Miyazaki rappresenta senza dubbio alcuno una delle vette espressive dello Studio Ghibli, capace di rivaleggiare persino con lo splendido e struggente La Storia della Principessa Splendente, col quale condivide l'anno di esordio nelle sale cinematografiche nipponiche.

La pellicola, originariamente destinata a incarnare l'addio del regista al mondo dell'animazione, si dipana attraverso gli Anni Venti e Trenta del Novecento, in un Giappone che vede alzarsi rapidi i venti del conflitto, in un drammatico percorso di avvicinamento alla Seconda Guerra Mondiale. Tra finzione e realtà, in bilico tra Storia e sogni di libertà, Si alza il vento è un'opera complessa e stratificata, che ha sempre qualcosa di nuovo da offrire ad ogni ulteriore visione. Come solo le vere espressioni dell'arte sanno fare, la pellicola non punta a offrire risposte univoche e inoppugnabili, ma a porre lo spettatore costantemente di fronte alla necessità di interrogare se stesso, in un flusso inarrestabile che vede il manifestarsi di profondi interrogativi morali ed esistenziali.

Jiro Horikoshi, ma non solo

Un approccio che ha le proprie radici già nella costruzione del protagonista, che in un unico corpo raccoglie almeno tre anime differenti. La prima, la più semplice da identificare, è quella di cui porta il nome: Jiro Horikoshi, l'ingegnere aeronautico che diede forma al Mistubishi A6M Zero, iconico velivolo utilizzato dalla Marina Imperiale Giapponese durante il secondo conflitto mondiale.

Il personaggio è però al contempo anche un omaggio a Tatsuo Hori. Letterato e poeta vissuto nella prima metà del Novecento, afflitto da tubercolosi, ha redatto diverse opere e romanzi, tra i quali Kaze tachinu, ambientato in un sanatorio montano di Nagano, Giappone. Il titolo, espressione giapponese per "Si alza il vento", è un omaggio diretto al poeta francese Paul Valéry, e al suo Le cimitière marin, dal quale è tratto il celebre verso "Le vent se lève, il faut tenter de vivre"/"Si alza il vento, bisogna provare a vivere", così caro ai personaggi del lungometraggio.

Infine, nel giovane Jiro c'è anche un po' dello stesso Hayao Miyazaki, del suo amore per ciò che può librarsi in cielo, della sua dedizione al lavoro, della sua volontà di realizzare qualcosa di grandioso. La stessa ambizione che, agli albori della storia dello Studio Ghibli, lo spinse a suggerire di battezzare la novella avventura con il nome "Ghibli", termine che indica sia un vento sia un velivolo della Seconda Guerra Mondiale creato dall'azienda italiana Caproni.

Il sogno, la Storia

A differenza della maggioranza delle pellicole di Miyazaki, Si alza il vento è profondamente radicato all'interno di una precisa cornice temporale e geografica. Per l'intero lungometraggio, l'incedere della Storia rappresenterà quasi un personaggio dotato di vita propria, elemento portante nello sviluppo dell'opera e costante elemento di riflessione.

Jiro è un bambino che sogna di divenire pilota d'aerei. Ben presto, tuttavia, capirà che questa strada è per lui impraticabile a causa di una forte miopia. Tormentato e spaventato da questa scoperta, il protagonista troverà in sogno la risposta ai suoi timori. In una dimensione onirica, Jiro riuscirà infatti a dialogare con l'ingegnere aeronautico Giovanni Caproni, che gli confiderà di non saper pilotare assolutamente nulla, ma che questo non gli impedisce di dare forma a splendide creazioni meccaniche pronte a solcare i cieli. Da questo momento in avanti, la vita di Jiro ci scorrerà di fronte in maniera fluida, in un placido fiume di sequenze grazie alle quali vivremo i momenti salienti della vita del ragazzo, del giovane e dell'uomo.

Divenuto ingegnere, il protagonista vedrà progressivamente avvicinarsi la realizzazione del suo grande sogno: costruire un innovativo aeromobile, in grado di cavalcare e domare il vento. Impiegato presso una delle principali compagnie aeronautiche del Giappone, nel pieno degli Anni Trenta, si ritroverà a lavorare su velivoli da guerra espressamente richiesti dalla Marina Imperiale. Una circostanza che lo porterà più volte a confrontarsi con Caproni, in sequenze visive oniriche cariche di fascino e drammaticità, durante le quali il collega italiano gli ricorderà che "Gli aeroplani non sono né degli strumenti di guerra né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno: il progettista è colui che conferisce forma al sogno".

L'universo di Si alza il vento vive di un continuo conflitto interiore, diviso tra la realtà dell'oppressione e della violenza che anticiparono l'esplodere della Seconda Guerra Mondiale e il desiderio viscerale del protagonista di inseguire libero la propria realizzazione creativa.

Jiro non abbandonerà il suo sogno nonostante lo scopo a cui i suoi velivoli sono destinati, ma questo non significa che la realtà della guerra non trovi spazio all'interno della riflessione proposta dalla pellicola. Al contrario, la Storia è costantemente presente ed è palese nella sua drammaticità, ma il suo dispiegarsi non è ciò che Miyazaki vuole raccontare in Si alza il vento.

Nel lungometraggio si respira il dramma che sta per abbattersi sull'Europa e sul mondo intero, ma il suo fluire è spontaneo, protagonista di non detti, atteggiamenti, brevi accenni, mai didattico o didascalico. A ricordare i presagi che si accumulano cupi sull'orizzonte della Storia è soprattutto il personaggio di Hans Castorp: omonimo del protagonista de La montagna incantata di Thomas Mann, quest'ultimo è un tedesco oppositore del regime di Hitler, oltre che un critico della politica estera aggressiva messa in atto dal Sol Levante.

Sono sue parole che pesano come macigni: "Di aver fatto la guerra alla Cina, si dimentica. Di aver creato il Manciukuò, si dimentica. Di aver lasciato la Società delle Nazioni, si dimentica. Dell'essersi inimicati il mondo, si dimentica. Il Giappone scoppierà. Anche la Germania scoppierà".

L'amore

Si alza il vento, tuttavia, non è unicamente una riflessione sul contrasto tra libertà creativa e dettami imposti da una politica sempre più cieca e violenta. La pellicola di Miyazaki è anche una struggente storia d'amore, dipinta con una determinata delicatezza che le conferisce toni incredibilmente profondi.

L'incontro tra Jiro e Nahoko è un immancabile appuntamento col destino, al quale i due rispondono nel 1923, nel momento in cui in Giappone la terra trema devastata dalle scosse del Grande Terremoto del Kanto. Una sequenza dallo straordinario impatto visivo ed emotivo, in cui il violento fenomeno è quasi un essere vivente e ogni suo respiro un alito di morte che gli si disperde intorno.

La furia della terra e, poco dopo, anche quella del fuoco che divampa dagli incendi che divorano i quartieri di Tokyo, porterà Jiro a soccorrere la giovanissima Nahoko e la donna che l'accompagna. Dopo aver condotto la ragazza alla sua dimora, il giovane si allontanerà senza nemmeno presentarsi. Anni dopo, saranno l'esplodere di un acquazzone e il fluire del vento a farli ricongiungere, quasi fossero i quattro elementi in persona a desiderare l'unione tra queste due anime.

Il loro amore, tuttavia, è funestato dalle critiche condizioni di Nahoko, affetta da tubercolosi. Inizialmente, la giovane acconsentirà a recarsi in un sanatorio montano per cercare guarigione, ma la distanza da Jiro si farà sempre più difficile, fino a spingerla a fuggire per raggiungerlo. Restare insieme rassegnandosi al fato e cercando di godersi il tempo che rimane oppure perseverare in cerca di una flebile possibilità di guarigione e accettare di separarsi di nuovo? Questo è il quesito tragico che attraversa le loro vite e la cui risposta condurrà i due a condividere momenti assolutamente preziosi e indissolubili, prima di un inevitabile epilogo.

Il dubbio

La costante complessità dei temi messi in scena da Si alza il vento non si affievolisce nel finale, che giunge improvviso e inappellabile, portando con sé l'improvviso esplodere della Seconda Guerra Mondiale. Circondato dai resti dei preziosi Mitsubishi A6M Zero, Jiro è smarrito. Nessuno dei velivoli ha mai fatto ritorno dal conflitto e ora, a testimonianza della follia distruttiva dell'essere umano, a circondare il loro creatore restano solamente vuote e gelide lamiere.

Superata questa landa di silenzioso dolore, il ragazzo giapponese, ormai fattosi uomo, raggiunge per un'ultima volta Caproni, per scambiare con quest'ultimo poche ma fondamentali linee di dialogo:

"- Questa è la prateria dove noi ci incontrammo la prima volta, eh?
- Si tratta del regno dei nostri sogni.
- Mi chiedevo se non fosse l'Inferno.
- È un pochino diverso, ma potrebbe essere pressoché lo stesso.
"

Ora che ha perso ogni cosa, il protagonista non è più certo di nulla, nemmeno della necessità di veder proseguire la propria esistenza. Ma ad attenderlo in questa sequenza onirica c'è Nahoko in persona, che nel reame dei sogni può rivolgergli un ultimo accorato appello: continuare a vivere. La fanciulla fattasi vento ha soffiato sull'esistenza di Jiro, spingendolo a perseverare ad ogni costo nella sua ricerca della perfezione aerodinamica. Ma ora che la Storia si è resa testimone degli orrori della guerra, ora che la sua amata è scomparsa, alla fine di tutto, ne è valsa davvero la pena? Questa è la domanda che Hayao Miyazaki rivolge al pubblico, regalando allo spettatore il dono senza tempo di un atroce quesito esistenziale.

Si alza il vento Con Si alza il vento, Hayao Miyazaki ha offerto al mondo dell'animazione un testamento prezioso e un capolavoro senza tempo. L'epopea di Jiro Horikoshi parla al cuore di qualunque uomo o donna sia stato animato dal fervente fuoco di un sogno, talmente rovente da essere in grado di avvolgere nelle fiamme tutto ciò lo circonda. La passione, l'ambizione, l'amore, l'egoismo, il dubbio e il rimorso: la scala dei sentimenti che trovano espressione nella pellicola Ghibli è lunga, irta e contorta. Qualche tempo dopo averla percorsa, Miyazaki ha ritratto il proprio addio all'animazione e ha annunciato di aver trovato un nuovo progetto a cui dedicarsi. Eguagliare Si alza il vento non sarà facile, ma, probabilmente, il regista non vorrà replicare quanto fatto nel 2013: vorrà superarlo.