Slam Dunk: il basket come maestro di vita nel manga di Takehiko Inoue

In occasione del lancio della nuova edizione di Slam Dunk targata Planet Manga, ricordiamo l'importanza dell'opera di Takehiko Inoue.

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Parlare di Slam Dunk è un onere non da poco, visto che quella di Takehiko Inoue può essere considerata un'opera rivoluzionaria. Per celebrare al meglio il ritorno di Slam Dunk in Italia, grazie alla nuova edizione firmata Planet Manga, vogliamo ricordare quindi l'importanza artistica e concettuale che ha rivestito nell'industria dell'intrattenimento. Non di meno si tratta di un'occasione succulenta, soprattutto per le nuove generazioni, per recuperare una delle pietre miliari del manga: un lavoro che, senza volerlo nel suo principio di creazione, ha dato adito ad altri autori di raccontare lo sport diversamente da quanto fatto con opere precedenti (leggasi alla voce Holly e Benji).

Come mai, a distanza di tutto questo tempo, l'opera riesce ancora a infiammare il cuore del pubblico? La risposta è molto semplice: mai prima di Slam Dunk un prodotto di questo genere aveva, in pochi volumi, parlato apertamente della cultura occidentale e orientale e portato la lente d'ingrandimento su tematiche ancora attuali quali il bullismo e il conseguente isolamento adolescenziale. Pensateci, sono passati quasi trent'anni e non ci stupirebbe vederne un fac-simile ambientato ai giorni nostri. Questo, come tante altre interessanti sfaccettature, hanno reso Slam Dunk un prodotto visionario e da cui, ogni lettore, può trarne insegnamenti di vita.

Prima di proseguire nella lettura, però, siete avvisati: la parte finale del nostro articoli contiene spoiler sull'epilogo di Slam Dunk.

L'ispirazione di Takehiko Inoue

Non tutti sanno che l'iconico autore di Slam Dunk scelse la pallacanestro entrando in contrasto con il proprio editore, per un motivo tanto infantile quanto determinante ai fini della genesi di Hanamichi Sakuragi, protagonista del manga: ai tempi del liceo, Inoue sfruttò il basket per conquistare le ragazze. Notate anche voi una singolare similitudine con l'incipit narrativo della sua storia?

Il mangaka prese una scelta tanta avventata al tempo, visto che mai uno spokon era stato associato a quello sport fino a quel momento, ma anche geniale nei suoi futuri risvolti comunicativi e commerciali. Sia il nome stesso della squadra protagonista di Slam Dunk, lo Shohoku, sia alcuni protagonisti - Sakuragi e Rukawa - sono volontariamente ispirati alla squadra simbolo degli anni '90 della pallacanestro globale: i Chicago Bulls del grande Micheal Jordan: la divisa dello Shohoku è un chiaro omaggio ai colori della franchigia americana, la capigliatura rossiccia di Hanamichi Sakuragi si rifà a quella di Dennis Rodman (noto per le sue stravaganti acconciature) e infine tutte le mirabolanti movenze di Kaede Rukawa, talentuosa stella della pallacanestro nipponica, cita costantemente le leggendarie prestazioni del "23" sul parquet.

Se notate bene, inoltre, tante altre squadre presenti all'interno di Slam Dunk - vedasi il Kainan - includono dei riferimenti espliciti ad altri celebri club di NBA come i Los Angeles Lakers.

A cosa portò tutto questo? Alla scoperta della pallacanestro in Giappone, al proliferare inarrestabile dell'amore per questo sport e all'unire, inconsapevolmente, la cultura sportiva occidentale (NBA) a quella orientale. Nel 2010 Inoue fu addirittura insignito di un premio dalla Japan Basketball Association per il ruolo determinante che esercitò nella crescita culturale del basket nel Sol Levante. Con soli 31 tankobon, Inoue scrisse una pagina di storia del manga.

La denuncia sociale, il bullismo adolescenziale

Fatte le dovute premesse, è bene porre l'accento su una delle qualità più importanti di Slam Dunk: l'aver sensibilizzato su tematiche delicate quali il bullismo adolescenziale e le sue conseguenze. Le forme di prepotenza tra i giovani, oggi, si sono evolute anche a causa della tecnologia, ma un'opera come quella di Inoue-sensei hanno aiutato (e aiuteranno) a trovare il coraggio per reagire a un disagio.

Il fumetto parla ad ambedue le fazioni di questo scottante tema, chi subisce e chi commette atti di bullismo. Molti dei protagonisti, in principio, erano squallidi teppisti che, grazie a puri sentimenti quali il rispetto e il senso di appartenenza all'interno di un gruppo, sono riusciti a tirarsi fuori da un ambiente malsano. Un modo di vivere che, dopo la conclusione degli studi liceali, avrebbe comportato una vita di sbagli.

Slam Dunk e le sfaccettature dell'amore

Si potrebbero scrivere pagine su pagine inerenti all'amore, ma in questa sede è bene associarlo a Slam Dunk. Hanamichi Sakuragi, d'altronde, inizia a giocare a basket in nome di una cotta per Haruko Akagi, sorella minore del carismatico leader e capitano della squadra.

Un sentimento che, in questo caso, riesce a far cambiare di netto la personalità del nostro. Pensate al commovente pianto del rossiccio dopo la disperata sconfitta contro il Kainan e capirete realmente quanta crescita ci sia in ogni personaggio del racconto.

Parlando sempre d'amore, come non si può non ricordare le sigle d'apertura e di chiusura della serie animata? "Kimi ga suki da to sakebitai" ("Voglio gridare ti amo") e "Anata dake mitsumeteru" ("Guardo solo te"): questi brani possono essere interpretati come il perpetuo sentimento provato dal protagonista o, perché no, come un inno all'amore, sia esso sentimentale o in riferimento alla passione che i ragazzi provano nei confronti dello sport. Insomma, al di là delle tematiche sociali importanti, Slam Dunk è soprattutto una storia che fa dello sport un mondo intenso e delicato.

L'amara chiusura, la durezza della vita secondo Inoue

La conclusione di Slam Dunk è piuttosto amara. È probabile che l'autore, in quelle ultime pagine, abbia voluto dare un'ultima lezione al lettore mostrandogli quanto la vita sia inaspettata e dura: l'infortunio di Hanamichi, la sonora sconfitta dello Shohoku e i conseguenti momenti introspettivi: tra questi, la presa di coscienza di veterani come Akagi Takenori che, arrivati alla fine del loro percorso studentesco, abbandonano la squadra pieni di sensi di colpa.

Pur dando tutto, vero marchio di fabbrica dell'insegnamento sportivo presente all'interno dello spokon, non sempre si riesce a ottenere l'auspicato risultato. Eppure lottare è ugualmente importante. Questo è il messaggio più grande insito nell'epilogo di Slam Dunk: un finale aperto a numerose possibilità narrative, eppure (per presa di posizione dell'autore stesso) destinato a rimanere tale per l'eternità. A lasciare che sia il lettore, dopo aver tratto le sue lezioni di vita, a interpretare un cammino radioso per gli eroi della pallacanestro.