Slam Dunk dal manga all'anime: storia di un matrimonio doloroso

Dopo l'uscita della nuova edizione edita da Planet Manga, parliamo delle differenze tra il manga e l'anime di Slam Dunk.

speciale Slam Dunk dal manga all'anime: storia di un matrimonio doloroso
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Slam Dunk è lo spokon per eccellenza, una vera e propria lettera d'amore per il basket da parte del suo creatore Takehiko Inoue. In Italia la storia è un po' più complicata di come ci si aspetterebbe: dopo una prima. introvabile edizione pubblicata da Panini Comics nel 1997 (formata da ben 62 volumi) Planet Manga iniziò una nuova serializzazione tra il 2001 al 2004; ma non finisce qui. Dopo l'uscita in Giappone della "Perfect Edition", nel 2007 arrivò la Deluxe Edition con tanto di pagine a colori, formato più grande e nuove copertine... il tutto, purtroppo, interrotto prematuramente nel nostro Paese.

Finalmente il calvario è finito: il 12 settembre i nostri scaffali hanno accolto la nuova edizione di Slam Dunk, riveduta e in linea con quella uscita in Giappone qualche mese prima di Lucca Comics & Games 2018, con tanto di illustrazioni rinnovate per mano stessa del maestro Inoue. Abbiamo già parlato dell'importanza dei temi di Slam Dunk e del suo valore in quanto fumetto: oggi vogliamo spostare il discorso sull'animazione. Come nasce, cresce e muore la serie animata tratta dal manga di Takehiko Inoue? Ripercorriamo la sua difficile storia.

Premessa: com'è nato Slam Dunk?

Andiamo, solo per un attimo, indietro nel tempo, prima della creazione di Slam Dunk e approfondiamo un racconto che vi abbiamo già accennato. A cavallo del 1990, i Pistons di Chuck Daly erano sul tetto del mondo della NBA: sconfissero in finale di conference i Bulls di Jordan portandosi così allo scontro finale con i Portland T. Blazers e imponendosi con uno schiacciante 4 a 1.

Era anche l'anno in cui un certo Micheal Jordan si svegliò dal suo egocentrismo, portando così i Bulls al loro primo three-peat per la franchigia di Chicago, consacrando così il suo nome nella storia del NBA. Il 1990, per Takehiko Inoue, segna il fischio di inizio per la serializzazione di Slam Dunk. Chi ama il basket ha rivisto in Slam Dunk (o vedrà per la prima volta), molti aspetti del basket americano sia dentro che fuori dal campo, a partire dalla crescita (sportiva e morale) dei protagonisti. Il valore dell'opera è al di fuori della carta stampata: la pallacanestro (da sempre sport snobbato nel Paese del Sol Levante), diviene una delle discipline sportive più amate. Pochi spokon (come Holly & Benji, che pure ha contribuito a far spopolare il calcio tra i nipponici) possono vantare un traguardo simile, tanto da aver influenzato in larga scala buona parte della popolazione. Già il manga, insomma, fu un successo globale e le ragioni ve le abbiamo già raccontate nel nostro articolo sul valore dell'opera. Adesso passiamo alle differenze tra il manga e l'anime.

L' anime e l'adattamento italiano: Bonus o Malus?

Insomma, se ci avete seguito fin qui avrete capito che, per un'opera del genere, una serie anime avrebbe avuto su di sé un onere non da poco. Esattamente tre anni dopo l'uscita del manga, la Toei Animation si tuffa a capofitto nel progetto, per cogliere l'opportunità di produrre un anime sul famosissimo Slam Dunk; con il consenso di Inoue, il famoso studio d'animazione realizza 101 episodi, con l'aggiunta di 4 OAV.

Nonostante l'enorme quantità di puntate, l'anime della Toei non rispetta le scelte del mangaka, finendo concettualmente fuori dai binari prestabiliti da Inoue stesso. Sebbene la controparte televisiva parta con l'intento di restare fedele al materiale originale (salvo rare eccezioni) da cui deve la propria nascita, c'è un momento ben preciso in cui questo equilibrio si spezza, tagliando di netto la storia e lasciandola in sospeso.

Al posto dello struggente finale originale, arrivava dunque un epilogo insoddisfacente che lasciava aperto lo spiraglio per un seguito - ovviamente mai prodotto. La seconda parte, che riguarda il campionato nazionale interscolastico, non verrà mai trasmessa, vuoi per volere di Inoue stesso o per delle scelte discutibili fatte al tempo dalla Toei Animation.

Spendiamo anche qualche parola sulla messinscena della serie TV: per quanto i tempi comici possano essere stati realizzati magnificamente, ed alcune iconiche scene rese egregiamente tramite fermo immagine e filtri colore, Slam Dunk non ha mai brillato a livello estetico. Eppure, proprio come tanti altri prodotti di quel periodo, ciò che non raggiungeva in bellezza lo faceva con le emozioni

Esempio tra tutti è il primo rimbalzo del genio Hanamichi Sakuragi, o ancora il One-Man Show Kaede Rukawa durante lo scontro con il Kainan. In Italia, comunque, la storia non fu molto diversa: molti fan rimasero delusi dal finale imposto alla serie dalla Toei , anche se ai tempi in pochi ci fecero caso vista l'abituale distribuzione italiana dei cartoni animati. Tra MTV Italia prima, 7 Gold e GXT poi, i ragazzi rimasero ammaliati dall'anime anche grazie ad un ottimo adattamento e doppiaggio. La scelta di utilizzare un linguaggio a tratti scurrile e di calcare così pesantemente le scene comiche con vocine da spacca mascella, contribuì senza ombra di dubbio al successo italiano di Slam Dunk. Doppiatori del calibro di Diego Sabre, Ivo De Palma e Claudio Moneta (per citarne alcuni), prestavano le voci ad alcuni dei protagonisti, come già fatto in serie blasonate Dragon Ball e I Cavalieri dello Zodiaco, non certo gli ultimi arrivati per noi bambini cresciuti a pane e Kamehameha. Un connubio ideale per la fama della serie di stampo cestistico, ancora oggi apprezzato dai più.

Le differenze in soldoni. L'anime è peggio del manga?

Filler e OVA a parte, che da soli non contribuiscono a distruggere la narrazione della storia, l'anime cerca di ispirarsi il più possibile alla sua controparte cartacea;

sebbene il manga si limitasse il più delle volte ad una costruzione della vignetta molto semplice e poco elaborata, era nei campi aperti che Inoue mostrava gli artigli: durante l'azione, Inoue dà il meglio di se tramite una narrazione per immagine da fare invidia, scena dopo scena, passaggio dopo passaggio, ogni movimento risulta fluido; tutto ciò è accentuato dalla bellezza dei personaggi, e dalla meticolosità in cui vengono rappresentati dettagli come occhi, cappelli e muscolatura. L'anime, dal canto suo, cerca di metterci una pezza, riducendo al minimo i propri limiti tecnici, giocando molto su scene statiche dal forte impatto, cambi di prospettiva, luci e suoni.

Anime e manga sono quindi in origine la stessa cosa, ma crescono e terminano il loro ciclo vitale su binari differenti. Ciò che possiamo consigliarvi, in attesa di scoprire se l'anime sarà in qualche modo recuperato da uno dei principali editori home video italiani, è recuperare di corsa la nuova edizione di uno degli spokon più famosi al mondo.

Ricordiamo che il primo volume di Slam Dunk è disponibile dal 12 settembre, pronto per far rivivere grandiose emozioni ai veterani e per far scoprire ai nuovi lettori cosa vuol dire amare il basket con tutte le proprie forze.