Thank You, Good Bye, Toriyama-sensei

Il saluto ad un mangaka che ci ha insegnato che le grandi avventure vanno vissute col sorriso: arrivederci, Toriyama-sensei.

Thank You, Good Bye, Toriyama-sensei
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Ha ragione Oda. È troppo presto. E in realtà non saremmo mai stati pronti, neppure tra cent'anni. Però alla fine va così. Uno crede che figure come Akira Toriyama siano immortali come le opere che ha creato, come le risate e le emozioni che ha regalato, ma alla fine la cosa più bella è anche quella che oggi fa più male: era umano, e quindi Akira Toriyama è morto, se n'è andato. Mi piace immaginarlo contento, sornione e soddisfatto nel vedere che, in oltre 40 anni di carriera, ha messo d'accordo praticamente tutti. Come in Dragon Ball, con le mani al cielo, e un gran sorriso stampato sul volto.

Che avventura fantastica

La parola "arrivederci" è ricorrente in Dragon Ball. Akira Toriyama la utilizza ben due volte nelle copertine del manga: la prima, nel volume 35, che segna il passaggio di testimone (temporaneo) da Son Goku a suo figlio Gohan come protagonista della storia. La seconda nel quarantaduesimo e ultimo tankobon, accompagnata da quel "Thank You" stampato a caratteri cubitali sia sulla cover, sia sulla pagina conclusiva dell'opera. Parole semplici, grazie e arrivederci, che riassumono la cifra stilistica di un mangaka a cui molti devono tutto: un uomo sorridente, un Sensei affabile, una persona educata, un eterno bambino che ha fatto della leggerezza il suo tratto distintivo.

Toriyama è stato un po' il papà di tutti. Di chi, in tempi non sospetti, ha divorato i suoi manga ancora prima che gli adattamenti animati li rendessero ultra-popolari. Di chi è figlio degli anni Novanta, temprato da chilometri di intense maratone per arrivare in tempo all'appuntamento televisivo con Dragon Ball all'ora di pranzo. Di chi ha riso con le assurdità di Arale, di chi ha urlato nel vederla al fianco di Goku, di chi ancora oggi si alza i capelli nella speranza di entrare a far parte della svendita di Super Saiyan. Toriyama Sensei è nell'allegria che tutti proviamo ancora se ripensiamo alle sue creature buffe, è nella riverenza che incutono i suoi possenti e nerboruti guerrieri, è nelle gag indimenticabili che hanno definito lo stile di un autore che ha sempre voluto divertirsi e divertire.

Dalle più famose alle meno note, le opere del sensei sono straordinarie perché non invecchiano, come i saiyan. Il filo conduttore che lega Dragon Ball, Dr. Slump, Sand Land, Nekomajin e tutti gli altri manga di Toriyama è che sono e saranno sempre delle letture perfette, fresche, capaci di sopravvivere al passare del tempo e persino al superamento degli stereotipi.

L'eredità di Toriyama

E quindi torniamo alle toccanti parole impresse nella lettera degli autori di ONE PIECE e Naruto, soprattutto quella di Eiichiro Oda, che è bellissima perché è universale.

È il saluto di un amico, di un autore che raccoglie il testimone del suo mentore, di un fan cresciuto leggendo Dragon Ball. È l'urlo di amore di tutti noi nei confronti di un artista che ci ha sempre unito. Scrittori, disegnatori e lettori. Toriyama ha scritto le regole per chiunque volesse proseguire il suo cammino. Perché nonostante la spensieratezza di storie dai toni spesso sconclusionati, nelle tavole del Maestro c'è sempre stato un rigore impressionante, nella scansione dei ritmi, nella cadenza delle vignette, nell'eleganza di un tratto tanto semplice quanto impattante, nella capacità di saper leggere le scene d'azione con una lucidità e una pulizia impressionanti. E infatti Akira Toriyama è stato il papà spirituale di ogni autore giapponese che abbia iniziato a lavorare dalla metà degli anni Ottanta in poi. Perché, da allora, chiunque abbia voluto creare manga per ragazzi ha dovuto confrontarsi con l'eredità di Dragon Ball.

Fa strano immaginare quanto una leggenda così ingombrante fosse in realtà un uomo così riservato, mite, educato. Toriyama non appariva più in pubblico da moltissimi anni e persino nella direzione del franchise aveva ormai assunto un ruolo quasi marginale. Salvo tornare a prenderne le redini di recente, e con più decisione, mostrandone anche i risultati: è bello, in fondo, che proprio nell'ultimo film del brand, Super Hero, si veda così tanto la mano del Sensei sulla storia, finalmente più piccola, più scanzonata, più Dragon Ball (leggete pure la recensione di Dragon Ball Super Super Hero). Ed è quasi poetico che il suo ultimo lavoro sia proprio Dragon Ball Daima, quel ritorno alle origini laddove tutto è cominciato: da un bimbo fortissimo, simpatico e adorabile.

Pensare a tutto questo fa scendere le lacrime, ma in realtà credo che non dovremmo piangere. Perché se c'è una cosa che ci ha insegnato Toriyama, con le sue storie, è che ogni grande avventura va vissuta col sorriso. Anche la morte. D'altronde, persino l'aldilà è un luogo in cui ridere, mangiare e divertirsi. Non è un addio e non è nemmeno la fine, perché il Ki di Toriyama continuerà ad unire moltissime generazioni.

E quindi la salutiamo, maestro, promettendole che voleremo in eterno su quella nuvoletta dorata. Perché sarà per sempre un'avventura fantastica.

Buon viaggio, Toriyama-sensei. Thank you, Good Bye.