The Promised Neverland: il manga delle meraviglie di Posuka Demizu e Kaiu Shirai

Giunta al quarto volume grazie alla pubblicazione italiana di J-POP manga, l'opera di Demizu e Shirai è una perla sempre più deliziosa, volume dopo volume.

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The Promised Neverland sta passando troppo in sordina nel panorama degli otaku. Il successo stratosferico riscosso in patria - oltre 2 milioni di copie vendute sul mercato giapponese, che gli ha permesso di piazzarsi come una vera e propria hit di Weekly Shonen Jump - il manga di Posuka Demizu e Kaiu Shirai per il momento non ha ancora scalato l'indice di gradimento del grande pubblico occidentale, eppure l'atipico shonen che in Italia viene pubblicato da J-POP Manga merita di essere annoverato tra le opere da tenere maggiormente d'occhio in tutto l'entertainment giapponese. L'arrivo di un adattamento anime a gennaio 2019 grazie a CloverWorks, una "costola" del talentuoso studio di A-1 Pictures, fa ben sperare per il franchise, ma a tutti i lettori voraci è impossibile non consigliare anche uno sguardo al fumetto, vera e propria piccola perla da leggere e collezionare. Giunta ormai al quarto tankobon in Italia, mentre in terra del Sol Levante si è da poco superata la decina di volumi, l'opera ci ha permesso di raggiungere un giro di boa piuttosto importante nella narrazione imbastita dagli autori, ragion per cui è giusto lanciarci in una disamina fondamentale per consigliarvi la lettura di The Promised Neverland.

Un'opera... poliglotta

Alcuni mesi fa, in occasione del lancio del primo volume, avevamo ampiamente elogiato le premesse narrative del manga. The Promised Neverland aveva tutta l'aria di essere un'opera scevra dai soliti crismi della narrativa giapponese per ragazzi, riuscendo a inglobare in sé mille suggestioni artistiche, culturali e persino letterarie dall'entertainment moderno e dai classici occidentali. Se le linee generali del racconto sembrano avere qualcosa della poetica di Kei Sanbe, i toni sfociano molto facilmente in un susseguirsi di rimandi pop, dal romanzo di formazione all'horror sci-fi. Qualcuno, a partire dal titolo dell'opera passando per il focus della narrazione incentrato sul mondo dei bambini, potrebbe strizzare l'occhio all'Isola che non C'è e a Peter Pan, mentre il futuro distopico e post-apocalittico che fa da sfondo agli eventi, così come le dinamiche tra i piccoli protagonisti e le creature da cui sono in fuga, affondano i loro artigli nella più recente narrativa americana per i giovani, da Hunger Games a Maze Runner.
La verità è che, a dispetto di tutte queste licenze stilistiche e poetiche, The Promised Neverland è un prodotto in tutto e per tutto originale, che sovverte molti temi estremamente abusati nel genere shonen e ci porta in una trama quasi mai prevedibile e ricca di colpi di scena.
Se avete letto il primo volume del manga e pensate di aver già inquadrato la direzione verso cui tende la trama, probabilmente vi sbagliate: proseguendo nei tre tankobon successivi, che conducono quasi fino alla fine del primo arco narrativo dedicato alla fuga dalla Grace Field House, le vicende di Emma, Norman e Ray sono un susseguirsi di intrighi, tradimenti e colpi di scena che, seppur con il proseguire della sceneggiatura prendono forma tracciando un percorso piuttosto auspicabile, riescono comunque a colpire per la potenza della messa in scena o della caratterizzazione di protagonisti e comprimari.

Fuga dall'orfanotrofio

Una volta scoperto il loro destino, e cioè che la "Mamma" che presiede l'orfanotrofio conduce i bambini più grandi verso un destino terribile facendogli credere di essere stati adottati, i tre piccoli eroi iniziano a studiare un piano per organizzare la grande fuga dalla trappola mortale in cui vivono da quasi 12 anni.

L'impresa non è facile: Emma e i suoi amici dovranno affrontare una serie di ostacoli, su tutti la diffidenza dei loro "fratellini" di fronte alla verità, ma soprattutto le grinfie della Mamma stessa, che inizia a prendere sempre più consapevolezza di come i suoi figli prediletti si stiano avvicinando inesorabilmente verso la verità. Per questo Isabella, che col passare dei volumi si rivelerà essere ben più di una semplice antagonista, ma piuttosto un personaggio segnato da mille sfaccettature e segreti da svelare, si avvale di una cupa e misteriosa alleata: Sorella Krone, la quale a sua volta cova una serie di misteri che prendono corpo nel corso della narrazione, acuendo l'intreccio e le disavventure per la protagonista e i suoi due compagni.
Capitolo dopo capitolo, The Promised Neverland si addentra sempre più nel profondo di una trama ben congeniata, in cui non è tanto importante il traguardo quanto piuttosto la strada da percorrere pur di raggiungerlo.

Un affresco in cui ciascun personaggio - a partire da Emma, Norman e Ray e passando per tutti gli altri bambini, Isabella o Krone - acquisisce sempre più spessore nella sua caratterizzazione. Il tutto è coadiuvato da un'estetica sublime e deliziosa, che sfoggia un character design profondamente peculiare: una commistione stilistica tra tutti gli stilemi del disegno giapponese e un tratto dal retrogusto che oseremmo definire barocco.

The Promised Neverland (Manga) Al termine del primo arco narrativo, The Promised Neverland si afferma come un'opera peculiare, a metà tra il romanzo di formazione per ragazzi di stampo occidentale e uno shonen manga in salsa mistery e horror sci-fi. Pur delineando, a un certo punto, una strada ben precisa, la sceneggiatura dell'opera edita J-POP Manga riserva una serie di spunti narrativi e caratterizzazione degli attori in gioco che permettono al racconto di valorizzare non tanto il colpo di scena in sé, ma piuttosto la strada da percorrere per raggiungerlo. In attesa di pregustare l'anime, l'avventura di Emma, Norman e Ray si presenta in splendida forma anche in formato cartaceo, grazie a uno stile di disegno che rispecchia ampiamente le mille suggestioni artistiche e culturali che porta con sé.