The Walking Dead: la preziosa eredità del fumetto di Robert Kirkman

Anche in Italia giunge al termine The walking Dead: ripercorriamo i motivi del successo della serie di Bob Kirkman, in attesa della recensione.

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Dal 2003 al 2019. Quella di The Walking Dead è una parabola che ha coperto due decenni, un percorso che pochi altri esponenti del fumetto mondiale possono vantare. Il viaggio di Rick Grimes, nonostante nell'adattamento televisivo targato AMC stia traghettando verso altri lidi, è invece giunto ad una conclusione nell'opera di Robert Kirkman, che a mani basse possiamo considerare una delle più influenti dell'ultimo ventennio. L'ultima raccolta di The Walking Dead è ora disponibile grazie a SaldaPress: torneremo a parlarne presto con una recensione completa, ma intanto vogliamo concentrarci sull'eredità che la penna di Kirkman ha lasciato (e lascerà) nel panorama fumettistico e nel genere postapocalittico.

Cosa ci ha lasciato The Walking Dead

Quella di Kirkman, in fondo, è una firma a tutto tondo: poliedrica fin nel midollo, ha percorso (e stravolto) i canoni del superhero comic con l'eclettico e travolgente Invincible, sta esplorando ulteriori frange dell'apocalisse contaminandola con la fantascienza (come in Oblivion Song), ma ha contaminato anche l'horror più classico con Outcast e svariate commedie a tinte soprannaturali come - tanto per citarne un paio - il simpatico Super Dinosaur o lo stravagante Battle Pope.

Alcune delle opere citate, su tutte Invincible, si distinguono ulteriormente per profondità della scrittura, complessità del worldbuilding e innovazione apportata al settore. Eppure sentiamo che, con The Walking Dead, Robert Kirkman ha creato qualcosa di irripetibile, a cui il mondo dell'intrattenimento deve non poche licenze e una certa dose di riconoscenza artistica.

Gli zombie non li ha certo inventati Kirkman, questo è certo. Ma l'autore ha inventato il modo di raccontarli, senza limitarsi alla forma, ma concentrandosi anche sul contenuto. Non è tanto lo stile splatter a costituire l'anima della serie: semmai la violenza, il sangue e la putrescenza dei non-morti fanno soltanto da scenario ad una scrittura che mette i riflettori sull'evoluzione, sulla crescita e sulla morale dei suoi protagonisti.

Un'apocalisse in cui non è importante come si muore, ma come si vive. Se siete amanti del post-apocalittico moderno, che tra incarnazioni cinematografiche e videoludiche ha proliferato in questo decennio, troverete nel The Walking Dead di Robert Kirkman un precursore prezioso, un vero e proprio padre fondatore di un filone emerso prepotentemente in tante altre master piece multimediali: da The Last of Us a Days Gone, rimanendo in ambito videoludico, senza dimenticare tentativi più impegnati (pensiamo a World War Z con Brad Pitt, diventato a sua volta un videogioco) o ad esperimenti più peculiari e dai toni sci-fi come A Quiet Place di e con John Krasinski, senza dimenticare opere decisamente più scanzonate e leggere come l'apprezzato Zombieland.

Tutte queste produzioni hanno un minimo comun denominatore: da un lato, il rifarsi ad un'estetica decadente e marcia, un linguaggio apparentemente universale ma che ha avuto in Kirkman (nel concept) e nei suoi svariati collaboratori (nei disegni) un fondamentale pioniere nella costruzione dell'immaginario. Quest'ultimo assunto vale, ovviamente, per i prodotti che dell'apocalisse zombie hanno ripreso solo i canoni fondamentali, per poi costruirci attorno una storia con ben altri temi.

D'altro canto pare evidente che i massimi capolavori del genere (pensiamo all'intensità e alla scrittura sopraffina di The Last of Us, capolavoro artistico che va ben oltre la concezione di videogioco) abbiano attinto alla drammaturgia e ai personaggi di Kirkman come un allievo che studia attentamente ogni movimento del proprio maestro: abbiamo già approfondito il ruolo dell'apocalisse zombie nei videogiochi tempo fa e, sostanzialmente, non abbiamo che potuto asserire quanto il far leva sulle emozioni e sulle ambiguità dell'egoismo umano siano i perni principali attorno a cui ruota il successo di un fumetto come The Walking Dead.

Eroi e mostri: in una parola, vivi

In fondo, nel personaggio di Rick, che rappresenta l'alpha e l'omega di tutta la serie (a differenza dell'adattamento in TV, che ha frammentato parecchio il ruolo dei protagonisti) coesistono la bellezza e l'orrore dell'animo umano. Il senso di protezione e l'attaccamento alla famiglia, da un lato; l'ossessione per la leadership, il timore della morte, l'egoismo personale dall'altro.

Valori, sia positivi che negativi, che hanno plasmato un vero e proprio anti-eroe, tra i più riusciti dell'era moderna, ma anche uno dei più complessi. The Walking Dead è la Bibbia di Kirkman, che possiamo dividere idealmente in due macro-archi che rappresentano un po' Vecchio e Nuovo Testamento: il viaggio, l'esodo, la ricerca della Terra promessa da un lato. L'arrivo, il mito della rifondazione, la protezione del proprio paradiso, le regole del nuovo "Eden", dall'altro.

Nel mezzo i tormenti, le sofferenze, gli amori e le gioie di un gruppo che lotta per la vita, ma nel farlo perde lentamente la sua umanità. Un grande insegnamento, ripreso in tanti esponenti della narrativa moderna, secondo cui i morti viventi non sono che un ornamento della storia: la vera minaccia è l'uomo che ha conosciuto la disperazione, imprevedibile e calcolatore, disposto a tutto pur di sopravvivere.

Tutte le edizioni di The Walking Dead

Oggi potrebbe non essere facile recuperare The Walking Dead: parliamo di una serie che, proposta nel formato canonico di SaldaPress, oggi conta quasi 200 numeri. Potreste però optare per alcune soluzioni uniche, proposte dall'editore in svariati formati: ci è stata data l'opportunità di sfogliare i colossali Compendium, libri mastodontici che in pochi maxi-volumi racchiudono enormi blocchi narrativi della saga di Kirkman (in tutto 8 volumi).

Altra, ingente possibilità è quella offerta dalla Raccolta, un'edizione pensata esclusivamente per il mercato italiano, più piccola del Compendium e che in circa 500 pagine a libro racchiude in tutto 4 volumi: finora SaldaPress ha pubblicato soltanto i primi due numeri della Raccolta. L'ultima variante è proprio quella dei Volumi, disponibili sia in brossura che in versione cartonata: entrambe ammontano in totale a 32 numeri, raggiunti proprio con la recente uscita dell'albo conclusivo. Una saga importante per una distribuzione, e un ventaglio di edizioni, ugualmente importanti: voi in che formato l'avete collezionata?