Tra vampiri e Junji Ito: 5 anime horror da vedere ad Halloween

Halloween è qui, pertanto vi consigliamo 5 particolarissimi film anime horror, da grandi capolavori ad opere meno note. Buona lettura!

Tra vampiri e Junji Ito: 5 anime horror da vedere ad Halloween
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Negli ultimi dieci anni l'horror si è manifestato prepotentemente, e sotto varie forme, all'interno dell'emisfero anime diventando in breve tempo uno dei generi preferiti dal pubblico. Non a caso tra le serie di maggior successo troviamo titoli come Attack on Titan, Demon Slayer o Jujutsu Kaisen o il freschissimo Chainsaw Man (qui la recensione di Chainsaw Man 1x04), tutti titoli che in qualche modo navigano intorno a lidi orrorifici.

Ovviamente l'horror è un genere incredibilmente vasto, tuttavia sfruttiamo Halloween per consigliarvi e parlarvi di cinque lungometraggi interessanti e diversificati. Film diretti o da maestri assoluti dell'animazione, oppure da instancabili artigiani dotati però di senso artistico. Buona lettura.

1. Vampire Hunter D: Bloodlust

Iniziamo i nostri consigli orrorifici partendo da un caposaldo del genere, diretto da uno dei massimi maestri dell'animazione giapponese: Yoshiaki Kawajiri. Kawajiri non ha certo bisogno di presentazioni; dopo tutto è uno dei fondatori del celeberrimo studio Madhouse, produttore tra l'altro della pellicola, regista celebre in tutto mondo grazie ad uno stile visivo viscerale e profetico in grado di proporre una globalizzazione dell'immagine tanto vicina al cinema americano quanto personale.

Il film presenta un soggetto semplice ed affascinante: in un futuro prossimo, una guerra nucleare ha devastato il nostro pianeta trasformandolo in un oscuro medioevo popolato da demoni, vampiri e uomini. Il protagonista della storia è D, celebre cacciatore di vampiri, il quale viene ingaggiato dalla nobile famiglia Elbourne per riportare a casa la loro giovane figlia (Charlotte); la ragazza è stata rapita dal temibile vampiro Meir Link.

Vampire Hunter D- Bloodlust è un vero e proprio gioiello visivo, distinto da una messa in scena soave ed incredibilmente complessa. Il film di Kawajiri presenta un universo immaginifico e recondito difficile da descrivere; il mondo proposto dal regista è un luogo dove passato, presente e futuro sembrano coesistere in un'unica dimensione, aspetto confermato dallo splendido incipit. La macchina da presa esegue un lungo movimento estensivo (all'indietro) dalla velocità via via più progressiva; macchina che sembrerebbe essere posta al di là di una sbarra (risulterà poi un inganno) comunicando pertanto un duplice senso di oppressione e solitudine. La sequenza si conclude con una serie di suggestive carrellate orizzontali, intente ad immortalare una lugubre città, coperta dall'oscurità e caratterizzata da uno stile prettamente gotico. Stile gotico nord-europeo integrato con richiami cinematografici americani, vicini al western e al new horror di matrice romeriana.

Dallo stile passiamo ad una regia ricercata e cervellotica, altamente barocca ma pienamente funzionale. Vi riportiamo ad esempio la complicatissima scena in cui Charlotte esce dalla sua carrozza per osservare la luce del sole. Kawajiri riprende il tutto con l'asse della macchina da presa rovesciato e soprattutto non focalizzato sulla ragazza bensì intento a "fotografare" uno specchio d'acqua che riflette la figura della ragazza.

Lo stile è arzigogolato e manieristico, poiché sintomatico della relazione tra la donna ed il suo amante (il sequestratore Meir Link).Regia a parte, il film presenta altresì una sceneggiatura essenziale ma estremamente curata. Pochi personaggi (discorso diverso per l'esaustivo bestiario orrorifico, semplicemente perfetto) tutti ben caratterizzati e profondi, laddove troveremo diversi monologhi interiori tanto ispirati quanto dolenti.

Concludiamo con una curiosità. La pellicola è stata presentata in esclusiva mondiale il 25 agosto del 2000 all'Olympic Arts Festival di Sydney e presentava esclusivamente una vocalizzazione in inglese. In Giappone invece il film uscì nel 2001, prima in home-video, e la proiezione nei cinema proponeva l'audio in inglese con sottotitoli in giapponese. Tutto ciò conferma il grande amore del regista verso la cultura occidentale.

2. King of Thorn

Nel 2010 l'acclamato studio Sunrise decide di riadattare, in forma di lungometraggio animato, un particolare manga di Yuji Iwahara: King of Thorn. Lo studio affida le redini del progetto al regista Kazuyoshi Katayama, molto noto per aver diretto la serie cult The Big O (sceneggiata dall'illustre Chiaki J. Konaka). Il film in esame è sicuramente un prodotto seducente per tutti gli amanti dell'horror, nonostante i difetti siano molto evidenti e in alcuni casi compromettenti, ma andiamo con ordine.

La trama è alquanto criptica e ruota attorno ad un misterioso virus denominato Medusa. Virus letale che pietrifica insetti e uomini. Il mondo è al collasso, pertanto centosessanta fortunati individui vengono seleziona e posti in ibernazione in attesa che si trovi una cura; tuttavia al loro risveglio si ritrovano in un mondo ancora più stravolto.

King of Thorn è un'opera molto atipica; l'inizio è davvero intrigante e misterioso. Sul virus le informazioni a nostra disposizione sono limitate, scopriremo soltanto che il disastro è in qualche modo collegato ai piani di una nefasta setta religiosa, tale Venus Gate. Molto bello anche l'incipit semi-documentarista con diversi servizi giornalistici intenti ad riprendere la manifestazione dell'oscuro virus, oppure riprese mozzafiato atte a mostrarci l'instabilità della situazione (uso intelligente delle carrellate laterali o circolari, alternate a varie angolazioni, soprattutto dal basso, della camera). Passano i minuti ed il film evolve in continuazione, incanalandosi però verso i meandri dello slasher-movie.

Ad ogni modo King of Thorn è densissimo, fin troppo, di argomenti altamente significativi e variegati; il regista innanzitutto si diverte inserendo diversi rimandi artistici-culturali: dalle fiabe tradizionali europee, passando per la mitologia greca fino alla genesi. Poi arriva a ragionare su problematiche contemporanee, scoccando le classiche e sempre apprezzate frecciatine velenose sulla società: ad esempio è palese la critica ad un uso scellerato della scienza e della tecnologia. Infine allettante lo scenario visivo con Katayama che amalgama discretamente bene diversi generi e tendenze (post-apocalittico, cyberpunk, slasher-movie o tech-noir). Il lungometraggio sembra abbracciare e mixare una serie di poetiche illustri; passando con nonchalance dai richiami otomiani ad Oshii, fino a Noboru Ishiguro o Satoshi Kon.

Fondamentale la tematica del sogno, inteso come vero e proprio potere creativo in grado di costruire nuovi mondi che impattano sensibilmente sulla realtà. Tutto molto bello, ma la carne sul fuoco è davvero troppa e nella seconda metà dell'opera la narrazione inizia a scorrere davvero velocemente ed il regista inizia un po' ad abusare dei colpi di scena con troppe vicende che si accavallano e vengono risolte in modo assai frettoloso. Non perfetta poi la cgi, a tratti raffazzonata inoltre le varie creature orrorifiche risultano essere poco accattivanti e troppo standardizzate. In ogni caso, un film da guardare.

3. L'impero dei cadaveri

Proseguiamo i nostri consigli e andiamo dritti a L'impero dei cadaveri (qui la recensione de L'impero dei cadaveri) firmato da Ryoutarou Makihara e prodotto da Wit Studio. Makihara porta abilmente su schermo l'omonimo romanzo di Project Itoh.

Il film è ambientato in una Londra alternativa del XIX secolo; in questo nuovo mondo è stata inventata una tecnologia che permette di rianimare i cadaveri, non morti utilizzati dalla società come manodopera a costo zero. Ad ogni modo il lungometraggio si focalizza sul brillante scienziato John Watson che vorrebbe far rivivere una persona a lui cara, mettendosi però contro il governo britannico. Nell'ombra agiscono poi soggetti altamente pericolosi.

Makihara realizza un'opera molto elegante ,donandogli un'ambientazione internazionale con sequenze ambientate nella già citata Londa alternativa oppure in Giappone, in Afghanistan o negli Stati Uniti.

Il regista in più occasioni propone uno stile pittorico, ben percepito dai perfetti fondali, con paesaggi naturalistici ripresi con campi lunghi e panoramiche d'impatto degne di un documentario. Stile alternato da momenti visionari che mescolano influenze tipiche dello steampunk, fino ad un gotico psichedelico per poi passare frammenti onirici/visionari virati al cyber-fantasy. Gli argomenti affrontati sono molti, si accenna alle teoria dello sfruttamento del lavoro di Marx ed Engels, abbiamo poi spunti filosofici sulla percezione dell'anima vicini ad un certo Ghost in the Shell. Non mancano inoltre richiami letterari (Mary Shelley) fino ad echi di politica romeriana (Siamo tutti degli zombi). Film forse troppo intellettualoide ma meritevole d'attenzione.

4. X-The Movie

Andiamo avanti con un film, del 1996, quasi mai citato dal grande pubblico, nonostante porti la firma di uno dei massimi geni dell'animazione nipponica: Rintaro. Il noto regista da sempre ama veicolare il suo lavoro su una dimensione onirica, sull'importanza della sperimentazione dell'immagine su un'animazione globalizzante che guarda in Occidente (un po' come l'amico Yoshiaki Kawajiri); tutti elementi riscontrabili in questo ambizioso lungometraggio, adattamento dell'omonimo manga delle Clamp: X.

Esporre in poche righe la trama è praticamente impossibile. Tokyo, improvvisamente la megalopoli si trasforma in un teatro di guerra tra bene e male laddove i contendenti sono sia delle entità divine sia giovani uomini dotati di poteri sovrannaturali. La battaglia ha inizio.

Il regista riesce a concretizzare gran parte delle influenze stilistiche e tematiche del manga servendosi di immagini altamente simboliche che spaziano dall'esoterismo, all'occultismo, all'ebraismo, alla filosofia apocalittica arrivando poi al gotico, al cyberpunk e al noir (Tokyo è immersa in una notte perenne estremamente buia e cupa).

L'opera verte su diversi piani spazio-temporali laddove sogno, presente, passato e di futuro si amalgamano senza soluzione continuità creando un substrato metafisico indecifrabile ed affascinante. Il regista gioca letteralmente con l'immagine che tende a liquefarsi per rimodellarsi a nuova forma con soggetti che si materializzano di colpo per scomparire poco dopo (le battaglie fra i sigilli e gli angeli sono puro godimento extrasensoriale). Certo, la trama è volutamente ridotta all'osso (oltre ad essere troppo ermetica) ma siamo di fronte ad un saggio video-artistico tale da penetrarci nel cuore e nella mente.

5. Gyo: Tokyo Fish Attack

Concludiamo i nostri consigli con un film sicuramente imperfetto, forse anche non riuscito ma pieno di spunti interessanti, oltre ad essere davvero disturbante. Gyo: Tokyo Fish Attack è OVA del 2012, prodotto dallo studio Afotable e diretto da Takayuki Hirao (God Eater). Il film è tratto dall'omonimo manga del maestro Junji Ito.

La storia è molto folle e lineare. Un giorno il Giappone viene letteralmente invaso da strane creature acquatiche, pesci putrefatti e mutati in esseri metallici assai famelici. La pellicola ruota introno alla liceale Kaori, la quale intraprende una corsa contro il tempo per salvare l'amato fidanzato.

I primi minuti sono abbastanza inquietanti ed enigmatici tra soggettive misteriose ed apparizioni fugaci. Passano i minuti ed il film diventa un tipico survival che abbraccia un'estetica tra cyberpunk e body horror (diversi i richiami a maestri locali, Shin'ya Tsukamoto su tutti).

Le creature, nonostante un design molto primitivo accompagnato da un cgi posticcia, difficilmente verranno dimenticate dallo spettatore: dopo tutto parliamo di squali putrefatti tornati in vita mediante l'utilizzo di tubi metallici, inseriti in parti del corpo alquanto scabrose. Ad ogni modo, verso la parte centrale dell'opera iniziano ad essere inseriti elementi narrativi d'interesse come gli esperimenti bellici di hondiana memoria (Godzilla), peccato però che vengano trattati con un po' di superficialità. Poi anche la gestione del cast non aiuta, tutti troppo stereotipati e per nulla accattivanti (facilmente dimenticabili). Consigliato, per chi cerca del sano intrattenimento horror, solo agli stomaci forti.