Astro Boy, un compleanno da festeggiare

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Per festeggiare i 50 anni dalla prima messa in onda in Giappone di Astro Boy, Yamato Video proporrà l'amata serie degli anni 80 in una nuova edizione deluxe. Nei prossimi giorni renderemo noti tutti i dettagli. Qui e là nel fumetto originale di Osamu Tezuka, e siamo nei primissimi anni Cinquanta, il piccolo robot di sua fumettistica invenzione, Astro Boy, non ha mai lesinato particolari in merito alla sua prodigiosa nascita. Per cominciare la data: 7 aprile 2003. Una data lontanissima nel tempo che mastro Tezuka non avrebbe mai avvicinato di persona ma che in parte aveva immaginato. Come i robot, un sogno proibito che nella società nipponica del dopoguerra alimentava il desiderio di artisti e scienziati.

E ogni anno il sette di aprile per parecchie migliaia di giapponesi è un giorno da ricordare perché, nel frattempo, il piccolo robot di Tezuka è diventato un'icona nazionale. Musei, statue ingioiellate del valore di milioni di dollari, fumetti e animazioni di ogni tipo sono la preziosa testimonianza di quanto Tetsuwan Atom (così in originale) ha segnato questo Paese.

C'è poi il luogo: uno speciale dipartimento custodito all'interno del Ministero delle Scienze, dove Astro Boy è stato concepito e creato tra pinnacoli meccanici e impianti che ricordano, non a caso, le scenografie del film Metropolis (1927), che Tezuka adorava. Come amore eterno aveva giurato al robot di quel film: la splendida Maria, interpretata dall'attrice Brigitte Helm. È lo stesso Astro Boy a indicare al lettore del fumetto il luogo della sua nascita: sul numero 15 del settimanale "Shonen Sunday" nel 1952. Parla di nascita, come un qualunque bambino. E non usa la parola "creazione", perché diventare umano - come Pinocchio, suo diretto discendente  - è stato il grande desiderio del robottino che salverà la Terra innumerevoli volte.

Il più recente compleanno da festeggiare è in realtà duplice. Astro Boy compie mezzo secolo dalla prima messa in onda della serie televisiva nel 1963 che, affatto casualmente, conduce al secondo importante anniversario: mezzo secolo di animazione giapponese prodotta per la televisione. Lo sanno tutti che è da lì che si parte per fare i calcoli, spesso dimenticando quanto lo stesso Tezuka aveva sperimentato nel cinema animato poco prima. Ma quella serie in bianco e nero, dove un singolo episodio durava 30 minuti e risparmiava quanto possibile sul numero di disegni senza darlo a vedere, avrebbe spalancato le porte a un mondo senza confini. Facilmente esportabile perfino negli Stati Uniti, per racimolare il denaro necessario a tenere in piedi non soltanto le società di Tezuka ma anche quel "cartone animato" che imperverserà sul network NBC col nome di Mighty Atom.

Astro Boy è stato il personaggio più amato da Tezuka. Col senno di poi, dopo la morte del disegnatore, qualcuno ha insinuato che non era proprio così: perché, una volta esauriti gli episodi del fumetto da usare per le sceneggiature televisive, gli toccò inventare di sana pianta fino ad arrivare alla vetta del 193° episodio nel 1966. Un traguardo davvero fluviale per l'animazione del periodo, e un pochino epico per un novellino dell'imprenditoria televisiva come lui. Se quella serie era nata in bianco e nero agli albori della televisione, nei fantastici anni Ottanta rinasce ovviamente a colori per volere di Tezuka e di Nippon Television. Con il colore, Tezuka si porta dietro alcune persone che avevano già lavorato nella serie originale. A partire da Mari Shimizu che nel '63 aveva dato voce al robot. Anche il compositore delle musiche, Tatsuo Takai, resterà fedele al motivetto di allora, non prima di aver infilato qualche guizzo musicale pop. È la serie Tv che noi italiani conosciamo meglio. Perché è l'unica a essere arrivata. Alla stessa stregua dei film televisivi, vedi L'espresso sottomarino, in cui Astro Boy fa ragguardevoli comparsate. Solo la timeline differisce dall'anime del ‘63: anziché 2003, le vicende sono ambientate infatti nel 2030.

Per festeggiare la sua "nascita" in Giappone ovviamente hanno più volte fatto le cose in grande. Ad esempio: nell'apoteosi dei festeggiamenti nell'aprile 2003, Sony mandò in onda un nuovo Astro Boy (ancora inedito qui) e per anni si parlò di un film realizzato con le nuove tecnologie digitali che ha visto la luce nel 2009 con la regia di David Bowers. Magari non così elettrizzante come i fan di vecchia data si auguravano eppure anche lì, il piccolo robot di Tezuka è arrivato prima di altri, diventando creatura digitale e in 3D. Dunque: buon compleanno, Atom.

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