Come Dragon Ball Super ha reso giustizia al percorso di Broly

Come Dragon Ball Super ha reso giustizia al percorso di Broly
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Pochi personaggi sono stati oggetto di una rivalutazione così folgorante come è capitato a Broly in Dragon Ball Super. Se è pur vero che il saiyan abbia sempre goduto di una centralità pressoché assoluta nell'immaginario collettivo degli appassionati, la rivoluzione a cui è andato incontro di recente ci appare memorabile e senza precedenti.

La parabola di Broly, seppure confermi quella (ormai sdoganata) consuetudine che vede ogni villain in Dragon Ball trasformarsi in eroe, presenta al tempo stesso delle soluzioni inedite, proprio perché individua la traiettoria di maturazione/evoluzione del saiyan a partire dalla ricontestualizzazione di tutto ciò che conosciamo del personaggio, sia in merito alla storia che si porta alle spalle, sia in relazione alle istanze che fondano le crisi – e per estensione, la natura stessa – dell'iconico guerriero. Prima che Toriyama ci rendesse conto dei trascorsi passati dell'antieroe in Dragon Ball Super: Broly, per circa 30 anni i codici che lo hanno contraddistinto sono apparsi quasi immutabili, dogmatici, come se non potessero allontanarsi dalle forme che avevano assunto lungo tutto quel tempo agli occhi degli spettatori.

In questo senso, l'arrivo del lungometraggio del 2018 non solo ha portato la storia di Broly a mutare di logiche in un'opera che rientra, a tutti gli effetti, nel novero dei film canonici di Dragon Ball, ma ha determinato una transizione importante per quanto concerne i linguaggi e le metodologie su cui si è fino a quel momento costruito l'intero franchise nato dalla matita di Akira Toriyama.

Se ci pensiamo, le opere che hanno codificato i tratti iniziali del saiyan sono state da un lato delle pellicole “collaterali”, prive di legami con il canone dell'opera, e dall'altro i vari capitoli dell'adattamento videoludico di Dragon Ball: tutti prodotti, questi appena citati, modulati a partire da una logica crossmediale, cioè di interazione non-narrativa tra opere appartenenti ad uno stesso universo ma slegate dal punto di vista degli eventi; mentre l'approdo nel franchise di Dragon Ball Super: Broly, preceduto dai due lungometraggi su Beerus e Golden Freezer, ha portato l'intero franchise a sposare le logiche della transmedialità, permettendo così ai vari testi di entrare in relazione reciproca, nonostante i diversi orizzonti produttivi (quindi fumettistico, televisivo, cinematografico) in cui sono stati di volta in volta realizzati.

Spostando poi lo sguardo su ciò che il film del 2018 ci suggerisce in merito al percorso del guerriero, e legandolo alle eventuali evoluzioni di cui sarà oggetto il cammino del saiyan nel prosieguo del manga, non è difficile notare la straordinaria parabola di rivalutazione che Dragon Ball Super ha proposto qui dell'iconico (anti)eroe. Se in tempi pregressi la causa del conflitto di Broly, della rabbia che lo spingeva a perdere il senno, appariva immotivata o comunque poco credibile da una prospettiva drammaturgica, il film del 2018 offre invece un capovolgimento semantico enorme, che non solo rende più incisive le sue crisi, ma le lega alla natura guerriera della razza a cui appartiene. Qui Broly non è più osservato come un'anomalia da controllare per poter evitare ulteriori devastazioni, ma è equiparato ad una vittima degli eventi che lo circondano.

L'ira che lo contraddistingue si origina adesso dalla spirale di prevaricazioni e manipolazioni a cui il padre Paragus lo ha diabolicamente sottoposto lungo tutta la sua tragica formazione. In questo senso la parabola che lo porta prima a cedere alla rabbia e poi a canalizzare il proprio potenziale nei sentimenti genuini che albergano intrinsecamente nel suo cuore puro, deriva proprio dalle necessità del saiyan di soverchiare i traumi infantili che ne destabilizzano l'animo, e dalla sua incapacità iniziale nel metabolizzare un dolore di cui non conosce né la natura, né tanto meno l'origine. E non a caso sarà proprio il suo cambiamento a spingere Goku ad abbracciare definitivamente le sue radici di saiyan, proprio perché il guerriero, rifiutandosi di soccombere ai traumi che lo affliggono, dimostra come un individuo non sia confinabile alle sue crisi: suggerendo, invece, come debba essere giudicato dalla forza con cui le supera.

Ecco allora che il protagonista, ormai adottato l'immagine del guerriero terrestre, si fa chiamare per la prima volta da un omologo con il suo nome originario: Kakarot. A segnalare quanto l'avversario, ora divenuto eroe, sia stato capace di influenzare un personaggio come Goku, nonostante il padre di Gohan abbia da tempo raggiunto la culminazione della sua parabola eroica. Un fattore, questo, che se lo leghiamo alle evoluzioni che il manga riserverà ancora al figlio di Paragus, ci suggerisce come Broly sia destinato a giocare un ruolo cardine nella prossima saga di Dragon Ball Super.