Dragon Ball: come sono cambiate le Sfere del Drago nel corso delle varie serie?

Dragon Ball: come sono cambiate le Sfere del Drago nel corso delle varie serie?
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Tra gli elementi fondativi della mitologia di Dragon Ball, le Sfere del Drago si sono sempre ritagliate un ruolo centrale ed autonomo. Del resto è da questi oggetti che Toriyama ha mutuato il titolo del manga, ed è alla luce dei loro poteri che l'autore mette in moto il percorso narrativo di Goku. Ma tali elementi sono stati oggetto negli anni di molte variazioni.

La valenza simbolica che permea le Sfere del Drago è da individuare non “solo” nelle funzioni che si celano dietro il loro uso, né tanto meno nel ruolo spartiacque esercitato da questi oggetti nel corso delle varie saghe: ma nella naturalezza con cui Toriyama le ha declinate ad elementi fondativi dell'iconografia del manga. Al punto che la sfera a quattro stelle mette sin da subito in moto la ricerca del protagonista – consentendo così la fondazione della complicità emotiva con Bulma e con i primi Guerrieri Z – e al tempo stesso (come abbiamo visto nell'articolo in cui analizziamo l'albero genealogico di Goku in Dragon Ball) metaforizza quel legame primigenio che ha consentito all'eroe di innervare la propria natura di saiyan, con le proprietà etiche e morali dei terrestri: vale a dire il rapporto con il Nonno Gohan.

E proprio la sfera quadristellare ci consente qui di indagare prima il particolare reticolo di oggetti in cui essa iscrive, per poi osservare le evoluzioni a cui Toriyama – e successivamente, gli autori della Toei – hanno sottoposto nel tempo questi elementi sferici. Per tutta la prima frazione del manga, infatti, a totalizzare il campionario iconografico in cui si posizionano questi particolari manufatti, sono solamente le Sfere del Drago della Terra. E in piena continuità con i loro omologhi futuri, questi sette oggetti, una volta riuniti, consentono di evocare un Drago Eterno (in questo caso Shenron) in grado di esaudire – almeno inizialmente – un desiderio recondito dell'individuo che lo ha richiamato, a patto che la richiesta non sia finalizzata a togliere la vita ad un essere umano, a costringere un soggetto ad innamorarsi oppure a ripetere un desiderio già espresso in precedenza.

Ma nel momento in cui si passerà agli intrecci di Z, non solo saranno introdotte nuove Sfere – corrispondenti, appunto, a quelle di Namek – ma i manufatti terrestri andranno incontro ad un grande cambiamento, prima in faccia alla morte di Piccolo, e poi in seguito alla sua unione con Kami: con Dende, che in qualità di nuovo protettore del pianeta, inaugurerà un corso inedito, nel quale le sfere acquisiranno nuovi poteri, consentendo così ai protagonisti di esprimere non più uno, ma tre desideri.

Un andamento analogo lo osserviamo negli omologhi del pianeta dei namecciani, tanto che il drago Polunga, contraddistinto da una forma semi-umanoide, specialmente nella porzione superiore del corpo, non solo permette agli astanti di conseguire tre desideri, ma prende vita a partire da Sfere dalle dimensioni decisamente più magniloquenti rispetto a quelle terrestri. E il motivo è da individuare proprio nella loro origine atavica, dal momento che i progenitori di Namek le hanno generate a partire da una delle Super Sfere del Drago: un fenomeno che spiega anche il divario potenziale di cui sono innervati tali manufatti.

E si arriva così alle mutazioni successive delle Sfere. Se in Super Toriyama ci rende conto delle cosiddette Sfere dei Cerealiani, contraddistinte da un ridimensionamento consistente sia grafico che numerico (solo solamente due, contro le sette della Terra e di Namek) è in GT che si assiste alla rivoluzione, tanto semantica quanto narrativa, di questi oggetti sacrali.

Come abbiamo già visto nell'articolo in cui ripercorriamo i tre insegnamenti che Dragon Ball Super può trarre da GT, nessuna serie nel panorama animato (e forse anche cartaceo) di Dragon Ball ha ragionato, come l'epilogo dell'anime extra-canonico, sugli effetti dietro l'utilizzo sistematico delle Sfere del Drago, portando a rivoluzionare un elemento, che seppur abbia rappresentato il cardine iconografico di tutto l'universo creato da Akira Toriyama, è stato a lungo depotenziato della sua natura mitologica. In questo senso l'avvento del Drago del Fumo Nero, e delle sette figure demoniache a cui la sua scissione ha dato vita, ha permesso al racconto di rimediare alle traiettorie – ormai risibili – a cui erano state destinate le sfere, fino a canalizzare nei Draghi Malvagi un universo valoriale esattamente contrario a quello per cui i protagonisti si sono così a lungo battuti per tutto il corso delle (varie) narrazioni. Rinobilitando, così, un elemento iconografico che per troppo tempo è stato oggetto di una deriva ingiustamente delegittimante.

FONTE: cbr

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