Dragon Ball: come funziona il Ki? Tutto quello che sappiamo sulla forza vitale

Dragon Ball: come funziona il Ki? Tutto quello che sappiamo sulla forza vitale
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Se dovessimo indicare un elemento su cui i personaggi di Dragon Ball, in quanto guerrieri, fondano la loro personalità - e quindi lo strapotere combattivo che li contraddistingue - l'attenzione ricadrebbe sul Ki. Un fattore, questo, basato sulle arti marziali cinesi, di cui però Toriyama innerva di concezioni e proprietà assolutamente inedite.

Come sappiamo, la scrittura giapponese deriva dal sistema ideogrammatico della Cina. E così come i kanji sono di natura sinica, anche la parola Ki è mutuata dal concetto cinese di Chi (o Qi) un termine che nella storia delle arti marziali della nazione estremo-orientale ha sempre segnalato un potere di natura spirituale. In questo senso, il Qi può essere descritto come una forza vitale, che lo stesso individuo può allenare, ogni qualvolta sovrappone sullo stesso livello la dimensione mentale con il vigore corporeo. Un concetto di cui Akira Toriyama ha ripreso naturalmente la natura, per poi contaminarlo con canoni nuovi, più in linea con le potenzialità “aliene” dei protagonisti del suo manga.

Ciò che consente, ad esempio, le evoluzioni in Dragon Ball della Kamehameha, è proprio la commistione di tre specifici elementi su cui il mangaka ha costruito la sua concezione di Ki offerta nell'opera: ovvero l'insieme di Genki (vigore), Yūki (coraggio) e Shōki (correttezza mentale) il cui mix dà vita a quell'energia spirituale di cui l'Onda Energetica del Maestro Muten (e dei suoi allievi) rappresenta il testamento primario.

In tal senso, la fonte di potere da cui i Guerrieri Z si abbeverano e dalla quale generano le condizioni che gli permettono di superare i propri limiti biologici (come visto nelle trasformazioni di Gohan in Dragon Ball) rappresenta sì una forza interiore, ma si estende anche al panorama ambientale in cui i protagonisti sono immersi. La necessità da parte dei saiyan (e anche dei loro compagni umani) di trovare la via dell'evoluzione in questa continua sovrapposizione di limpidezza mentale e allenamento muscolare, porta i guerrieri a sviluppare le loro traiettorie evolutive anche a partire dal confronto con l'ambiente circostante, tanto che alcune tecniche quali la Sfera Genkidama di Goku o il Taiyoken di Crilin, sono rese possibili proprio per questo continuo scambio energetico natura-uomo su cui si fondano le basi del Ki.

Ma come in tutti gli elementi di Dragon Ball, il Ki può essere allenato. Ed è la costante estensione del suo spettro d'azione, che ha portato storicamente i saiyan a rompere le barriere fisiche celate nei propri corpi, e a dare così vita a trasformazioni sempre più potenti e di segno diverso. Al punto che uno degli elementi che potrà consentire a Dragon Ball Daima di delineare le formule future del franchise, lo possiamo individuare proprio in questa natura trasformatrice del Ki.

E se in Super Toriyama e Toyotaro hanno esteso il potere spirituale degli eroi, fino ad aprirlo a potenzialità di matrice divina, è evidente che le serie che saranno deputate a proseguire il mito dell'opera (con Dragon Ball che potrà abbandonare anche il Super Saiyan in futuro) dovranno necessariamente partire da un'ulteriore revisione del Ki, per poter codificare le nuove traiettorie della saga.

FONTE: cbr

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