Dragon Ball: tre combattimenti memorabili a cui Goku non ha preso parte

Dragon Ball: tre combattimenti memorabili a cui Goku non ha preso parte
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In Dragon Ball il combattimento non è solo lo strumento con cui innervare il racconto di un senso spettacolare o attraverso il quale mostrare le evoluzioni dei personaggi: è il veicolo da cui passano tutte le istanze dell'opera. Ed è per questo che ogni incontro, anche quelli a cui Goku non prende parte, si carica di un'alta valenza simbolica.

È chiaro che la figura del saiyan sia assolutamente totalizzante nella storia concepita da Akira Toriyama: è da Goku che transitano gli sviluppi nevralgici del racconto, ed è sempre dall'iconico guerriero che si genera l'inenarrabile grado di fidelizzazione provato dagli appassionati nei confronti dell'universo creativo di Dragon Ball. Anche perché per una buona porzione dell'opera, soprattutto prima che venissero introdotti Vegeta oppure Gohan, il manga si è configurato come palesemente gokucentrico, quasi gli intrecci non potessero prendere forma, né tanto meno pensare di svilupparsi al di là del raggio d'azione del protagonista. Ma con l'approdo della storia nella seconda metà del racconto – coincisa, nell'adattamento animato, con la produzione di Z – ecco che il mangaka ha iniziato progressivamente a smarcarsi dal gokucentrismo (comunque presente, anche se “depotenziato”) fino ad estendere le tappe nevralgiche della narrazione ad un palco di personaggi più ampio: a partire, come logico che sia, dal suo acerrimo rivale.

Una ricognizione sui tre combattimenti migliori di Dragon Ball a cui Goku non ha partecipato, non può che iniziare con un focus sul principe dei saiyan, e in particolare sul momento della sua ascensione simbolica, sia come guerriero, sia come personaggio destinato ad entrare nei cuori di tutti i lettori/spettatori: vale a dire l'incontro con l'androide 19. Come abbiamo analizzato nell'articolo in cui ripercorriamo le tre battaglie più folgoranti di Vegeta in Dragon Ball, qui poco prima che arrivasse l'eroe, Toriyama aveva sbattuto in faccia al pubblico l'incubo più grande a cui si potesse andare incontro in Dragon Ball, ovvero la fragilità improvvisa di Goku. Il saiyan non si era mai mostrato così apertamente indifeso, e il fatto che fosse stato soggiogato da un personaggio repellente e insignificante come il cyborg, aveva gettato gli appassionati in un profondo stato di rabbia e preoccupazione. Ma nel momento in cui Vegeta si presenta davanti al villain in tutta la sua deflagrante arroganza, ecco che lo spettatore non può che rimanere estasiato dalla sua comparsa, quasi fosse un'epifania divina. E ancora oggi, al sentire la battuta con cui il personaggio anticipa l'uso dell'iconico Big Bang Attack, cioè “vediamo se anche un pezzo di latta come te può tremare dalla paura” ci si crogiola in quell'emozione primordiale che solo il principe dei saiyan era in grado di attivare nei cuori degli appassionati.

Il secondo combattimento epocale che non vede la partecipazione di Goku, riguarda – e non può essere altrimenti – l'incontro che vede opposto il suo primogenito a Cell. Perché l'evoluzione in Super Saiyan 2 (qui tutte le trasformazioni di Gohan in Dragon Ball) non costituisce “solo” il punto apicale (almeno al tempo) dei processi evolutivi della razza guerriera a cui appartiene l'eroe, ma si configura a tutti gli effetti come uno strumento di mitopoiesi da cui nascono e si generano i miti del manga. Non c'è spettatore, lettore o appassionato di Dragon Ball che non leghi la figura di Gohan alla configurazione da lui assunta durante il combattimento con Cell: è qui che il personaggio eviscera il potenziale dei suoi ibridismi cellulari, ed è in questo preciso momento che radica per sempre la sua identità di combattente e saiyan ad un'immagine sì guerresca, ma che ci restituisce il cuore puro dell'eroe: proprio perché Gohan arriva qui a trascendere tutte le barriere che ne limitavano l'espressione del potenziale, dopo aver osservato i soprusi a cui è stato sottoposto un essere innocente come l'androide numero 16.

E si arriva al terzo ed ultimo combattimento, di segno decisamente opposto a quelli appena analizzati, ma non meno folgorante ed emotivamente trascinante: stiamo parlando dell'incontro tra Gotenks e Super Bu. L'unione di Goten e Trunks non è solo una delle tre fusioni più simboliche di Dragon Ball, ma occupa uno spazio singolare nel campionario delle “contaminazioni corporee” dell'opera, proprio perché riflette i canoni umoristici e infantili dei due saiyan da cui si è originato. Qui la metabolizzazione del processo evolutivo, indagato dall'autore in tutte le sue manifestazioni più grottesche ed assurde, porta i figli di Goku e Vegeta a dare vita ad un personaggio propriamente dissacrante, eccentrico, privo di etichette o freni inibitori, che è arrivato a penetrare nell'immaginario collettivo sia per mezzo dello strapotere da lui esibito, sia per come canalizza la spensieratezza e l'imprevedibilità fanciullesca che caratterizza Goten e Trunks in un campionario di mosse deliberatamente ludico e infantile.

FONTE: cbr

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