Intervista a Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress

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Girovagando in rete abbiamo trovato un' interessante intervista al direttore editoriale di SaldaPress, Andrea G. Ciccarelli, la casa editrice che per intenderci ha pubblicato il manga di "Uomo Tigre". Conosciamolo più da vicino sia come appassionato di fumetti sia come a capo di questa casa editrice. Per l' intervista si ringrazia il sito Fumetto d' Autore

Facciamo quattro chiacchere a tutto tondo (e anche un pò fuori dai denti) con Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress. Ma prima di iniziare la mitragliata di domande, lasciamo che AGC, come si firma nei suoi post in giro per la rete, si presenti ai lettori di Fumetto d'Autore.

AGC: 38 anni, da sempre lettore di fumetti e da circa una decina di anni anche editore. SaldaPress, la mia casa editrice, è la divisione editoriale di Gruppo saldatori, uno studio (mio e del mio socio Marco Marastoni) che si occupa di progettazione grafica e di comunicazione. Le cose che saldaPress e Gruppo saldatori fanno, hanno come comun denominatore la voglia (e il piacere) di fare bene quello che si fa, grande o piccolo che sia. Dal che non è difficile immaginare quanto poco io sia tollerante nei confronti del pressapochismo. Sia che lavori per saldaPress che per Gruppo saldatori sono considerato uno spacca maroni. La G nel mio nome sta infatti per "gigantesco spacca balle". Ma va bene così.

E allora spacchiamole queste balle. Che senso ha oggi fare l'editore di fumetti?

AGC: Lo stesso senso (o non senso) che ha fare tante altre cose. Il senso è quello che ci metti dentro tu, quello che significa per te farlo. Credo che in molti casi -sì, anche nel mio- se vuoi scavare, in fondo ci trovi quel piacere che si provava a fare la bancarella da bambini. E, insieme, il potere accedere a un numero pressoché infinito di libri a fumetti, non importa se tutti uguali. In molti, tra gli editori, sballano quando gli arrivano pacchi su pacchi di campioni dall'estero, roba che non leggeranno mai ma che il loro ingordo bambino interiore vuole, vuole e ancora vuole. È questo che in fondo alimenta tutta la baracca perché tutti, alla fine, facciamo bene e fino in fondo soltanto quello che amiamo.

Poi, se vogliamo allargare il discorso dall'inconscio (ma la risposta credo davvero che stia tutta lì), credo che abbia senso fare l'editore di fumetti se questo ti porta anche a produrne. Pubblicare solo titoli su licenza puoi farlo al meglio, curarli maniacalmente se vuoi, ma alla lunga non ne capisci più il senso.

D'altra parte, senza un "Uomo Tigre" o un "The Walking Dead" (tanto per citare due titoli a caso), l'esperienza di 10 anni mi insegna che tutto si traduce in "grosso buco di bilancio giustificabile solo con il nero o con i soldi di mammà", per cui i titoli su licenza (soprattutto quelli scelti con oculatezza e non per giustificare il compenso come "direttore editoriale" che ti passa l'editore-tipografo) servono eccome. Per produrre e pubblicare fumetti in Italia ci vogliono le palle. Ce ne vogliono due: una per produrli e un'altra per pubblicarli. Fino al prossimo "Oudeis" continuerò a sentirmi un po' l'Adolf Hitler del fumetto italiano.

E per l'Adolf Hitler del fumetto italiano, come si produce un fumetto? Quali sono i paletti essenziali nel processo di gestazione editoriale?

AGC: Per lui non so. Per me il centro di tutto è l'autore. Si parla con l'autore prima di tutto e ci si mette a sua disposizione nel realizzare al meglio la sua visione. Anzi, meglio: prima lo si sceglie l'autore, lo si va a cercare e si verifica se il proprio modo di sentire è in sintonia con il suo. Il resto viene tutto dopo. Se sei in sintonia con l'autore, se condividi una visione con lui, fai le notte davanti allo schermo per realizzarla e, quando serve, non hai nessun problema a bacchettarlo sulle dita quando ha le sue pare da autore (la più diffusa, "voglio che tutto questo finisca quanto prima per potermi dedicare ad altro e quindi tiro via").

Altra cosa importante dal mio punto di vista è il catalogo, il modo in cui le cose che pubblichi dialogano tra di loro e trasmettono al pubblico un'idea di casa editrice. È una cosa che si costruisce piano piano e che permette di fare pochi errori in corso d'opera (e ognuno di quegli errori li paghi di tasca tua).

Il catalogo insieme a un buon commerciale che si occupi solo di far quadrare i conti.

E in fondo a tutto, come già detto, dedicarti a quello che ami, trovare in ogni cosa che fai qualcosa che te la fa amare. Senza mai dimenticare di smettere il prima possibile di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto. Al massimo un paio all'anno, come il metadone per i drogati (che alla fine noi che pubblichiamo fumetti siamo dei tossici di tutto ciò). Di più trovo che ti abbruttisca come essere umano.

Perchè smettere di frequentare le fiere italiane dedicate al fumetto? Perchè frequentarne più di due l'anno abbrutisce come essere umano? Approfondiamo questi due concetti.

AGC: Sono concetti che non c'è bisogno di approfondire. Chiunque frequenti le fiere dedicate al fumetto sa benissimo di che cosa parlo. Nelle fiere dedicate ai rubinetti gli addetti ai lavori vendono rubinetti e la gente che ci va acquista rubinetti. Tutto molto onesto. Magari poco poetico, ma onesto. Le fiere di fumetto sono come una fiera dedicata ai rubinetti in un mondo in cui scarseggia l'acqua. I rubinetti sono il minore dei problemi e infatti non frega niente nessuno dei rubinetti, tutti sanno che un rubinetto è poco differente dall'altro e quindi, alla fine, tutto ruota intorno ai molteplici modi di accaparrarsi ferocemente l'acqua residua. Di più, in un mondo in cui scarseggia l'acqua nessuno si spiega come campi chi vende rubinetti e, nello stesso tempo, tutti lo sanno benissimo e, per nasconderlo meglio, ci fanno sopra una, dieci, venti, fiere tutte uguali e tutte con gli stessi stagnini che autografano il loro bel rubinetto.

A me tutto questo ha smesso di divertire anni fa, nell'esatto momento in cui mi è apparsa tutta la nevrosi insita nel fare una cosa che non ha più senso, che è divertente solo nella misura in cui replica all'infinito un piacere passato. E il problema non è nelle fiere, ma, come sempre, nella mancanza assoluta di un progetto in cui rischiare insieme editori e organizzatori.

E il pubblico? In tutto ciò il pubblico, sempre per fare un esempio assolutamente a caso, ha lo stesso ruolo degli zombie fuori della prigione di The Walking Dead. Un giorno le recinzioni cadono e allora tutti a domandarsi come mai i cosplayer si sono presi l'intera baracca. Sono di più, non scopano e quindi sono tutti concentrati su un unico obiettivo: che cosa c'è da ancora da capire?

Non mi stupirebbe se un giorno Rick Grimes & soci iniziassero a proporre ai non-morti un patto di non belligeranza, come non mi stupirebbe che gli zombie se ne infischiassero e continuassero a nutrire la loro panza putrefatta.

È una cosa stupida da fare, quindi ci sarà sicuramente qualcuno che proporrà di farla.

Mi rendo conto che ho divagato. In realtà ho solo un'intolleranza verso gli zainetti. Penso che Invicta andrebbe condannata per crimini contro l'umanità.

Quindi la colpa di tutto è dell'Invicta... allora vediamo cosa c'è nello "zainetto" di Saldapress... prossima domanda: i perchè e i percome dell'operazione editoriale più riuscita e di quella meno riuscita di Saldapress.

AGC: Dipende da che punto di vista.

Dal punto di vista economico, diciamo che, fortunatamente, non abbiamo ancora pubblicato un libro di cui, male che sia andata, non abbiamo recuperato i costi nudi.

Così, se guardo la tua domanda dal punto di vista dei costi/ricavi, l'operazione meno riuscita di saldaPress è stata quella di aver pubblicato "Bastard Samurai" cercando di sfruttare l'onda che immaginavamo ci sarebbe stata con Kill Bill di Tarantino (e che non c'è stata).

Ma, a parte questo, è stata sbagliata anche perché un titolo spot, come è "Bastard Samurai", per quanto tu lo voglia curare, non avrà mai delle grandi possibilità e rende poco omogeneo il catalogo (errore nostro. avevamo creduto che Image e gli autori avrebbero portato avanti la serie). Per come la vedo adesso, soprattutto nei primi anni, quando la casa editrice si deve strutturare, meglio puntare su un tema, su una collana e cercare di costruire su quella (come ad esempio stiamo facendo con gli zombie cercando non solo di pubblicare buoni libri sul tema dei non-morti ma anche di capitalizzare gli ottimi risultati di "The Walking Dead").

Però mi pare di capire che tu, con le tue domande, sei alla ricerca di risposte più dense. E allora mi va di risponderti che l'operazione più riuscita e meno riuscita, se spostiamo l'attenzione da saldaPress a gruppo saldatori (che le casse alla fine sono le stesse) è stata "La Dottrina" che, come gruppo saldatori, abbiamo co-prodotto con Magic Press.

Dico più riuscita perché l'idea editoriale (la co-produzione che coinvolgeva una casa editrice e una struttura di comunicazione) e di promozione messa insieme, oltre ad essere stata una delle prime di quel tipo e con quella portata (e forse pure l'unica), aveva dimostrato che operazioni per far conoscere i libri a fumetti erano possibili.

Però anche meno riuscita perché, a mio avviso, il secondo passo doveva essere quello di utilizzare questo tipo di operazioni, crearne di nuove e differenti, per fare uscire il fumetto dal solito numero di persone che già conosce e acquista. E qui l'operazione ha fallito, un po' perché senza una struttura economica e di business dietro, questo tipo di operazioni sono soltanto il bel gioco che ovviamente dura poco. E un po' perché, per mille problemi che non dipendono da gruppo saldatori e che quindi non ritengo giusto che sia io ad approfondire, il primo volume (di 4) è uscito nel 2002 e a oggi, nel 2009, deve ancora uscire l'ultimo (anche se dovrebbe uscire a breve, sempre 7 anni per quattro libri sono: cioè un tempo assurdo comunque lo si voglia giustificare). Il che significa avere sprecato qualsiasi attenzione ottenuta da parte del pubblico con la campagna di lancio e promozione e, in pratica, da parte nostra, avere sprecato tempo e denaro che forse avremmo potuto investire diversamente. Certo, come lettore, quando uscirà il 4° volume avrò tra le mani un'ottima storia a fumetti curata in ogni suo particolare ma, come imprenditore, non posso dire di aver fatto un buon affare.

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Intervista a Andrea G. Ciccarelli, direttore editoriale di SaldaPress